lunedì 24 agosto 2026

Industria dell'auto, il CEO di Volkswagen fa fa tremare l'Europa

Sappiamo bene che la situazione del mercato automobilistico in Europa è critica da diverso tempo, Eppure sembra non esserci mai fine al flusso di notizie negative per l'industria dell'auto. In questi giorni un'altra fosca dichiarazione è giunta dall'amministratore delegato di Volkswagen, uno dei colossi europei del settore.

Le parole di Blume sull'industria dell'auto

autoNel corso di un'intervista pubblicata sulla rete Intranet dell'azienda, Oliver Blume ha avvertito che Volkswagen e il resto dell'Industria dell'auto tedesca si trovano in una situazione "più che critica", e che stanno affrontando il più grande sconvolgimento della loro storia perché il mercato dell'auto elettrica sta vivendo una grande frenata, e gli sforzi si erano concentrati tutti là.
È una dichiarazione che non fa presagire nulla di buono in vista degli incontri con il personale, sul quale pende la spada di Damocle di feroci tagli ai posti di lavoro.

L'incontro con i lavoratori

Nei prossimi giorni proprio l'amministratore delegato di Volkswagen incontrerà i dipendenti presso la sede centrale dell'azienda a Wolfsburg, e successivamente anche negli stabilimenti di Emden e Zwickau.
Anche se l'amministratore delegato continua a ripetere che non sono state prese decisioni riguardo alla eventuale chiusura di stabilimenti, ha sottolineato che l'azienda deve far fronte un eccesso di produzione di 500.000 veicoli l'anno in Europa, e che alcuni di questi stabilimenti difficilmente saranno redditizi nei prossimi anni. Anche se ha precisato che la chiusura è sempre l'ultima e più costosa tra le soluzioni, è inevitabile pensare che finirà proprio così.

Ricordiamo che a luglio Volkswagen aveva dato un'altra mazzata al mercato dell'auto, presentando dei piani di austerità con cospicui tagli e la chiusura di alcune unità produttive a partire dal 2031. Il gruppo ha già disposto 50 mila tagli e ha raggiunto accordi di uscita volontaria con 37.000 dipendenti.

I problemi dell'Industria dell'auto

Da anni l'Europa dell'auto sta zoppicando, quello che prima era il fiore all'occhiello dell'economia tedesca, adesso viaggia in profunda crisi. L'industria dell'auto è stata messa in ginocchio dalle grandi difficoltà globali, oltre che da scelte scriteriate riguardo ad una transizione energetica imposta dall'alto, e alla concorrenza cinese. I recenti dati hanno mostrato vendite record di auto cinesi in Europa, nonostante la strategia dei dazi UE per proteggere le proprie aziende.

lunedì 17 agosto 2026

Economia giapponese, il PIL delude ma lo Yen resta a galla

Nonostante gli ultimi dati macroeconomici confermino che lo stato di salute dell'economia giapponese è ancora debole, aumenta la convinzione del mercato che la Bank of Japan possa aumentare i tassi di interesse dopo l'estate. Unitamente alla debolezza della Dollaro, tutto ciò sta contribuendo al lieve recupero dello Yen nei confronti del biglietto verde americano.

Ultimi dati sull'economia giapponese

economia giapponesePer quanto riguarda i dati macro diffusi di oggi, nel seconda trimestre dell'anno la crescita dell'economia giapponese ha deluso le aspettative. Mentre il mercato si aspettava un aumento del 2%, il dato è risultato appena dell’1,1% su base annua. Si sente il peso della debole domanda interna, che rende vana la crescita dell'export giapponese, che si può vedere sul calendario economico dei broker opzioni binarie Italia.
Arrivano invece dati più incoraggianti del previsto dalla produzione industriale, che a giugno è cresciuta dell'1,9% rispetto alle attese di 1,3%. E' il terzo mese consecutivo in cui in Giappone c'è una crescita della produzione industriale. Inoltre il ritmo segnato a giugno rappresenta il più forte dallo scorso gennaio.

Le aspettative riguardo alla BoJ

Come detto, nonostante l'economia giapponese non viva un momento incoraggiante, il mercato è convinto che la Bank of Japan aumenterà i tassi di interesse nel meeting di settembre o ottobre. Un numero crescente di membri del comitato di politica monetaria della banca del Giappone infatti ritiene che occorre una risposta più decisa di fronte alle forti pressioni inflazionistiche, che sono aggravate dalla persistente debolezza dello Yen.

L'andamento dello Yen

Sul mercato valutario intanto la moneta giapponese sembra essersi stabilizzata sotto la soglia di 160 rispetto al Dollaro Americano. Dopo il crollo del cambio USDJPY avvenuto qualche settimana grazie alle misure congiunte di sostegno da parte di Washington e Tokyo, lo Yen ha ricominciato a indebolirsi. 
Tuttavia si sono attenuati i timori di un imminente rialzo dei tassi da parte della Fed (la domanda su cosa succederà negli USA ai tassi di interesse è un must del 2026), e ciò propiziato un recupero dello Yen. Il rapporto tra le due valute resta sotto la soglia psicologica di 160, anche se il recente taglio della media mobile a 200 periodi ha inviato un massaggio realista agli investitori.

lunedì 27 luglio 2026

Quotazione del greggio, l'altalena continua ma ora la FED è più contenta

La situazione riguardante il greggio continua ad essere estremamente volatile. Dopo la feroce salita della settimana scorsa, la quotazione del greggio Brent e WTI è scesa di diversi punti percentuale questo lunedì, perché che la situazione Medio Oriente si è attenuata.
Ma cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Il meeting FED e la quotazione del greggio

petrolioSettimana scorsa la quotazione del barile di petrolio era salita fino oltre i 100 dollari, quando fino a poche settimane fa il prezzo era verso 70 dollari. Questo balzo probabilmente nessuno si sarebbe aspettato, non in questa misura. I passi in avanti verso la pace in Medio Oriente vengono ogni volta vanificati da nuove escalation di tensione, che fanno vacillare tutte le certezze acquisite dal mercato.

Il problema inflazione per la banca USA

Tutto questo rende estremamente complicata la situazione per la Federal Reserve, che durante questa settimana si riunirà in meeting per decidere sui tassi di interesse.
Per la Banca Centrale Americana un aumento così forte del petrolio è uno scenario da incubo, perché i prezzi dell'energia molto più alti potrebbero impattare sul calo dell'inflazione (il più rilevante dei dati macroeconomici più importanti), ritardandola o addirittura innescando un nuovo forte aumento.

La divergenza tra azioni e obbligazioni

È interessante osservare che i mercati stanno reagendo alla situazione con una sensibilità differente a seconda che si tratti del comparto azionario o obbligazionario. Le borse stanno reagendo in modo sorprendentemente rilassato di fronte alla scenario mediorientale. Alla fine per loro lo shock petrolifero non è stata una catastrofe. Invece il mercato obbligazionario invece ha mostrato un nervosismo molto più forte.

Gli azionisti sembrano avere fiducia nel fatto che non ci saranno crisi più gravi tra USA e Iran, e che le tattiche negoziali di Trump sono più strategiche che effettivamente minacce di una concreta guerra incontrollabile.
Il mercato obbligazionario invece è molto più critico nell'esaminare la situazione. Non a caso i rendimenti sono cresciuti in maniera importante. Del resto le obbligazioni sono considerate più sensibili al quadro macroeconomico rispetto al mercato azionario. Dal momento che ogni focolaio di tensione in Medio Oriente aumenta il rischio inflazionistico, e quindi ripercussioni sull'economia globale, è chiaro che i rendimenti obbligazionari ne risentono.