martedì 19 settembre 2017

Mercati azionari, ecco l'effetto della forza dell'euro

Il grande protagonista dell'estate sui mercati finanziari è stato senza dubbio l'euro. Il cambio con il dollaro ha raggiunto livelli difficilmente immaginabili a inizio anno, e questo oltre a mettere in difficoltà la BCE riguardo la politica monetaria, potrebbe avere conseguenze importanti anche sui mercati azionari.

Anzitutto è chiaro che un euro così forte inciderà sulle stime degli utili, spingendole al ribasso. Questo potrebbe compromettere una ulteriore crescita sui mercati azionari. Ad agosto gli investitori hanno mostrato un certo calo della propensione al rischio, come testimoniato dalla crescita del valore dell'oro che abbiamo visto su Plus500 (qui trovi una guida su come usare Plus500). Analoga prova è il calo dei tassi a lungo termine, anche se il fattore cruciale è stato proprio l’apprezzamento dell'euro sulle altre valute.

Normalizzazione monetaria e mercati azionari


Questo ha inceppato il programma di normalizzazione da parte della BCE, lasciando così nell'incertezza i trader. E' probabile che la riduzione dei programmi di politica monetaria procederà con un passo molto più lento di quello immaginato. Fermo restando che la necessità del rialzo dei tassi si avverte un po' dovunque, visto l’andamento crescente dell’economia mondiale. Non a caso i migliori segnali forex in tempo reale sicuri giustificano proprio così le loro previsioni. Alla fine anche i titoli beneficeranno di questa manovra restrittiva, bisogna solo capire quando.

Occhio, sotto questo punto di vista, a ciò che diranno nei prossimi giorni il presidente della Bce, Mario Draghi, e anche la numero uno della FEd Janet Yellen.

domenica 17 settembre 2017

Imposta ai giganti del Web, manca l'assenso dei paesi "a fiscalità leggera"

La Web tax si avvia sempre di più alla concretizzazione. L'imposta specifica a carico dei giganti del web è un'idea che trova largo consenso nella UE, ma non era difficile immaginarlo. Sembra che la maggioranza di Paesi a favore sia quasi per essere raggiunta, se non lo è stata già. A favore di un ritocco alle aliquote di colossi come Google, Amazon, Facebook ci sono già Italia, Germania, Francia e Spagna, mentre Austria, Bulgaria, Grecia, Slovenia e Lettonia hanno già annunciato il loro appoggio. Contrari all'ipotesi sono Olanda, Irlanda e Lussemburgo, paesi che strizzano l'occhietto ai giganti del web con le loro imposte più basse ad hoc. La cosa verrà comunque discussa a Tallin in occasione del prossimo Consiglio Europeo, il 29 settembre.

Come cambierebbe l'imposta


In base a questa nuova imposta, le grandi imprese che operano su internet non verrebbero più tassate in base ai redditi generati, bensì in base la loro fatturato. Questa rivoluzione impedirebbe a chi opera nel mondo "virtuale" di ricorrere a un espediente che finora ha funzionato: stabilire la sede in paesi con fiscalità leggera, e operare da lì in tutto il mondo.

Sapete quanto paga ad esempio Google? Tra il 6-9% di tasse a livello planetario. Rispetto al suo fatturato, in Europa le imposte oscillano tra lo 0,36-0,82% del fatturato. Fa anche "peggio" Facebook, i cui ricavi finiscono appena per lo 0,10% nelle casse del Vecchio Continente.


Con il nuovo meccanismo invece non si potrebbe più sfuggire alle maglie del fisco.  Ma c'è anche chi come l'Estonia propone un altro schema di imposizione fiscale ai "big" di Internet, basandosi sul numero di clienti che hanno in ogni Paese.

Arrivare a fine percorso però sarà durissimo. Infatti  una proposta di tipo fiscale richiede l'unanimità per l'approvazione. A remare contro - come detto - ci sono i "paradisi fiscali" del digitale: Lussemburgo, Olanda, Cipro, Malta e Irlanda.

venerdì 15 settembre 2017

Sterlina sempre più forte dopo la riunione della BoE

Sta vivendo un grande momento la sterlina, spinta dai dati macro positivi (soprattutto quello sull'inflazione) e dall'atteggiamento molto più hawkish della Banca d'Inghilterra, che potrebbe ridurre l'acquisto di titoli (quantitative easing) e/o alzare i tassi d'interesse per contrastare l'inflazione e comprimere il rialzo dei prezzi che pesa sui consumi delle famiglie. La valuta britannica ha toccato valori record sul dollaro e ha ripreso terreno anche nei confronti dell'euro.

sterlinaPartiamo però dai dati che hanno propiziato i balzi in avanti. L'inflazione ha mostrato una crescita più accentuata del previsto il mese scorso. Il dato reso noto dall'ufficio di statistica infatti rileva una crescita dei prezzi al consumo al 2,9%, quindi ben oltre il target fissato dall'istituto centrale britannico. Inoltre il livello ha superato le previsioni degli analisti. Questo ha fatto ipotizzare una possibile stretta monetaria da parte della Bank of England. L'istituto centrale ha confermato per adesso i tassi, ma ha fatto intendere che i tempi stano maturando per la svolta.

La spinta alla sterlina

L'effetto congiunto di questi due fattori ha spinto la sterlina. Su uno qualunque dei migliori broker forex recensioni abbiamo visto la valuta britannica toccare i massimi di un anno sul dollaro a quota 1,3273, il livello più alto da metà settembre 2016. questo perché i trader si aspettano che la Banca d’Inghilterra alzerà i tassi di interesse nella prossima riunione di politica monetaria. Peraltro la crescita sul dollaro sta proseguendo anche oggi, visto che la valuta di Londra guadagna sul dollaro statunitense. Il mercato sta prezzando al 50% un aumento dei tassi da parte della Banca d'Inghilterra già a novembre.

Riguardo il rapporto con l'euro, la sterlina ha guadagnato lo 0,83% (Recupera inoltre un altro 1,50% sullo yen giapponese e lo 0,81% sul franco svizzero) con il supertrend che ha invertito il suo percorso (vedi come usare supertrend strategia e parametri). La coppia EUR/GBP ha rotto nettamente in ribasso dal livello delle 0,90, e dal punto di vista tecnico adesso rileviamo il prossimo supporto maggiore nella regione delle 0,88 mentre.

mercoledì 13 settembre 2017

Financial Times boccia Milano: non può essere l'erede di Londra


Milano non potrà occupare il posto di rilievo nel mondo della finanza che Londra lascerà vacante dopo la Brexit. Lo sostiene l'autorevole Financial Times, che ha bocciato il capoluogo lombardo nonostante la sua crescita nel mondo della finanza e degli affari (specie dopo Expo).


Il magazine finanziario prima elogia Milano, dove nuovi grattacieli scintillanti rivaleggiano con le guglie del Duomo, “mentre Roma è in declino sotto l’amministrazione del sindaco populista del Movimento Cinque Stelle” . Poi aggiunge che nel capolougo meneghino hanno sede 2 delle maggiori banche europee, come Intesa Sanpaolo e Unicredit. E infine sottolinea come in città ci siano i quartier generale di Yoox Net-a-Porter e Gucci, ma anche Pirelli sta preparando il ritorno perché la Borsa italiana sta diventando un hub per i consumi di fascia alta. Tutto sembrerebbe quindi sposare la candidatura di Milano ad erede di Londra ma...

Milano bocciata come capitale finanziaria

La bocciatura è dietro l'angolo. Lo sprint di Milano è tardivo, tanto da ritenere inverosimile rivaleggiare contro città già consolidato sotto questo aspetto, come Francoforte e Parigi. E' in uno di questi due posti che finiranno i banchieri del Regno Unito nel dopo Brexit. Milano non sarà mai considerata una “top destination” a causa della instabilità politica che viene ancora ritenuta elevata, ma anche dell'alto costo del capitale in Italia. Insomma le colpe non sarebbero tutte di Milano, ma proprio del sistema paese che non funziona.

Gli osservatori internazionali non possono essere attratti guardando la realtà del lavoro in Italia. I dati dicono che nel 2016 siamo al 44° posto su 190 nella classifica “Ease of doing business” della Banca Mondiale. Inoltre siamo al 60esima posizione, tra Cuba e l’Arabia Saudita, nell’indice della corruzione percepita. Riguardo l'aspetto finanziario, secondo il Global financial centres index (Gfci) la città di Milano è solo in 54esima posizione, ben distante da Francoforte (11°) e Parigi (26°) mentre Londra è prima seguita da New York, Hong Kong e Singapore.
Il messaggio del Financial Times è chiaro: senza riforme strutturali e culturali, non ci potrà mai essere un grande appeal verso l'Italia per il business internazionale.

lunedì 11 settembre 2017

Catalexit nuovo incubo per l'euro. Potrebbe fare più danni della Brexit

Dal punto di vista economico, qualora dovesse concretizzarsi la separazione della Catalogna dalla Spagna si potrebbero avere effetti più gravi della Brexit. E' questo il pensiero di molti analisti, sulla scia della frattura sempre più forte tra il governo locale di Barcellona e quello centrale di Madrid. In proporzione nel lungo termine il costo economico della Catalexit sarebbe imprevedibile. Ricordiamo che nei giorni scorsi la Corte costituzionale spagnola ha sospeso il decreto di convocazione del referendum sull'indipendenza da Madrid, ma per tutta risposta il parlamento catalano ha approvato la legge che sancisce il distacco dalla Spagna in caso di vittoria dei sì. La consultazione referendaria è in programma il primo ottobre.

Le ripercussioni di una Catalexit

catalexitChiaramente tutto questo potrebbe avere delle grosse ripercussioni sull'euro. La valuta unica si è rafforzata subito dopo le elezioni in Olanda e Francia, ma adesso si trova di fronte a un nuovo imprevisto problema. Che peraltro è destinato ad accentuarsi in caso di successo delle forze indipendentiste, perché finirebbe per alimentare nuovi timori sulla stabilità di Eurolandia. Insomma in prossimità del referendum, sarà meglio andarci cauti sui mercati valutari e magari sfruttare le piattaforme trading bonus senza deposito così da minimizzare i rischi.

La notizia positiva è che secondo i sondaggi, rispetto a qualche anno fa il consenso indipendentista pare essere sceso. Ai tempi del referendum scozzese (2014) era sul 50%, mentre oggi sono crollate sotto il 35%. Tuttavia bisogna andarci con i piedi di piombo. Del resto anche poco prima della Brexit si riteneva il fronte europeista in chiaro vantaggio, e invece... In ogni caso, anche qualora il referendum dovesse passare, rimarrebbe l’ostacolo della Corte Costituzionale che ha sempre bocciato i tentativi della Catalogna di proclamarsi indipendente.

Nel frattempo l'euro continua la sua marcia. Sulla piattaforma BDSwiss abbiamo visto la valuta unica superare 1,20 contro il dollaro e salire ai massimi dal 2015 (qui trovate spiegato BDswiss come funziona). A dargli la spinta ci hanno pensato le parole di Draghi al termine dell'ultimo meeting BCE. Il presidente dell'organo di politica monetaria di Eurolandia non è riuscito infatti a ridimensionare le aspettative del mercato circa un ridimensionamento dello stimolo monetario della Bce dal 2018.

venerdì 8 settembre 2017

Commodities, crollano i profitti per le grandi banche

Le grandi banche fanno flop nel trading sulle materie prime. Lo dicono i numeri registrati da Coalition Development, società di ricerca che dal 2006 monitora questo tipo di attività. Nella prima parte del 2017 i profitti ricavati dalle operazioni sulle commodities sono infatti crollati a 1,3 miliardi di dollari, valori che non si vedevano da un decennio. Per le 12 banche maggiori tra Europa e USA, si è trattato di una riduzione del 41% rispetto allo scorso anno.

I numeri del mercato delle commodities


Tra le banche coinvolte, i vertici di Coalition Development hanno parlato di un istituto che balza all’occhio per le perdite subite, che sarebbero state estremamente significative. Il nome non viene fatto. Le banche analizzate da Coalition sono Goldman Sachs, BofA Merrill Lynch, Barclays, Bnp Paribas, Citigroup, Credit Suisse, Deutsche Bank, Hsbc, JPMorgan, Morgan Stanley, Societe Generale e Ubs.

Chi invece è uscito allo scoperto, avendo dichiaratamente ammesso di aver sbagliato tutto o quasi è Goldman Sachs. Malgrado non siano stati resi noti i numeri del flop, c'è l'ammissione di aver vissuto "tra marzo e giugno il peggior trimestre degli ultimi 2 decenni nel settore delle commodities". Il calo degli utili è stato del 40% durante questo periodo. Tuttavia è escluso che la banca d'affare ridurrà la propria esposizione del settore, visto che è tuttora un colosso delle materie prime e ha promesso che continuerà ad esserlo.

Tradizionalmente uno dei più grandi commercianti di commodities su Wall Street, Goldman si è distinto negli ultimi anni per il trading in questo settore, mentre i concorrenti tra cui JPMorgan, Morgan Stanley e altri di stampo europeo come Deutsche Bank AG e Barclays Plc hanno ridimensionato il loro coinvolgimento.
Alla base del drastico calo dei profitti c'è il ritiro di molti istituti, che sono scappati via dalle normative sempre più severe. Inoltre non va trascurato l'impatto delle condizioni di mercato sfavorevoli durante i primi mesi del 2017, ad esempio la debolezza del settore dell’energia (specialmente gas naturale). L'indice Bloomberg Commodity Index, che misura il rendimento derivante dagli investimenti in 22 materie prime, è sceso del 2% quest'anno.

mercoledì 6 settembre 2017

Mercati finanziari, torna la tensione per la questione Coreana

La Festa del Lavoro (e dei mercati) negli USA viene guastata nuovamente dalla Corea del Nord. Avrebbe dovuto essere un giorno tranquillo sui mercati finanziari, dal momento che il gigante americano era a riposo. Poche operazioni, la migliore piattaforma opzioni binarie chiusa almeno per una volta di lunedì, e tanto studio da dedicare per le operazioni da fare nei giorni seguenti. Ma i progetti di semi-relax sono andati in fumo per colpa di Pyongyang e della sua minaccia nucleare, che in breve tempo ha avvolto banchieri, trader e analisti riaccendendo la tensione.

Dollaro giù per le tensioni sui mercati finanziari

Dal momento che Wall Street era chiusa, lo sfogo degli investitori si è abbattuto sui mercati europei e sui beni rifugio, come oro yen e franco svizzero. L'oro è schizzato verso l'alto arrivando al prezzo più alto da quasi un anno. Ma anche franco svizzero e yen giapponese sono andati in rally sul dollaro. Dal canto loro le Borse europee hanno vissuto una giornata cupa.

Si sa che gli investitori odiano l’incertezza, anche se negli ultimi anni i mercati hanno saputo sopravvivere a fortissimi choc (basti pensare alla Brexit e all’inattesa elezione di Trump, nonché a numerosi attacchi terroristici). Però è chiaro che la minaccia Coreana si fa sempre più concreta, e per questo oggi il mondo della finanza guarderà alla reazione di Wall Street alla minaccia geopolitica.

Nel frattempo l'Euro viaggia sui massimi contro dollaro da venerdì: EUR/USD a 1,1950 circa. Peraltro i migliori segnali operativi Forex gratuiti puntano tutti sull'ulteriore apprezzamento della valuta unica sul biglietto verde.
Va peraltro ricordato che appena ieri Lael Brainard, membro del board del Fomc, ha dichiarato che la banca centrale statunitense dovrebbe essere cauta riguardo al tema del costo del denaro, considerando la difficoltà a raggiungere l’obiettivo di inflazione del 2%.

lunedì 4 settembre 2017

Mercato dell'auto, si punta sempre di più sull'elettrico

Il futuro dell'automobile è nella trazione a elettricità. Secondo gli ultimi dati il mercato dell'auto elettrica sta infatti vivendo una fase di rapidissima e impetuosa espansione, che l'ha portato a raddoppiare il numero di veicoli prodotti anno dopo anno negli ultimi dieci anni. Dal 2005 al 2016 infatti le auto elettriche messe in circolazione sono cresciute ad un tasso medio annuo del 94%. Ad oggi sono state superate le 2 milioni di vetture prodotte, e c'è stata un a crescita del 72% in termini di nuove immatricolazioni.

I numeri sono lusinghieri, anche se il confronto con le tradizionali auto a combustibile rimane ancora impietoso. L'incidenza relativa sul totale dei mezzi è infatti ancora allo 0,24%. In pratica su ogni 1000 veicoli circolanti, soltanto 2 sono a trazione elettrica. Appena l'1,1% delle nuove immatricolazioni si riferisce ad auto elettriche. Ma il futuro è loro. La stima ufficiale è che entro il 2040 le auto elettriche arriveranno ad essere il 40% di quelle vendute.

La corsa al mercato dell'auto elettrica


La spinta sta già arrivando dai produttori, che si sono tuffati con maggiore interesse in questo mercato. La Cina ha già 649 mila autoveicoli elettrici circolanti al 2016, e sta attirando sempre più i marchi occidentali. La palma della circolazione green spetta alla Norvegia, dove sul totale circolante del parco veicoli addirittura 5 su 100 sono elettrici. In Italia il numero di vicoli elettrici è in crescita ed ha raggiunto quota 9.820 autoveicoli circolanti nel 2016 (+60% rispetto all'anno precedente).

L'interesse verso questo tipo di mobilità in Italia ha spinto Enel (in accordo con The European House – Ambrosetti) a sviluppare un sistema di monitoraggio del territorio italiano (Indice del Trasporto Elettrico - ITE). I risultati sono stati presentati al recente forum di Cernobbio, ed hanno evidenziato che i più sensibili al tema sono i toscani. La loro regione infatti è prima in classifica con un punteggio pari a 6,5 su un valore massimo di 10 (seguita da Lombardia ed Emilia Romagna). Non sorprende allora che il capoluogo toscano Firenze sia prima nel ranking metropolitano (punteggio di 8,1), seguita da Milano (6,4 punti) e Roma (6 punti). Il Sud è messo male.

Occhio alle importanti implicazioni sul fronte occupazionale. I numeri dimostrano infatti che fatturato e lavoro messi in evidenza dal processo di elettrificazione dei sistemi di trasporto possa diventare un'importante opportunità industriale e di modernizzazione per il nostro Paese. Infatti si stima che entro il 2030 potrebbero essere totalizzati ricavi superiori ai 300 miliardi.

sabato 2 settembre 2017

BCE, euro troppo forte per dire addio al Quantitative Easing

Il mercato valutario regala spesso delle situazioni contraddittorie. Quello che era difficile aspettarsi è che riguardasse la coppia di valute più importante al mondo, ovvero euro e dollaro. La divisa unica ha macinato terreno contro il biglietto verde (e non solo), il che a ben guardare sembra andare contro ogni logica. Eppure è così.

Europa e USA, Fed e BCE


In Europa non stiamo vivendo una fase economica brillante. Non al punto di avere un euro che arriva fino a 1,20 contro il biglietto verde. La BCE è impegnata in una politica di tassi zero e fa ricorso al Quantitative Easing da due anni abbondanti, peraltro senza che nessuno sappia quando finirà. La ripresa c'è, ma è abbastanza tiepida e ogni tanto rallenta. Motivi che dovrebbero spingere gli operatori ad una certa prudenza nei confronti dell'euro. E invece la moneta unica vola. Basta aprire un conto demo forex illimitato gratis per vedere l'andamento storico della valuta unica. Dall'inizio del 2017 ha cominciato un percorso imperioso contro il dollaro. E' passata da 1,05 a 1,20.

L'assurdo diventa ancora di più assurdo se guardiamo agli USA. La banca centrale sta progressivamente alzando i tassi d'interesse, il che dovrebbe rendere il dollaro più appetibile. La ripresa sia pure con delle pause va avanti da tempo (nell'ultimo trimestre ha toccato il 3%). Eppure il dollaro sta subendo una caduta da record. Al punto tale che molti esperti ritengono che sarà inevitabile un rimbalzo della moneta nel Forex. Un'occasione che stanno aspettando molti trader, perché se il dollaro comincia a risalire si può fare scalping opzioni binarie e ottenere buoni profitti.

Gli speculatori danneggiano la BCE


Ma come si spiega il paradosso attuale? La colpa è della BCE. Ormai sono mesi che ci si attende da Mario Draghi l'annuncio della fine del Quantitative easing e della politica di finanza facile. Attese finora vane. Tra un rinvio e l'altro si è arrivati a settembre, e settimana prossima gli operatori sembrano essere già rassegnati che la scadenza slitterà ancora a ottobre. Se non a dicembre (come sostengono gli analisti di Barclays).

La causa dello slittamento ulteriore è che la stessa ansia degli speculatori ha spinto troppo oltre l'euro, facendolo apprezzare oltremisura. Questo ha messo i bastoni tra le ruote alla BCE, che si trova di fronte al rischio sempre più concreto che la combinazione euro forte+petrolio debole finisca per zavorrare la già debole inflazione. Il 2% resta il target della politica monetaria, ma sembra sempre più lontano. Colpa dell'euro: se non si fosse apprezzato del 14% sul dollaro, in questi mesi, adesso i prezzi al consumo sarebbe a ridosso dell'1,8-2 per cento. E Draghi potrebbe dichiarare vittoria. Ma così non è.

giovedì 31 agosto 2017

Debiti UE, è la Francia il paese messo peggio. Italia nella media

L'Italia è notoriamente uno dei paesi che sta messi peggio in Europa per quanto riguardo il rapporto debito/PIL. Da noi questo rapporto poco virtuoso giunge al 130%, mentre la media dell'Eurozona è 90%. Tuttavia, se si fa una comparazione dei debiti aggregati dei paesi europei, si scopre che l'Italia non è quello che sta messo peggio di tutti. Anzi, sorprendentemente siamo poco sopra la media degli altri membri dell'Eurozona. Il debito aggregato rispetto al nostro prodotto interno lordo raggiunge il 350% (in Germania è al 270%). Quando parliamo di debito aggregato ci riferiamo ai livelli di indebitamento di tutti gli attori economici (Stato, imprese, banche e famiglie).

La classifica alternativa sul debito


Il paese che sta messo peggio di tutti sotto questo unto di vista è la Francia. Sarebbe infatti quello transalpino il più esposto finanziariamente, sebbene il rapporto debito/PIL sia al 100%. Ma se si somma l’esposizione delle società, delle banche  e delle famiglie, allora si scopre che complessivamente il debito aggregato è al 400% del PIL, pari a 9mila miliardi di debiti cumulati.

Al di là del dato numerico, questa graduatoria fa emergere un aspetto importante. In Europa viene ignorata la componente del debito privato, che come abbiamo visto può essere talmente grosso da ribaltare alcune classifiche economiche. Tuttavia è un errore non prenderlo in considerazione, visto che il debito privato è strettamente correlato al debito pubblico. Storicamente infatti è dimostrato che quei Paesi che varano provvedimenti di austerità per ridurre il debito pubblico, quasi sempre devono poi finanziare la crescita attraverso l’aumento della leva privata. Inoltre con l'introduzione del bail-in si è dato quasi per assunto il principio che il risparmio privato è un “asset istituzionale” - visto che serve per salvare le banche - e allora non si capisce perché non considerare allo stesso modo anche il debito privato.

martedì 29 agosto 2017

Franco Svizzero in rialzo, beneficia del suo status di rifugio


Se le parole di Draghi a Jackosn Hole avevano dato una ulteriore spinta alla coppia euro-franco svizzero, le tensioni sul fronte Coreano hanno ridato impulso alla ricerca dei beni rifugio, spingendo la valuta elvetica. Lunedì l’EUR/CHF è sceso fino a 1,1374 per poi risalire, mentre negli primi scambi di oggi c'è di nuovo un tentativo di calo verso quota 1,415. Non c'è dubbio che - in assenza di stimoli macro - sia la questione internazionale a fare da driver principale a questo cross. anche perché il livello di tensione in Corea è salito vertiginosamente.

Se analizziamo il recente passato, pur non essendo riuscita a violare la quota 1,15, la coppia EUR/CHF ha comunque consolidato i rialzi. Nelle ultime settimane si è stabilizzato tra quota 1,13 e 1,15 (se volete fare trading sulle valute, ricordatevi di dedicare molto tempo a quale broker forex scegliere). Dall’inizio del 2017 l'euro è andato benissimo, guadagnando oltre l'8% ponderato. Contro il franco invece il guadagno è stato leggermente inferiore, cioè 7,30%. A salvare la valuta rossocrociata è il suon status di bene rifugio, che sta riemergendo.

Le prospettive sul franco svizzero


Proprio questo aspetto potrebbe pesare nel prossimo futuro, se dovesse continuare l'escalation di nervosismo sul fronte internazionale (il che dimostra che non sempre il Forex trading online automatico funziona). Va poi rimarcato che Draghi continua a tenere gli investitori all’oscuro delle sue intenzioni, e in vista della prossima riunione della BCE questo potrebbe pesare. Ormai i trader si aspettano annunci hawkish di qui a breve, ma più il tempo passa e più si spazientiranno. Tanto più che l'inflazione debole inizia a far perdere quota all'idea del tapering prima del 2018.

L'impostazione della coppia Euro-Franco è neutrale, ma potrebbe perdere forza e magari virare al ribasso. Al ribasso terremo d'occhio il supporto a 1,1259 (minimo 18 agosto), mentre al rialzo la resistenza è costituita da 1,1538 (massimo 4 agosto).

domenica 27 agosto 2017

Monete da 1 e 2 cent, niente addio. Governo costretto al dietrofront

Le fastidiose monetine da 1 e 2 centesimi continueranno a fare parte del nostro quotidiano. E pazienza se non vengono praticamente usate (non sono buone manco per i carrelli dei supermercati). L'emendamento che ne prevedeva la sospensione del conio verrà cancellato dalla prossima legge Finanziaria, semplicemente perché trattandosi di una valuta comunitaria non è che uno stato può decidere il loro destino. Ecco perché l'Italia non smetterà di coniare le monete da uno e due centesimi.

Lo scorso 27 maggio la commissione Bilancio della Camera aveva dato il via libera all'emendamento Boccadutri, che si occupava della questione. La norma prevedeva che dal 1 gennaio del 2018 sarebbe stato sospeso il conio di queste monete. Era inoltre in programma un meccanismo di arrotondamento se si paga in contanti al multiplo di 5 più vicino.

Non conviene tagliare le monete da 1 e 2 cent

L'emendamento era già finito nel mirino del Codacons, che proprio sul tema degli arrotondamenti aveva lanciato l'allarme sui possibili comportamenti selvaggi di molti rivenditori.
Ma nel frattempo qualcuno ha cominciato a fare due conti, ed ha potuto verificare che eliminare queste monetine non genera chissà quali risparmi. Quello calcolato dall'estensore dell’emendamento era stato stimato in 23 milioni di euro. Però nessuno aveva messo in conto che senza queste monetine, la Zecca sarebbe costretta ad aumentare la produzione delle monete da 5 centesimi. E quindi i risparmi sarebbero in parte erosi.

Inoltre va detto che anche se l'Italia smettesse di coniare le monetine, comunque i negozianti sarebbero obbligati ad accettarle, e quindi rimarrebbero in circolazione. Soltanto il Consiglio europeo ha il potere di togliere dalla circolazione una moneta.

Per questi motivi qualcuno al Tesoro ha cominciato a riconsiderare l'emendamento "elimina-monetine", ed è giunto alla conclusione che lo stop alla produzione non avrebbe alcun senso. L'emendamento quindi sparirà, e l'Italia continuerà a coniare queste fastidiose monetine come se nulla fosse successo.

venerdì 25 agosto 2017

Petrolio ancora sotto pressione. L'OPEC valuta un altro prolungamento dei tagli

Non c'è davvero pace per il mercato del petrolio, che rimane sotto pressione sui mercati internazionali. Il cronico problema dell'eccesso di offerta ormai caratterizza il mercato da un paio di anni, senza che si riesca a trovare una soluzione. Se apriamo una qualunque piattaforma trading online demo gratis senza deposito, possiamo osservare come la quotazione sia precipitata rispetto all'inizio di questa crisi prolungata. E osservando i grafici si vedrà chiaramente come dal giorno in cui l'OPEC decise di tagliare la produzione (novembre), la situazione non sia cambiata granché.

Quotazioni del petrolio


Qui nasce il problema. L'efficacia dell'azione proposta dall'OPEC sembra sollevare più dubbi che certezze, e questo si ripercuote sulle quotazioni. Il Light crude statunitense si aggira sui 48 dollari al barile, mentre lo spread tra WTI e Brent è arrivato al top di due anni oltre i 4 dollari, visto che quest'ultimo quota circa 52 dollari al barile. Inoltre i migliori segnali opzioni binarie gratis sulle commodities puntano tutti sul ribasso.

La causa di questa inefficacia è che l’offerta USA continua a crescere, controbilanciando di fatto la decisione dell’OPEC di ridurre l’output.

La situazione del mercato


L'ultima doccia fredda è arrivata dal rapporto settimanale EIA, che ha indicato un nuovo calo delle scorte ed un contemporaneo aumento della produzione USA al top dal 2015. Nel frattempo i grandi produttori stanno riconsiderando l'ipotesi di estendere i tagli oltre la primavera del 2018. E' lo stesso Cartello che lo ha comunicato, dopo una riunione del comitato di monitoraggio avvenuta lunedì scorso. Attualmente i tagli sono pari a 1,8 milioni di barili al giorno e il desiderio sarebbe giungere ad una quotazione di 60 dollari al barile.

C'è peraltro chi prevede scenari ancora peggiori di quelli attuali, anche se a lunghissimo termine. Molti analisti infatti ritengono che il mercato del petrolio subirà un pesantissimo contraccolpo di qui a una quindicina d'anni, come conseguenza del boom dell’auto elettrica. Ritengono infatti che tra il 2030 e il 2040 i veicoli con trazione elettrica si diffonderanno sempre di più, spingendo verso un poderoso calo le quotazioni dell'oro nero.

mercoledì 23 agosto 2017

E-Commerce: storica intesa Google-Walmart per contrastare Amazon

Google e Walmart stanno provando a dimostrare il vecchio principio secondo il quale "il nemico del mio nemico, è un amico". Il re dei supermercati Usa e l'imperatore dei motori di ricerca stanno infatti lavorando ad una intesa storica, che promette di dare del filo da torcere ad Amazon, numero uno dell'e-commerce.

L'intesa sull'e-commerce


Le due società hanno infatti annunciato che Google comincerà a vendere prodotti Walmart alle persone che acquistano su Google Express, il centro commerciale online della società (che consente gia' di ordinare prodotti di varie marche come Costco, farmacie di Walgreen ...).  Si tratta della prima volta che il più grande rivenditore mondiale rende disponibile i suoi prodotti online negli Stati Uniti al di fuori del proprio sito web.

"A partire da fine settembre, lavoreremo con Google per offrire centinaia di migliaia di articoli per lo shopping vocale tramite Google Assistant - il maggior numero di articoli attualmente offerti da un rivenditore attraverso la piattaforma", afferma Marc Lore, responsabile del commercio elettronico di Wal-Mart commercio elettronico, in un post sul blog dell'azienda.

I clienti di Walmart potranno collegare i loro account a Google, consentendo al gigante tecnologico di apprendere il loro comportamento passato per la vendita per meglio prevedere ciò che vogliono in futuro. 


La partnership, annunciata mercoledì, dimostra quanto si sia fatto minaccioso Amazon nei loro confronti, tanto da spingerli ad una alleanza. Certo, da qui a parlare di una alleanza che darà maggiore efficacia all'azione di Google e Walmart ne corre. Lavorare insieme infatti non garantisce che ci saranno maggiori ritorni. Al momento comunque, Amazon rimane peri consumatori USA l'opzione principale per lo shopping online.  Nessun altro rivenditore può corrispondere alla dimensione dell'inventario di Amazon, all'efficienza con cui sposta i consumatori dalla navigazione all'acquisto o le sue molte opzioni di consegna a domicilio.

lunedì 21 agosto 2017

Trader, gli occhi sono puntati su Jackson Hole. BCE e FED cosa faranno?

I riflettori dei trader saranno come sempre puntati sulla coppia euro-dollaro questa settimana. A dire il vero i grossi spunti cominceranno soltanto verso la metà del percorso, visti che si avvicina l'appuntamento con il simposio di Jackson Hole del 24 agosto. Prima di allora difficilmente si assisterà a dei movimenti netti sui mercati.

Venerdì la coppia euro-dollaro ha continuato il suo movimento di consolidamento che è in corso da alcuni giorni. La quotazione del cambio rimane ad oscillare dentro una gamma abbastanza limitata tra 1,165 e 1,175 (basta anche un forex conto demo trading online per verificarlo). Del resto non ci sono molti fondamentali che possono cambiare la rotta, e quelli che ci sono si rivelano insufficienti a imprimere al mercato una chiara direzione rialzista o ribassista.

Spunti per i trader

La coppia forex potrebbe invece muoversi con maggiore volatilità questa settimana, anche perché il periodo vacanziero si sta per chiudere e ci apprestiamo a ritornare verso un'operatività normale. Questo - vista la situazione - potrebbe spingere i trader rialzisti a fare qualche mossa più decisa sull'euro. Anche perché dal simposio di Jackson Hole non si attendono grandi spunti ne' da parte di Draghi ne' dalla Yellen. Ma se proprio dovesse muoversi qualcosa, è più probabile che la spinta hawkish penda dalla parte della BCE piuttosto che dalla FED.

Consiglio: se ami il trading sul mercato valutario sarai probabilmente interessato a conoscere come guadagnare con il forex opinioni, per cui ti suggeriamo questa lettura.

Sul fronte USA va detto però che sono tornate tra gli investitori le incertezze relative all'agenda economica di Donald Trump, che rischia di fermare la locomotiva della ripresa globale. La Fed - come è emerso dalle minute della riunione del 25 e 26 luglio - è divisa sulla tempistica del prossimo rialzo dei tassi. La prossima riunione è in calendario il 20 settembre, ma pochi credono sia l'occasione per ritoccare i tassi.

sabato 19 agosto 2017

Imprese, crescono quelle degli stranieri rispetto alle italiane

I tempi cambiano e anche le imprese. In Italia è già da tempo in atto una svolta forte, che ha visto impennare il numero di aziende straniere. E' la nuoto fotografia della demografia industriale italiana che emerge da uno studio condotto dalla direzione Studi e ricerche di Intesa Sanpaolo. Dopo la crisi del 2008 il fenomeno si è ulteriormente rafforzato, visto che a fine 2015 la quota di imprenditori immigrati su quelli totali ha toccato il 9,1% del totale. Uno su 10 è quindi straniero.
Il dato diventa ancora più eclatante se pensiamo che dal 2011 al 2015 mentre si è ridotto il numero di imprese italiane del 2,9%, nello stesso periodo il numero di aziende fondate da cittadini non italiani è aumentato del 21,3%.

Le caratteristiche delle imprese

Dal punto di vista della tipologia, la più utilizzata rimane l'impresa individuale. Sono 4 su 5 ad essere così e inoltre nel 2011-15 questa forma ha fatto registrare un tasso di crescita elevato (+19,9%), anche se inferiore alla media. Infatti la grossa novità è che si stanno diffondendo anche le forme più complesse. Le società di capitali infatti sono cresciute del 44,2% mentre altre forme giuridiche (come il consorzio o la cooperativa) sono aumentate del 31,6%.

Va anche detto che le imprese straniere come dimensioni risultano nettamente inferiori a quelle delle imprese italiane. Parliamo di un fatturato inferiore di circa il 60%. Cosa interessante: a loro volta le aziende made in Italy hanno fatturati inferiori a quelle caratterizzate da ibridismo multiculturale, ovvero dove c'è almeno un amministratore proveniente da un paese non industrializzato.
Dal punto di vista tipologico, le imprese della ristorazione sono quelle che aumentano di più. Chiaramente spesso si tratta di cucina anche etnica.

Dal punto di vista geografico, gli imprenditori stranieri che operano in Italia arrivano soprattutto dall'Est Europa (37,7%) e dall'Asia (32,8%). Meno presente la componente africana (15,6%) e quella Latinoamericana (13,9%). Il lavoro 'prodotto' dagli stranieri nasconde, però, un dato drammatico: è a basso reddito in quanto il costo del lavoro per ogni dipendente risulta, infatti, molto inferiore rispetto a quello delle imprese italiane (rispettivamente circa 21 mila euro annui contro circa 30 mila).

giovedì 17 agosto 2017

Franco svizzero, ancora tendenza al ribasso contro l'euro

Il rapporto tra euro e franco svizzero è uno di quelli che viene tenuto d'occhio maggiormente dalla Banca centrale svizzera, per il timore che la valuta elvetica possa diventare troppo forte oppure indebolirsi eccessivamente contro la valuta unica. Il cross eur-chf al momento è sceso a quota 1,136 e basta aprire una qualunque piattaforma forex migliore per verificare l'evoluzione della coppia negli ultimi mesi, durante i quali l'euro si è notevolmente rafforzato. Lo status di medio periodo conferma la fase positiva dell'Euro, che si è leggermente attenuata dopo aver raggiunto orbita 1,14.

La situazione del franco svizzero


Non sono chiari quali siano i fondamentali dietro la recente ripresa del franco svizzero contro la moneta unica, tenuto conto che il quadro complessivo indica un diffuso rafforzamento dell'euro nei confronti delle principali monete del G10. Questo per via delle crescenti aspettative di una ripresa dell'economia della Eurozona. Tuttavia ci sono ancora alcune questioni - come il debito greco - che potrebbero pesare sulla tenuta dell'Unione Europea, e che non permettono di escludere una pausa del rally dell'euro. Va anche detto che di recente il franco svizzero è tornato protagonista dei mercati valutari grazie al suo status di bene rifugio, sulla scia delle tensioni geopolitiche nella penisola coreana.

Va anche detto che mentre l'euro già sconta il possibile aumento dei tassi da parte della BCE, il franco svizzero affronta una prospettiva più debole. La BNS infatti deve mantenere la propria valuta debole, spingendo i tassi in territorio negativo. Dato che la Svizzera ha un grande mercato di esportazione di lusso, la necessità di ridurre i tassi di cambio e di mantenere i compratori stranieri in arrivo è essenziale.

Guardando avanti, le prospettiva che ci aspettiamo è che il cross EUR / CHF si consolidi nel breve periodo (se non siete esperti meglio utilizzare la migliore piattaforma trading demo gratis), prima di proseguire la sua traiettoria verso l'alto. Ciò potrebbe essere guidato da un probabile intervento della SNB. Nel complesso, ci aspettiamo che EUR / CHF passi verso 1.16.

martedì 15 agosto 2017

Turismo, Ferragosto boom: 10 milioni di visite in Italia

Potrebbe essere un Ferragosto da record per il turismo italiano. Si attende infatti un boom di presenze per la giornata odierna sulle spiagge italiane, tenuto anche conto del ritrovato appeal del Belpaese e delle ondate di caldo da record che hanno spinto molti europei a scegliere il mare. Secondo Federalberghi per queste vacanze estive si stanno muovendo circa 34 milioni di persone, che alimenteranno un giro di affari da 22 miliardi di euro. E oggi è previsto il picco, con 10 milioni di turisti che passeranno il Ferragosto sui nostri litorali.

La ripresa del turismo

C'è dunque la tanto auspicata ripresa del settore del turismo dopo gli anni della grande crisi. Al momento per Ferragosto sono già prenotate circa l'86% delle camere offerte online. In alcune località più note (sui mari quanto sui laghi) si arriva anche al 95%. Cosa altrettanto interessante, per Ferragosto circa la metà degli italiani (47%) ha deciso di lasciare casa e spostarsi. Proprio per cavalcare questa spinta, il ministero dei Beni culturali ha riproposto l'iniziativa “Ferragosto al museo”, con la doppia apertura straordinaria di oltre 350 musei, aree archeologiche e luoghi della cultura statali.

Buono anche il flusso del turismo straniero. Secondo i dati raccolti dall'Enit, circa 3 tour operatore su 4 ha confermato che c'è stata una maggiore richiesta di viaggi organizzati verso l'Italia. Destinazioni preferite? Mare ma soprattutto le città d'arte “classiche”. Un flusso importante che si espande anche al prossimo autunno, visto che molti turisti stranieri si prevede che affolleranno il nostro Paese.

Chiudendo, bisogna fare un ringraziamento al meteo. Il clima infatti nelle giornate di Ferragosto e vicine a ferragosto sarà ottimo, e dopo le ondate di calore di luglio e dei primi giorni di agosto le temperature sono rinfrescate. Le massime quasi ovunque sono comprese tra 28 e 34 gradi. Questo ha dato un'altra spinta al turismo.

domenica 13 agosto 2017

BCE,dopo l'estate si riproporrà il dilemma tapering

Nel corso dell'ultimo meeting di politica monetaria, la BCE ha aperto le porte al processo di tapering. Si tratta cioè del progressivo abbassamento della quota di titoli che vengono acquistati, e la dismissione di quelli detenuti. Se resta ancora il dubbio circa il momento in cui avverrà, altrettanti dubbi riguardano il modo. Quel che è certo è che dopo l'estate ricominceranno le pressioni sull'Eurotower da parte di chi vuole subito la normalizzazione e chi invece vuole aspettare.

Nel frattempo, come possiamo vedere su qualsiasi forex piattaforma demo trading online, l'euro continua ad apprezzarsi sul mercato valutario. La moneta unica nel corso degli ultimi due mesi ha fatto dei balzi importanti contro il dollaro, oltrepassando quota 1,18.

I dilemmi della BCE


Questo aspetto è un ulteriore preoccupazione per le "colombe" della BCE, ovvero quelli che spingono per una manovra restrittiva ritardata e diluita. Infatti sono spaventati dalle possibili conseguenze sulle finanze pubbliche, perché il tasso sul debito salirebbe, ma anche sul tasso di cambio visto che l'euro si apprezzerebbe ulteriormente (cosa che un investitore semplice può fronteggiare con una strategia hedging forex opzioni binarie, ma un paese no). Quest'ultimo aspetto inoltre finirebbe per abbassare ulteriormente la già troppo debole inflazione.

La soluzione proposta da qualcuno per risolvere questi dilemmi è far emettere alla stessa BCE delle obbligazioni a medio – lungo termine. Questo eviterebbe le scosse di una mossa troppo rapida o troppo graduale. Ma di sicuro si creerebbe una valvola di sicurezza con cui modificare le dimensioni e la composizione del bilancio della banca centrale, senza andare a incidere in modo diretto sui mercati dei titoli pubblici. Inoltre si darebbe modo agli investitori di puntare su una nuova attività a rischio minimo.

venerdì 11 agosto 2017

Banca MPS è ufficialmente sotto controllo dello Stato

Cambia la storia per Banca MPS. Ieri sera è giunto dal Supervisory board della BCE il via libera per Monte dei Paschi di Siena, che da oggi è ufficialmente un istituto controllato dal Tesoro. MPS ha comunicato la nuova composizione dell'aumento di capitale che risulta dall'intervento per effetto dei decreti del MEF datata 27 luglio 2017. Si è potuto procedere alla conversione in azioni dei 3,85 miliardi versati la settimana scorsa da via XX Settembre. Occorreva soltanto l'approvazione formale da parte della EuroTower, che è appunto arrivato ieri sera.

Come cambia Banca MPS

La quota in possesso del Tesoro sale al 53,4%, poco inferiore a quella in mano ai titolari delle obbligazioni subordinate convertite in azioni. Il principale azionista ha da oggi 593.869.870 azioni ordinarie su un totale 1.140.290.072 pari al 52,08% del capitale.

Questa partecipazione di maggioranza potrebbe inoltre ulteriormente ampliarsi, fino a giungere al 70% nell'autunno. Proprio in quel periodo infatti la banca proporrà agli obbligazionisti retail – cioè i piccoli risparmiatori – di cedere le proprie azioni al Tesoro ottenendo in cambio bond senior, che presentano maggiori garanzie.

Il cda convocato a Milano approverà i conti del primo semestre, che probabilmente evidenzieranno un rosso per oltre 3 miliardi. Un risultato comunque ampiamente atteso e annunciato dall'ad Marco Morelli anche in occasione della presentazione del piano di ristrutturazione, lo scorso 5 luglio. A pesare è il fatto che MPS ha contabilizzato circa 3,9 miliardi di euro di svalutazioni su 26,1 miliardi di sofferenze che saranno cartolarizzati nei prossimi mesi.

mercoledì 9 agosto 2017

Mercati finanziari, da Cina e Nuova Zelanda i dati clou di oggi

Giornata povera di spunti macro sui mercati, come del resto tutta questa settimana che ci introduce al Ferragosto. Il clou ci sarà in serata, quando la banca centrale della Nuova Zelanda annuncerà il tasso di interesse. Ci si attende la conferma del costo del denaro in quota 1,75%. Attenzione anche al dato sulle scorte di petrolio, che potrebbe incidere su tutte quelle valute correlate all'andamento dell'oro nero.

I dati di oggi e i mercati finanziari

Nella notte è stato reso noto in Cina il dato sull'inflazione, che si è attestata a luglio all'1,4% su base annua. Il valore è in calo rispetto all'1,5% precedente, e questo fa ripiombare la Banca centrale cinese nell'incubo della deflazione. Gli analisti si aspettavano infatti un andamento stabile dei prezzi al consumo. Dopo questo dato il valore dello Yuan cinese è andato in aumento sul dollaro, fissandosi sotto quota 6,68 (suggeriamo di osservare il grafico con candele Heikin Ashi strategie).

In mattinata è stato reso noto il valore della produzione industriale italiana nel mese di giugno. C'è stata una crescita in quasi tutti i comparti, con il dato complessivo che ha un incremento dell’1,1% rispetto a maggio, mentre in termini tendenziali il valore aumenta del 5,3%.

USA e Nuova Zelanda

Nel primo pomeriggio è toccato al dato sul costo unitario del lavoro americano, che è andato sotto le attese. La produttività del settore non agricolo in USA è cresciuta dello 0,9%, mentre il costo per unità di lavoro fa segnare un aumento dello 0,6% su trimestre dall'1,2% atteso. Tuttavia, l'attenzione dei trader rimane al dato sull'inflazione che sarà reso noto venerdì. Nel frattempo il dollaro oggi segna un lieve aumento contro l'euro in area 1,171 (si osservino gli angoli di Gann teoria Forex).

In serata, come detto, ci sarà l'appuntamento più importante del giorno con la decisione della Banca della Nuova Zelanda, che dovrebbe confermare il tasso al livello 1,75%.

domenica 6 agosto 2017

Lavoro, in arrivo il bonus per la ricollocazione dei disoccupati

Grossa novità per il mondo del lavoro. Sta infatti per cambiare l'assegno di ricollocazione, ovvero quel bonus in formazione per i lavoratori che hanno perso il lavoro e vogliono riconvertirsi per trovare un nuovo impiego. Finora lo strumento è stato adottato solo in forma sperimentale, ma grazie ad un intervento ad hoc nella legge di Bilancio da approvare dopo l’estate, a partire dal prossimo anno dovrebbe diventare standard.

Cosa è questo bonus lavoro

Questo bonus consiste in una somma (compresa tra 250 e 5 mila euro) che il disoccupato potrà spendere per iscriversi a dei corsi di formazione o attività affini che possano rendere più probabile un nuovo lavoro. Questi fondi non verranno dati al lavoratore, bensì alle agenzie di collocamento (pubbliche o private) che curano la formazione. Inoltre questi soldi verranno erogati solo se l'operazione re-impiego andrà effettivamente a buon fine, cioè il lavoratore troverà effettivamente un nuovo impiego.

Gli esiti della sperimentazione


Va detto che la fase di sperimentazione è stata a tinte alterne. Infatti l'Agenzia nazionale per le politiche attive del lavoro, ha inviato ben 30mila lettere chiedendo ai lavoratori rimasti senza occupazione se volevano partecipare al progetto. Soltanto 2.400 hanno detto di sì. Tradotto: 8%. Lo stesso test però è stato fatto anche all'interno di una stessa realtà aziendale, nello specifico Almaviva (il call center che a Roma ha licenziato 1.627 dipendenti). In questo caso è stato addirittura l'82,54% ad aderire alla proposta. Motivo? Pare che se preso da solo, il lavoratore sia più diffidente. Se preso in gruppo allora il fatto di condividere il percorso con i suoi colleghi lo spinge ad accettare.

Ad ogni modo l'esperimento ha dato degli spunti interessanti, e comunque occorre risolvere il problema delle risorse aggiuntive da destinargli. Inoltre si sta studiando il meccanismo in base al quale se il lavoratore che trova un nuovo posto grazie all’assegno è ancora in cassa integrazione, conserverà comunque il residuo della cassa, sommandolo al nuovo stipendio. In tal modo avrà addirittura un incentivo per trovare un nuovo impiego senza aspettare la fine della cassa integrazione.

sabato 5 agosto 2017

Quotazione dell'oro, lieve correzione venerdì ma il trend resta rialzista


Il mercato delle commodities offre qualche spunto interessante in questi giorni. La quotazione dell'oro sta facendo escursioni verso l'alto e verso il basso. La tendenza comunque rimane pressoché immutata poiché il prezzo continua a scambiarsi all'interno di un canale con inclinazione rialzista. Nell'ultimo giorno di contrattazioni c'è stata una correzione verso i 1,250 dollari, che però potrebbe essere giustificata dai dati resi noti sui Non Farm Payrolls americani. Questi ultimi hanno infatti spinto il dollaro nel mercato valutario (abbiamo visto anche il formarsi di doppio massimo o minimo forex, e di conseguenza il metallo prezioso ne ha risentito. Tuttavia la nostra visione a lungo periodo rimane invariata.

L'andamento della quotazione dell'oro



Se esaminiamo l'andamento dell'oro attraverso la strategia Ichimoku Kinko Hyo, possiamo vedere che la quotazione è al di sopra di entrambi gli indicatori Tenkan e Kijun-sen, che crescono all'interno del canale rialzista. Possiamo però cogliere alcuni segnali di divergenza ribassista da altri indicatori, come l'RSI, e questo è un avvertimento per chi punta al rialzo dell'oro. Occorre quindi essere molto cauti in questa fase.
Il supporto possiamo intravederlo a 1.260 dollari. Se dovesse essere violato potremmo muoverci verso quota $ 1.250.

Inoltre possiamo osservare che l'oro viene negoziato sopra la nuvola di Ichimoku, e questo è un buon segno. Il prezzo è tornato verso la nuvola e ha testato il limite con successo, poichè ora sta tornando verso i suoi alti livelli. Un altro test della nuvola potrebbe essere in programma nell'immediato futuro. Tuttavia, ci concentriamo sulle nostre prospettive di crescita a lungo termine e prendiamo in considerazione le nuove possibilità di puntare ancora sul rialzo del metallo giallo.

mercoledì 2 agosto 2017

Ricchezza e prosperità: ecco i paesi migliori. Italia solo 33esima

Ogni anno il think-tank londinese Legatum Institute pubblica un report sui Paesi che riescono meglio a trasformare la ricchezza materiale in benessere dei loro cittadini. Il rapporto si chiama "Prosperity Index", ed esamina la situazione di 149 Paesi sfruttando parametri come ambiente, salute, istruzione, governance, sicurezza, qualità economica e libertà personale. Dalla classifica emerge un dato inquietante: l'Italia è solo 33esima.

La classifica di ricchezza e prosperità

Al primo posto c'è la Nuova Zelanda, che ottiene questo primato per la sesta volta in dieci anni. Sono soprattutto qualità economica e governance a trascinare verso il primo posto il paese dei kiwi.

Secondo posto per la Norvegia, che viene definito "un esempio di prosperità di successo, con riferimento in particolare alla redistribuzione efficace della ricchezza derivante dai proventi dell'industria petrolifera attraverso il più grande fondo sovrano al mondo". Il terzo posto ci fa rimanere nel Nord Europa, precisamente in Finlandia, e questo malgrado la sua situazione economica sia andata peggiorando.
Le altre posizioni della top ten sono occupate da Svizzera, Canada, Australia, Olanda, Svezia, Danimarca e Regno Unito. 

Malissimo l'Italia

L'Italia? Come detto ci classifichiamo soltanto al 33esimo posto. Con una precisazione ancora più deprimente: assieme alla Grecia e Cipro siamo l'unico Paese dell'Europa occidentale a non essersi classificato nelle prime trenta posizioni. Le motivazioni di questo piazzamento così basso sono soprattutto gli alti livelli di disoccupazione, lo scarso accesso al credito e in generale debolezza del quadro economico. In più il peso di una forte instabilità politica, visti gli oltre 60 governi succedutisi dal secondo dopoguerra ad oggi.

martedì 1 agosto 2017

Dollaro, il mese di luglio è stato un flop. L'Index scende al minimo annuale

Il mese di luglio è passato agli archivi con un dato emblematico proprio l'ultimo giorno: il nuovo minimo annuale del Dollar Index, sceso a 92,64. Complessivamente nel corso del 2017 ha registrato un calo del 10%, giungendo in prossimità del livello test a quota 92, che già due volte è stato "sfidato" nel 2015 e 2016. E' stato quindi il biglietto verde il grande protagonista in negativo sui mercati finanziari. L'accelerazione ribassista dell'USD sembra non avere fine, con l'oscillatore indicatore stocastico forex che spesso abbiamo visto in territorio di ipervenduto (o ipercomprato, a seconda dei cross).

A penalizzare il biglietto verde è stato forse il quadro troppo ottimistico che si dipingeva pochi mesi fa. Subito dopo l'elezioni di Trump la valuta americana è schizzata verso l'alto, ma dopo un paio di mesi le cose hanno cominciato a cambiare. Da allora in poi infatti tutto il restante periodo di attività di Trump ha visto il biglietto verde scivolare al ribasso. E' stato il più chiaro testimone del progressivo sgonfiamento delle aspettative sulla nuova presidenza USA, che peraltro è stata colpita anche dallo scandalo Russiagate, da diverse bocciature sulle riforma e dallo scavalcamento del Congresso (sulle sanzioni alla Russia).

Il problema di un euro troppo forte sul dollaro


Tutto questo ha finito per zavorrare il dollaro, mettendo al contempo le alti all'euro. Il cross EUR/USD ha registrato figure poco frequenti come il triplo massimo (vedi qui i concetti di triplo massimo e triplo minimo trading) e ieri ha superato anche il precedente massimo annuale scavallando quota 1,18.

E' chiaro però che un euro così forte incide molto sulle aziende del Vecchio continente e sulle prospettive del nostro export. Chi invece deve competere ed ha una valuta che si rivaluta sta soffrendo. Inoltre la debolezza del dollaro crea un effetto divaricatore degli andamenti azionari tra imprese USA (favorite) ed europee (penalizzate).

E su tutto c'è un grosso dilemma: se la FED rallenterà la normalizzazione monetaria mentre la BCE procederà al tapering, cosa succederà?

domenica 30 luglio 2017

Tasse, lunedì è l'ultimo giorno utile per la rottamazione

Si avvicina ormai la scadenza per 'aderire' alla rottamazione delle cartelle. Lunedì infatti sarà l'ultimo giorno utile per effettuare il versamento della prima rata al Fisco, oppure quanto dovuto in unica soluzione (la decisione spetta al contribuente). E siccome al momento non sembra esserci alcuna traccia di proroga all'orizzonte, da martedì chi non sarà stato puntuale nel rispettare la scadenza perderà il beneficio della procedura.


Nel frattempo però scatteranno alcune proroghe che il fisco ha voluto per semplificare la vita dei contribuenti. Proprio per questo il viceministro all'Economia, Luigi Casero, procederà ad istituire un tavolo tecnico stabile al Mef al quale parteciperanno i commercialisti. Questo per individuare tutte le azioni necessarie per l'attuazione dello Statuto del Contribuente, e spingere verso una semplificazione del sistema fiscale italiano.

Le proroghe in materia di tasse

Riguardo alle proroghe di cui parlavamo poco fa, in buona parte si tratta di misure già pubblicate in Gazzetta Ufficiale, mentre altre ancora non sono operative benché siano state già annunciate.

Ad esempio, per aderire alla 'voluntary disclosure bis' (ovvero la regolarizzazione dei capitali all'estero), il termine originario che era previsto per il 31 luglio è stato prorogato al 30 settembre. In questo caso il decreto non è stato ancora pubblicato in Gazzetta Ufficiale, come invece è avvenuto per quello che allunga fino al 31 ottobre 2017 il termine per la presentazione della dichiarazione dei sostituti d'imposta (modello 770 presentato in via telematica) e delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di imposta regionale sulle attività produttive (Irap).

Anche per i lavoratori autonomi è stato prorogato il termine per i versamenti delle imposte (fino al 20 agosto 2017) che saranno pagabili con una lieve maggiorazione dello 0,40% (a titolo di interesse). Anche in questo caso il provvedimento non è ancora operativo, ma verrà formalizzato con un DPCM su proposta del Ministro dell'Economia che sarà firmato nei prossimi giorni.

venerdì 28 luglio 2017

Economia giapponese: bene i dati sul lavoro e l'inflazione è stabile

Arrivano buone notizie per l'economia Giapponese. L'inflazione è sostanzialmente stabile e il mercato del lavoro migliora. Secondo i dati diffusi dal ministero nipponico di Affari Interni e Comunicazione, la dinamica dei prezzi infatti è cresciuta durante il mese di giugno dello 0,4% annuo. Siamo quindi agli stesi livelli dei due mesi precedenti e anche in linea con il consensus. Il dato core (ovvero depurato delle componenti più volatili come alimenti freschi) sale dello 0,4% annuo, come previsto dagli economisti e invariato rispetto a maggio (0,3% in aprile).
I prezzi al consumo nella regione di Tokyo, che vengono considerati come ottimi anticipatori del trend su scala nazionale cresce dello 0,1% annuo a luglio, dopo essere rimasti immutati a giugno.

Il dato sul lavoro risolleva l'economia giapponese

Le notizie migliori arrivano però dal fronte del lavoro. A giugno infatti il tasso di disoccupazione è calato a sorpresa al 2,8% (a maggio si era assestato a quota 3,1%). Siamo ai livelli minimi da giugno 1994. Gli analisti prevedevano un dato peggiore, ovvero 3,0%. Inoltre la spesa delle famiglie sale al 2,3% annuo, dopo il declino registrato a maggio quando fu dello 0,1%. Questo dato in sostanza segna la fine di una striscia di contrazione durata quindici mesi.

A seguito di questi dati lo yen giapponese si è rafforzato nel mercato valutario, e i segnali di trading opzioni binarie gratis hanno cominciato a puntare sulla crescita della valuta nipponica.Tuttavia questa ondata di entusiasmo ha avuto vita breve.

A metà mattinata infatti lo Yen ha ripreso a perdere terreno, di fatto bruciando tutti i guadagni ottenuti nel corso delle ore notturne. La valuta giapponese adeso perde leggermente terreno contro l'euro, ed è pressoché invariata contro dollaro americano e sterlina. Cosa importante: adesso i migliori segnali forex free sono tornati ad avere un tenore misto.

Ricordiamo infine che in Borsa la piazza di Tokyo ha chiuso in frazionale ribasso, risentendo proprio dell'apprezzamento notturno dello yen. Pesa anche il grosso calo dei titoli tecnologici. L'indice Nikkei della piazza di Tokyo ha portato a casa un calo dello 0,60% a 19.959,84. Il Topix è sceso dello 0,35% a 1.621,22 punti.

mercoledì 26 luglio 2017

Brexit dannosa per il cibo, rischio super-inflazione per gli alimenti

Tra le tante problematiche connesse alla Brexit, ce n'è un'altra che è stata messa in evidenza da un rapporto stilato da tre accademici esperti in politiche alimentari. Secondo loro infatti l'uscita della Gran Bretagna dalla UE potrebbe rivoluzionare il modo in cui avviene l'approvvigionamento di cibi inglese e di conseguenza avere un impatto senza precedenti sui prezzi. Sarebbe una tegola pesantissima sul governo di Londra, già alle prese con il problema di gestire il duro colpo che la Brexit infliggerà al settore della finanza mondiale.

I guai causati dalla Brexit

Lo studio fatto dagli accademici si chiama “A Food Brexit: time to get real”, e si fonda su un'analisi che è stata effettuata esaminando i report riguardanti un ampio ventaglio di questioni concernenti il mondo dell'alimentazione. Ad esempio produzione, impieghi, standard di sicurezza e qualità e impatto ambientale. L'esito è pesantissimo, paragonabile soltanto alle situazioni di emergenza che si verificano quando un paese è in guerra.

Per questo motivo i tre studiosi usano toni durissimi contro il governo di Theresa May, accusato di non avere una visione per il settore alimentare e l'agricoltura post-Brexit. "Uno stupefacente atto di irresponsabilità politica", sottolineano.
L'accusa che viene mossa all'Esecutivo britannico è quella di non avere programmato - e forse neppure preso in considerazione - il problema dell'impatto della Brexit sul settore alimentare.

Lo scenario è pessimo, visto che si prevede una rottura del forte legame dei consumatori britannici con le abitudini alimentari europee. La misura di questo problema si comprende se evidenziamo che un terzo dei prodotti consumati oltremanica arriva dall’UE. La conseguenza è che la Gran Bretagna diventerà un paese con minore scelta alimentare, molti prodotti più scadenti e anche a prezzi più elevati. Un ulteriore problema riguarda il fatto che se il Regno Unito smetterà di adottare gli standard di sicurezza europei, finirà per stringere accordi di libero scambio con paesi che hanno regole molto meno stringenti riguardo l'alimentazione e il commercio di cibi.

lunedì 24 luglio 2017

Economia del Giappone, dati macro dal tono misto. Lo Yen guadagna sull'euro


La settimana sui mercati finanziari si apre con i dati in arrivo dal Giappone. I report macro evidenziano che c'è stato un miglioramento delle condizioni economiche complessive, visto che il leading indicator di maggio è salito a 104,7 punti secondo quanto rivela il Cabinet Office nella sua lettura definitiva. Qualcosina in più rispetto alla stima preliminare che era 104,6 punti. Siamo comunque più avanti rispetto al valore precedente che era 104,2.
Durante lo stesso periodo l'indice coincidente si è attestato a 115,8 punti, meno del valore precedente che era 117,1. Il lagging index, ovvero l'indice differito scende di poco a 116,4 punti.

I dati macro dell'economia del Giappone


Qualche segnale di debolezza giunge però dall'attività industriale. Infatti il PMI manifatturiero è visto in calo durante il mese di luglio. Secondo la stima flash infatti si attesta a 52, 2 punti, in decelerazione dai 52,4 di giugno. Va comunque detto che oltre la soglia dei 50 comunque l'economia evidenzia una zona espansione. Tuttavia si tratta della lettura più bassa da otto mesi.

A seguito di questi dati c'è stato un forte rafforzamento dello yen sull’euro nei mercati valutari. I corsi si sono portati da 129,77 a 128,87 per poi assestarsi in area 129,08 (se vi interessa fare trading su valute, fate prima un confronto broker Forex recensioni).
La view rimane sostanzialmente rialzista nel medio periodo, con possibili ritracciamenti del cross euro-yen fino all’area 129,87/129,29. Potremmo invece avere una inversione solo nel caso in cui si abbiano chiusure daily inferiori ai 128,88.

Ad ogni modo, non suggeriamo di fare trading sullo Yen in questo momento di instabilità, men che meno suggeriamo che si può fare scalping opzioni binarie. Troppo rischioso e inutile.

Ricordiamo che settimana scorsa la BoJ si è riunita ed ha deciso di non cambiare nulla nella politica monetaria. La Bank of Japan ha infatti deciso di mantenere i tassi sui depositi al -0,1%, valore storico fissato nel meeting del gennaio 2016. Ha inoltre lasciato immutato anche il piano di quantitative easing fissato a 80 mila miliardi di yen (620 miliardi di euro).

sabato 22 luglio 2017

Offerte per Alitalia tutte orientate allo spezzatino. Rischio smembramento per la compagnia

Entriamo nella fase calda dell'iter di salvataggio di Alitalia. In questi giorni i tre commissari studieranno le proposte che sono giunte per tenere in vita la nostra compagnia di bandiera. Sono circa una decina, e sono offerte non vincolanti. All'inizio erano 17 quelle che hanno avuto accesso alla «data room» per consultare i dati interni della compagnia. C'erano anche Lufthansa, Delta Airlines, British, Etihad, Easyjet e Ryanair. Adesso sono una decina (Tra le dieci proposte ci sarebbero quelle delle più importanti compagnie, tra cui per altro Ryanair, Easyjet e Etihad, l’ex azionista di Alitalia).

La situazione di Alitalia

I commissari - Luigi Gubitosi, Enrico Laghi e Stefano Palerari - però non guarderanno al nome di chi ha fatto le offerte, bensì al loro contenuto. Sono tre i possibili scenari proposti da ciascuna di esse: ristrutturazione, vendita in blocco della parte sana, cessione di beni e contratti. L'ipotesi dello «spezzatino» però non piace affatto al governo, che vuole evitarla a tutti i costi. Ma il problema è proprio questo: si ha la percezione che le offerenti mirino soltanto ad acquisire alcuni asset di Alitalia, disinteressandosi del resto.
Lo smembramento dell’azienda è quindi un'ipotesi molto concreta, anzi forse quella più concreta. Nel 2008 la situazione era simile e alla fine si riuscì a tenere in vita il vettore italiano, grazie alla esclusione di alcuni pezzi meno profittevoli dall'operazione (come la manutenzione).

Proprio per cercare di giocarsi tutte le carte possibili per salvare Alitalia, il ministro Delrio ha annunciato che potrebbero essere utilizzati ancora fondi pubblici per allungare il commissariamento, nel caso in cui non dovessero arrivare offerte allettanti. Finora sono stati destinati ben 600 milioni di euro come primo prestito ponte.

Entro la fine della prossima settimana i tre commissari dovranno valutare le offerte e in base ad esse predisporre un programma dell’amministrazione straordinaria e i contenuti del bando di gara con i termini, le finalità e la modalità di svolgimento delle prossime fasi. Questo progetto dovrà poi essere presentato per l'approvazione al ministero dello Sviluppo economico. Una volta pubblicato il bando bisognerà aspettare le offerte, che stavolta saranno vincolanti e decisive. Questo accadrà in autunno, quando la partita per salvare Alitalia entrerà nel vivo.

giovedì 20 luglio 2017

Economia Svizzera, torna a salire l'export. Il franco va su nei mercati valutari

Il rapporto tra dollaro americano e franco svizzero scende ai minimi da circa un anno. Ieri il cross valutario ha toccato quota 0,95, valori che non si vedevano da giugno 2016. Durante quel periodo il biglietto verde ha sofferto le turbolenze connesse al referendum riguardo la Brexit.
In questo momento il biglietto verde accusa invece una debolezza legata al fallimento dei tentativi di riforma sanitaria del governo Usa.

Oltre ai problemi dell'amministrazione Trump, ci sono pure i dati congiunturali che alimentano il clima di insicurezza e soffocano le speranze dei trader in un prossimo nuovo aumento del tasso di interesse da parte della Federal Reserve. Sotto questo aspetto, secondo Credit Suisse le possibilità di una ulteriore stretta monetaria quest'anno sono scese al 40%. Ricordatelo se avete intenzione di fare Forex trading online automatizzato.

Il franco trascinato dai dati sull'economia svizzera

La valuta elvetica ieri ha avuto una buona performance anche nei confronti dell'euro, tornando anche se di poco sotto la soglia psicologica di 1,10 franchi (si osservino in proposito gli elementi della strategia fractal indicatore).
L'apprezzamento del franco è dovuto alle previste affermazioni che il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi farà questo pomeriggio dopo la riunione della BCE. Si pensa che Draghi avrà un tono molto più pacato e prudente rispetto a qualche settimana fa, quando le sue dichiarazioni a Sintra (Portogallo) vennero interpretate in modo molto hawkish dai trader. Ma la politica monetaria ultraespansiva dovrebbe rimanere ancora una caratteristica dell'Eurozona.

Intanto oggi è stato giorno di dati macro per la Svizzera. Il commercio estero ha brillato nella prima metà del 2017. Infatti sono cresciute a ritmo sostenuto le esportazioni (+4,4%), che hanno raggiunto il livello record di 109,6 miliardi di franchi. Crescono anche le importazioni (+4,8%) che raggiungono 90,7 miliardi, il valore più alto degli ultimi otto anni. A trainare l'export sono stati i prodotti chimici e farmaceutici (+6,8%). Da segnalare che dopo una flessione durata tre semestri, l'export di orologeria torna nuovamente a salire (+0,1%).

martedì 18 luglio 2017

Economia italiana trascinata dal turismo: boom di presenze straniere e italiane

C'è un settore dell'economia italiana che può sorridere, come del resto spesso accade. Si tratta del turismo, che nel 2016 ha registrato un boom di presenze: 50,7 milioni di arrivi internazionali, con una spesa record di 36,4 miliardi di euro. Lo evidenzia un rapporto realizzato da Unicredit in collaborazione con Touring Club Italiano. Peraltro al dato sugli arrivi internazionali si associa anche una bella ripresa riguardo al turismo domestico, ovvero quello che più aveva sofferto negli anni della crisi. Gli italiani che hanno deciso di rimanere sul territorio sono aumentati del 6,2% e le presenze del 4,8%. Il rapporto evidenzia che il settore turistico rappresenta una grossa spinta per l'intera economia italiana. Il settore vale infatti 70,2 miliardi di euro, pari al 4,2% del Pil italiano (ma arriviamo al 10,3% del Pil se si aggiunge l’indotto) e dà lavoro a circa 2,7 milioni di persone.

I numeri del turismo e i benefici per l'economia

C'è un altro aspetto interessante riguardo al turismo. E' un settore in espansione anche su scala mondiale - oltre 1,2 miliardi di arrivi internazionali a livello globale - che è in grado di assorbire fattori destabilizzanti come terrorismo e tensioni geo-politiche. In sostanza questi fattori vanno a incidere sulla scelta delle proprie mete turistiche, ma non spingono quasi mai le persone a evitare il viaggio.
Basti pensare che la Francia, bersagliata da vari attacchi terroristici, ha perso il 4% dei suoi flussi, mentre peggio è andata a Egitto (40%) e Turchia (30%). Salgono invece le mete più "tranquille" come Cipro, Spagna, Malta e Croazia.
Dal punto di vista geografico, l'Europa rimane la meta preferita dei turisti internazionali. Circa 620 milioni di persone si muovono verso il vecchio continente. Seguono Asia e Pacifico e poi l'America con 201 milioni di arrivi (16%).

Dal punto di vista geografico, il rapporto mette in evidenza un aspetto curioso. Alcune città soffrono di eccesso di presenze. Si tratta ad esempio di Venezia, ma anche Roma non scherza. Le altre mete più gettonate sono le città d’arte del Centro-Nord, ma anche Milano che conferma un trend in decisa crescita (grazie a Expo). Bene la costa adriatica veneta e romagnola. Un altro dato fa riflettere: il Veneto è la regione più turistica d’Italia, con dati tre volte superiori a quelli della Campania (19 milioni) e ben quattro volte a quelli della Sicilia (15), ovvero luoghi che hanno clima, mare e monumenti. Evidentemente non sfruttati a dovere.

domenica 16 luglio 2017

Oro, quotazioni in rialzo grazie alla debolezza del dollaro

E' stata una settimana positiva per l'oro, che ha guadagnato terreno fino a portarsi verso quota 1228 dollari alla chiusura di New York venerdì. Il metallo prezioso ha guadagnato complessivamente l'1,33%. L'avanzata è stata sostenuta dalla debolezza nel biglietto verde, con il Dollaro Index che è andato giù di oltre lo 0,7%. Venerdì - come detto - i mercati auriferi sono andati su e alla fine hanno rotto al di sopra del livello dei 1225. Le mani forti si sono fatte sentire negli ultimi giorni (vedi qui il tema indicatore mani forti e deboli).

Dollaro e oro 


L'elemento trainante per l'oro è stata la debolezza del dollaro. Quest'ultima è stata determinata a inizio settimana dal calo di rendimento dei titoli del Tesoro USA, e poi a fine settimana dai dati relativi all’inflazione. Questi ultimi sono risultati più deboli rispetto alle attese, e ciò ha finito per dare maggior copro alla possibilità che la Federal Reserve possa procedere ad una graduale politica di normalizzazione dei tassi. Del resto anche Janet Yellen ha dichiarato che bisognerà procedere con piccole mosse e piuttosto lentamente. Questo chiaramente rappresenta una spinta per coloro che credono nel metallo aurifero.

Gli scenari per l'oro


Quali scenari si prospettano? L'ipotesi più credibile è che il metallo prezioso possa aprirsi la strada verso un rialzo graduale, ma non esplosivo. Gli acquirenti potrebbero infatti portare la quotazione del Gold metal fin verso il livello dei 1240 dollari, sia pure tra alti e bassi (ad esempio giovedì c'è stata una forte discesa). Questo significa che bisogna andarci comunque cauti, sfruttando magari i trading bonus senza deposito.

C'è però uno scenario alternativo che va considerato. Parliamo della rottura al di sotto del livello dei 1220 dollari, che se dovesse verificarsi spingerebbe l’oro di nuovo verso i livelli minimi. Tuttavia va sottolineato che allo stato attuale delle cose pare uno scenario difficile per le prossime sessioni. Ma va comunque tenuto in conto come eventualità. Del resto il mercato dell'oro è molto sensibile a fattori esterni.

venerdì 14 luglio 2017

Investimento di Visa: 10mila dollari ai ristoranti che abbandonano il cash

Un investimento che farà discutere, ma senza dubbio attirerà l'attenzione di molti ristoratori: Visa infatti ha deciso di regalare ben 10mila dollari a 50 ristoranti, a patto che non accettino più contanti. Questi esercizi dovranno dotarsi delle ultime tecnologie relative ai pagamenti elettronici, e visa si incaricherà di fornire l'upgrade necessario per i terminal di pagamento, così da consentire anche l'utilizzo dei pagamenti contactless. I commercianti potranno iscriversi all'iniziativa da una application telematica che sarà avviata ad agosto. Il piano costerà al colosso del credito 500mila dollari, più le spese necessarie per consentire gli upgrade dei locali.

La battaglia al contante è un investimento

La mossa di Visa rappresenta un passaggio importante nel percorso che sta facendo abbandonare progressivamente l'utilizzo del contante. Negli Stati Uniti soltanto il 30% delle transazioni viene fatta con banconote, mentre in Italia questa quota è molto più elevata. Secondo il management di Visa, l'utilizzo delle carte è un affare per tutti, visto che una cultura cashless significa convenienza, sicurezza, e facilità d'uso. E questo al tempo stesso comporta libertà per i consumatori e i commercianti.

La guerra al contante è uno dei temi caldi anche in ambito politico, dal momento che le transazioni senza cash sono tracciabili e quindi gli evasori si possono stanare più facilmente. Inoltre anche la politica monetaria può essere più efficace, sotto il profilo dell'efficacia di misure come i tassi negativi (questi ultimi infatti non possono essere applicati sul cash).

Quanto sia spinta l'iniziativa di Visa per combattere il contante, lo dimostra anche la prossima diffusione di un report intitolato “Città senza contanti: comprendere i benefici dei pagamenti digitali”, la cui pubblicazione è prevista entro la fine del 2017. Una piccola anticipazione del report l'ha data proprio Visa, affermando che se in 100 città fossero aboliti i cash, ci sarebbero benefici pari a 312 miliardi di dollari annui.

mercoledì 12 luglio 2017

Banca del Giappone ferma, il mercato punisce lo Yen

Il Giappone va controcorrente. Mentre tutte le principali banche centrali del mondo considerano o hanno già attuato un piano di normalizzazione monetari, la Banca del Giappone è l'unica a non alzare i tassi d’interesse. Non solo, non sembra che sia affatto vicino un discorso differente, dal momento che dalle dichiarazioni del governatore Kuroda emerge una posizione ancora molto dovish. Questa è un’ottima ragione per cui gli investitori si tengono alla larga dallo yen, mentre i nuovi trader preferiscono negoziarlo solo sulle migliori piattaforme trading demo.

I problemi della Banca del Giappone


Del resto i dati macro non sono troppo esaltanti, specie quelli relativi all'inflazione. Il Giappone infatti da molto tempo è alle prese con la dura battaglia contro la stabilità dei prezzi, che non salgono neppure dell'1% su base annua. La Bank of Japan ha fissato come obiettivo il 2%, per cui siamo ancora molto lontani.
Questa mattina è stato pubblicato anche il report circa i prezzi alla produzione, che a giugno sono rimasti invariati così come nel mese precedente. I prezzi hanno segnato una salita del 2,1% su base annua. Significa che la produzione marcia, ma non decolla.

I riflessi sullo Yen


Per questi motivi lo yen continua a cedere terreno sul Forex. Ora il cambio con il dollaro americano ha raggiunto circa a 114 JPY (suggeriamo di vedere il grafico cercando gli harami ed engulfing pattern trading). Lo Yen ha raggiunto il livello minimo da metà maggio contro la valuta statunitense. Nel settembre 2016 si aggirava attorno quota 100 dollari.Anche i movimenti della valuta giapponese contro l'euro sono stati simili, evidenziando una certa flessione.

Il punto è che, come detto all'inizio, quasi tutti stanno operando una stretta monetaria. La Federal Reserve americana ha cominciato mesi fa. La BCE si sta avvicinando sempre di più a quel momento. Stesso discorso per la Banca d’Inghilterra e la Banca del Canada. La Bank of Japan invece non ha cambiato nulla nella politica monetaria e nelle sue prospettive. E per questo il mercato reagisce.

lunedì 10 luglio 2017

Tasse, gli italiani amano sempre di più le aliquote "flat"

Sono sempre di più gli italiani che scelgono un regime di tasse "flat" al posto dell'aliquota progressiva. C'è il doppio vantaggio di poter scegliere qualcosa che conviene e anche di meno complicato da applicare. E in più è tutto perfettamente lecito. Così si concretizza la fuga dal'Irpef.
Di regimi speciali che consentono di sottrarre i redditi alla progressività del prelievo fiscale ce ne sono tanti. Al loro posto viene applicata una aliquota proporzionale unica di tassazione. Il vantaggio sotto certi aspetti è anche per l'erario, visto che ha consentito di far emergere nuova base imponibile.

La cedolare secca è regina flat delle tasse

L'esempio più cavalcato dai contribuenti è la cedolare secca sulle locazioni abitative. Ci sono due possibili aliquote: una del 21% sui contratti di mercato libero (4+4), un'altra del 10% su quelli a canone concordato (3+2). Soprattutto quest’ultima aliquota negli anni ha subito una sforbiciata enorme, tenuto conto che originariamente era fissata al 19%.

Non stupisce che questo regime facoltativo abbia riscosso grane successo. Lo hanno opzionato oltre 2 milioni di proprietari. Peccato che sia frutto di una norma che vale solo fino al 2017, ma già la politica si muove per rinnovo e la definitiva stabilizzazione di questa tassa “piattissima”, magari estendendola anche ad altre tipologie di locazione.
Ma le imposte flat sono anche altre. Ad esempio chi realizza plusvalenze dalla vendita di fabbricati e terreni agricoli acquistati da meno di cinque anni, può decidere di pagare una imposta del 20% sostitutiva dell’Irpef.

Riguardo al mondo delle imprese, ditte individuali e società di persone possono scegliere l'Iri al 24% previsto come l’Ires per le società di capitali. Se teniamo conto che sono circa 280mila le piccole e medie imprese italiane, allora si capisce che la portata è potenzialmente enorme.
Anche nel mondo delle partite Iva qualcosa di simile è successo. Le imposte flat trovano terreno fertile anche qui. Sono infatti 600mila coloro che hanno versato le imposte al 5% nel regime dei minimi o al 15% nel nuovo forfettario. E parliamo di una imposta che assorbe sia l’Irpef che le addizionali locali, ed anche l’Irap; inoltre, i soggetti coinvolti non versano l’Iva e fruiscono di una serie di semplificazioni o di esoneri. Hai detto poco.