Quando si riesce a raggiungere l'ambito titolo di studio per potersi tuffare nel mondo del lavoro, l'entusiasmo dei giovani italiani si intiepidisce di fronte alle retribuzioni. Quelle medie all'ingresso del mondo del lavoro per i nostri neolaureati, sebbene in crescita, rimangono ben distanti rispetto al resto d'Europa.
Il divario Italia Europa sulle retribuzioni
La fotografia della situazione è stata scattata nel report Total Remuneration Survey 2025, realizzato da Mercer esaminando le politiche di ingresso circa le retribuzioni di 735 grandi e medie aziende che sono attive sul territorio italiano. Sono imprese che hanno un fatturato medio di 830 milioni e complessivamente contano più di 1400 dipendenti. Aziende che sono quindi solide e strutturate.Ebbene, nel 2025 le retribuzioni medie dei neolaureati al primo impiego sono state circa 32.000 euro lordi. Rispetto all'anno precedente c'è una lieve crescita (erano 30.500 euro) mentre rispetto al 2022 l'incremento è stato del 7%. Sebbene questo aumento rappresenta un segnale molto positivo, che mette in luce l'interesse delle aziende a dare attenzione ai talenti di casa nostra, ma resta il fatto che il divario rispetto alle retribuzioni all'ingresso che si registrano nel resto d'Europa rimane ampio.
Fanalini di coda
Le imprese italiane sotto questo aspetto si trovano sul fondo della classifica in Europa. I nostri neolaureati hanno retribuzioni superiori soltanto a quelli della Spagna e della Polonia, dove però le dinamiche di crescita degli stipendi stanno accelerando. In Polonia addirittura la crescita è stata del 41% in tre anni, e di questo passo ci vorrà davvero poco per superarci.
Se guardiamo ai vertici della classifica vengono i brividi. Le retribuzioni all'ingresso in Svizzera sono in media 90 mila euro annui. Praticamente il triplo di quelle italiane. Austria e Germania hanno 57 mila euro di stipendi all'ingresso e sono pari merito sul secondo gradino del podio.
Un capitolo a parte meriterebbe poi la questione del gender gap uomo donna, che da noi continua ad essere un altro fattore che fa indignare.
La fuga
Di fronte a questi numeri bisogna interrogarsi e far scattare il campanello d'allarme, perché contribuiscono ad alimentare la mobilità internazionale dei nostri giovani qualificati. C'è poi un altro aspetto da evidenziare oltre a quello riguardante le retribuzioni basse. Si tratta della carenza di strategie dedicate ai neolaureati. Soltanto un'azienda su 6 ha una politica specifica per questa categoria di giovani lavoratori virgola è soltanto un terzo offre dei percorsi di carriera specifici.


