lunedì 2 marzo 2026

Mercati finanziari, al centro della scena c'è la questione Mediorientale

Gli ultimi eventi geopolitici sono destinati a cambiare il focus dei mercati finanziari nel prossimo futuro. L'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, con l'uccisione di Khamenei, avrà ripercussioni importanti anche sul fronte economico.

Il club dei mercati finanziari

La scelta delle autorità iraniane di chiudere il passaggio dello Stretto di Hormuz ha già provocato l'impennata delle quotazioni petrolifere. Il prezzo di Brent e WTI è salito ben oltre 70 dollari per barile, mandando in ipercomprato stocastico lento veloce full. Ma l'entità e la durata di tale aumento dipenderà dall'evoluzione degli scenari nei prossimi giorni.

Secondo alcuni osservatori, se questo scenario dovesse andare avanti per diverso tempo, il petrolio potrebbe arrivare anche a 100 dollari e innescare conseguenze pesanti sull'inflazione, e quindi sulle mosse delle banche centrali.

Il calendario degli eventi macro

Al di là delle questioni geopolitiche, la settimana sarà caratterizzata anche da numerosi rilasci macroeconomici. Negli Stati Uniti ci sono gli indici PMI e le vendite al dettaglio, ma anche il report sull'occupazione di febbraio. Proprio alcuni dati macro di recente hanno ridimensionato le previsioni di un prossimo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, fermando così la corsa del dollaro verso quota 98.

Il vecchio continente

I mercati finanziari aspettano aggiornamenti importanti sull'inflazione in Europa. L'indice dei prezzi al consumo è previsto al 1,7%, mentre l'inflazione di fondo dovrebbe essere al 2,1%, leggermente sopra l'obiettivo della BCE (Banca centrale europea). Sono attese in Europa anche le vendite al dettaglio e il Pil finale.
Nel Regno Unito i mercati guarderanno alla dichiarazione di primavera del cancelliere dello scacchiere Rachel Reeves, in calendario martedì.

Il resto del mondo

Appuntamento importante in Cina, dove i mercati finanziari si concentreranno sulle riunioni annuali che serviranno a definire gli obiettivi economici chiave del paese. Numerosi appuntamenti macroeconomici sono in calendario in Australia, mentre la banca della Malesia dovrebbe annunciare la decisione di politica monetaria. In Brasile gli investitori monitoreranno il PIL del quarto trimestre.

mercoledì 25 febbraio 2026

Retribuzioni, è dura la vita del neolaureato italiano

Quando si riesce a raggiungere l'ambito titolo di studio per potersi tuffare nel mondo del lavoro, l'entusiasmo dei giovani italiani si intiepidisce di fronte alle retribuzioni. Quelle medie all'ingresso del mondo del lavoro per i nostri neolaureati, sebbene in crescita, rimangono ben distanti rispetto al resto d'Europa.

Il divario Italia Europa sulle retribuzioni

La fotografia della situazione è stata scattata nel report Total Remuneration Survey 2025, realizzato da Mercer esaminando le politiche di ingresso circa le retribuzioni di 735 grandi e medie aziende che sono attive sul territorio italiano. Sono imprese che hanno un fatturato medio di 830 milioni e complessivamente contano più di 1400 dipendenti. Aziende che sono quindi solide e strutturate.

Ebbene, nel 2025 le retribuzioni medie dei neolaureati al primo impiego sono state circa 32.000 euro lordi. Rispetto all'anno precedente c'è una lieve crescita (erano 30.500 euro) mentre rispetto al 2022 l'incremento è stato del 7%. Sebbene questo aumento rappresenta un segnale molto positivo, che mette in luce l'interesse delle aziende a dare attenzione ai talenti di casa nostra, ma resta il fatto che il divario rispetto alle retribuzioni all'ingresso che si registrano nel resto d'Europa rimane ampio.

Fanalini di coda

Le imprese italiane sotto questo aspetto si trovano sul fondo della classifica in Europa. I nostri neolaureati hanno retribuzioni superiori soltanto a quelli della Spagna e della Polonia, dove però le dinamiche di crescita degli stipendi stanno accelerando. In Polonia addirittura la crescita è stata del 41% in tre anni, e di questo passo ci vorrà davvero poco per superarci.

Se guardiamo ai vertici della classifica vengono i brividi. Le retribuzioni all'ingresso in Svizzera sono in media 90 mila euro annui. Praticamente il triplo di quelle italiane. Austria e Germania hanno 57 mila euro di stipendi all'ingresso e sono pari merito sul secondo gradino del podio. 

Un capitolo a parte meriterebbe poi la questione del gender gap uomo donna, che da noi continua ad essere un altro fattore che fa indignare.

La fuga

Di fronte a questi numeri bisogna interrogarsi e far scattare il campanello d'allarme, perché contribuiscono ad alimentare la mobilità internazionale dei nostri giovani qualificati. C'è poi un altro aspetto da evidenziare oltre a quello riguardante le retribuzioni basse. Si tratta della carenza di strategie dedicate ai neolaureati. Soltanto un'azienda su 6 ha una politica specifica per questa categoria di giovani lavoratori virgola è soltanto un terzo offre dei percorsi di carriera specifici.

giovedì 19 febbraio 2026

Banca centrale USA, si riducono le aspettative di altri tagli dei tassi

Continua a prevalere la linea della prudenza all'interno del board della Fed. E' quanto emerge dai verbali della riunione di politica monetaria che si è svolta a fine gennaio (pubblicati nella giornata di mercoledì). Al termine di quel meeting, la banca centrale USA decise di mantenere i tassi di interesse invariati.

Cosa pensano i membri della banca centrale

Quasi tutti i membri del Federal Open Market Committee della Federal Reserve hanno votato a favore di quella decisione che lascia il costo del denaro nell'intervallo compreso tra il 3,50% e il 3,75%. Soltanto due governatori (Waller e Miran) avrebbero voluto una riduzione di un quarto di punto percentuale. 

Dai verbali emerge invece che una vasta maggioranza dei partecipanti ha una visione meno aperta riguardo possibili ulteriori sforbiciate al costo del denaro da parte della banca centrale USA, almeno in un'ottica di breve termine. 

La questione tassi di interesse

La Federal Reserve aveva tagliato i tassi di interesse per tre volte consecutive per 25 punti base. La scelta di non ritoccare ulteriormente il costo del denaro, così come si legge nei verbali, dipende dal miglioramento delle prospettive di crescita economica e del mercato del lavoro.

Se dopo la riunione della banca centrale USA c'era stato un ulteriore indebolimento del dollaro sul mercato valutario, con il Dollar Index che scivolo sotto quota 97, dopo la pubblicazione dei verbali, visto l'atteggiamento più aggressivo della Fed, la valuta a stelle e strisce verso quota 97,7 anche se rimane chiusa dentro un pattern rettangolo trading.

I timori relativi all'inflazione

I funzionari della board di politica monetaria della banca centrale USA hanno evidenziato nuove preoccupazioni riguardo l'andamento dell'inflazione, tanto che diversi membri hanno addirittura paventato l'ipotesi che in futuro la FED potrebbe dover di nuovo aumentare i tassi di interesse, qualora l'inflazione continuasse a viaggiare sopra l'obiettivo.

Va detto che dopo la riunione di politica monetaria di fine gennaio, nuovi dati macroeconomici hanno evidenziato un'accelerazione della crescita, una stabilizzazione del mercato del lavoro e una frenata dell'inflazione. Ciò significa che qualche membro della Fed potrebbe essere più aperto adesso a nuovi tagli ai tassi di interesse.