mercoledì 22 novembre 2017

Sterlina e dollaro, braccio di ferro in corso da un mese

Periodo abbastanza stabile sui mercati per il Cable (come viene chiamato il cambio tra sterlina e dollaro). I trader sono focalizzati su due elementi: da una parte le questioni legate alla Brexit, dall'altra l'esito dell'iter per approvare la riforma fiscale di Trump. Ecco i due driver della coppia Forex.

Il momento di sterlina e dollaro


Vediamo cosa si muoverà sul fronte sterlina e dollaro. Per quanto riguarda il fronte USA, ad eccezione delle minute del FOMC che dovrebbero confermare l'intenzione di procedere ad un ulteriore rialzo dei tassi a dicembre, non ci sono grossi dati in arrivo nella settimana "corta" per via della festa del Ringraziamento. L'indicatore Aroon (settaggio e strategie standard) non dovrebbe quindi evidenziare alcun segnale forte.

Dall'altra parte la sterlina vive un periodo di alti e bassi. Sono giunte notizie un po' più rassicuranti sul fronte dei negoziati per la Brexit. C'è infatti ancora speranza di dare una svolta al rapporto Londra-Bruxelles entro Natale. Ciò sicuramente potrebbe dare un sostegno maggiore alla sterlina nel forex.

Analisi tecnica

Nel frattempo il cambio GBP/USD non si muove significativamente dal livello 1.30. Ne' all'orizzonte si vedono grandi segnali che possano far assumere sul mercato una posizione più decisa. Se fate scalping Heikin Ashi intraday, è quindi il momento di riprendere fiato e fare una pausa. Almeno su questa major. 


Dal punto di vista tecnico è dall'inizio di ottobre che la coppia tra sterlina e dollaro si muove in uno stretto movimento laterale. Nessuno quindi tra Sterlina e Dollaro riesce a venire fuori come vincitore da questa sorta di braccio di ferro. La rottura del supporto in area 1.3034 potrebbe dare il là alla cavalcata del dollaro. A quel punto gli obiettivi di prezzo potrebbero diventare all'incirca su 1.26. Se invece dovesse spuntarla la sterlina, allora la rottura di area 1.345 potrebbe dare una forte impronta rialzista.
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lunedì 20 novembre 2017

Bonifici istantanei, si parte! Comincia una nuova era per la UE


Comincia l'era dei bonifici istantanei nella UE. Oppure, rovesciando il discorso, finisce quella dei "tempi bancari". Il progetto tanto caldeggiato dalla BCE di ridurre i tempi delle transazioni bancarie arriva al culmine, visto che comincia l'adozione del bonifico istantaneo (denominato RTL). Potranno essere fatti 24 ore al giorno per 365 giorni l'anno all’interno di 34 Paesi del vecchio continente. Ci sono voluti 2 anni perché si passasse dalla semplice idea alla realizzazione del progetto. Durante questo periodo, una task force di 20 soggetti specializzati ha lavorato per consentire la partenza della sperimentazione a gennaio scorso. E dopo 10 mesi siamo pronti al via.

La prima fase per i nuovi bonifici

Al momento il servizio verrà portato avanti da 18 istituti di nove Paesi europei, tra cui alcuni gruppi bancari italiani come Intesa San Paolo, Unicredit e Banca Sella. Il servizio è limitato inizialmente ad un massimo di 15 mila euro, ma accordi bilaterali tra banche potranno cambiare costi e limiti. Entro metà del 2018 gli istituti che abbracceranno questo nuovo strumento saliranno - secondo Eba - ben oltre la cinquantina. Inoltre si stima che per la fine del prossimo anno i pagamenti istantanei saranno disponibili da una rete bancaria cui fa capo circa l’80% del volume globale delle transazioni in area Sepa.
 La cosa che merita di essere sottolineata è che questo sistema di pagamento istantaneo è frutto di una tecnologia messa a punto da una azienda italiana, la Sia. Peraltro nei prossimi mesi oltre ai tre istituti poco fa citati, molte altre banche dovrebbero aggiungersi e offrire il servizio di bonifico istantaneo. Si tratta di istituti che già nella fase di sviluppo del progetto lo hanno sostenuto, come Banca Popolare di Milano e Monte dei Paschi di Siena.

sabato 18 novembre 2017

Trader concentrati sulla riforma fiscale USA. Arriva il primo via libera

L'ultimo giorno di negoziazioni sui mercati finanziari ha regalato parecchi sussulti sul fronte del dollaro, che alla fine chiude con un bilancio negativo contro le altre valute principali. La coppia Euro-dollaro è stata scambiata a 1,1791, su di 0,18%, con un andamento isterico del indicatore Zig Zag trading fibonacci.

Gli eventi clou per i trader



Nel corso della mattinata erano cominciate delle pressioni sul biglietto verde. A causarle le voci del Wall Street Journal, secondo cui il procuratore speciale Robert Mueller (che indaga sul Russiagate) avrebbe inviato dei mandati di comparizione a diversi membri dello staff di Trump. Si tratterebbe di oltre una decina di persone che erano impegnate durante la campagna elettorale.
Peraltro un'altra situazione è stata fonte di imbarazzo per la presidenza. Un operatore del Pentagono infatti ha ritwittato (ufficialmente per sbaglio) un post in cui venivano auspicate le dimissioni di Trump.

La riforma fiscale

Il grosso dell'attenzione dei trader si è però spostato sulla serata. Infatti la Camera dei Rappresentanti ha approvato una proposta di legge riguardo la famosa riforma fiscale USA. Il testo prevede la riduzione della tassa sulle imprese al livello più basso dal 1939. Inoltre dà un bel taglio anche alle tasse sulle persone fisiche nel 2018. Inoltre elimina la tassa sulle proprietà immobiliari nel 2015. Certo, la proposta non è ancora legge, ma la prospettiva che ciò accada a breve hanno spinto i fondi federali verso una probabilità del 100% che vi sia un aumento di 25 punti base dei tassi a dicembre.

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Guardando al futuro prossimo, il calendario economico non offre grandi spunti settimana entrante. Si tratterà peraltro di una settimana abbreviata dalle festività del Ringraziamento. La carrellata di indagine Markit PMI di novembre è forse la nota più degna di nota in arrivo. Il presidente della Fed Yellen dovrebbe anche parlare alla Stern Business School e saranno pubblicate le minute dell'ultimo incontro del FOMC.

mercoledì 15 novembre 2017

Fatturazione a 28 giorni, stop! Un emendamento le mette fuorilegge

Le modifiche apportate al decreto fiscale ed approvate dalla commissione Bilancio, mettono definitivamente fine alla querelle sulla fatturazione a 28 giorni di alcuni servizi come telefonia e pay tv. Oltre a questo provvedimento, anche altri sono stati ritoccati o aggiunti. Ad esempio il mini scudo fiscale per far rientrare i capitali degli ex residenti all’estero e frontalieri, e una serie di misure che servono a tutelare chi è stato vittima dei territori (come per la famosa nonna Peppina). Il testo del dl verrà portato in aule mercoledì mattina e con ogni probabilità il governo metterà la fiducia in modo da giungere al via libera.

Stop alla fatturazione a 28 giorni  

fatturazione a 28 giorniSi chiude quindi la questione delle bollette a 28 giorni per le imprese telefoniche, tv e servizi di comunicazione elettronica. Tutti dovranno ritornare ad una più cristallina fatturazione a mese, fatta eccezione per quelle promozioni che non sono rinnovabili e sono inferiori al mese. Sono invece esclusi luce e gas, perché i costi sono vincolati ai consumi e non all’arco temporale.

Gli operatori avranno 120 giorni per adeguarsi ed emettere fattura mensilmente, a partire dal momento dall’entrata in vigore della legge di conversione del decreto. Essi inoltre dovranno garantire informazioni chiare e trasparenti sulle offerte. In caso di connessioni in fibra ottica dovranno anche specificare se la fibra arriva al domicilio o solo alla centrale.

Le sanzioni in caso di violazioni


Inoltre il testo modificato della legge prevede che nel caso di variazione dello standard da parte dell’operatore, visto che i 4 mesi di tempo per adeguarsi sono un tempo assai congruo, si applica un indennizzo forfettario pari a 50 euro in favore di ciascun utente, che si incrementa di un euro al giorno dopo la scadenza del termine di 30 giorni in cui l’operatore, in caso di violazione dell’obbligo di fatturazione mensile, deve cessare la condotta e rimborsare le eventuali somme indebitamente percepite o comunque ingiustificatamente addebitate agli utenti.

Ricordiamo che grazie al "giochetto" delle fatturazioni a 28 giorni, le compagnie negli ultimi due due anni hanno incrementato i loro fatturati di circa un miliardo l’anno. Questo perché in sostanza il cambiamento unilaterale ha comportato di fatto un aumento delle tariffe dell’8,3%. A confronto di tali cifre, le multe da 240mila euro sono bruscolini.

lunedì 13 novembre 2017

Inflazione e PIL, i trader guardano ai dati sull'Europa

L'Europa si appresta a vivere una settimana intensa sul fronte dei dati macro, e questo agita i trader. A maggior ragione perché la settimana che è appena andata via è stata davvero povera di spunti macro. Questa invece sarà più intensa, soprattutto per quel che riguarda PIL e inflazione. Bisogna allora tenersi pronti, a prescindere dal time frame forex migliore che si utilizza per fare le proprie negoziazioni.

Coloro che seguono con attenzione il calendario fondamentale, guarderanno soprattutto all'Europa. E' infatti in programma la nuova stima sul PIL del terzo trimestre. Ci si attende un segnale di conferma riguardo la crescita di 0,6% t/t in Germania, mentre si spera di vedere una accelerazione in Italia a 0,5% t/t da 0,3% t/t. Molto importante la seconda lettura del dato sul PIL per l'Eurozona, che secondo gli analisti dovrebbe confermare una crescita a 0,6% t/t.

Eurozona e inflazione 


Occhio ai dati sull'inflazione. Finora la dinamica dei prezzi al consumo è stato il driver principale delle mosse della BCE sul fronte monetario. Occorre quindi osservare con attenzione questi movimenti. Il dato dovrebbe confermare un calo di 0,1% all’1,4% nell’Eurozona, mentre a livello di singole nazioni ci si aspetta una variazione di 0,2% in Germania e Italia, col dato annuo rispettivamente all’1,6% e all’1,1%.
Tuttavia non si escludono possibili sorprese in positivo, dal momento che il rincaro dei prezzi petroliferi nelle ultime settimane potrebbe far alzare il livello del CPI.

Riguardo l'area dollaro il calendario è ugualmente ricco. Per cui scegliete in fretta il vostro broker nella classifica migliori piattaforme di trading online. Usciranno infatti le prime indagini del manifatturiero a novembre. Da esse ci si aspetta una conferma dell'espansione rapida del settore. Attesi anche i dati sulle vendite al dettaglio (in calo) e gli aggiornamenti sulla produzione industriale e sui nuovi cantieri residenziali. Chi fa trading non dovrebbe poi trascurare gli sviluppi riguardo la riforma tributaria di Trump, che potrebbe spingere o rallentare il dollaro.

sabato 11 novembre 2017

Tassa sui rifiuti gonfiata: un errore ha fatto pagare il doppio in molti Comuni


Scoppia il caos TARI, ovvero la tassa sui rifiuti. Un errore nel computo della quota variabile del tributo ha fatto sì che negli ultimi 5 anni molti cittadini italiani di diversi Comuni hanno visto l'importo della tassa all'incirca raddoppiato. La grave irregolarità è stata svelata dal sottosegretario all'Economia Pier Paolo Baretta, durante una seduta di "question time" a Montecitorio, su richiesta del deputato Giuseppe L'Abbate (M5S). Cosa ancora più grave, nella richiesta si faceva riferimento a un problema evidenziato addirittura 3 anni fa da un articolo del Sole24ore.

L'errore di calcolo


Dove sta l'errore? Nella quota variabile legata al numero degli abitanti della casa (la quota fissa invece è legata alla metratura della casa). La parte variabile del tributo andrebbe infatti calcolata una sola volta sull'insieme di casa e pertinenze, tenuto conto del numero dei familiari. Chi ad esempio ha una casa con cantina e garage, dovrebbe pagare le quote fisse rispettivamente di casa, garage e cantina ma soltanto una ed una sola quota variabile. Invece in molti Comuni la quota variabile è stata calcolata su ciascuna pertinenza, facendo così aumentare a dismisura l'importo, anche fino al doppio del dovuto.




L'errore sarebbe stato commesso anche da Comuni di grosse dimensioni come Milano, Genova e Napoli. Il Movimento Difesa del Cittadino ha lanciato una campagna ('SOS Tari') per chiedere i rimborsi. Per aderire basta inviare una mail alle sedi locali, sulla base della quale l'associazione si occuperà di verificare gli avvisi di pagamento e inviare l'istanza di rimborso al municipio competente.

Le vicissitudini della Tassa sui rifiuti



Va detto che la vita della tassa sui rifiuti non è nuova a turbolenze. Poco tempo fa la Corte di Cassazione ha chiarito che in caso di disservizio grave e perdurante nel tempo, la vecchia Tarsu andava ridotta al 40%, insomma si aveva diritto a uno sconto (il caso riguardava Napoli, per i disservizi nel 2008). Ma più di recente (un paio di mesi fa) anche il Consiglio di Stato si era pronunciato sulla Tari, stabilendo che è illegittimo il criterio che penalizza chi viene da fuori, facendo cioè agare di più a chi non è residente.

La beffa però è nel finale della storia. Malgrado questo caos, la Tari potrebbe subire dei rincari perché sono previsti nel disegno della legge di bilancio 2018.

giovedì 9 novembre 2017

Dollaro sempre più solido. Quali fattori lo stanno spingendo?

Qual è il sentiment dominante riguardo al dollaro da parte degli analisti? Se nella prima parte dell'anno la valuta statunitense è stata decisamente appesantita sui mercati, adesso sembra aver ritrovato slancio. La valuta americana ha risentito in modo molto positivo del rialzo dei Treasury, mentre l'indice del greenback ponderato per il cambio è cresciuto di quasi un punto percentuale da inizio mese, e di circa 3 punti percentuali da settembre.

Il cambio euro dollaro, che aveva sforato quota 1,20 adesso è sceso verso 1,15 (a proposito, lo sai che si può fare Forex trading con paypal postepay?). Secondo molti questo downtrend proseguirà ancora fin verso quota 1,12-1,10 nelle prossime settimane.

I driver del dollaro

Ci sono soprattutto due elementi che giocano a favore del dollaro. Il primo è l'ottimismo sul fronte fiscale, il secondo sono le confermate solide dinamiche di crescita. Gli ultimi dati sono risultati piuttosto solidi, anche quando non hanno esaltato (come i recenti dati sul lavoro). Del resto il livello di disoccupazione è sceso ai valori dell'anno 2000. L'indice PMI del settore manifatturiero statunitense continua a salire. Tutto questo accresce la possibilità di una riforma delle imposte. Proprio questo aspetto, tanto sbandierato da Trump in campagna elettorale, potrebbe essere il "regalo di Natale" per gli americani.

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Inoltre va tenuto conto del fatto che la Federal Reserve dovrebbe decidere di continuare ad aumentare i tassi di interesse a dicembre. E probabilmente nel 2018, con il nuovo presidente Jerome Powell, la Fed alzerà i tassi altre due volte. Viceversa la Bce dovrebbe mantenersi ancora più accomodante. Questo finirà per dare ancora più slancio al Dollaro Usa. Con buona pace di "The Donald", al quale il greenback non piace troppo forte (lo ha detto in tutti i modi da quando è presidente).

martedì 7 novembre 2017

Benzina: calano i consumi ma i prezzi restano su per colpa delle accise


Calano i consumi di benzina, ma aumentano i prezzi. E qui da noi in Italia continuano ad essere tra i più cari d'Europa. Ecco l'immagine del sistema di trasporto del nostro paese, dove nel corso di 12 mesi i consumi di prodotti petroliferi sono scesi del 6,2%. Ancor più marcato è il calo dei rifornimenti alla pompa, scesi dell'8,7% rispetto a un anno fa. Una piccola parte di questo calo è dovuto alla crescita globale delle auto ibride (3,1% delle nuove immatricolazioni), elettriche (0,1%), GPL e metano (6,5% e 1,5%).

Il prezzo della benzina


Quello che invece continua a crescere è il prezzo della benzina. Se in Europa la media è di circa 1,228 euro al litro, in Italia saliamo di oltre il 25% arrivando a 1,521 euro al litro. Dei prezzi più elevati si registrano solo in quelle economie nordiche dove c'è maggiore ricchezza pro capite: Norvegia, Islanda, Danimarca e Paesi Bassi. Se il dato sul prezzo viene rapportato anche al reddito medio pro capite, allora schizziamo in vetta.

Ad incidere in modo pesante sul prezzo della benzina sono le tasse. C'è un numero di accise in vita da decenni (per motivazioni che ormai non hanno neppure più luogo di esistere, come la guerra in Etiopia o la ricostruzione post-terremoto in Irpinia) che rimangono costanti anche quando il costo della materia prima cala. Per questo motivo anche quando il petrolio è sceso fin verso i 35 dollari al barile, il prezzo della benzina non è sceso mai oltre una certa soglia (1,450 circa).

E allora si comprende bene quel che è successo a Cagliari, dove una catena di Sant'Antonio ha informato la gente che in via Is Maglias si poteva fare benzina e diesel a 1 euro. Al distributore Tamoil infatti per diverse ore è rimasto in vigore il vantaggiosissimo prezzo. Risultato: code lunghissime di automobilisti che non si volevano far scappare l'occasione. Con buona pace del gestore, che quando si è accorto dell'errore è corso a staccare tutto, ma ormai il danno era fatto.



domenica 5 novembre 2017

Petrolio, marcia rapida sul mercato. +15% da inizio settembre



Il rialzo delle quotazioni del petrolio è evidente, e nasce da una serie di fattori. Il barile di Brent, che di recente ha toccato livelli che non si vedevano dal 2015, deve ringraziare la ripresa economica generalizzata, ma anche la riduzione delle scorte USA e la prospettiva di un allungamento dei tagli alla produzione da parte del cartello Opec. Questo mix di fattori ha spinto fortemente al rialzo il prezzo del petrolio. Basta aprire una qualunque migliore piattaforma trading gratis per constatarlo.

I driver del mercato del petrolio

Senza ombra di dubbio il mercato guarda al meeting del cartello Opec di fine mese. I trader si aspettano che il blocco di produttori capitanato dall'Arabia Saudita decida di prolungare il piano di tagli alla produzione, che va in scadenza a marzo 2018. Al momento non sembrano esserci ostacoli a tale possibilità, visto che Iraq, Arabia Saudita, Kuwait ma anche la Russia sono favorevoli.

L'unico dubbio sembra essere se allungare il periodo dei tagli di 6 oppure 9 mesi, e anche se confermare la misura della riduzione di output oppure ritoccarla ulteriormente.

Consiglio: se fate trading CFD occhio sempre agli spread. Qui abbiamo esaminato gli spread plus500 che sono tra i migliori che offre il mercato.


Se la probabile estensione dell'accordo Opec ha avuto il suo grosso peso, anche altri aspetti di mercato hanno spinto il greggio a crescere di oltre 15 punti percentuali dall'inizio di settembre. Ad esempio gli ultimi dati provenienti dagli Usa. La scorsa settimana è stato evidenziato un nuovo calo delle scorte di petrolio - dopo il rialzo inatteso della settimana precedente. Ma anche la ripresa economica generalizzata ha il suo peso, dal momento che rialimenta la domanda.

venerdì 3 novembre 2017

Economia: la crisi fa più male al Sud, PIL -11,9% in otto anni

La crisi dell'economia ha colpito tutto il mondo, ma da paese a paese con intensità differente. E anche all'interno dei singoli paesi le difficoltà si sono avvertire in modo differente tra Nord e Sud. L'Italia non fa eccezione. Secondo le rilevazioni di Bankitalia infatti, la crisi economica ha acuito il divario tra le nostre regioni anche in base alla presenza (o meno) di aree con una spiccata vitalità industriale. In pratica chi ha saputo riprendersi prima e cogliere il miglioramento della congiuntura è andata benone, chi invece non ce l'ha fatta è stata duramente colpita.

I dati sull'economia

I dati contenuti nel bollettino “Economie delle Regioni” realizzato dalla Banca d’Italia si basa sull'analisi fino al 2015, e individua 369 aree incrociando dove le performance aziendali sono mostrate positive nell’ultimo triennio.
Il risultato è che il 65% di queste aree manifatturiere vitali sono concentrare nel Nord, e inoltre ben distribuite su tutto il territorio. Al Sud invece sono molte di meno e con una distribuzione molto rarefatta, a macchia di leopardo. In pratica nel Meridione ci sono poche oasi felici sparse qui e là. E sono completamente assenti in ben 4 regioni: Molise Calabria, Sicilia e Sardegna.

Nel Meridione chi fa meglio è legato soprattutto al comparto alimentare, mentre salendo su per lo stivale le realtà più efficienti sono legate ai settori tecnologici intermedi: le produzioni chimiche, le apparecchiature elettriche e i trasporti, le lavorazioni dei metalli e la raffinazione.

Un altro dato inquietante riguarda il Prodotto Interno Lordo, che secondo questa analisi in Bankitalia è sceso del 11,9% al Sud tra il 2007 e il 2015, contro il -6,7 del Centro Nord e il 5,7 o 5,9% del Nord-Ovest e del Nord-Est. Una delle ragioni di tale divario è la differenza di produttività, che al Sud è più bassa di oltre il 20% rispetto al resto del Paese. Al Centro Nord si utilizza molta più forza lavoro qualificata.

mercoledì 1 novembre 2017

Occupazione: 75mila posti a rischio a causa della Brexit

La Brexit potrebbe avere delle ripercussioni enormi sull'occupazione britannica. L'allarme lo ha lanciato la stessa Bank of England, che parla di ben 75 mila posti di lavoro che sarebbero a rischio nel solo settore finanziario. Un quadro che peraltro potrebbe anche essere rivisto in peggio, nel caso in cui non si riuscirà a trovare un accordo per la Brexit. L'ipotesi del "no deal", ossia l’uscita di Londra dall’Unione europea senza un accordo complessivo che faccia da ammortizzatore, infatti alzerebbe questa stima. Ma è chiaro che pure nel caso in cui un accordo venga trovato, occorre vedere i termini per capire se l'impatto sarà così forte oppure no.

Nel frattempo la sterlina continua ad andare su e giù proprio in ragione dell'evoluzione dei negoziati. Su una delle migliori app trading con bonus abbiamo visto quando il pound è salito dopo che il capo negoziatore UE ha ipotizzato un'accelerata dei negoziati.

Brexit e occupazione

La Banca centrale inglese ha chiesto a diversi istituti e fondi d’investimento di predisporre un piano d’emergenza per fronteggiare una Brexit estrema. In questo caso infatti si dovrebbe tornare all'impianto normativo del Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, per regolare gli scambi tra Gran Bretagna ed Europa. Ciò significherebbe che le banche inglesi non avrebbero più la licenza per operare sul Continente, e quindi dovrebbero per forza aprire corpose succursali in territorio Ue.

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Va detto che gli istituti invece secondo una loro previsione hanno fissato a 10mila il rischio di perdita forza lavoro a causa del Brexit. Secondo la BoE quella cifra invece si realizzerebbe già nel solo primo giorno della Brexit in caso di no deal. Va altresì precisato che molti si sono azzardati a fare previsioni in merito, con risultati altalenanti. Si può però dire che nessuno scende sotto i 10mila, così come la previsione BoE pare essere quella più pessimistica. La forbice concreta quindi è fra 10 mila e 75 mila posti di lavoro persi.
Ad ogni modo, questo non sembra mettere a rischio il posto di Londra come più grande centro finanziario europeo, come inizialmente previsto.

lunedì 30 ottobre 2017

Banche centrali verso la normalizzazione. Quali conseguenze per i mercati?


Nei prossimi mesi le banche centrali dovrebbero procedere con la normalizzazione dei tassi e con la riduzione delle politiche di sostegno. Il fiume di liquidità iniettato negli ultimi anni dovrebbe piano piano prosciugarsi, e questo calo fa interrogare gli analisti. Che impatto avrà sui mercati?



La politica delle banche centrali

Le maggiori banche hanno fatto felici gli operatori: soltanto nel 2017 sono stati iniettati nel mercato ben 2.540 miliardi di dollari (calcolo sulle 5 maggiori banche centrali del mondo). Nel prossimo anno questa cifra scenderà a un quinto (510 miliardi) mentre dal 2019 dovrebbe cominciare il processo inverso, con le banche che rastrelleranno liquidità (-80 miliardi).

I diversi settori dell'economia sono pronti a questo evento oppure no?

Secondo molti non ci saranno contraccolpi, visto che l'economia viaggia benone, la disoccupazione è in calo (molte aree del mondo sono praticamente in piena occupazione) e l'inflazione è bassa. Questo consente alle banche centrali di muoversi con gradualità e quindi rendere minimo l'impatto di ogni ritocco.

Secondo altri operatori invece qualche preoccupazione c'è. Per lo più è generata dall'enorme mole di debito che in questi anni di moneta facile si è accumulato nel mondo. Secondo il FMI (Fondo Monetario Internazionale) parliamo di 140mila miliardi di dollari. Tuttavia, secondo alcuni trattandosi di debiti con scadenze lunghe, l'impatto di un rialzo dei tassi non sarebbe uno shock.

Il rischio per i paesi poveri



C'è però un allarme lanciato dal FMI. Riguarda i paesi emergenti e le economie più deboli. L'appiattimento dei rendimenti e i fiumi di liquidità hanno spinto molti investitori ad andare in mercati dove tradizionalmente non andavano, perché i soli a dare ancora rendimenti appetibili. I Paesi emergenti hanno così beneficiato negli ultimi anni di flussi d'investimenti molto forti: insomma hanno approfittato dei tassi bassi per indebitarsi molto. Quando la liquidità si ritirerà, molti investitori andranno via e questi Stati potrebbero trovarsi alti debiti da rifinanziare (spesso in valuta forte) e investitori in fuga.

sabato 28 ottobre 2017

Finanza, il petrolio vola grazie alle prospettive del prolungamento dei tagli

Dopo aver tribolato tanto, il mercato del petrolio sembra aver finalmente imboccato la strada giusta. Nel corso dell'ultima settimana il mercato del greggio ha spinto forte al rialzo, al punto che il Brent ha superato quota 60 dollari al barile, come non accadeva da due anni. Dal canto suo il WTI (West Texas Intermediate) ha chiuso la settimana arrivando a 53,90 dollari (massimo dal febbraio scorso).

Cosa ancora più eclatante è che questo rally dei petroliferi è avvenuto mentre il dollaro si apprezzava a sua volta.Basta guardare il grafico su una qualunque migliore piattaforma trading gratuita per notarlo.

La questione dei tagli anima la finanza



Sono diversi i fattori che hanno messo il turbo alle quotazioni. Un impatto moderato lo hanno avuto le tensioni geopolitiche in Medio Oriente, che fanno da supporto al prezzo ma pure le generali condizioni del mercato. Anche se gli ultimi dati hanno evidenziato una crescita delle scorte di petrolio e greggio, questi valori si sono ridotti notevolmente nel corso delle ultime settimane. Ciò dimostra che la domanda si è fatta più robusta.

Ma senza ombra di dubbio il fattore di spinta maggiore è sempre l'accordo sui tagli produttivi tra paesi OPEC e NON OPEC. Nel corso di questa settimana ci sono stati interventi da parte di Russia e Arabia, che si sono schierati a favore di un prolungamento degli accordi che vanno in scadenza a marzo 2018. Questa proroga - che dovrebbe portare gli accordi fino alla fine del prossimo anno - verrò decisa a fine novembre.

Non c'è da stupirsi quindi se i trader siano mossi soprattutto dalle prospettive proprio riguardanti questi accordi. Dovrebbe andare così fino a fine novembre, a prescindere dal loro stile e dal loro timeframe migliore trading. Il mercato continuerà a operare in base alle notizie sugli accordi per i tagli. Occhio però allo shale oil americano, che potrebbe ancora sparigliare le carte visto che le quotazioni così appetitose potrebbero spingere verso l'alto la produzione.

giovedì 26 ottobre 2017

Consumi, il surgelato tira sempre di più in Italia (+2,9%)

Cambia lo scenario dei consumi alimentari in Italia. Nel corso degli ultimi mesi, i prodotti congelati sono sempre più presenti nei nostri carrelli della spesa. Quasi 25 milioni di famiglie (più del 95% del totale) consuma infatti surgelati con una media di acquisto di due volte al mese. A cambiare è soprattutto la considerazione verso questi prodotti, che non sono più visti come cibo da tenere per i casi di emergenza (quando ad esempio si torna a casa la sera) ma come prodotto della alimentazione routinaria. Nei primi 2 quadrimestri del 2017 il consumo di prodotti surgelati è salito del 2,9%.

I dati sui consumi

La rilevazione dei dati è stata fatta dall'Iias (Istituto italiano alimenti surgelati) ed ha evidenziato che i surgelati sembrano aver conquistato un ruolo centrale nelle scelte di consumo degli italiani. Anche se la crescita annua è dello 0,1%, bisogna considerare che il resto del comparto alimentare nel 2016 si era fermato a un -0,5%. Il trend dei surgelati va quindi in controtendenza rispetto al settore in generale.

Nel 2016 il consumo pro-capite di surgelati da parte degli italiani è di 13,69 kg (l'anno precedente erano 13,55). Il mercato ha fatturato complessivamente 4,5 miliardi di euro. A trascinare la crescita soprattutto il comparto ittico, che ha registrato un +4,4%. In percentuale fanno ancora meglio pizze e snack che arrivano a 4,5%. Bene anche e i prodotti vegetali (136.789 tonnellate, +4,1%). Dal punto di vista geografico invece il maggiore uso di surgelato rimane sempre nelle regioni del Nord-Est Italia (32,9%). Il centro si colloca al secondo posto (26,3%) mentre il nord-ovest è ultimo (20,1%), preceduto dal Sud (20,7%).

Secondo una indagine Ipsos, la spinta verso i surgelati deriva dalla consapevolezza da parte dei consumatori (37%) dell’innovazione e della sostenibilità che le aziende del settore sono riuscite ad imprimere negli ultimi anni. Inoltre la stessa indagine evidenzia che la metà del campione ascoltato, ritiene che in futuro aumenterà ancora di più il peso dei surgelati nel suo carrello della spesa.

martedì 24 ottobre 2017

Criptovaluta che passione, il 2017 è stato l'anno del boom


La criptovaluta è la grande protagonista dei mercati finanziari di questo 2017 che sta volgendo ormai termine. E quando si parla di valute digitali, senza dubbio in primo luogo ci si riferisce a Bitcoin, la madre nonché più famosa di tutte. Passando attraverso i suoi eccessi positivi e negativi, Bitcoin è riuscito a conquistare sempre più consensi e utilizzatori nel popolo degli internauti. Quanto sia riuscito a farlo è sotto gli occhi di tutti: da inizio 2017 Infatti le quotazioni di Bitcoin sono cresciute quasi del 700% (dati di markets.com, cos'è come funziona puoi vederlo qui).

L'ascesa della criptovaluta 

La criptovaluta piu famosa al mondo vale adesso circa 6000 dollari. Se consideriamo soltanto l'ultimo mese di negoziazioni, l'aumento che ha fatto registrare è stato di 1500 dollari. Chi a inizio anno aveva pronosticato un tracollo finora è rimasto deluso. Bisogna però ammettere che una forte ondata speculativa sta continuando a spingere le criptovalute, e che non è tutto oro quel che luccica. Insomma, i rischi sono sempre dietro l'angolo. Basta aprire una qualunque piattaforma di trading (vedi qui come si fa l'apertura conto Plus500 registrazione) per vedere come il grafico di Bitcoin abbia avuto oscillazioni paurose negli ultimi mesi.

Ovviamente la crescita e la spinta che ha ricevuto Bitcoin hanno alimentato la nascita di tantissime altre valute digitali. Attualmente se ne contano circa un migliaio, per una capitalizzazione complessiva che supera i 170 miliardi di dollari. Numeri che secondo gli esperti confermano che il settore delle valute digitali è ormai in piena concorrenza con quello delle valute tradizionali. E' chiaro che rimangono ancora molti punti oscuri in questo mondo crypto finanziario. I rischi infatti sono sempre dietro l'angolo e come si è già visto in passato le oscillazioni dei prezzi possono portare oltre a grandi guadagni anche a clamorose perdite.

La crescita fuori dai mercati


Nel frattempo però, il fenomeno delle criptovalute non si esaurisce soltanto nei mercati finanziari. L'utilizzo di queste monete infatti sta crescendo anche fuori di internet, soprattutto per il pagamento di servizi. Ma c'è chi (il municipio di Chiasso) ha dato il via al pagamento di una parte delle tasse locali in Bitcoin; anche scuole e organizzazioni umanitarie hanno deciso di accettare pagamenti in criptovalute, come farà l'università Australiana.

domenica 22 ottobre 2017

Lavoratori italiani "anziani", età media più alta della UE

L'Italia vanta un primato in Europa: quello dell'anzianità dei suoi lavoratori. Secondo un'indagine del centro studi della Cgia, da noi l'età media di un occupato era di 44 anni nel 2016, mentre nel resto d'Europa siamo a 42. Se prendiamo il dato sull'evoluzione dell'età media, scopriamo che nel corso dell'ultimo ventennio c'è stato un invecchiamento notevole, visto che siamo passati dai 39 anni medi del lavoratore del 1996 ai 44 attuali. Ben 5 anni di differenza. Un incremento che in nessun altro paese è stato così rilevante.

I numeri del mercato dei lavoratori

Un peso grosso ce l'ha avuto il calo demografico, che ha innalzato l'età media in alcune zone del paese ma soprattutto ha impedito che i "vecchi" lavoratori fossero sostituiti dai giovani. Se infatti a livello complessivo nel nostro paese i giovani tra 15-29 anni sono il 12% del totale degli occupati, in Germania arriva al 19,5% mentre il Regno Unito addirittura ci doppia al 23,7%. Dall'altro lato della medaglia abbiamo invece la seconda incidenza più grande d'Europa degli Over 50, che sono il 34,1% degli occupati. Siamo secondo solo alla Germania, che ha il 35,9%.

A livello di numeri assoluti, nel corso dell'ultimo ventennio la presenza degli under 30 nel mercato del lavoro è scesa di quasi 1.860.000 unità. In termini percentuale c'è stato un calo del 40,5% della quota di lavoratori in età 15-29 anni. Nel resto della UE questo calo è stato solo del 9,3%.

Questi dati si traducono in aspetti negativi ma qualcosa anche di positivo. Ad esempio, il fatto che ci siano lavoratori più anziani significa anche più esperti e spesso con elevata professionalità, a tutto vantaggio del prodotto finale. Di negativo c'è anche il fatto che molte attività sono caratterizzate da mansioni di routine, molto di più che nel resto d'Europa. Questo rischia una riduzione di un’ampia fetta di lavoratori di una certa età con un livello di scolarizzazione medio-basso che, successivamente, sarà difficile reinserire nel mercato del lavoro.

venerdì 20 ottobre 2017

Greggio, gli investitori rimangono prudenti

Dopo un avvio di settimana al galoppo, il petrolio ha innestato la retromarcia a metà settimana. Tanto i future sul West Texas Intermediate che quelli sul Brent hanno perso oltre l’1%. Probabilmente si tratta di un normale riflesso fisiologico dei guadagni precedenti, in sostanza le prese di profitto si fanno sentire dopo l'impennata dei primi giorni della settimana. La crescita era stata alimentata dalle tensioni in corso in Medioriente, che minacciando interruzioni ai rifornimenti hanno spinto al rialzo i prezzi e anche i migliori segnali trading opzioni binarie gratis a suggerire il rialzo.

Analisi del mercato del greggio


Va però anche detto che il mercato ha risentito della pressione esercitata da un valore superiore alle previsioni emerso circa le scorte, così come pubblicato nel rapporto settimanale dell’EIA. Bisogna mettere nel conto anche le parole dell’attuale Governatore della Banca centrale cinese. Quest'ultimo ha smorzato un po' di entusiasmi riguardo la crescita economica, alimentata da forti debiti e investimenti speculativi.

Nella giornata di oggi invece i mercati si muovono in leggero rialzo, come abbiamo visto sulle piattaforme trading bonus senza deposito favoriti dai segnali di riavvicinamento tra domanda e offerta. Anche nel lungo periodo ci sono segnali di ripresa. Tuttavia gli investitori preferiscono ancora restare guardinghi, del resto manca poco all'annuncio di un’estensione di tagli alla produzione fino alla fine del 2018 da parte dell’Opec. Fino ad allora il mercato dovrebbe rimanere in fase di oscillazione.

lunedì 16 ottobre 2017

Legge di bilancio: ecco le misure che verranno introdotte


È giunto il giorno della legge di bilancio, che dovrebbe essere varato oggi dal Consiglio dei ministri. si tratta di un duplice testo, uno che contiene il Documento programmatico di bilancio (composto di tabelle e un spunto degli obiettivi della successiva legge di bilancio), mentre l'altro è il disegno di legge vero e proprio. Il testo dovrà poi essere portato all'attenzione della Camera e del Senato entro il 20 ottobre.


I punti chiave della legge di bilancio


Cosa prevede la nuova legge? Anzitutto il blocco dell'aumento dell'Iva previsto per il 2018, che comporterà una spesa di 15,7 miliardi di euro, ovvero la maggior parte delle risorse della manovra stessa (sui 20 miliardi). Poi ci sono i soldi per gli Statali, ovvero l'aumento da 85 euro delle buste paghe dei dipendenti pubblici. Complessivamente la spesa dovrebbe aggirarsi su 1,6 miliardi, anche se c'è chi ritiene che ne serviranno 1,9 miliardi. In questo ambito, verranno ritoccati anche gli stipendi di professori e presidi, che verranno gradualmente equiparati ai dirigenti pubblici.

C'è un capitolo di spesa anche per l'occupazione giovanile e femminile. Chi assumerà ragazzi fino a 29 anni otterrà un taglio dei contributi da versare del 50% per tre anni. Lo sgravio crescerà fino al 100% per le imprese che operano nel Sud. Perle donne invece c'è uno sconto sull'Ape social di 6 mesi per figlio, per un massimo di 2 anni.

Circa coesione sociale e nuovo reddito di inclusione, è previsto uno stanziamento di 600 milioni in più nel 2018, 900 milioni nel 2019 e 1,2 miliardi nel 2020. Si rivede anche l'ecobonus, che sarà confermato anche per il prossimo anno, anche se lo sconto fiscale sarà pi basso (50% anziché 65%) per le finestre o le caldaie a condensazione.

Infine c'è molta attesa in questo periodo per la Web Tax, che dovrebbe essere aggiunta in Parlamento come i correttivi allo spesometro e gli incentivi all'utilizzo del pagamento elettronico negli esercizi commerciali.

sabato 14 ottobre 2017

Trader italiani sempre più numerosi, ecco il loro identikit


Il numero di italiani che si è dato al trading online è cresciuto enormemente nell'ultimo ventennio. L'esercito dei clienti privati che operano sulle piattaforme di investimento è diventato un elemento importante anche per i bilanci dei grandi operatori, oltre ad aver creato un mercato a grande intensità di concorrenza. Il profilo tipico dell'italiano che gioca sui mercati è maschio, 35 anni, del nord. Il mercato degli investimenti online è sorto appena 20 anni fa, ed è in continua evoluzione visto che i servizi offerti sono in continuo aumento, e puntano soprattutto sul settore degli smartphone. Il "Fintech" potrebbe riservare non poche sorprese nel futuro prossimo.

L'identikit dei trader


Per adesso ci sono i dati. Alla classica compravendita di titoli si sono aggiunti numerosi altri strumenti finanziari. I più in voga negli ultimi tempi sono i Cfd (Contract for difference), ovvero tipi di contratto dove viene scambiata la differenza di valore di un certo titolo o sottostante, maturata tra il momento di sottoscrizione e la chiusura dell’operazione. Quindi non si possiede mai realmente il bene o lo strumento che si è scelto di negoziare. In questo ambito va ricordato il caso di Plus500, che si è specializzato proprio in Cfd. Qui trovate la guida su apertura conto Plus500 registrazione.

Nel 92% dei casi il trader è di sesso maschile ed ha un'età che si avvicina (in difetto o aumento) ai 35. Per lo più si tratta di un residente al Nord. Se però consideriamo la quota di trader che eseguono più di 200 operazioni a trimestre, l’età media scende a 25-44 anni per il 33% del campione. Inutile dire che sono proprio questi i soggetti più "ambiti" dal ogni piattaforma forex migliore.

Dal momento che anche gli orari contano, e che occorre una certa flessibilità per poter cogliere tutte le occasioni di mercato, non stupisce che ci sia una connessione con le attività lavorative che normalmente svolgono i trader italiani. I più numerosi fra i trader online sono i pensionati (16,7%), seguiti a ruota dai commercianti (12,5% del totale) e quindi dai promotori finanziari (8,4%) e dirigenti e imprenditori (7,2%). Solo il 5,6% è costituito da trader di professione.
A livello operativo si sfruttano soprattutto le piattaforme fisse (74%), mentre smarthpone e tablet vengono utilizzati prevalentemente per ottenere informazioni tempestive più che per operare online.

giovedì 12 ottobre 2017

Corruzione: 1,7 milioni di famiglie è stata vittima di questi episodi

Emerge un dato allarmante dall'Istat: circa 1,7 milioni di famiglie italiane (quindi il 7,9% del totale) ha dovuto fare i conti con la corruzione. Nel corso della vita infatti almeno una volta hanno incrociato persone che chiedevano denaro, favori, regali o altro in cambio di servizi o agevolazioni. Se restringiamo l'ambito temporale, nel corso degli ultimi 12 mesi una famiglia su cento si è imbattuta in questo genere di fenomeno. L'indagine fatta dall'Istat per la prima volta, visto che ha introdotto questi quesiti nello studio sulla sicurezza dei cittadini 2015-2016.

Quali sono le zone dove i fenomeni corruttivi sembrano essere di più? Il Lazio è in testa con il 17,9%, mentre la zona più virtuosa in questo senso è la Provincia autonoma di Trento (2%). Tra i due estremi si registra una situazione molto variegata ed eterogenea.

I dati sulla corruzione

Riguardo invece l'ambito in cui si verificano i fenomeni corruttivi, nella maggior parte dei casi si consumano nel settore lavorativo (3,2% delle famiglie), soprattutto nel momento della ricerca di lavoro, della partecipazione a concorsi o dell'avvio di un'attività lavorativa (2,7%). Fa orrore vedere che nel 2,9% dei casi la corruzione si consuma in ambito giudiziario (regali o favori da parte di un giudice, un pubblico ministero, un cancelliere, un avvocato, un testimone o altri).

Altra situazione in cui si verificano fenomeni corruttivi sono quelle in cui le famiglie fanno domanda di benefici assistenziali (contributi, sussidi, pensioni di invalidità), mentre anche in ambito sanitario non sono infrequenti episodi di corruzione.
I casi in cui si verificano meno episodi corruttivi riguarda le public utilities: sono soltanto 0,5% le famiglie ha subito richieste del genere quando deve richiedere allacci, volture o riparazioni per energia elettrica, gas, acqua o telefono.

Ultimi due dati: l'85,2% delle famiglie ritiene che sia stato utile pagare per ottenere quanto desiderato, ma il 30,9% non lo rifarebbe. Siamo sicuri?

martedì 10 ottobre 2017

Mercato del petrolio: la salita c'è ma rimane l'incertezza


Malgrado i recenti rialzi, il mercato del greggio continua ad essere caratterizzato da una forte incertezza. C'è una persistente volatilità del sistema, dovuta chiaramente a un OPEC che sta provando a tenere i ranghi serrati sulla questione del contingentamento della produzione. Anche se negli Usa la produzione sta rallentando, c'è l'export che corre come non aveva mai fatto (colpa del differenziale tra WTI e Brent), il che mette ancora una volta il "cartello" sotto pressione. E forse lo costringerà a rivedere ancora le strategie.

I driver del mercato del petrolio


Quel che è certo è che si sta lavorando sul prolungamento dei tagli produttivi, almeno fino alla fine del 2018. Ma c'è di più. Il ministro iraniano Bijan Zanganeh ha detto che l’Opec Plus sta valutando anche tagli più pesanti. E non è neppure escluso che si riesca finalmente ad allargare gli aderenti al programma con paesi dell’Africa e dell’America Latina.

Negli ultimi giorni il crollo delle scorte Usa ha contribuito a tenere su il prezzo del barile. Lunedì i future sul greggio statunitense WTI e quelli sul Brent hanno chiuso in rialzo. Anche oggi abbiamo visto sulla piattaforma BDSwiss che il petrolio ha cominciato bene la seduta (qui puoi vedere come funziona BDSwiss).
A favorire la crescita c'è anche il sostegno dell’Opec secondo il quale i mercati starebbero rapidamente andando incontro a un riequilibrio. L'eccesso cronico di offerta quindi si sta correggendo. “Ci sono segnali evidenti di riequilibrio nel mercato” ha dichiarato il segretario generale dell’Opec Mohammed Barkindo.

Analisi tecnica


Dal punto di vista tecnico,per il WTI appare interessante il balzo verso il livello dei 49$. L’area funge da supporto importante, con tutte le conseguenze del caso. Suggeriamo di esaminare il grafico con  i segnali Ichimoku strategia. Circa il Brent invece, sembra che il mercato stia cercando di stampare la figura di un martello sul grafico giornaliero. Se così fosse avremmo un segnale di forza.

domenica 8 ottobre 2017

Mercato del lavoro: record dei contratti a termine

Ci sono due dati che colpiscono riguardo al mercato del lavoro italiano. Il primo è che il livello di occupazione è tornato ai valori del 2008, sopra quota 23 milioni. Il che sembrerebbe una cosa molto positiva. Tuttavia a mitigare gli entusiasmi ci pensa il secondo dato, in base al quale questa impennata è frutto di una crescita record dei contratti a tempo determinato, che sono giunti a 2,8 milioni. si tratta del livello più alto raggiunto dal 2004. Rispetto ad allora ne abbiamo addirittura 1 milioni in più. I dati sono stati elaborati - sulla base di quelli Istat - da parte della Cgil.

I dati del mercato del lavoro

La fotografia del mercato del lavoro evidenzia inoltre una emorragia degli autonomi, che sono arrivati a 5,3 milioni, quasi il 25% in meno rispetto al 2004. All'aumento del numero totale degli occupati, non corrisponde inoltre un eguale innalzamento delle ore lavorate e delle unità di lavoro standard. Anche le Ula (unità lavorative annue) sono in discesa nell'ultimo trimestre (-4,5%).

Un altro dato deve far riflettere. C'è stata una crescita sostanziosa dei lavoratori part-time, che ha toccato la quota record di 4 milioni 329 mila nel secondo trimestre 2017. Si tratta di quasi un milione in più rispetto al 2008 e quasi 1,5 milioni in più del 2004. La cosa preoccupante è che cresce soprattutto il part-time involontario, ovvero quello che viene svolto non per scelta ma per mancanza di occasioni lavorative a tempo pieno.

Si può quindi dire che non siamo certo ancora brillanti per quel che riguarda il mercato del lavoro. La piena o anche solo la massima occupazione da noi rimane ancora un miraggio. Peraltro si tralasciano i discorsi riguardo alla qualità dell'occupazione, negativa visto l'alto numero di precari e - appunto - di part time involontario.

venerdì 6 ottobre 2017

FED, Trump fà la sua prima nomina. Oggi i dati sul lavoro USA

In attesa di capire le prossime mosse della FED, arriva la prima mossa di Donald Trump "sulla" FED. Ieri sera infatti il presidente USA ha nominato il suo primo membro nell'istituto centrale americano, individuandolo in Randal Keith Quarles. Il Senato a maggioranza repubblicana, ha approvato la scelta di Trump dando così ufficialità alla nomina (65 voti favorevoli e 32 contrari). Quarles è il papà della società di investimento Cynosure, ed ha già avuto importanti esperienze politiche durante l'amministrazione di George Bush. Peraltro diventerà il primo vice Chairman della Bank Supervision, visto che nessuno aveva mai occupato questo posto.

La scelta di Trump tradisce il suo pensiero riguardo il futuro andamento della FED. Quarles infatti è un sostenitore della flessibilità circa le regole da dare alla finanza a stelle e strisce. Lui e Trump sono quindi sulla stessa linea di pensiero. Che è a sua volta ben differente da quella di Janet Yellen, attuale presidente FEd. Ella ha affermato più volte che l'attuale quadro molto rigido dovrebbe rimanere tale anche in futuro.
La partita a distanza tra Trump e Yellen comunque durerà ancora poco, visto che a febbraio scadrà il mandato dell'attuale Chairwoman e Trump pare intenzionato a non rinnovarglielo.

I mercati USA e la FED 


Nel frattempo, i mercati sono impegnati a guardare in tutt'altra direzione. Il dollaro, rimasto sostanzialmente stabile contro l'euro verso quota 1,17 (suggeriamo di sfruttare Awesome oscillator strategie opzioni binarie), attende soprattutto i dati macro in arrivo questo pomeriggio. Sarà infatti diffuso il cruciale report sull'occupazione, con il numero di nuovi occupati nel settore non agricolo che dovrebbe calare da 156mila a 130mila unità.


L'importanza di questi dati sta nell'effetto previsionale che possono avere sul rialzo del costo del denaro da parte della FED. Sembra assai probabile che a dicembre ci sarà un nuovo ritocco del costo del denaro, e questo evento comincia ad essere già prezzato dai mercati. Nelle ultime settimane infatti il dollaro s'è rafforzato, e sulla piattaforma +500 (vedi qui come si fa l'apertura conto Plus500 registrazione) lo abbiamo visto guadagnare decisamente terreno nei confronti dell'euro, scendendo dal livello record di 1,20.