mercoledì 28 ottobre 2026

Tassi di interesse, arriva una sorpresa dalla Nuova Zelanda

I mercati erano così convinti che la Reserve Bank of New Zealand avrebbe alzato i tassi di interesse, da aver completamente scontato questa mossa negli ultimi tempi. E invece l'istituto centrale ha sorpreso tutti decidendo di congelare il costo del denaro, innescando così una profonda svendita di dollari "kiwi".

La decisione della RBNZ sui tassi di interesse

reserve bank new zealandAl termine della riunione di politica monetaria di ottobre, la Reserve Bank ha deciso, con una votazione di 4 favorevoli e 3 contrari, di confermare i tassi di interesse al 2,75%. Il mercato si aspettava una stretta di 25 punti base per contrastare l'elevata inflazione. Il comitato di politica monetaria invece ha deciso di assumere un atteggiamento più cauto per evitare di mettere ulteriore pressione sull'economia neozelandese, che sta vivendo una ripresa molto fragile.

Sembra di rivivere ciò che accadde a febbraio, quando  la RBNZ confermò il tasso di interesse e lanciò un messaggio dovish che fece scivolare il dollaro kiwi.

Stretta soltanto rinviata

Va precisato che i membri del comitato di politica monetaria hanno comunque sottolineato che probabilmente sarà necessario effettuare un ulteriore inasprimento dei tassi di interesse per spingere l'inflazione verso il punto medio dell'intervallo obiettivo 1-3%. La tempistica di questa ulteriore stretta dipenderà però tanto dalle prospettive economiche che dalla modo in cui procederà l'inflazione, visto che nel breve termine c'è ancora molta volatilità dei prezzi del petrolio e dei carburanti a causa della guerra del Golfo (il commercio resta rischioso se le petroliere passano per Hormuz).

La reazione dei mercati

Gli effetti della decisione di politica monetaria della banca centrale si sono visti pesantemente sul mercato valutario. Infatti il dollaro neozelandese è precipitato sui minimi di due settimane rispetto a quello americano. Il cambio NZD/USD è rimbalzato sulla media mobile a 50 periodi ed è sceso sotto la soglia di 0,56, formando anche un pattern bandiera ribassista che potrebbe anticipare l'ulteriore prosecuzione del trend ribassista. Chi sperava di vedere indicatori di inversione trend è rimasto deluso.
Il dollaro neozelandese inoltre ha perso notevolmente quota rispetto a quello australiano, raggiungendo il livello più basso addirittura da oltre 13 anni.

martedì 20 ottobre 2026

Inflazione migliore del previsto in Canada ma la BoC alzerà comuqnue i tassi

Nonostante il report sull'inflazione migliore del previsto, resta forte la prospettiva di una Banca Centrale del Canada aggressiva sul fronte dei tassi e ciò spinge il dollaro canadese sui minimi di circa sui massimi di circa un mese rispetto a quello americano.

Il report canadese sull'inflazione

canadaCome detto, il report sull'inflazione dall'ufficio di statistica ha evidenziato numeri migliori delle aspettative. Il tasso di inflazione annuale è risultato pari al 3, 1%, e sebbene si tratti del livello più alto degli ultimi quattro mesi è inferiore a quanto si aspettavano gli esperti, il 3,2%.
Mentre l'aumento dei prezzi dell'energia ha spinto al rialzo l'inflazione complessiva, gli indicatori di fondo sono rimasti contenuti, con l'indice dei prezzi al consumo (CPI-mediano) in calo all'1,9% e l'indice dei prezzi al consumo (CPI-trim) in flessione all'1,8% a settembre. 

Le implicazioni per la Bank of Canada

Malgrado questi numeri, rimane forte il timore che possa esserci una crescita ulteriore dell'inflazione, come sottolineato dai responsabili di politica monetaria della Bank of Canada. Lo stesso governatore Tiff Macklem di recente ha dichiarato che l'istituto prevede di aumentare significativamente le sue previsioni trimestrali sull'inflazione. Ciò significa che la Bank of Canada mantiene delle forti prospettive hawkish. Un aumento dei tassi di interesse ridurrebbe il differenziale tra Bank of Canada e Federal Reserve, e ciò ha fornito carburante a dollaro canadese. Sono lontani i tempi in cui la Banca Centrale del Canada sorprendeva gli investitori con una prospettiva hawkish. Oggi la sorpresa sarebbe il contrario.

La reazione del mercato

Sul mercato valutario infatti l'andamento del cambio USD/CAD continua ad essere ribassista da un paio di settimane, dopo il picco di settembre raggiunto dopo le tariffe commerciali tra USA e Canada. Il rapporto è sceso in prossimità di 1,41, sui minimi di un mese. A livello tecnico bisogna sottolineare che la coppia valutaria sta testando la media mobile a 50 periodi, che agisce in qualità di supporto, e poco sotto c'è la soglia psicologica di 1,40.

Intanto sul mercato azionario, l'indice S&P/TSX Composite ha chiuso in ribasso dello 0,7% a 35.929 punti.Le principali banche hanno registrato ribassi, con RBC in calo dello 0,9%, mentre BMO, CIBC e National Bank hanno perso ciascuna lo 0,8%. Anche i titoli minerari sono calati a seguito delle vendite su oro e argento a causa dei timori di inflazione e strette monetarie.
Nel frattempo il rendimento dei titoli di Stato canadesi a 10 anni è salito a circa il 3,90% a ottobre, il livello più alto in quasi due settimane.

lunedì 19 ottobre 2026

Economia cinese più forte del previsto, corre lo yuan

Arrivano notizie incoraggianti dalla Cina, tanto da spingere lo Yuan offshore verso i nuovi massimi degli ultimi quattro anni. L'economia cinese infatti ha realizzato una crescita più forte di quanto si aspettava il mercato.

Il report sull'andamento dell'economia cinese

economia cineseSecondo i dati forniti dall'ufficio di statistica di Pechino, l'economia cinese è cresciuta del 4,5% su base annua nel terzo trimestre del 2026. Oltre a registrare un'accelerazione rispetto al 4,3% del secondo trimestre, si tratta di un dato superiore alle aspettative di mercato che erano per il 4,4%. Sottolineiamo che parliamo di uno dei dati macroeconomici più importanti.
Su base trimestrale invece l'economia cinese è cresciuta dell'1,2%. Anche in questo caso è più di quanto stimato dal mercato (1,1%) e in aumento rispetto al secondo trimestre (0,9%).
Nei primi nove mesi dell'anno l'economia cinese è cresciuta del 4,6%. Rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, rientrando così nell'intervallo dell'obiettivo di crescita annuale fissato dal governo, compreso tra il 4,5% e il 5%.

L'effetto degli stimoli di Pechino

È evidente che questo risultato risente del crescente supporto politico da parte di Pechino. Il governo infatti ha intensificato gli stimoli all'economia cinese negli ultimi mesi, ad esempio tagliando in modo mirato i tassi di interesse e fornendo sussidi sui mutui. La crescita dell'economia cinese è stata sostenuta anche dalla resilienza delle esportazioni, in particolare quella dei componenti legati all'intelligenza artificiale, beni maniufatturieri ad alta tecnologia e veicoli elettrici (a scapito dell'Europa, dove l'industria dell'auto viene fatta tremare dal CEO di Volkswagen per gli scenari cupi che l'aspettano).

Nel frattempo si segnala anche l'accelerazione della produzione industriale nel mese di settembre e la crescita delle vendite al dettaglio, mentre il tasso di disoccupazione urbana va in discesa rispetto al massimo quinquennale che era stato rilevato ad agosto.

La reazione del mercato

L'accoglienza positiva del mercato di questi dati ha spinto lo Yuan offshore che si è rafforzato a circa 6,69 rispetto al Dollaro. Il cambio tra le due valute raggiunge così un livello che non si vedeva da giugno 2022. Inoltre sul grafico si va formando una candela hammer trading.
Sul fronte azionario invece l'indice Shanghai Composite ha chiuso in guadagno dello 0,39%, mentre lo Shenzhen Component ha chiuso con un progresso dello 0,13%.