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lunedì 5 gennaio 2026

Mercato oleario italiano schiacciato dalla concorrenza estera di bassa qualità

La concorrenza straniera continua a fare molto male ad uno dei prodotti di eccellenza italiani, l'olio d'oliva, il cui prezzo è precipitato a livello più basso degli ultimi tre anni gettando il mercato oleario in una grande difficoltà.

Il grave problema per il mercato oleario

olioAll'inizio di dicembre la quotazione all'ingrosso dell'olio extravergine di oliva made in Italy è scesa sotto la soglia dei €7 come non succedeva da tre anni. In appena due settimane ha perso circa 3 euro al kg.

I prezzi possono non dire molto a chi non conosce bene il mercato oleario, ma chiunque può capire la gravità della situazione se pensa al fatto che i costi di produzione nelle principali regioni olivicole italiane (Puglia, Calabria Sicilia e Toscana) oscillano tra 8 e 10 euro al kg. In pratica produrre olio extravergine di oliva non solo non rende più, ma molti produttori vendono in perdita.

Qual è la dinamica tra domanda e offerta

Lo scivolone continuo dei prezzi dell'olio extravergine di oliva non è legato a normali oscillazioni nel rapporto tra domanda e offerta sul mercato oleario, bensì è la conseguenza di una forte distorsione generata da una concorrenza straniera feroce

Spesso ad essa si accompagnano anche comportamenti non propriamente leciti, come dimostra il maxi sequestro di 14.000 litri di olio EVO che non riportavano alcuna indicazione di origine, creando non solo un possibile danno al consumatore che viene ingannato ma anche al produttore italiano.

Arrivi record dalla Grecia

Gli arrivi continui di olio extravergine d'oliva da altri Paesi è stato messo sotto i riflettori da Unaprol e Coldiretti, che hanno parlato di veri e propri trafficanti di olio d'oliva, che sfruttano le lacune normative europee per immettere sul mercato oleario prodotto a bassissimo costo, spacciandolo come italiano o comunque come extravergine di qualità.

Gli arrivi in Italia sono cresciuti a dismisura soprattutto dalla Grecia, paese dal quale l'importazione di olio è cresciuto del 139% nei primi otto mesi del 2025. Si tratta di un prodotto che giunge sul mercato a prezzi compresi tra 4 e 4,2 euro al kg, ossia a metà del costo di produzione degli produttori italiani.

martedì 2 luglio 2024

Lavoro, cifre da capogiro per il mercato irregolare nel Belpaese

Uno dei temi più scottanti del sistema economico italiano è quello relativo al mercato del lavoro. Gli ultimi numeri che sono stati evidenziati da un report dell'ufficio studi della CGIA hanno evidenziato un dato sconcertante: il valore aggiunto prodotto nel 2021 dal lavoro irregolare in Italia ha toccato i 68 miliardi di euro.

I numeri sulle irregolarità nel lavoro

Secondo questo rapporto, il numero di persone coinvolte nel lavoro irregolare sfiora i 3 milioni. La quota maggiore è ascrivibile alle regioni meridionali, dove sfiora il 38%. Ma il fenomeno si estende anche al resto della penisola, sia pure con percentuali differenti.

Se al Sud c'è un milione di persone coinvolte nel lavoro irregolare, quasi 700.000 si contano nel nord ovest, poco più di 600 mila al centro, e circa 460 mila nel nord-est.

La Calabria è messa peggio di tutti

Se viene rapportato il numero degli irregolari rispetto al totale degli occupati, la regione più malmessa è la Calabria, dove la percentuale sfiora il 20%. Significa che per ogni cinque persone che lavorano, una è irregolare. Sul poco invidiabile podio si posizionano anche la Campania (16,5%) e la Sicilia (16%). Per capire quanto questi valori siano allarmanti, basta confrontarli con il resto del paese, dove la media supera di poco l'undici per cento.

I soggetti che più sono esposti a questo tipo di occupazione che sfugge alle leggi sono i soggetti più fragili, come le persone in stato di estrema povertà, gli immigrati e le donne.

Distribuzione territoriale e settoriale

In relazione ai settori dove c'è il maggiore tasso di lavoro irregolare, lo scettro spetta ai servizi alle persone, ossia lavori come colf e badanti. In tale settore infatti la percentuale di lavoro regolare supera il 40%, che tradotto in numeri assoluti significa circa un milione di lavoratori (soprattutto stranieri).

Nettamente più distante è il secondo settore dove c'è la maggiore percentuale di irregolari, ossia l'agricoltura con il 16,8% (dove è ben noto il fenomeno del caporalato). Al terzo posto abbiamo il settore delle costruzioni, con il 13,3%. Va peraltro segnalato che nei settori dove è maggiore l'incidenza degli irregolari, c'è anche la maggiore percentuale di incidenti sul lungo di lavoro.