mercoledì 18 marzo 2026

Inflazione in rialzo, cambiano le prospettive delle banche centrali

Con con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente è divampata la crisi energetica. Il prezzo del petrolio e del gas naturale di liquefatto sono andati in salita, e ciò riporta l'incubo dell'alta inflazione al tavolo delle decisioni delle banche centrali.

Chi ha paura dell'inflazione

In questa settimana una sfilza di istituti centrali si riunirà per decidere sui tassi di interesse. Nell'elenco ci sono la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, quella del Regno Unito, del Canada ed altre ancora. 

Per tutte il grosso problema adesso si chiama inflazione, perché l'impennata dei prezzi dell'energia innescata dalla guerra nel Golfo cambia completamente le prospettive future. A tal proposito, gli indicatori che anticipano il trend non sono per nulla incoraggianti.

Il mercato obbligazionario

I timori di surriscaldamento dell'inflazione a causa della forte spesa energetica hanno spinto gli investitori a vendere i titoli di Stato, facendo nuovamente crescere i loro rendimenti. Tutto questo avviene in un momento storico in cui molti Governi avevano deciso di incrementare le emissioni di titoli di debito pubblico per finanziare investimenti, spese per la difesa e politiche industriali.

Con quello che sta accadendo, il rendimento del Bund tedesco decennale è salito fin quasi al 3%, quello dei BTP decennali e intorno al 3, 7%, quello dei titoli di Stato americani è attorno al 3,7%, ma comunque ha guadagnato 35 punti base da quando è scoppiata la guerra.

Cosa cambia per le banche centrali

Con il passare dei giorni la speranza di un conflitto di durata breve si va affievolendo e aumentano i timori di contraccolpi feroci, soprattutto per quanto riguarda l'inflazione. Tutto ciò ha spinto i mercati a rivedere le proprie aspettative sul comportamento delle banche centrali.

La Fed potrebbe non effettuare più quei tagli dei tassi che ci si aspettavano quest'anno, mentre dalla BCE si aspettano un paio di aumenti. Tutto ciò ovviamente provocherà delle ripercussioni anche sul mercato valutario dove il dollaro ha da poco recuperato quota 100, spingendo molti trader ad adottare strategia heikin ashi scalping intraday.
Si tratta comunque di uno scenario in continuo divenire e dominato da una grande incertezza.

lunedì 16 marzo 2026

Costo in crescita per le uova di cioccolata, sarà una Pasqua più amara

Anche quest'anno dobbiamo prepararci in anticipo per festività Pasquali, comprando le famose uova di cioccolata che fanno felici soprattutto i più piccini. Tuttavia il costo segna ancora un incremento, nonostante il prezzo del cacao sia andato in discesa negli ultimi mesi.

Le uova aumentano ancora di costo

Secondo il Codacons, che ha analizzato l'andamento dei prezzi al dettaglio, le uova di Pasqua dovrebbero avere un costo di circa 6-10% superiore rispetto a quello che avevano lo scorso anno. Al chilo infatti il prezzo di un uovo di cioccolato di marca industriale può arrivare a superare nel 2026 i 77 euro, contro i 70 euro dello scorso anno.

Il prezzo medio di quelle artigianali varia tra i 30 e i 40 euro, mentre per le uova gourmet si arriva a superare anche i 100 euro a pezzo. 

Cacao e uova di cioccolata

Come detto, la cosa che fa arrabbiare è il fatto che il rincaro delle uova di cioccolato avviene in concomitanza di un calo del prezzo del cacao. La materia prima infatti ha cominciato a scendere di prezzo della parte finale del 2025. Rispetto al picco di 11.000 dollari a tonnellata raggiunto nel 2024 e in parte del 2025, la quotazione del cacao è scesa addirittura del 65%.

La ragione di questo calo è nelle condizioni climatiche particolarmente favorevoli che ci sono stati in alcuni paesi produttori come Ghana, Costa d'Avorio ed Ecuador. La quotazione del cacao è scesa così sui 2800 dollari per tonnellata, che pur rappresentando un livello di costo alto rispetto al passato, è molto più basso rispetto a quello dello scorso anno e di due anni fa.

La guerra e le speculazioni

C'è però un fattore che ha cambiato le cose negli ultimi tempi: la guerra in Medio Oriente. Il conflitto crea una turbativa alla catena logistica di approvvigionamento, condizionando i trasporti e quindi i costi per i paesi importatori come Europa e Asia. 

Ma in realtà quello che incide maggiormente sul prezzo finale delle uova di cioccolato è la componente speculativa legata all'imminente festività. In sostanza le aziende produttrici cercano di guadagnare di più, anche se alla base non hanno dovuto sostenere i costi maggiori. Le associazioni dei consumatori fanno notare la necessità di limitare questi comportamenti, visto che negli ultimi quattro anni a causa dell'inflazione le famiglie italiane hanno perso circa il 10% del loro potere di acquisto.

martedì 10 marzo 2026

Inflazione, il rischio aumento spingerà la BCE alla cautela

La guerra in Medio Oriente complica il percorso della BCE riguardo ai tassi di interesse. Il problema fondamentale è che si materializza all'orizzonte il rischio sempre più concreto di una recrudescenza dell'inflazione. Del resto anche le stime preliminari di febbraio non sono state incoraggianti.

Gli ultimi dati sull'inflazione

Secondo quanto pubblicato da Eurostat (l'istituto di statistica europeo), nel mese di febbraio l'inflazione al consumo della Eurozona è cresciuta del 1,9% su base annua. Il mese scorso era all'1,7% (dati Pocket Option link). 

Questo aumento sorprende negativamente anche gli esperti di mercato. Il fatto positivo è che rimaniamo comunque al di sotto dell'obiettivo del 2%, fissato dalla Eurotower. Tuttavia l'inflazione core, ossia depurata dagli componenti più volatili, rimane oltre l'obiettivo attestandosi a 2,4%.

Lo shock petrolifero

La BCE da tempo ha sposato la linea della cautela riguardo ai tassi di interesse, e lo farà a maggior ragione in questo momento. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente provoca degli shock all'approvvigionamento petrolifero - dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz - che potrebbero indirizzare in modo feroce le tendenze future dell'inflazione.

Del resto abbiamo appena visto un forte incremento dei prezzi del petrolio ed un ancora più robusto aumento dei prezzi del gas GNL. Ciò ha scatenato gli speculatori, che hanno sfruttato i broker per scalping per investire su questi sbalzi feroci.  

Cosa farà la Eurotower a marzo

In questo contesto, quando il 19 marzo ci sarà il prossimo meeting di politica monetaria a Francoforte, sembra estremamente improbabile immaginare che la BCE cambi qualcosa. La Eurotower continua a camminare su una corda tesa che deve bilanciare le esigenze di stimolare l'economia senza però provocare un aumento dell'inflazione. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente è un fattore che non potrà essere ignorato e sicuramente aumenterà ancora di più il livello di cautela dell'Istituto guidato da Christine Lagarde.
Semmai, quello che ci si può chiedere è se questo nuovo scenario bellico non cambi i tempi per un eventuale stretta monetaria.