martedì 24 marzo 2026

Ricchezza, l'Italia è sesta come numero di miliardari

Nel nostro Paese continua a confermarsi una statistica che ci vede tra i primi posti al mondo. È quella dei Paperoni, ossia di individui la cui ricchezza supera diversi miliardi di euro. In questa particolare graduatoria siamo al sesto posto nel mondo.

La classifica di Forbes sulla ricchezza

Come accade periodicamente, la rivista Forbes ha stilato la graduatoria dei grandi patrimoni. Si scopre così che la ricchezza complessiva dei 90 miliardari presenti in Italia (16 in più rispetto all'anno precedente) è pi alta rispetto all'anno precedente. I nostri Paperoni infatti mettono assieme un patrimonio complessivo di circa 484 miliardi di dollari.

La crescita della ricchezza dei ricchi d'Italia è dovuta sia all'aumento degli individui che sono entrati in questa particolare classifica, sia alla rivalutazione dei loro patrimoni personali grazie soprattutto alle partecipazioni in diversi settori (tra i quali spicca la tecnologia).

La classifica dei Paperoni italiani

Il 2026 segna una novità importante per quanto riguarda la leadership dei Paperoni d'Italia. Infatti per la prima volta dal 2007 il primo posto non è occupato da un membro della famiglia Ferrero. Giovanni Ferrero infatti si piazza al secondo posto con una ricchezza di circa 45 miliardi di euro, mentre al vertice della graduatoria schizza Giancarlo Devasini, il co-fondatore di Tether

Proprio la nuova valutazione della società, salita a 184 miliardi di euro, è la ragione che ha propiziato il sorpasso in vetta. Il patrimonio di Devasini infatti è stimato in poco più di 89 miliardi di dollari, il che lo rende anche tra gli uomini più ricchi dell'intero pianeta secondo Forbes.

Le altre posizioni in classifica

Sul gradino più basso del podio della ricchezza si colloca Andrea Pignataro che ha un patrimonio di circa 39 miliardi di euro. Seguono Paolo Ardoino con 35 miliardi di euro e molto più indietro Francesco Gaetano Caltagirone, il cui patrimonio supera di poco i 10 miliardi di euro.

L'Italia e il resto del mondo

Il nostro paese si conferma uno di quelli con il maggior numero di ricchi del pianeta. Abbiamo superato paesi come Canada, Hong Kong e Brasile, ma rimaniamo comunque ad una certa distanza dai leader della classifica. Sono infatti inarrivabili gli Stati Uniti che vantano 989 miliardari, e la Cina che ne ha 539. Del resto è in questi due Paesi che ci sono le aziende più famose nel mondo. Al terzo posto c'è l'India con 229 miliardi, seguita da Germania con 212 e Russia con 147.

mercoledì 18 marzo 2026

Inflazione in rialzo, cambiano le prospettive delle banche centrali

Con con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente è divampata la crisi energetica. Il prezzo del petrolio e del gas naturale di liquefatto sono andati in salita, e ciò riporta l'incubo dell'alta inflazione al tavolo delle decisioni delle banche centrali.

Chi ha paura dell'inflazione

In questa settimana una sfilza di istituti centrali si riunirà per decidere sui tassi di interesse. Nell'elenco ci sono la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, quella del Regno Unito, del Canada ed altre ancora. 

Per tutte il grosso problema adesso si chiama inflazione, perché l'impennata dei prezzi dell'energia innescata dalla guerra nel Golfo cambia completamente le prospettive future. A tal proposito, gli indicatori che anticipano il trend non sono per nulla incoraggianti.

Il mercato obbligazionario

I timori di surriscaldamento dell'inflazione a causa della forte spesa energetica hanno spinto gli investitori a vendere i titoli di Stato, facendo nuovamente crescere i loro rendimenti. Tutto questo avviene in un momento storico in cui molti Governi avevano deciso di incrementare le emissioni di titoli di debito pubblico per finanziare investimenti, spese per la difesa e politiche industriali.

Con quello che sta accadendo, il rendimento del Bund tedesco decennale è salito fin quasi al 3%, quello dei BTP decennali e intorno al 3, 7%, quello dei titoli di Stato americani è attorno al 3,7%, ma comunque ha guadagnato 35 punti base da quando è scoppiata la guerra.

Cosa cambia per le banche centrali

Con il passare dei giorni la speranza di un conflitto di durata breve si va affievolendo e aumentano i timori di contraccolpi feroci, soprattutto per quanto riguarda l'inflazione. Tutto ciò ha spinto i mercati a rivedere le proprie aspettative sul comportamento delle banche centrali.

La Fed potrebbe non effettuare più quei tagli dei tassi che ci si aspettavano quest'anno, mentre dalla BCE si aspettano un paio di aumenti. Tutto ciò ovviamente provocherà delle ripercussioni anche sul mercato valutario dove il dollaro ha da poco recuperato quota 100, spingendo molti trader ad adottare strategia heikin ashi scalping intraday.
Si tratta comunque di uno scenario in continuo divenire e dominato da una grande incertezza.

lunedì 16 marzo 2026

Costo in crescita per le uova di cioccolata, sarà una Pasqua più amara

Anche quest'anno dobbiamo prepararci in anticipo per festività Pasquali, comprando le famose uova di cioccolata che fanno felici soprattutto i più piccini. Tuttavia il costo segna ancora un incremento, nonostante il prezzo del cacao sia andato in discesa negli ultimi mesi.

Le uova aumentano ancora di costo

Secondo il Codacons, che ha analizzato l'andamento dei prezzi al dettaglio, le uova di Pasqua dovrebbero avere un costo di circa 6-10% superiore rispetto a quello che avevano lo scorso anno. Al chilo infatti il prezzo di un uovo di cioccolato di marca industriale può arrivare a superare nel 2026 i 77 euro, contro i 70 euro dello scorso anno.

Il prezzo medio di quelle artigianali varia tra i 30 e i 40 euro, mentre per le uova gourmet si arriva a superare anche i 100 euro a pezzo. 

Cacao e uova di cioccolata

Come detto, la cosa che fa arrabbiare è il fatto che il rincaro delle uova di cioccolato avviene in concomitanza di un calo del prezzo del cacao. La materia prima infatti ha cominciato a scendere di prezzo della parte finale del 2025. Rispetto al picco di 11.000 dollari a tonnellata raggiunto nel 2024 e in parte del 2025, la quotazione del cacao è scesa addirittura del 65%.

La ragione di questo calo è nelle condizioni climatiche particolarmente favorevoli che ci sono stati in alcuni paesi produttori come Ghana, Costa d'Avorio ed Ecuador. La quotazione del cacao è scesa così sui 2800 dollari per tonnellata, che pur rappresentando un livello di costo alto rispetto al passato, è molto più basso rispetto a quello dello scorso anno e di due anni fa.

La guerra e le speculazioni

C'è però un fattore che ha cambiato le cose negli ultimi tempi: la guerra in Medio Oriente. Il conflitto crea una turbativa alla catena logistica di approvvigionamento, condizionando i trasporti e quindi i costi per i paesi importatori come Europa e Asia. 

Ma in realtà quello che incide maggiormente sul prezzo finale delle uova di cioccolato è la componente speculativa legata all'imminente festività. In sostanza le aziende produttrici cercano di guadagnare di più, anche se alla base non hanno dovuto sostenere i costi maggiori. Le associazioni dei consumatori fanno notare la necessità di limitare questi comportamenti, visto che negli ultimi quattro anni a causa dell'inflazione le famiglie italiane hanno perso circa il 10% del loro potere di acquisto.