giovedì 20 luglio 2017

Economia Svizzera, torna a salire l'export. Il franco va su nei mercati valutari

Il rapporto tra dollaro americano e franco svizzero scende ai minimi da circa un anno. Ieri il cross valutario ha toccato quota 0,95, valori che non si vedevano da giugno 2016. Durante quel periodo il biglietto verde ha sofferto le turbolenze connesse al referendum riguardo la Brexit.
In questo momento il biglietto verde accusa invece una debolezza legata al fallimento dei tentativi di riforma sanitaria del governo Usa.

Oltre ai problemi dell'amministrazione Trump, ci sono pure i dati congiunturali che alimentano il clima di insicurezza e soffocano le speranze dei trader in un prossimo nuovo aumento del tasso di interesse da parte della Federal Reserve. Sotto questo aspetto, secondo Credit Suisse le possibilità di una ulteriore stretta monetaria quest'anno sono scese al 40%. Ricordatelo se avete intenzione di fare Forex trading online automatizzato.

Il franco trascinato dai dati sull'economia svizzera

La valuta elvetica ieri ha avuto una buona performance anche nei confronti dell'euro, tornando anche se di poco sotto la soglia psicologica di 1,10 franchi (si osservino in proposito gli elementi della strategia fractal indicatore).
L'apprezzamento del franco è dovuto alle previste affermazioni che il presidente della Banca centrale europea (Bce) Mario Draghi farà questo pomeriggio dopo la riunione della BCE. Si pensa che Draghi avrà un tono molto più pacato e prudente rispetto a qualche settimana fa, quando le sue dichiarazioni a Sintra (Portogallo) vennero interpretate in modo molto hawkish dai trader. Ma la politica monetaria ultraespansiva dovrebbe rimanere ancora una caratteristica dell'Eurozona.

Intanto oggi è stato giorno di dati macro per la Svizzera. Il commercio estero ha brillato nella prima metà del 2017. Infatti sono cresciute a ritmo sostenuto le esportazioni (+4,4%), che hanno raggiunto il livello record di 109,6 miliardi di franchi. Crescono anche le importazioni (+4,8%) che raggiungono 90,7 miliardi, il valore più alto degli ultimi otto anni. A trainare l'export sono stati i prodotti chimici e farmaceutici (+6,8%). Da segnalare che dopo una flessione durata tre semestri, l'export di orologeria torna nuovamente a salire (+0,1%).

martedì 18 luglio 2017

Economia italiana trascinata dal turismo: boom di presenze straniere e italiane

C'è un settore dell'economia italiana che può sorridere, come del resto spesso accade. Si tratta del turismo, che nel 2016 ha registrato un boom di presenze: 50,7 milioni di arrivi internazionali, con una spesa record di 36,4 miliardi di euro. Lo evidenzia un rapporto realizzato da Unicredit in collaborazione con Touring Club Italiano. Peraltro al dato sugli arrivi internazionali si associa anche una bella ripresa riguardo al turismo domestico, ovvero quello che più aveva sofferto negli anni della crisi. Gli italiani che hanno deciso di rimanere sul territorio sono aumentati del 6,2% e le presenze del 4,8%. Il rapporto evidenzia che il settore turistico rappresenta una grossa spinta per l'intera economia italiana. Il settore vale infatti 70,2 miliardi di euro, pari al 4,2% del Pil italiano (ma arriviamo al 10,3% del Pil se si aggiunge l’indotto) e dà lavoro a circa 2,7 milioni di persone.

I numeri del turismo e i benefici per l'economia

C'è un altro aspetto interessante riguardo al turismo. E' un settore in espansione anche su scala mondiale - oltre 1,2 miliardi di arrivi internazionali a livello globale - che è in grado di assorbire fattori destabilizzanti come terrorismo e tensioni geo-politiche. In sostanza questi fattori vanno a incidere sulla scelta delle proprie mete turistiche, ma non spingono quasi mai le persone a evitare il viaggio.
Basti pensare che la Francia, bersagliata da vari attacchi terroristici, ha perso il 4% dei suoi flussi, mentre peggio è andata a Egitto (40%) e Turchia (30%). Salgono invece le mete più "tranquille" come Cipro, Spagna, Malta e Croazia.
Dal punto di vista geografico, l'Europa rimane la meta preferita dei turisti internazionali. Circa 620 milioni di persone si muovono verso il vecchio continente. Seguono Asia e Pacifico e poi l'America con 201 milioni di arrivi (16%).

Dal punto di vista geografico, il rapporto mette in evidenza un aspetto curioso. Alcune città soffrono di eccesso di presenze. Si tratta ad esempio di Venezia, ma anche Roma non scherza. Le altre mete più gettonate sono le città d’arte del Centro-Nord, ma anche Milano che conferma un trend in decisa crescita (grazie a Expo). Bene la costa adriatica veneta e romagnola. Un altro dato fa riflettere: il Veneto è la regione più turistica d’Italia, con dati tre volte superiori a quelli della Campania (19 milioni) e ben quattro volte a quelli della Sicilia (15), ovvero luoghi che hanno clima, mare e monumenti. Evidentemente non sfruttati a dovere.

domenica 16 luglio 2017

Oro, quotazioni in rialzo grazie alla debolezza del dollaro

E' stata una settimana positiva per l'oro, che ha guadagnato terreno fino a portarsi verso quota 1228 dollari alla chiusura di New York venerdì. Il metallo prezioso ha guadagnato complessivamente l'1,33%. L'avanzata è stata sostenuta dalla debolezza nel biglietto verde, con il Dollaro Index che è andato giù di oltre lo 0,7%. Venerdì - come detto - i mercati auriferi sono andati su e alla fine hanno rotto al di sopra del livello dei 1225. Le mani forti si sono fatte sentire negli ultimi giorni (vedi qui il tema indicatore mani forti e deboli).

Dollaro e oro 


L'elemento trainante per l'oro è stata la debolezza del dollaro. Quest'ultima è stata determinata a inizio settimana dal calo di rendimento dei titoli del Tesoro USA, e poi a fine settimana dai dati relativi all’inflazione. Questi ultimi sono risultati più deboli rispetto alle attese, e ciò ha finito per dare maggior copro alla possibilità che la Federal Reserve possa procedere ad una graduale politica di normalizzazione dei tassi. Del resto anche Janet Yellen ha dichiarato che bisognerà procedere con piccole mosse e piuttosto lentamente. Questo chiaramente rappresenta una spinta per coloro che credono nel metallo aurifero.

Gli scenari per l'oro


Quali scenari si prospettano? L'ipotesi più credibile è che il metallo prezioso possa aprirsi la strada verso un rialzo graduale, ma non esplosivo. Gli acquirenti potrebbero infatti portare la quotazione del Gold metal fin verso il livello dei 1240 dollari, sia pure tra alti e bassi (ad esempio giovedì c'è stata una forte discesa). Questo significa che bisogna andarci comunque cauti, sfruttando magari i trading bonus senza deposito.

C'è però uno scenario alternativo che va considerato. Parliamo della rottura al di sotto del livello dei 1220 dollari, che se dovesse verificarsi spingerebbe l’oro di nuovo verso i livelli minimi. Tuttavia va sottolineato che allo stato attuale delle cose pare uno scenario difficile per le prossime sessioni. Ma va comunque tenuto in conto come eventualità. Del resto il mercato dell'oro è molto sensibile a fattori esterni.

venerdì 14 luglio 2017

Investimento di Visa: 10mila dollari ai ristoranti che abbandonano il cash

Un investimento che farà discutere, ma senza dubbio attirerà l'attenzione di molti ristoratori: Visa infatti ha deciso di regalare ben 10mila dollari a 50 ristoranti, a patto che non accettino più contanti. Questi esercizi dovranno dotarsi delle ultime tecnologie relative ai pagamenti elettronici, e visa si incaricherà di fornire l'upgrade necessario per i terminal di pagamento, così da consentire anche l'utilizzo dei pagamenti contactless. I commercianti potranno iscriversi all'iniziativa da una application telematica che sarà avviata ad agosto. Il piano costerà al colosso del credito 500mila dollari, più le spese necessarie per consentire gli upgrade dei locali.

La battaglia al contante è un investimento

La mossa di Visa rappresenta un passaggio importante nel percorso che sta facendo abbandonare progressivamente l'utilizzo del contante. Negli Stati Uniti soltanto il 30% delle transazioni viene fatta con banconote, mentre in Italia questa quota è molto più elevata. Secondo il management di Visa, l'utilizzo delle carte è un affare per tutti, visto che una cultura cashless significa convenienza, sicurezza, e facilità d'uso. E questo al tempo stesso comporta libertà per i consumatori e i commercianti.

La guerra al contante è uno dei temi caldi anche in ambito politico, dal momento che le transazioni senza cash sono tracciabili e quindi gli evasori si possono stanare più facilmente. Inoltre anche la politica monetaria può essere più efficace, sotto il profilo dell'efficacia di misure come i tassi negativi (questi ultimi infatti non possono essere applicati sul cash).

Quanto sia spinta l'iniziativa di Visa per combattere il contante, lo dimostra anche la prossima diffusione di un report intitolato “Città senza contanti: comprendere i benefici dei pagamenti digitali”, la cui pubblicazione è prevista entro la fine del 2017. Una piccola anticipazione del report l'ha data proprio Visa, affermando che se in 100 città fossero aboliti i cash, ci sarebbero benefici pari a 312 miliardi di dollari annui.

mercoledì 12 luglio 2017

Banca del Giappone ferma, il mercato punisce lo Yen

Il Giappone va controcorrente. Mentre tutte le principali banche centrali del mondo considerano o hanno già attuato un piano di normalizzazione monetari, la Banca del Giappone è l'unica a non alzare i tassi d’interesse. Non solo, non sembra che sia affatto vicino un discorso differente, dal momento che dalle dichiarazioni del governatore Kuroda emerge una posizione ancora molto dovish. Questa è un’ottima ragione per cui gli investitori si tengono alla larga dallo yen, mentre i nuovi trader preferiscono negoziarlo solo sulle migliori piattaforme trading demo.

I problemi della Banca del Giappone


Del resto i dati macro non sono troppo esaltanti, specie quelli relativi all'inflazione. Il Giappone infatti da molto tempo è alle prese con la dura battaglia contro la stabilità dei prezzi, che non salgono neppure dell'1% su base annua. La Bank of Japan ha fissato come obiettivo il 2%, per cui siamo ancora molto lontani.
Questa mattina è stato pubblicato anche il report circa i prezzi alla produzione, che a giugno sono rimasti invariati così come nel mese precedente. I prezzi hanno segnato una salita del 2,1% su base annua. Significa che la produzione marcia, ma non decolla.

I riflessi sullo Yen


Per questi motivi lo yen continua a cedere terreno sul Forex. Ora il cambio con il dollaro americano ha raggiunto circa a 114 JPY (suggeriamo di vedere il grafico cercando gli harami ed engulfing pattern trading). Lo Yen ha raggiunto il livello minimo da metà maggio contro la valuta statunitense. Nel settembre 2016 si aggirava attorno quota 100 dollari.Anche i movimenti della valuta giapponese contro l'euro sono stati simili, evidenziando una certa flessione.

Il punto è che, come detto all'inizio, quasi tutti stanno operando una stretta monetaria. La Federal Reserve americana ha cominciato mesi fa. La BCE si sta avvicinando sempre di più a quel momento. Stesso discorso per la Banca d’Inghilterra e la Banca del Canada. La Bank of Japan invece non ha cambiato nulla nella politica monetaria e nelle sue prospettive. E per questo il mercato reagisce.

lunedì 10 luglio 2017

Tasse, gli italiani amano sempre di più le aliquote "flat"

Sono sempre di più gli italiani che scelgono un regime di tasse "flat" al posto dell'aliquota progressiva. C'è il doppio vantaggio di poter scegliere qualcosa che conviene e anche di meno complicato da applicare. E in più è tutto perfettamente lecito. Così si concretizza la fuga dal'Irpef.
Di regimi speciali che consentono di sottrarre i redditi alla progressività del prelievo fiscale ce ne sono tanti. Al loro posto viene applicata una aliquota proporzionale unica di tassazione. Il vantaggio sotto certi aspetti è anche per l'erario, visto che ha consentito di far emergere nuova base imponibile.

La cedolare secca è regina flat delle tasse

L'esempio più cavalcato dai contribuenti è la cedolare secca sulle locazioni abitative. Ci sono due possibili aliquote: una del 21% sui contratti di mercato libero (4+4), un'altra del 10% su quelli a canone concordato (3+2). Soprattutto quest’ultima aliquota negli anni ha subito una sforbiciata enorme, tenuto conto che originariamente era fissata al 19%.

Non stupisce che questo regime facoltativo abbia riscosso grane successo. Lo hanno opzionato oltre 2 milioni di proprietari. Peccato che sia frutto di una norma che vale solo fino al 2017, ma già la politica si muove per rinnovo e la definitiva stabilizzazione di questa tassa “piattissima”, magari estendendola anche ad altre tipologie di locazione.
Ma le imposte flat sono anche altre. Ad esempio chi realizza plusvalenze dalla vendita di fabbricati e terreni agricoli acquistati da meno di cinque anni, può decidere di pagare una imposta del 20% sostitutiva dell’Irpef.

Riguardo al mondo delle imprese, ditte individuali e società di persone possono scegliere l'Iri al 24% previsto come l’Ires per le società di capitali. Se teniamo conto che sono circa 280mila le piccole e medie imprese italiane, allora si capisce che la portata è potenzialmente enorme.
Anche nel mondo delle partite Iva qualcosa di simile è successo. Le imposte flat trovano terreno fertile anche qui. Sono infatti 600mila coloro che hanno versato le imposte al 5% nel regime dei minimi o al 15% nel nuovo forfettario. E parliamo di una imposta che assorbe sia l’Irpef che le addizionali locali, ed anche l’Irap; inoltre, i soggetti coinvolti non versano l’Iva e fruiscono di una serie di semplificazioni o di esoneri. Hai detto poco.

sabato 8 luglio 2017

Sterlina sotto pressione dopo i dati macro deludenti

Si chiude male la settimana per la sterlina, sulla scia di dati macro deludenti. Venerdì mattina l’Ufficio Nazionale di Statistica britannico ha infatti reso noto che la produzione manifatturiera è scesa dello 0,2% a maggio. Gli analisti si aspettavano addirittura una crescita dello 0,5%, dopo che anche nel periodo precedente c'era stato un incremento dello 0,2%.
Su base annua invece la produzione manifatturiera evidenzia una crescita dello 0,4%. L'aumento previsto era dell’1,0%. Il report dell'Ufficio di Statistica ha inoltre reso noto che la produzione industriale è in calo dello 0,1% a maggio (consensus dello 0,4%).

La reazione della sterlina

Come abbiamo detto, sul mercato valutario la sterlina è finita subito sotto pressione. Dopo il rilascio di dati britannici deludenti il cambio GBP/USD è scivolato verso 1,2919 nella mattinata, con i segnali forex affidabili gratis che hanno puntato tutti al ribasso. E infatti successivamente ai dati sul lavoro USA, le perdite del pound si sono ampliate. Alla fine il valore di chiusura è stato 1,289. Dal punto di vista tecnico siamo in area di test del supporto poso a quota 1,2890 (minimo di mercoledì scorso).

Le cose non sono andate meglio contro l'euro. Poco dopo l'orari apertura mercati forex, a inizio sessione la coppia si muoveva lateralmente, per poi fare un’inversione di rotta e macinare terreno in rialzo. Sembra che il cambio tra la valuta unica e quella britannica stia cercando di rompere in rialzo, anche se non siamo riusciti a superare il precedente rialzo della scorsa settimana. Potrebbe quindi esserci un pullback o anche una spinta maggiore verso l'apprezzamento della coppia.

Se dovesse esserci effettivamente uno slancio ulteriore, allora sarà possibile oltrepassare l'importante soglia psicologica di 0,90£. Tuttavia, per chi volesse fare trading sarà necessario essere pronti quando usciranno varie notizie da Londra e Bruxelles, impegnate nel braccio di ferro sulla Brexit.

giovedì 6 luglio 2017

Oro, gli ETP in calo sulle aspettative di normalizzazione della politica monetaria

Gli ETP sull'oro hanno vissuto la settimana peggiore dall'inizio dell'anno. Ci sono infatti stati dei deflussi importanti, per lo più causati dalle aspettative crescenti riguardo la normalizzazione della politica monetaria di BCE e BoE. Ma ha pesato anche l'aumento dell'inlfazione tedesca oltre le aspettative. Inoltre i dati positivi sull'industria manifatturiera cinese, hanno dirottato parte della domanda verso ETP su metalli industriali (che hanno raccolto afflussi pari a ben 55 milioni di USD).

Deflussi da 160 milioni sull'oro

Complessivamente, settimana scorsa gli ETP sull’oro hanno registrato deflussi per 160 milioni di dollari, sulla scia di una maggiore propensione al rischio da parte dei mercati (per i motivi prima detti).
L'oro è sceso sotto i 1250 USD/oncia, e le propsettive sembrano indirizzarsi verso un ulteriore calo, tenuto conto del progressivo rialzo dei rendimenti reali a livello globale, oltre che del probabile rialzo del dollaro (ultimamente colto da una forte debolezza).
E' probabile però che questo calo possa essere contenuto dalla gradualità dei rialzi dei tassi e dall'esistenza di rischi estremi, che come al solito potrebbero far riemergere l'interesse dei mercati verso l'oro in quanto bene rifugio.

Gli altri ETP

Riguardo gli ETP sul greggio, invece possiamo sottolineare che settimana scorsa hanno attratto investimenti per quasi 24 milioni di dollari. Il rimbalzo positivo dei prezzi di Brent e WTI sono stati fattori di spinta importanti. L’energy Information Administration statunitense ha rilevato un incremento delle scorte USA pari a 118.000 barili dalla scorsa settimana. Questi incrementi probabilmente sono dovuti alla riduzione di 100.000 barili al giorno dei volumi di petrolio estratti negli Stati Uniti.

Circa gli ETF azionari, la settimana appena conclusa è stata positiva (quota 29 milioni di USD), mentre quelli su miniere d’oro hanno registrato afflussi robusti per la terza settimana di fila (in totale 81 milioni di dollari).

martedì 4 luglio 2017

Dollaro, settimana cruciale. Occhio alle minute FED e ai dati sul lavoro

Dopo la settimana delle Banche centrali, i mercati finanziari tornano a concentrarsi soprattutto sui dati macro. Saranno questi i driver principali delle quotazioni, e in special modo del cross valutario tra euro e dollaro. La coppia in questo avvio di settimana è tornata sotto quota 1,14, ma è chiaro che potrebbe essere solo un pullback fisiologico dopo la marcia inarrestabile dei giorni scorsi, e che presto i consigli trading in tempo reale gratis potrebbero tornare a puntare sull'euro.

BCE, FED e dollaro

Ad innescarla sono stati due fattori. Anzitutto le dichiarazioni del presidente della BCE Mario Draghi, che è parso molto ottimista sul futuro dell'eurozona. Questo slancio del presidente BCE su reflazione e rafforzamento crescita economica, è stata interpretato dagli investitori come una possibile apertura ad una svolta restrittiva. In realtà poi altri membri hanno detto che non è proprio così, ma intanto il fatto s'era compiuto. L'euro ha spinto sull'acceleratore toccando i massimi di oltre un anno (si veda il grafico con il Demarker indicator).

Dall'altra parte, negli USA c'è stata una frenata del dollaro. La Yellen è stata molto più dovish del suo collega europeo, e questo è stato interpretato come un possibile preludio ad un rallentamento del programma di rialzo del costo del denaro messo in atto dalla Fed.
Per questo motivo i riflettori questa settimana sono puntati proprio sul dollaro USA. Si cercheranno maggiori indicazioni sulla reale fattibilità del rialzo dei tassi da parte della Fed. ciò sarà possibile solo in presenza di dati economici positivi, visto che fino ad ora le intenzioni di politica monetaria della Fed non sono state supportate dalla crescita economica. E soprattutto non sono state sostenute dall'inflazione.

Se l'ultimo ritocco del costo del denaro è stato fatto ignorando i dati, il prossimo non potrà essere così. Ecco perché i dati macro sono importantissimi. Uno dei principali market mover in questo senso sarà il rapporto sull’occupazione di venerdì 7 luglio. Ci si aspettano 180mila nuovi posti di lavoro. Ma saranno importanti anche i verbali dell’ultima riunione della Fed, in uscita mercoledì. Questo ci farà capire la view sull’inflazione dei banchieri centrali americani.

domenica 2 luglio 2017

Affitti case vacanze: la metà è in nero e cresce il rischio truffe

Emergono dei dati allarmanti riguardo gli affitti delle case vacanze. Secondo una indagine condotta da Adnkronos infatti, più della metà vengono affittate in nero. Parliamo di circa il 55%. Non solo, di pari passo con al diffusione del "nero" aumenta anche il rischio di truffe o comunque di avere sgradite sorprese. Ciò si verifica in un caso su quattro.
Nella maggior parte dei casi le trattative vengono chiuse direttamente via web, spesso con una singola mail. Della buona vecchia stretta di mano non c'è più l'ombra, e ci si arriva solo a giochi fatti quando è il momento di prendere possesso dell'abitazione. Ma va anche sottolineato che neppure la presenza di una intermediazione dei siti specializzati può essere una valida garanzia di transazioni trasparenti.

I rischi connessi agli affitti

Tornando all'allarme riguardo il "nero", va detto che è purtroppo una pratica diffusa in tutto il territorio Nazionale. Di sicuro però ci sono delle aree maggiormente a rischio, come il meridione. A partire da Roma fino a scendere lo stivale il fenomeno è diffuso.

I dati peggiori sono quelli che arrivano dalla Campania e dalla Sicilia, dove si stime che addirittura il 75% degli affitti sia concordato senza alcun contratto. Stesso problema anche per Liguria e Lazio, mentre a Roma si arriva a picchi del 70%. Anche in Sardegna si raggiungono valori elevati di affitti senza contratto, circa il 50%.
Le mosche bianche ci sono. Ad esempio Toscana e Trentino Alto Adige, dove soltanto una casa su tre non è in regola. La regione più virtuosa però è la Valle d'Aosta, dove si stima che soltanto una casa su cinque sarà affittata irregolarmente.

Truffe e affitti

Riguardo invece al fenomeno delle truffe, è chiaro che anche questo si collega in qualche modo agli affitti in nero, perché chi prende una casa vacanze senza contratto poi non ha appigli legali di fronte alle brutte sorprese. Secondo i network immobiliari interpellati da Adnkronos, spesso il cliente scopre l'inganno solo quando inizia la vacanza e raggiunge la propria meta dei sogni. Per lo più i problemi riguardano difformità tra la casa vista (e prenotata) su internet rispetto a quella che è realmente. Ma anche le condizioni spesso sono diverse da quelle pattuite. Si arriva poi ai casi estremi, dove le case non esistono affatto. Truffa al 100%.

Dal punto di vista geografico, anche questo fenomeno è più presente al Sud e nelle grandi città, dove si stima si verifichi in un caso su 4, specie se il tutto viene fatto tramite internet. Campania e Sicilia sono in testa a questa speciale e poco edificante classifica, dove si raggiunge una media del 35% di rischio truffa.

venerdì 30 giugno 2017

Valute, l'ipotesi stretta monetaria spinge Euro e sterlina

E' stato senza dubbio l'euro la vera stella del mercato valutario durante questa settimana. Seguito a ruota dalla sterlina. In entrambi i casi sono le indicazioni su un possibile restringimento della politica monetaria ad aver dato la spinta. Gli investitori hanno ascoltato con molta attenzione le parole dei due governatori - Draghi e Carney - che sono parsi più propensi ad essere falchi che colombe. Nessuno dei due ha apertamente detto che si avvicina la stretta monetaria, ma al tempo stesso nessuno dei due l'ha negato in modo categorico. Qualcosa si muove quindi. Mettiamoci pure le difficoltà del dollaro, che invece è stato zavorrato dalle dichiarazioni dovish della Yellen, e il gioco è fatto.

Euro e sterlina sul mercato delle valute

I commenti molto ottimisti di Mario Draghi sulle prospettive d’inflazione nella eurozona hanno spinto gli investitori a comprare euro.
Nella giornata di giovedì la coppia EUR/USD ha toccato quota 1,1435. Si tratta del valore massimo mai raggiunto da oltre un anno. La mossa è stata amplificata anche dalla diffusa debolezza dell’USD, come abbiamo detto. L'indicatore mani forti e deboli hanno evidenziato la massiccia presenza sul mercato di grossi investitori, che hanno spinto su la valuta europea.

Situazione simile l'ha vissuta la sterlina. Il movimento del pound nel mercato valutario è stato supportato dai commenti di Mark Carney su una potenziale stretta. Va ricordato che nel corso dell'ultimo meeting della BoE, ben 3 membri su 8 avrebbero voluto un rialzo del costo del denaro. E' chiaro che questo ha indotto i trader a pensare che presto questo avverrà. La coppia GBP/USD è salita così dell’1,20% a 1,2970, e nessun indicatore inversione trend ha acceso il segnale su un possibile cambio di rotta al ribasso.

Ma cosa succederà adesso? Difficile ipotizzare che l'euro possa perdere vigore nei prossimi giorni, ma altrettanto difficile è immaginare che si vada avanti così ancora a lungo. Riguardo alla sterlina, gli eventi ci hanno abituati a navigare a vista dal momento che c'è sempre l'ombra della Brexit che incombe sui nostri trade.

mercoledì 28 giugno 2017

Multa record per Google dalla UE. Il colosso USA: "Siamo rispettosamente in disaccordo"

Era già stato annunciato nei giorni scorsi, ma oggi è diventato ufficiale. La Commissione europea ha inflitto una maxi-multa al colosso del web Google. La cifra da capogiro è pari a 2,42 miliardi di euro, ovvero oltre il doppio di quanto previsto. Il motivo di questa sanzione pesantissima è nell'avere abusato della sua posizione dominante, ed in particolare aver manipolato i risultati di ricerca sul proprio motore con lo scopo di avvantaggiare Google Shopping.

I motivi della multa

A spiegare la situazione ci ha pensato la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager: "Google ha cambiato la nostra vita e questo è positivo. Tuttavia la sua strategia relativa al servizio di confronto dei prezzi ha sfruttato la sua posizione dominante sul mercato dei motori di ricerca. Ha cioè favorito il proprio servizio di confronto dei prezzi.
Tramite Google Shopping, il colosso californiano offre ai propri utenti un servizio di comparazione dei prezzi che sono oggetto di una ricerca su Internet. Però il suo servizio è sempre al primo posto, mentre gli altri si trovano più in basso. Ciò è scorretto. La Commissione europea ha sottolineato che un utente di solito (nel 95% dei casi) sceglie tra le opzioni della prima pagina, e quelli in cima vengono cliccati il 35% delle volte. Da qui nasce un vantaggio illegittimo per Google, che si configura come abuso di posizione dominante.

La reazione di Google

La cosa eclatante resta l'importo della sanzione. Finora infatti il massimo mai raggiunto contro una società per un caso antitrust europeo era arrivato alla cifra di 1,06 miliardi di euro. Si tratta della multa inflitta nel 2009 a Intel, il leader dei microprocessori.
Secondo le normative, adesso Google deve interrompere questo comportamento entro 90 giorni. In caso contrario sarà chiamato a versare ulteriori penalità.
La risposta del colosso californiano non si è fatta attendere. Il vice presidente Kent Walker ha infatti preannunciato che faranno ricorso: “Con rispetto, non siamo d'accordo con le conclusioni annunciate oggi”.

La questione è molto delicata e non solo per motivi economici, dal momento che rischia di creare nuove tensioni tra Bruxelles e Washington, dopo quelle alimentati nei mesi scorsi per altre multe inflette ai colossi americani (come Apple).

lunedì 26 giugno 2017

Macroeconomia, ecco gli appuntamenti clou della settimana

Saranno ancora sterlina, euro e dollaro ad essere sotto i riflettori in questa settimana sui mercati finanziari. Sono in programma appuntamenti molto importanti di macroeconomia, che i trader terranno d'occhio.
Senza trascurare quel che succede al mercato del petrolio, messo in ginocchio dai dati riguardanti le scorte USA. I prezzi del greggio si sono attestati in prossimità dei minimi di diversi mesi, e finora gli sforzi del OPEC per tenerli a galla sembrano fallire. 

Appuntamenti con la macroeconomia

Per quanto riguarda la sterlina invece, pesa sempre la questione Brexit. La valuta britannica ha toccato un minimo di due mesi dopo le decisioni della BoE. Il governatore dell'istituto centrale - Mark Carney - ha infatti annunciato che i tassi di interesse restano invariati. Va ricordato che all'interno del board della BoE il voto sulla politica monetaria è stato contrastato.
Infatti tre membri del Comitato (su 8) avrebbero voluto alzare i tassi e correggere la politica monetaria sin da subito. Questo fa capire che clima di incertezza si respira in questo momento in GB. Per cui è necessaria molta prudenza, a maggior ragione se fate trading binario a breve scadenza (e in ogni caso scegliete bene la migliore piattaforma opzioni binarie).

Due appuntamenti per l'euro

Per quanto riguarda l'area euro invece, il dato di macroeconomia più interessante sarà l'indice sulla fiducia delle aziende in Germania (IFO). quello relativo a maggio ha superato le aspettative (114,6), per cui c'è molto interesse nel conoscere il dato di oggi, relativo a giugno. e una lettura superiore alle attese potrebbe spingere l'euro verso il rialzo, rendendolo un punto fermo per le nostre opzioni binarie strategie vincenti.

Sempre riguardo all'area euro, ci sono poi due appuntamenti da tenere in considerazione. Il primo è in calendario domani, quando parlerà Mario Draghi. Dal governatore BCE non si attendono spunti di rilievo, ma è chiaro che se dovessero arrivare a sorpresa, scuoterebbero i mercati.
Venerdì verranno poi diramati i report sulla disoccupazione in Germania. A maggio i livelli sono stati superiori alle attese, e una nuova lettura superiore al consensus sarebbe negativa per l'euro.

Dagli USA

Riguardo agli USA, l'appuntamento clou è in programma giovedì. Verrà infatti pubblicato il report sul PIL, che a maggio è stato superiore alle attese, con una lettura dello 1,2%. Le previsioni che puntano ad un’assenza di variazioni, e se vi fosse una nuova lettura superiore alle attese, il dollaro potrebbe schizzare verso l'alto.

sabato 24 giugno 2017

Commercio, torna l'interesse per ristorazione e wellness. Male le panetterie e i centri scommesse

La mappa delle attività di commercio in Italia è stata stravolta dalla crisi. Quelle più piccole sono state messe in ginocchio dalle difficoltà economiche, il che ha favorito la grande distribuzione. Partendo da uno screening delle attività e delle licenze che sono state messe in vendita, è emerso che i settori con maggiore richiesta sono diventati quelli del food e del wellness. Sono infatti ristoranti (+7,5%), palestre (+3,5%) e centri estetici e solarium (+2%) ad aver ricevuto il maggiore incremento.

Il quadro del commercio

Nel settore della ristorazione, un ruolo importante lo hanno avuto la grande visibilità che negli ultimi anni hanno avuto food blogger e chef superstar. Questo ha spinto la domanda, ed anche aumentato i prezzi dei ristoranti in vendita (+2,5%). Cresce anche la richiesta per gelaterie e pasticcerie, visto che in un anno la domanda è aumentata rispettivamente del 5% e del 3%. Nel settore del commercio alimentare ci sono però anche caso al contrario. Vivono uno stallo infatti le panetterie, sempre meno richieste (-6% in un anno).

La cura del corpo

Un'altra bella spinta l'ha ricevuta il settore della cura del corpo. La domanda di palestre è salita del 3,5% nell’ultimo anno. Al tempo stesso questo ha spinto al rialzo i prezzi, in aumento dell’1,5%. Ma vanno bene anche altre attività: parrucchieri, centri estetici e solarium.

Altri settori del commercio

Se facciamo una panoramica più ampia di come va il commercio in Italia, scopriamo che i negozi di telefonia sembrano aver guadagnato interesse. Questo per via della facilità con cui si possono aprire. Perdono fascino i centri di scommesse, anche per la diffusione del web. La domanda è in calo dell’8%.
Male anche cartolerie e librerie, specie se sono piccole. La domanda è scesa del 6%, mentre l'offerta è schizzata al 10%. Resistono le edicole, mentre vanno male negozi di abbigliamento e ferramenta (-4%). Scendono del 5% i prezzi delle tabaccherie classiche, che soffrono la difficoltà del passaggio generazionale.

giovedì 22 giugno 2017

Rublo russo sotto pressione: tre fattori tengono in ansia Mosca

Dopo un periodo florido, adesso sul rublo russo tornano a fare capolino le nubi. Da una parte ci sono gli USA, che hanno allungato la lista delle sanzioni contro la Russia, dall'altra c'è il rischio che possano esserci delle tensioni sui cieli siriani. Sullo sfondo c'è pure la questione del petrolio, tornato a scendere in picchiata sui mercati finanziari per via del suo cronico eccesso di offerta. La situazione è quindi abbastanza tesa da preoccupare Mosca.

I tre fronti caldi per il rublo russo

Dopo l'ennesimo dato negativo sulle scorte, il greggio ha continuato ad andare in scivolata sui mercati. L'oro nero è andato a picco ai minimi da 10 mesi sulle piazze internazionali delle commodities (consigliamo di seguire il grafico con indicatore MACD trading). Gli investitori sono sempre più scettici verso i tagli produttivi decisi dall'OPEC, e l'aumento dello Shale Oil americano aggrava la situazione.

A parte il petrolio, l'altra questione delicata riguarda la comunicazione tra russi e americani. Per due giorni consecutivi aerei russi e Nato si sono pericolosamente incrociati sul Baltico. E il fronte di scontro tra russi e americani su amplia per via dell'irrigidimento delle sanzioni americane, rivolte contro una nuova lista di 38 persone e organizzazioni per il loro coinvolgimento nel conflitto in Ucraina orientale. Il fatto che sia stato annullato dall'agenda un incontro previsto tra il viceministro russo degli Esteri Serghej Ryabkov e il sottosegretario di Stato Thomas Shannon non è certo un buon segnale. Peraltro Mosca ha già fatto sapere che risponderà con misure corrispondenti alle sanzioni americane.

L'andamento del rublo

In tutto questo quadro, era inevitabile che la tenuta del rublo fosse messa sotto pressione. Oggi i migliori segnali forex gratuiti affidabili puntano tutti sul ribasso della valuta russa. Ieri è scesa fino ai minimi di quattro mesi sul dollaro, con il cross UsdRub che ha oltrepassato quota 60. Per poi recuperare a 59,77. Nonostante le preoccupazioni, la Russia comunque è stata attenzionata dagli investitori stranieri, come dimostra il fatto che nella sua prima emissione obbligazionaria l'85% è stato collocato all'estero.

martedì 20 giugno 2017

Imposte più alte sui tabacchi, le sigarette verso un nuovo rialzo di 10 cents

Tempi sempre più duri per i fumatori. La manovrina del governo infatti inasprisce le imposte sui tabacchi (le accise) per ottenere un introito ulteriore di 83 milioni di euro nel corso di quest'anno e di 125 a partite dal prossimo. La manovra correttiva - approvata dal Senato la scorsa settimana - è immediatamente efficace e ha voluto redistribuire il nuovo carico fiscale su tutte le componenti del processo di produzione delle bionde (ad esempio l’aliquota di base applicata sulle sigarette passa dall’attuale misura del 58,70 al 59,1 per cento). Questo significa che tutti i principali produttori ne saranno interessati.

Per una prima fase le aziende produttrici assorbiranno il costo facendosene carico, ma poi quasi sicuramente finiranno per scaricarlo sul consumatore finale in tutto o in parte. Se questo dovesse accadere, il maggior carico fiscale si potrebbe trasformare in aumenti per i fumatori in media fino a 10 centesimi a pacchetto. L'aumento delle accise sui tabacchi dovranno garantire all’Erario maggiori entrate per 83 milioni di euro nel 2017 e per 125 milioni a decorrere dal 2018.

Le aziende contro il rialzo delle imposte


Gli aumenti hanno contrariato soprattutto i produttori delle sigarette di fascia bassa, ovvero quelle che sono vendute al pubblico a prezzi moderati (sui 4 euro a pacchetto). E molti hanno tirato in ballo il settore delle sigarette elettroniche, la cui tassazione resta quasi inapplicata e ha prodotto un gettito di appena 5 milioni rispetto agli 87 attesi. Perché non riscrivere prima quel settore e poi andare a colpire le bionde tradizionali?

C'è un altro aspetto che va tenuto presente. Alcuni marchi come il gigante mondiale Imperial, da poco hanno incrementato gli acquisti di tabacco italiano prodotto tra Umbria, Veneto e Campania. L'aumento delle imposte potrebbe spingere alcuni a fare marcia indietro, valutando la possibilità di abbandonare il mercato italiano per rifornirsi altrove di materia prima.

Di recente Valerio Forconi, responsabile delle relazioni istituzionali per il Sud Europa di Imperial Tobacco, ha fatto una considerazione: "L'inasprimento ci spingerà a riconsiderare molti aspetti sull'Italia. Già fino ad oggi la componente tributaria incideva per circa il 76%" sul costo finale di una sigaretta. Vale a dire che in un pacchetto che viene venduto a 5 euro, 3,8 finiscono tra Stato e tabaccai".

domenica 18 giugno 2017

Cambio euro-dollaro, futuro incerto tra spinte al ribasso e al rialzo

La settimana che si aprirà domani non prevede in agenda grossi spunti macro, per cui i trader saranno impegnati a digerire quanto emerso nei giorni scorsi. Ciò vale soprattutto per il cambio euro-dollaro. Praticamente tutte le banche centrali hanno fatto la loro mossa, e non c'è stato tempo per assorbirne una che subito ce n'è stata un'altra. Il ruolo centrale l'ha ovviamente avuto la Federal Reserve, che ha alzato il costo del denaro anche se è parsa meno intraprendente rispetto a qualche mese fa. Gli investitori pertanto si chiedono in che misura potranno aspettarsi nuovi ritocchi dei tassi entro la fine del 2017.

Sarà interessante in tal senso ascoltare le parole di William Dudley, presidente della Fed di New York. Ma a parte questo grossi spunti non ci saranno. Sarà quindi una settimana di riflessione per i trader.

Indipendentemente da quale sia la propria impostazione di investimento, comunque bisogna tenere in conto che il cambio euro-dollaro sarà interessato da una volatilità molto elevata, come accaduto negli ultimi giorni.

Analisi tecnica del cambio euro-dollaro

Sotto il profilo tecnico vediamo che il prezzo dopo essersi collocato oltre la banda superiore delle envelopes trading indicatore, sta rientrando nel canale ma resta comunque in prossimità del livello superiore estremo.
Venerdì infatti la coppia EUR/USD è scattata al rialzo, finendo contro la regione degli 1,12 dollari. Poi però c'è stato un momento di congelamento attorno a questa zona. Non si può quindi ancora dire se ci sarà o meno una nuova rottura al rialzo. Pertanto il suggerimento da dare ai trader è che sarebbe meglio lasciare da parte questa coppia, almeno per il momento.

Una sensazione che ci viene confermata anche da un altro strumento che abbiamo usato a supporto della nostra analisi, ovvero Acceleration Deceleration indicatore AC.

Teniamo ancora d'occhio questo cross. Se romperemo sopra il livello degli 1,1225, allora il mercato potrebbe spingersi nuovamente verso il livello di 1,13 che era stato raggiunto nei giorni scorsi. Se invece dovesse verificarsi un pullback dai livelli attuali, allora la coppia euro-dollaro potrebbe scivolare verso la regione degli 1,11 dollari.

venerdì 16 giugno 2017

Esportazioni, crollo verticale. La Brexit colpisce anche l'Italia

La Brexit, ovvero l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, ha delle grosse ripercussioni anche sul commercio italiano. Il Made in Italy infatti fa registrare un brusco calo delle esportazioni, stimato nell'8% secondo una analisi della Coldiretti sui dati ISTAT del commercio estero. Il dato si riferisce a rilevazioni che sono state fatte durante il mese di aprile, facendo un confronto con lo scorso anno.

I settori colpiti dal calo delle esportazioni


A dare una brusca spallata alle esportazioni italiane nel mondo è senza dubbio la riduzione delle spedizioni verso la Gran Bretagna, ovvero il sesto partner commerciale dell'Italia a livello mondiale.

Cosa ancora più significativa è che la riduzione delle esportazioni Made in Italy riguarda tutte le categorie merceologiche. C'è stata infatti una riduzione del 6,8% delle esportazioni alimentari, si arriva al 12,7% per quel che riguarda l'industria tessile, si giunge addirittura alla riduzione del 13,6% dei macchinari, passando per il -3,3% nel comparto degli autoveicoli, mentre i mobili sono in calo del 7,2%.

Il problema è che la svalutazione della sterlina ha reso molto più costosi gli acquisti fuori dal Regno Unito (anche del 10%). A questo si aggiunge anche un rinvigorirsi dello spirito più nazionalista da parte degli inglesi dopo la Brexit, che porta alla sostituzione dei prodotti di importazione con quelli made in England.

Il settore che con maggiore evidenza ha fatto registrare una rivoluzione è quello del vino. Le esportazioni Made in Italy sono andate in calo del 7% nel primo bimestre del 2017. C'è stato infatti un crollo dei consumi sulle tavole inglesi, a causa di un aumento record dei prezzi che in media è di 5,56 sterline (poco più di 6 euro) sulla base dei dati della Wine and spirit trade association (Wsta) elaborati dalla Coldiretti. Va detto che il settore del vino è stato altresì colpito dall'aumento della tassazione sugli alcolici.

mercoledì 14 giugno 2017

FED pronta ad alzare i tassi. Il dollaro potrebbe salire

Gli occhi degli investitori sono tutti puntati sugli USA, dal momento che oggi la Federal Reserve dovrebbe comunicare un aumento del costo del denaro, il secondo in questo 2017. I trader sono pressoché unanimi nell'attendersi un aumento del tasso di interesse USA di un quarto di punto.

La mossa della FED

Tuttavia, ciò che interessa maggiormente gli investitori sono le prospettive riguardo al futuro, sia per quanto riguarda la necessità di iniziare a snellire un bilancio che si è gonfiato fino a 4.500 miliardi di dollari sia per il crono-programma futuro riguardo il costo del denaro. Ricordiamo che a dicembre scorso la FED ipotizzò circa 3-4 interventi restrittivi sul mercato nel corso del 2017.

Sotto quest'ultimo punto di vista, gli analisti si dividono. C'è infatti chi ritiene che il rialzo odierno sarà l'ultimo per il 2017, perché l'economia americana non presenta dei report così esaltanti (soprattutto la crescita dei posti di lavoro sta rallentando). Altri invece pensano che la Fed dovrebbe procedere ad uno se non due ulteriori ritocchi, nonostante l'inflazione si è attenuata ultimamente.

I riflessi sui mercati


Sul fronte valutario, questa mattina la moneta unica è scambiata a 1,1213 dollari (1,1208 dollari dopo la chiusura di Wall Street di ieri). Tuttavia secondo i migliori segnali forex in tempo reale sicuri dovrebbe esserci una diminuzione del cross nelle prossime ore. Vedremo.

Per quanto riguarda invece il rapporto tra sterlina e dollaro, ci collochiamo al livello di 1,27 dollari. Questa mattina è stato comunicato che in Gran Bretagna il numero dei senza lavoro che hanno chiesto un sussidio di disoccupazione ha subito un brusco calo a maggio. Il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,6% ad aprile, il totale dei disoccupati cala a 1,53 mln di unità (-145 mila rispetto allo scorso anno). Anche in questo caso i segnali opzioni binarie affidabili gratis suggeriscono di puntare sull'apprezzamento del biglietto verde.

Nel frattempo le Borse europee viaggiano in rialzo e gli investitori sono incoraggiati anche dalla chiusura positiva di Wall Street. A metà mattinata Milano segna un progresso dello 0,36%, con i titoli bancari osservati speciali dopo che la Ue ha confermato che il salvataggio delle venete potrebbe esser vicino. Francoforte sale dello 0,53%, Parigi dello 0,92% e Londra dello 0,28%.

venerdì 9 giugno 2017

Produzione dell'olio d'oliva in calo. Nell'Unione Europea -25%

C'è un dato contrastato riguardo la produzione dell'olio d'oliva. Le superfici olivetate mondiali continuano a crescere, ma intanto secondo gli ultimi dati la produzione globale è crollata, innescando una impennata dei prezzi. E questo nel medio lungo periodo potrebbe ripercuotersi sui consumi.

Secondo l'ultimo rapporto dell'International Olive Council, il calo della produzione è di circa il 20% nella stagione 2016-2017. Se guardiamo soltanto all'Italia, la diminuzione arriva addirittura al 61% (poi viene la Grecia con -39%). Il dato da ricordare è anche quello della Spagna, che pesa per circa il 50% sulla produzione mondiale. Nel suo caso la produzione è scesa dell'8%. In generale nella sola Unione Europea c'è stato un decremento del 25%. La sola eccezione a questo trend negativo è la Turchia, con un aumento produttivo del 24%.

Eccesso di domanda e calo della produzione in olio

Se la proposta produttiva raggiunge quasi i 3 milioni di tonnellate, la domanda nell'ultimo decennio è cresciuta ad un ritmo di 300 mila tonnellate l'anno. Questo ha finito per creare uno sbilanciamento della domanda sull'offerta. Nel 2016/17 la domanda di olio di oliva supererà la produzione del 13%. Nel complesso l'analisi del Coi (International Olive Council) mostra come dal 1991 non ci fosse un superamento del consumo rispetto alla produzione.

Il deficit del mercato si è tradotto in una consistente crescita dei prezzi di produzione, che fanno segnare un +36% in Spagna, +66% in Italia e +30% in Grecia.
Questa situazione ha generato una ulteriore ripercussione sulle esportazioni. L'aumento di prezzi ha portato infatti a un calo dell'export negli Usa del 7% da ottobre 2016 a marzo 2017. Finora questa diminuzione è stata compensata dal contemporaneo aumento dell'export verso Australia (+39%), Brasile (+37%), Cina (+19%), Giappone (+4%) e Russia (+2%).

mercoledì 7 giugno 2017

Sterlina sotto pressione, domani l'importante appuntamento elettorale

Si avvicina il giorno più delicato per la Gran Bretagna. Un anno dopo la decisione sulla Brexit, domani si andrà a votare per le elezioni anticipate nel Regno Unito. Un appuntamento voluto fortemente dalla premier Theresa May, al fine di rafforzare la propria posizione in vista dei durissimi negoziati per l'uscita concreta del paese dalla UE. Sarà un appuntamento importantissimo anche sotto il profilo valutario, perché le implicazioni per la sterlina saranno notevoli.

I trader si aspettano per domani una forte impennata della volatilità. Questo significa dover utilizzare molta prudenza, ma al tempo stesso significa anche che potrebbero generarsi interessanti opportunità di trading. Per cui occhio a tenersi pronti con le proprie piattaforme di investimento (noi riteniamo che Plus500 è affidabile e sicuro).

Al momento il pound quota 0.8692 contro l'euro, mentre rispetto al dollaro il cross GbpUsd è rimbalzato sul livello 1,2920. Suggeriamo riguardo a questa ultima coppia valutaria, di osservare i grafici con l'ausilio dell'indicatore Kama trading moving average.

Le elezioni minacciano la sterlina

Partiamo dai dati più recenti. Secondo gli ultimi sondaggi c'è stato un ulteriore assottigliamento del vantaggio dei Tories sul Labour. Domenica infatti una analisi di Survation ha evidenziato come il margine di vantaggio si sia ridotto all'1%, rispetto al 12% della precedente rilevazione. Ovviamente si tratta di rilevazioni sondaggistiche, che non è detto avranno riscontro nella realtà. Ma resta il dato che ad aprile i conservatori risultavano essere in vantaggio per circa 20 punti percentuali.

Quel che è certo però è che la probabilità di una vittoria netta dei conservatori è calata drasticamente, e questo significherebbe che la premier May rischia di ritrovarsi con un parlamento spaccato. Quindi senza la maggioranza sufficiente per governare. Sarebbe uno scenario durissimo, visto e considerato che bisogna darsi una mossa per quel che riguarda le trattative sulla Brexit.

Dal punto di vista valutario, una eventuale - ma molto improbabile - sconfitta dei conservatori o comunque una loro affermazione risicata, potrebbe pesare notevolmente sulla sterlina. La valuta britannica potrebbe infatti scendere sia contro dollaro verso 1,25 GBP/USD sia contro euro verso 0,88-0,89 EUR/GBP. mentre i negoziati sull'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea pendono come una spada di Damocle sui mercati.

lunedì 5 giugno 2017

Consumi, allarme per buoni spesa truffa che circolano su Internet

Sono sempre di più le famiglie che per i loro consumi sfruttano i buoni spesa che si possono scaricare da internet o che circolano col passaparola della messaggistica istantanea (come WhatsApp). Purtroppo però, di pari passi con i buoni si diffondono anche le truffe online. La Polizia di Stato è continuamente al lavoro per arginare il fenomeno, sottolineando che i canali scelti dai criminali informatici sono soprattutto social network e app di messaggistica istantanea.

Lo schema della truffa e il rischio per i consumi


Di solito lo schema della truffa è sempre lo stesso: un buono spesa consistente in cambio di alcune informazioni personali. Questionari all'apparenza innocui ma invece potenzialmente dannosissimi. Ma l'altro sistema pericolosissimo è quello che per l'utilizzo dei buoni sconto richiede di installare app malevole, che finiscono per consegnare il pieno controllo del dispositivo mobile ai truffatori, con effetti potenzialmente devastanti.

Il caso Carrafour


L'ultimo esempio riguarda la catena Carrafour, vittima inconsapevole di questa truffa. Negli ultimi tempi molte persone hanno ricevuto un messaggio apparentemente autentico da parte del colosso della grande distribuzione, dove si diceva che per festeggiare l’anniversario erano offerti buoni spesa anche da 250 euro. L'unica cosa da fare è premere su un link e rispondere a tre domande.
Tutto falso. L'azienda francese ha avvertito i consumatori che non è in corso nessuna promozione e nessun concorso a premi, e che quei messaggi sono solo truffe.

Il consiglio è sempre quello di NON cliccare mai su link provenienti da contatti sconosciuti, e anche nel caso in cui un link vi sia stato inviato da una persona che conoscete, basta contattarla (magai sempre con WhatsApp) per avere conferma riguardo al link che vi ha inviato.

sabato 3 giugno 2017

Euro, la prova di forza continua malgrado Draghi resti dovish

Tra pochi giorni la BCE si riunirà per decidere che impronta dare alla propria politica monetaria. Nessuno però si aspetta che ci siano dei movimenti, mentre qualche interesse maggiore riguarda se la BCE sarà spinta dai buoni dati macro a iniziare a pensare all'allenamento dei massicci stimoli degli ultimi anni. Già questo passo potrebbe dare una bella scossa al mercato.

Al momento esiste una certa divergenza tra quello che dice il presidente della BCE Mario Draghi e la dinamica dei prezzi sul mercato valutario, dove l'euro ha acquisito costantemente vigore durante il 2017 contro la maggior parte delle valute principali. Non a caso la maggior parte dei segnali forex in tempo reale più affidabili puntano sul rialzo del cross Eur-Usd.

Draghi frena la corsa dell'euro

Nonostante questo, Draghi è sempre stato piuttosto impassibile davanti alla crescita dell'inflazione e al miglioramento della situazione economica della EuroZona. C'è uan cosa da evidenziare: le economie nell'Europa settentrionale viaggiano a buoni tassi, e lì cominciano ad esserci legittimi timori di "surriscaldamento".
Al tempo stesso, gran parte dell'Europa meridionale è in una fase iniziale di ripresa: la disoccupazione è intorno o al di sopra del 10%, e questo probabilmente richiederebbe un approccio più passivo dalla Banca centrale europea.

Si è quindi creata una crescita a doppio ritmo, a due velocità. E al tempo stesso ha creato due visioni diverse circa l'opportunità di uscire dal percorso di stimolo monetario. Non c'è stupore nel sapere che il cancelliere tedesco Angela Merkel abbia detto la scorsa settimana che l'euro è sottovalutato (suggeriamo di osservare il cross EurUsd con l'indicatore oscillatore Acceleration Deceleration).
Ma Draghi invece è rimasto molto dovish: ha affermato che era troppo presto per aspettarsi un cambiamento della politica monetaria perché l'economia ha bisogno di un ulteriore sostegno. Le pressioni inflazionistiche sottostanti continuano a restare deboli e devono ancora mostrare una tendenza ascendente. Insomma, è troppo presto per il tapering.

L'uscita di dati poco entusiasmanti sull'inflazione (a maggio è salita ad un tasso annuo del 1,4% rispetto ad un precedente 1,9%), al momento darà un po' di tempo in più a Draghi per allontanare una manovra restrittiva. Ma la cosa importante sarà conoscere i commenti della BCE riguardo alle proiezioni economiche aggiornate, perché fungerà da driver primario dell'Euro nella prossima settimana.

giovedì 1 giugno 2017

Ricapitalizzazione Mps, ottimismo sul via libera da Bruxelles

La ricapitalizzazione precauzionale di Mps (che porterà il Tesoro ad avere circa il 70% del capitale di Rocca Salimbeni) aspetta il via libera da Bruxelles, e a tal proposito cresce l'ottimismo nel board dell'istituto toscano. A margine dell’assemblea in Banca d’Italia, l’amministratore delegato Morelli infatti si è detto fiducioso riguardo l'esito della vicenda, e sulla possibilità di finalizzare il piano di ristrutturazione della banca.
Una risposta da Bruxelles potrebbe giungere nel giro di qualche giorno, anche perché l'esclusiva per la cartolarizzazione degli Npl è stata data ad Atlante fino al 28 giugno. Quindi ci si attende ben prima di quella data il via libera.

Le novità sulle Spv in ottica ricapitalizzazione Mps

Ricordiamo che Mps ha affidato al Fondo Atlante la cartolarizzazione dei crediti in sofferenza, mentre per i veicoli spv, ovvero quelle società che acquisiscono i crediti per poi cartolarizzarli, la manovra del Governo ha previsto un emendamento che allarga il campo di azione aumentandone i mezzi, gli strumenti e la flessibilità.

La società-veicolo infatti potrà acquistare e occuparsi anche di beni sottostanti il leasing entrati in possesso della banca a seguito di insolvenza o mancato rispetto del contratto. Sarà inoltre possibile acquistare crediti deteriorati con ristrutturazione in corso. Avranno inoltre la facoltà di erogare finanziamenti, cosa importante specie quando le banche che cedono il credito deteriorato non sono più in grado di erogare prestiti al debitore in difficoltà.

Riguardo le possibili frizioni con Bruxelles circa il piano industriale di Monte dei Paschi, c'è un capitolo delicato relativo ai tagli. Bruxelles vorrebbe che il rapporto tra costi e ricavi tendesse al 42-43%. In sostanza circa 5000 esuberi (e inizialmente erano addirittura 10mila) mentre per gli sportelli la richiesta UE è di 800 filiali in meno. Quelli che invece sono stati previsti da Monte dei Paschi a novembre ammontano a 2.900 e 600 filiali, anche perché ridurre personale e filiali comporterebbe un ostacolo maggiore al ritorno alla redditività.

martedì 30 maggio 2017

BCE, il presidente Draghi allunga i tempi dell'espansione monetaria

Non c'è ripresa che possa scalfire la prudenza della BCE. Draghi parla in audizione al Parlamento europeo e preannuncia che la politica monetaria della EuroTower continuerà lungo la stessa linea espansiva avuta finora. Anche se la ripresa è sempre più solida e continua ad ampliarsi. A tenere ancora sull'allerta la BCE sono le pressioni sull’inflazione e quelle domestiche dagli stipendi. Il loro livello non è ancora sufficiente per pensare che la crescita prosegua senza il sostegno della BCE. "Ritentiamo necessario- ha detto Draghi - che una quantità straordinaria di supporto alla politica monetaria sia ancora necessaria per riassorbire l’attuale livello di risorse non utilizzate e perché l’inflazione rientri e si stabilizzi in modo duraturo intorno al 2% nel medio termine".
Per questo motivo Draghi ritiene che servano della "condizioni del credito molto accomodanti", e soprattutto che i paesi dell'Eurozona proseguano sulla via delle riforme, soprattutto quelli altamente indebitati come l’Italia. Anche perché i Paesi con alto debito e poca crescita si troverebbero - in caso di svolta restrittiva - a pagare un conto degli interessi molto alto.
Per questo servono politiche che aumentino la crescita.

Gli effetti del discorso del presidente BCE


Gli effetti del discorso di Draghi sul mercato sono stati forti, e si vedono anche questa mattina. L'euro-dollaro ieri ha marciato stabile soprattutto per via del giorno di festa a Londra e Wall Street, mentre questa mattina parte in ribasso, e i migliori segnali di trading gratis puntano tutti sul deprezzamento della valuta unica.

La coppia valutaria si muove sotto il livello degli 1,12 dollari (più precisamente siamo a 1,113), che a questo punto diventa molto interessante dal punto di vista psicologico (anche se non riteniamo esistano strategie per vincere opzioni binarie 60 secondi puntando sull'euro-dollaro). La resistenza è situata in prossimità del livello degli 1,1250 dollari, mentre stiamo testando il supporto posto a quota 1,1150, che è stato un livello oggetto di attenzione da parte dei mercati da qualche tempo.

Un'ultima considerazione: il presidente della Bce ha parlato anche del tema Brexit: "Molti dei rischi del processo di Brexit hanno a che fare con come il processo viene gestito — ha aggiunto — se viene gestito bene i rischi potrebbero non materializzarsi".

domenica 28 maggio 2017

Monete da 1 e 2 centesimi, addio. Con la manovrina spariranno dal 2018

Diventa ufficiale l'addio alle monetine da 1 e 2 centesimi. Quelle fastidiosissime che si usano quasi mai e che ti si infilano in tutti gli anfratti del portafogli. Dal 2018 non avremo più questo problema, perché la commissione Bilancio della Camera ha dato il via libera all'emendamento Boccadutri, che sancisce la sospensione dal prossimo 1 gennaio del conio di queste monete.

Del resto sono monetine che non vengono accettate dai parcometri, dai distributori automatici, dai caselli autostradali e che vengono ricevute dai consumatori come resto, senza poi riutilizzarle. Nei fatti quindi si tratta di una produzione in perdita. Secondo uno studio della Commissione europea, il 70% di queste monetine non circola. Il restante 30% non basta ad ammortizzare il valore di produzione.

Cosa accadrà dopo l'addio alle monete da 1 e 2 cents

Non c'è quindi dubbio che la scelta di eliminarle sia positiva. Meno le conseguenze.
Cosa succederà dopo questo addio? Per evitare che possano esserci delle speculazioni, la norma prevede che ci sia un arrotondamento al multiplo di 5 più vicino. Significa che se il prezzo di un bene oggi è 1,23, l'anno prossimo diventerà 1,25. Se il presso è 1,22, invece scenderà a 1,20.
L'impatto della norma sarà monitorato dal Garante dei prezzi che dovrà riferire su base semestrale al Mef le eventuali anomalie che saranno segnalate all'Antitrust. La misura andrà comunicata alla Bce entro un mese dall'entrata in vigore.

La decisione di tagliare le monetine da 1 e 2 centesimi non incontra però il parere positivo del Codacons, ovvero l'autorità a garanzia dei consumatori. Il motivo è che si ha la pressoché assoluta certezza che ci saranno degli arrotondamenti selvaggi dei prezzi al dettaglio con conseguente incremento dei listini. "Il previsto monitoraggio da parte del Garante dei prezzi non servirà assolutamente a nulla", sostiene il presidente di Codacons, Carlo Rienzi.

venerdì 26 maggio 2017

Sterlina di nuovo sotto stress sui mercati valutari. La Brexit colpisce il PIL

E' ripresa la marcia la rialzo dell'euro nei confronti della sterlina britannica, dopo i dati deludenti sul PIL della Gran Bretagna. Giovedì la coppia EUR/GBP ha infatti registrato una sessione all'insegna della volatilità, macinando poi un rialzo. Quest'ultimo è stato evidente subito dopo i dati sul PIL, ma poi è progressivamente sceso nel corso del pomeriggio. Una situazione da manuale di investimenti, per chi utilizza un conto demo trading gratuito per Forex.

Quanta pressione sulla sterlina

Tornando alla coppia euro-sterlina, la nostra impressione è che il mercato finirà col postare nuovi massimi, anche se potrebbe essere necessario prima un pullback per rivedere una nuova spinta al rialzo. La rottura al di sopra di quota 0,8675 sterline potrebbe aprire le porte alla possibilità che si arrivi a quota 0,88 sterline, che dal punto di vista tecnico rappresenta al momento un livello molto significativo.

Sembra molto meno probabile che si posa assistere a una rottura al di sotto delle 0,8550 sterline, visto che al momento gli acquirenti sembrano essere più forti. Non è un caso se i più affidabili segnali forex gratuiti puntino tutti o quasi verso l'apprezzamento della valuta unica.

Ricordiamo però che in questo momento il mercato dell'euro-sterlina è caratterizzato da una forte volatilità. Ciò perché le due economie hanno una grossa connessione. Dal lato britannico il peso maggiore ce l'ha ovviamente la questione Brexit, che si prospetta sempre più hard se diamo ascolto alle dichiarazioni rilasciate dai funzionari di entrambi i vertici.
Teniamo anche a mente che tra poco ci saranno le elezioni anticipate in Gran Bretagna, e il nuovo governo dovrà subito mettersi all'opera sui negoziati con Bruxelles. Da quel momento comincerà un periodo ancora più intenso per la sterlina.

mercoledì 24 maggio 2017

Mercati "insensibili" agli attacchi terroristici. Borse tutte in positivo

Gli attentati terroristici non fanno più effetto sulle piazze finanziarie. Lo ha confermato quel che è successo a Manchester, che ha preceduto una giornata da massimi storici per molti listini di Borsa. Ma non è una questione di cinismo, più semplicemente gli attacchi ormai non fanno più effetto a livello di mercati, se è vero che nel 2016 sono stato quasi 200 le vittime di attentati terroristici nei soli Paesi occidentali, ma non c'è mai stato alcun impatto sulle Borse nei giorni seguenti. Ricordiamo anche che molto prima, a gennaio 2015 dopo l'attacco al giornale satirico Charlie Hebdo, le Borse europee guadagnarono il 2,75% dopo un giorno e l’1,94% in una settimana.

Gli attentati non spaventano più i mercati 


Così è successo anche ieri. Dopo l’attacco di Manchester, i listini europei hanno tutti archiviato la seduta in rialzo, senza accusare alcuna reazione emotiva. Quella che teoricamente avrebbe dovuto essere la più colpita, ovvero Londra, a metà mattinata di ieri viaggiava quasi mezzo punto percentuale in rialzo. Insomma, per tutti ieri è stato un normale giorno di contrattazioni.

Il motivo per cui le piazze finanziarie sono ormai fredde di fronte a certi eventi è da ricercare anzitutto nella loro ininfluenza rispetto all'economia. Se non c'è incidenza macro, allora non c'è incidenza sulle piazze finanziarie. Secondo le statistiche di Thomson Reuters, le aziende del Vecchio continente nel primo trimestre hanno registrato profitti in crescita del 13,6% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Questo sì che interessa agli investitori.

Inoltre sapendo che in passato non c'è stata alcuna reazione negativa, nessuno più scommette al ribasso quando si verificano episodi del genere. Neppure gli speculatori più cinici lo fanno.

lunedì 22 maggio 2017

Trading e ludopatia: una ricerca dell'università di Kyoto spiega che la colpa è del cervello

Uno dei rischi maggiori cui può andare incontro un trader è la perdita del controllo. Un investitore online si trova da solo a operare ed agire sul mercato, per cui tutto dipende da se stesso e da come riesce a gestire le situazioni. Ecco perché è un soggetto a rischio ed ecco perché prima di tuffarsi nel mercato chiunque dovrebbe prima preoccuparsi di ricevere una adeguata formazione sia tecnica che psicologica.

Il rischio ludopatia nel trading

Ricordiamo anzitutto una cosa: il trading online non è una scommessa, è un investimento finanziario. E come tale va trattato e affrontato. Chi non è in grado dovrebbe starne alla larga. Spesso invece le due situazioni vengono confuse, soprattutto per quella forma di investimento nota come opzioni binarie one touch, dove si propongono remunerazioni altissime ma a patto di caricarsi di rischi ancora più elevati. Si pensa in questi casi più al possibile guadagno, che alle prospettive di perdita. E la frittata è fatta.

Premettendo che in ogni caso è assolutamente necessario rivolgersi sempre e solo a broker opzioni binarie regolamentati Consob, quando si decide di operare è bene sapere alcune cose riguardo al rischio di cadere vittima della ludopatia.

Secondo un tema di ricercatori dell'università di Kyoto, sarebbe un disturbo mentale legato all’insufficiente funzionamento di una specifica area del cervello a provocare l’attitudine al gioco d’azzardo. Questi soggetti (il campione esaminato è di 50 persone) sarebbero cioè meno in grado di valutare il pericolo ed adattarsi alle situazioni di rischio.
Ai membri del gruppo di lavoro è stata realizzata una risonanza magnetica. Ebbene, in chi è propenso alla ludopatia è stata registrata un’attività cerebrale inferiore nella corteccia prefrontale dorsolaterale, un’area del cervello responsabile della flessibilità cognitiva. Questo li rende incapaci di adattare il loro comportamento al grado di rischio.

Ora, non è che ognuno di voi si può mettere a fare una risonanza magnetica prima di fare trading, ma sappiate che è meglio farsi una autoanalisi di coscienza prima di tuffarsi nel trading online.

sabato 20 maggio 2017

Lavoro: vendono assunzione in FCA per 5mila euro, licenziati due dipendenti

Avevano venduto un posto di lavoro in FCA per 5mila euro. Adesso sono loro ad essere stati sbattuti fuori. L'azienda infatti ha deciso di licenziare i due dipendenti dello stabilimento di Melfi, che avevano promesso ad un ragazzo disoccupato di ottenere un posto di lavoro in campo del pagamento di 5.000 euro.

La vicenda della vendita del posto di lavoro

A far emergere l'episodio è stata una denuncia della famiglia del ragazzo, un giovane di 24 anni. Ma non perché sia stato vittima dell'estorsione, bensì perché essa non è andata a buon fine. Infatti dopo essere stato effettivamente assunto con un contratto di prova, due giorni prima che questo scadesse era stato licenziato.

La famiglia ha così deciso di presentare un esposto contro i due soggetti che avevano architettato tutto.
Il primo è un sindacalista della Fismic, Vincenzo Mauriello. Il secondo invece era un dipendente, Matteo Giantomaso, che aveva fatto da intermediario tra la famiglia del ragazzo disoccupato e il sindacalista.

Il gip di Foggia però in un primo momento aveva archiviato l'indagine. Sarebbe finito tutto sotto silenzio, se il vescovo di Melfi, monsignor Todisco non avesse denunciato la situazione che si vive attorno allo stabilimenti di Mefli. L'aveva detto chiaro e tondo: "nell’indotto auto di Melfi c’è chi vende un posto di lavoro per 5.000 euro". Partendo da questa frase, i genitori del ragazzo hanno prima contattato il vescovo, e poi deciso di fare esposto in Procura.

I due ex dipendenti erano già stati sospesi qualche giorni fa, per via del fatto che non avevano informato l'azienda dell'esistenza di un procedimento a loro carico, sebbene - come abbiamo detto- fosse stato archiviato. Ed a proposito dell'archiviazione, l'avvocato del ragazzo ha fatto sapere di aver fatto ricorso in Cassazione proprio contro l'incredibile archiviazione.

giovedì 18 maggio 2017

Euro-dollaro ancora in fase rialzista. Trump zavorra il biglietto verde

Continua a marciare al rialzo l'euro-dollaro, per fattori riconducibili sia alla valuta unica che alla debolezza del biglietto verde. L'Europa si sente più forte dopo le vittorie politiche dei fronti europeisti contro gli euroscettici, e al tempo stesso i recenti dati economici testimoniano che l'economia si è irrobustita.

Il quadro attorno all'euro-dollaro


Dall'altra parte c'è uno scenario politico così turbolento negli Stati Uniti, da influenzare l'atteggiamento dei trader. L'ultimo colpo è stata la potenziale indagine riguardante una conversazione tenutasi tra il presidente degli Stati Uniti e i funzionari russi. Il tutto mentre il clima attorno a Trump continua ad essere di forte scetticismo. Insomma si va aggiungere altra carne sul fuoco, con inevitabili effetti sul cross euro-dollaro.

Mercoledì la coppia euro-dollaro è stata interessata da un clima di forte volatilità, partendo al rialzo e poi registrando un pullback per poi muoversi nuovamente in rialzo (e spingendo molti ad adottare strategie hedging forex). Sottolineiamo che dopo essere sceso ai minimi storici con la vittoria di Macron in Francia, l’indice Vix ("indice della paura"), ovvero quello che misura la volatilità, si è impennato ieri di oltre il 26 per cento. Era dal giorno della Brexit che non si registrava un balzo giornaliero simile.

Lo scenario

Dopo aver sfondato il muro psicologico di 1,10 e raggiunto i massimi di 6 mesi, adesso in base ai dati Plus500 la coppia resta saldamente sopra 1.11 (leggi perché Plus500 è affidabile). Inoltre lo scenario tecnico sembra essere decisamente ancora rialzista. Si possono ipotizzare possibili ritracciamenti fino all’area 1,1025/1,0998, ma potremmo ottenere un segnale a lungo termine in prossimità degli 1,12$. Una rottura al di sopra della suddetta regione aprirebbe le porte ad una forte ascesa del mercato.

martedì 16 maggio 2017

Debito pubblico, da Bruxelles arriva un'altra stoccata all'Italia

Le frizioni tra Italia e Bruxelles riguardo ai nostri conti pubblici si fanno vive periodicamente. E' successo ancora infatti, che la UE abbia nesso nel mirino l'Italia, proprio nella settimana cruciale per la Manovrina di correzione (peraltro chiesta proprio da Bruxelles). Il problema è che il debito pubblico ha toccato nuovi record, e questo ha reso quasi inevitabile che i capi di gabinetto della Commissione UE si riunissero per parlarne e informare l'Italia.

Le conseguenze del debito pubblico


La situazione però sembra più grave del previsto, dal momento che Bruxelles ha deciso di rinviare di una settimana il "pacchetto di primavera", ragion per cui le raccomandazioni economiche che l'Unione invia a tutti i paesi membri - che sarebbe dovuto essere noto questa settimana - finirà invece per slittare al 24 maggio.

Questo non dovrebbe comunque mettere ostacoli all'approvazione della "manovrina", ma potrebbe finire per spingere Bruxelles a chiedere all'Italia una nuova manovra correttiva da 4 miliardi, oltre che il risanamento per il 2018 da inserire nella Legge di bilancio di ottobre (Secondo i parametri UE approvati dai Governi e ai quali la Commissione deve attenersi l'Italia dovrebbe mettere in campo una manovra almeno pari allo 0,6% del PIL: 10 miliari circa).

Se l'Italia non dovesse adempiere alle richieste, potrebbe scattare una procedura sui conti pubblici in autunno e il commissariamento, cosa che il governo vuole evitare a tutti i costi. Sotto questo aspetto va detto che il vicepresidente della Commissione Valdis Dombrovskis è stato il più critico nei confronti dell'Italia, mentre il Presidente Jean-Claude Juncker è stato - al pari del commissario agli Affari economici Pierre Moscovici - più tollerante e vorrebbe evitare un'interpretazione troppo rigida delle regole.

sabato 13 maggio 2017

Svolta monetaria per la BCE? Secondo molti arriverà prima dell'estate

La domanda che molti investitori si fanno è: quando comincerà a fare tapering la BCE? Vale la pena ricordare è che il tapering è l'opposto del quantitative easing: in pratica si vendono titoli sul mercato. Finora la Banca Centrale europea ha sostenuto l'economia dell'Eurozona attraverso un massiccio e prolungato piano di acquisti, ma la fine di questo percorso potrebbe essere più vicina di quanto si pensi.

BCE vicina alla svolta monetaria

L'ipotesi che si fa strada è che già verso l'estate (giugno oppure luglio), l'istituto guidato da Draghi potrebbe suonare la campana dell'ultimo giro. Del resto già ad aprile qualcosa ha cominciato a muoversi visto che la BCE ha cominciato a ridurre il programma di acquisto asset (Qe), tornando a quota 60 miliardi di euro al mese.
Finora i timori legati a una cessazione del piano derivavano dalla possibile instabilità politica. Tuttavia l'esito "europeista" delle elezioni in Olanda e Francia ha scongiurato questo pericolo. Ecco perché Francoforte potrebbe iniziare a parlare di tapering molto presto.

Dal resto lo scampato pericolo è stato già prezzato sul mercato dei cambi. L'euro subito dopo l'affermazione di Macron al primo turno ha cominciato un rally contro il dollaro, scavallando quota 1,10 (se volete fare trading valutario, ricordatevi prima di mettere le migliori piattaforme trading online confronto).
Certo, va pure ricordato che nel frattempo un bell'aiuto è giunto dagli USA dove la stella di Trump brilla sempre meno. Subito dopo l'ascesa alla Casa Bianca il dollaro aveva volato, ma negli ultimi mesi lo scetticismo attorno al presidente USA è cresciuto. Chi faceva previsioni eur usd 2017 ipotizzando una parità raggiunta tra euro e biglietto verde, al momento sembra decisamente dover rivedere le proprie previsioni.

Gli effetti sui titoli

Tornando al tapering, va detto che molti analisti sono invece convinti che la Banca Centrale aspetterà il più possibile prima di fare un passo del genere. Magari potrebbe cominciare a parlarne dopo l'estate o verso la fine dell'anno. Oppure potrebbe cominciare a parlarne molto prima e attuarla qualche mese dopo, in modo da preparare i mercati all'evento.
Qualcuno già lo sta facendo, perché con il tapering le curve di rendimento dei bond si faranno più ripide e il prezzo dei titoli con una duration maggiore tende a scendere, per cui conviene vendere questi ultimi a favore di titoli di debito a più breve scadenza.

giovedì 11 maggio 2017

Banche, Ubi taglia il personale delle good bank: 1.569 esuberi entro 2020

Nei prossimi 3 anni, si prevede una bella sforbiciata all'interno delle 3 good bank di Ubi Banca. Da quanto è stato reso noto, l'istituto prevede infatti di tagliare circa un terzo del personale entro il 2020. Parliamo di una riduzione dell'organico di 1.569 risorse in queste banche (ovvero il 32% in meno rispetto al 2016), ma anche la chiusura di 140 filiali e l'ottimizzazione delle altre spese amministrative. Da questa maxi-operazione, la banca conta di ottenere una riduzione degli oneri operativi di Banca Marche, Banca Etruria e Carichieti pari a circa 200 milioni.

Il piano di Ubi per riorganizzare le "buone" banche


L'intenzione di Ubi Banca è stata resa nota attraverso l'aggiornamento del piano industriale presentato in occasione dell'approvazione dei risultati del terzo trimestre. In base a questo report è stato evidenziato un utile netto consolidato pari a 67 milioni di euro. Si tratta di un incremento notevole, pari al 59,4% rispetto al primo trimestre del 2016.

Il valore assume maggiore significato se consideriamo che c'è stata una ulteriore svalutazione del Fondo Atlante per circa 13,5 milioni, ma ci sono stati pure oneri relativi al Progetto Banca Unica per 4,6 milioni e spese progettuali per l'acquisto delle tre good bank pari a circa 1,1 milioni.

Se dalle Good Bank dovrebbero uscire quasi 2mila persone, l'aggiornamento del piano prevede che a livello di gruppo i tagli riguarderanno circa 4 mila risorse, di cui 2.170 con accesso al fondo di solidarietà. Invece ci sarà l'ingresso di 900 persone (oltre un quarto già assunti nei primi mesi del 2017) in aggiunta alle circa 200 risorse assunte nella seconda parte del 2016. Il bilancio a livello di organico per le varie banche, tra tagli e assunzioni sarà quindi negativo per circa 3mila risorse. Inoltre, assieme alla chiusura di 140 filiali delle good bank, ci sarà la chiusura di circa 230 altri punti vendita.

martedì 9 maggio 2017

Wall Street, continua la marcia da record di Apple: +32% nel 2017

Continua il rally da record di Apple in Borsa a Wall Street. Il titolo del colosso high-tech ha infatti segnato un balzo del 32% dall'inizio dell'anno, e nella giornata di ieri ha toccato il nuovo massimo a quota 800 miliardi di dollari (circa 730 miliardi di euro) di capitalizzazione, con il titolo in rialzo del 2,6% a 152,92 dollari (dati della piattaforma eToro webtrader openboook).
Si tratta di una performance complessiva incredibile, tenuto conto che nel corso di questi mesi l'indice di riferimento S&P500 è salito del 7%, quasi cinque volte di meno di Apple.

Il driver principale della crescita enorme di Apple è da ricercare nelle aspettative che il nuovo iPhone sarà realizzato in tempo, contrariamente a quanto i mercati temevano Inoltre un altro fattore importante di spinta è che gli analisti ritengono che il colosso di Cupertino nel breve periodo centrerà i 1000 miliardi di dollari di capitalizzazione.

Le prospettive di Apple a Wall Street


Non ci sono dunque stati effetti per via del calo di vendite registrato da Apple. Secondo gli analisti infatti il colosso high-tech potrebbe centrare come target quota 202 dollari per azione, vista la sua capacità di resistere agli eventi avversi di mercato tramite la sua capacità unica di sviluppare hardware, software e servizi. Un'idea che stuzzica i trader binari, che continuano a fare affari su questo titolo (occhio sempre a fare affari con intermediari autorizzati. Qui c'è un elenco broker opzioni binarie Consob).
E' in special modo il settore degli smartphone quello in cui si ritiene che l'azienda di Cupertino possa ancora crescere, visto che controlla attualmente solo il 14,6% del mercato globale.

Inoltre su Apple ci sono sempre voci insistenti riguardo diversi processi di acquisizione. Del resto non potrebbe essere diversamente, visto che con una liquidità pari a 247 miliardi di dollari di liquidità, è sempre in prima fila per possibili affari su Netflix e Walt Disney. Secondo Citigroup, la prima sarebbe l'ipotesi di acquisizione più probabile (40% di possibilità), mentre Walt Disney potrebbe essere acquistata al 25% di chance. Non c'è che dire, ad Apple l'anno dell'anniversario decennale del lancio dell'iPhone sta portando bene.