giovedì 26 marzo 2026

Vendite massicce sull'oro, il gold vive il peggior crollo degli ultimi 15 anni

Si sapeva che la corsa frenetica dell'oro non poteva durare ancora a certi ritmi. Meno facile era immaginare una correzione così profonda, perché sul Gold Metal ci sono state vendite così massicce come non si vedeva da quindici anni a questa parte.

Cosa ha innescato le vendite

La cosa particolare è che l'attuale conflitto in Medio Oriente in teoria dovrebbe alimentare la corsa ai beni rifugio, e quindi spingere gli acquisti e non le vendite sull'oro. 

In realtà sono altri i fattori che hanno provocato il sell-off sul metallo pregiato, spingendo l'oscillatore stocastico trading (cos'è?) in ipervenduto. Un mix legato all'andamento dell'inflazione e al rialzo dei tassi di interesse, al rafforzamento del dollaro e alle vendite forzate sui futures.

Il problema dei tassi di interesse

Con il conflitto in Medio Oriente, e soprattutto con la chiusura dello stretto di Hormuz, il mondo della finanza ha cominciato a temere con forza una feroce crescita dell'inflazione. Di conseguenza sono aumentate le prospettive che le banche centrali cominceranno di nuovo ad alzare i tassi di interesse nelle prossime riunioni. Tassi di interesse più alti penalizzano l'oro, che è un bene che non produce rendimento.

Il rafforzamento del dollaro

Un altro elemento che provoca le vendite sull'oro è il forte rafforzamento del dollaro americano. L'escalation geopolitica ha favorito i flussi di denaro verso il biglietto verde, che viene percepito come bene rifugio alternativo. Questo comprime il valore relativo dell'oro che è denominato proprio in dollari.

Le vendite forzate sui futures

Un altro aspetto che sta penalizzando il lingotto è la liquidazione di posizioni lunghe da parte degli hedge fund piu grandi al mondo e dei Trader sistematici. Ciò ha amplificato il movimento ribassista del prezzo dell'oro, con una forte domanda di protezione al ribasso.

Il crollo delle quotazioni

Dal massimo storico di quasi 5200 dollari per oncia, toccato lo scorso 10 marzo, sono passati poco più di 15 giorni. Tanto è bastato però per assistere ad un crollo verticale del prezzo dell'oro. Le vendite hanno spinto le quotazioni del lingotto fin sotto 4.100 dollari per oncia nella seduta del 23 marzo, poi c'è stato un rimbalzo oltre 4.400 dollari. Resta però un bilancio estremamente negativo nelle ultime sedute, il peggiore degli ultimi 15 anni.

martedì 24 marzo 2026

Ricchezza, l'Italia è sesta come numero di miliardari

Nel nostro Paese continua a confermarsi una statistica che ci vede tra i primi posti al mondo. È quella dei Paperoni, ossia di individui la cui ricchezza supera diversi miliardi di euro. In questa particolare graduatoria siamo al sesto posto nel mondo.

La classifica di Forbes sulla ricchezza

Come accade periodicamente, la rivista Forbes ha stilato la graduatoria dei grandi patrimoni. Si scopre così che la ricchezza complessiva dei 90 miliardari presenti in Italia (16 in più rispetto all'anno precedente) è pi alta rispetto all'anno precedente. I nostri Paperoni infatti mettono assieme un patrimonio complessivo di circa 484 miliardi di dollari.

La crescita della ricchezza dei ricchi d'Italia è dovuta sia all'aumento degli individui che sono entrati in questa particolare classifica, sia alla rivalutazione dei loro patrimoni personali grazie soprattutto alle partecipazioni in diversi settori (tra i quali spicca la tecnologia).

La classifica dei Paperoni italiani

Il 2026 segna una novità importante per quanto riguarda la leadership dei Paperoni d'Italia. Infatti per la prima volta dal 2007 il primo posto non è occupato da un membro della famiglia Ferrero. Giovanni Ferrero infatti si piazza al secondo posto con una ricchezza di circa 45 miliardi di euro, mentre al vertice della graduatoria schizza Giancarlo Devasini, il co-fondatore di Tether

Proprio la nuova valutazione della società, salita a 184 miliardi di euro, è la ragione che ha propiziato il sorpasso in vetta. Il patrimonio di Devasini infatti è stimato in poco più di 89 miliardi di dollari, il che lo rende anche tra gli uomini più ricchi dell'intero pianeta secondo Forbes.

Le altre posizioni in classifica

Sul gradino più basso del podio della ricchezza si colloca Andrea Pignataro che ha un patrimonio di circa 39 miliardi di euro. Seguono Paolo Ardoino con 35 miliardi di euro e molto più indietro Francesco Gaetano Caltagirone, il cui patrimonio supera di poco i 10 miliardi di euro.

L'Italia e il resto del mondo

Il nostro paese si conferma uno di quelli con il maggior numero di ricchi del pianeta. Abbiamo superato paesi come Canada, Hong Kong e Brasile, ma rimaniamo comunque ad una certa distanza dai leader della classifica. Sono infatti inarrivabili gli Stati Uniti che vantano 989 miliardari, e la Cina che ne ha 539. Del resto è in questi due Paesi che ci sono le aziende più famose nel mondo. Al terzo posto c'è l'India con 229 miliardi, seguita da Germania con 212 e Russia con 147.

mercoledì 18 marzo 2026

Inflazione in rialzo, cambiano le prospettive delle banche centrali

Con con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente è divampata la crisi energetica. Il prezzo del petrolio e del gas naturale di liquefatto sono andati in salita, e ciò riporta l'incubo dell'alta inflazione al tavolo delle decisioni delle banche centrali.

Chi ha paura dell'inflazione

In questa settimana una sfilza di istituti centrali si riunirà per decidere sui tassi di interesse. Nell'elenco ci sono la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, quella del Regno Unito, del Canada ed altre ancora. 

Per tutte il grosso problema adesso si chiama inflazione, perché l'impennata dei prezzi dell'energia innescata dalla guerra nel Golfo cambia completamente le prospettive future. A tal proposito, gli indicatori che anticipano il trend non sono per nulla incoraggianti.

Il mercato obbligazionario

I timori di surriscaldamento dell'inflazione a causa della forte spesa energetica hanno spinto gli investitori a vendere i titoli di Stato, facendo nuovamente crescere i loro rendimenti. Tutto questo avviene in un momento storico in cui molti Governi avevano deciso di incrementare le emissioni di titoli di debito pubblico per finanziare investimenti, spese per la difesa e politiche industriali.

Con quello che sta accadendo, il rendimento del Bund tedesco decennale è salito fin quasi al 3%, quello dei BTP decennali e intorno al 3, 7%, quello dei titoli di Stato americani è attorno al 3,7%, ma comunque ha guadagnato 35 punti base da quando è scoppiata la guerra.

Cosa cambia per le banche centrali

Con il passare dei giorni la speranza di un conflitto di durata breve si va affievolendo e aumentano i timori di contraccolpi feroci, soprattutto per quanto riguarda l'inflazione. Tutto ciò ha spinto i mercati a rivedere le proprie aspettative sul comportamento delle banche centrali.

La Fed potrebbe non effettuare più quei tagli dei tassi che ci si aspettavano quest'anno, mentre dalla BCE si aspettano un paio di aumenti. Tutto ciò ovviamente provocherà delle ripercussioni anche sul mercato valutario dove il dollaro ha da poco recuperato quota 100, spingendo molti trader ad adottare strategia heikin ashi scalping intraday.
Si tratta comunque di uno scenario in continuo divenire e dominato da una grande incertezza.