lunedì 17 aprile 2017

Erdogan vince ma col 10% in meno.Turchia più lontana dall'Europa

Il voto in Turchia dà l'immagine chiara di un paese pericolosamente spaccato in due, con Erdogan che ha ottenuto maggiori poteri proprio quando il consenso è sceso del 10%, in un paese già tormentato dal terrorismo jihadista e da quello curdo del Pkk. Un paese dove il partito repubblicano Chp afferma che sono state conteggiate milioni di schede che non avevano neppure e il timbro elettorale dello Stato.

Come cambia la Turchia di Erdogan

Il referendum spinge così la Turchia verso un modello più affine alle autocrazie orientali, allontanandolo dall'Europa della quale pure fa parte. Erdogan ha voluto e ottenuto pieni poteri, e c'è da giurarci che li utilizzerà.
Del resto all'indomani del fallito golpe della scorsa estate, fece tabula rasa della libertà di stampa, dell'opposizione e del dissenso. Adesso ha anche la legittimazione a fare peggio.

La Turchia adesso è un paese dove il potere si concentra nelle mani di Erdogan, che ha la possibilità di rimanere alla guida fino al 2034. Non esiste più la figura del primo ministro e l’esecutivo viene affidato nelle mani del capo dello stato, che può nominare e dimettere i ministri, oppure sciogliere liberamente il Parlamento. Il presidente può emanare quando vuole i decreti legge, senza dover passare per il voto del Parlamento.

Anche il potere giudiziario cessa di essere autonomo, visto che al presidente o al suo partito viene assegnata la nomina dei membri del Consiglio superiore della magistratura. Il che di fatto lo rende immune da ogni possibile azione giuridica nei suoi confronti (tenuto conto che serve il voto di due terzi dei parlamentari).

Dopo il referendum che spinge la Turchia nell'orbita mediorientale, adesso Erdogan ha evoca la possibilità di convocarne altri due: uno per dire no all’Unione, l’altro per ristabilire la pena di morte.