venerdì 6 novembre 2026

Export e import, l'ultima mossa di Pechino avrà delle conseguenze

Generalmente si crede che avere una moneta più forte rappresenti per un Paese un'ottima notizia. Consente infatti di acquistare di più dall'estero, o di spendere di meno a pari quantità di prodotti comoprati. Ma se un Paese ha un export importante, l'apprezzamento della moneta può diventare un bel problema. Lo dimostra quanto sta succedendo in Cina.

La decisione di Pechino che salvaguarda l'export

cinaLa Banca Popolare di Pechino (BPoC) ha appena annunciato che da metà novembre alzerà la riserva obbligatoria sui depositi in valuta estera, che passeranno dal 4% al 6%. Significa che detenere valuta straniera costerà di più e quindi lo scoraggia. Se ufficialmente questa mossa è giustificata con l'intenzione di rafforzare la gestione della liquidità valutaria delle istituzioni finanziarie, la realtà è che questo intervento serve per mettere un freno al forte apprezzamento dello yuan. Di recente abbiamo infatti visto che l'economia cinese più forte del previsto, e corre lo yuan di conseguenza.

Il cambio USDCNY

La valuta cinese infatti nell'ultimo periodo ha guadagnato molto terreno rispetto al Dollaro USD. Circa il 5% se consideriamo questo 2026 (intanto sembra intravedere una broadening formation megafono trading sul grafico). Sembrano percentuali bassissime ma in realtà è davvero tanto, e soprattutto incide molto sull'export e l'import. L'esportatore cinese che incassa in dollari infatti ottiene di meno dalla conversione, e se la maggior parte dei costi sono sostenuti in Cina allora i margini si riducono.

Le conseguenze per l'Europa

Che cosa comporta questa mossa della Banca centrale della Cina per imprese e risparmiatori europei? Un'impresa italiana non subisce conseguenze dirette dall'indebolimento dello Yuan contro il dollaro, perché non implica automaticamente un identico movimento rispetto anche all'Euro. Se però lo Yuan dovesse anche perdere quota rispetto alla valuta unica, ciò renderebbe favorevole gli acquisti di componenti a prezzo fisso da parte delle nostre imprese, ma al tempo stesso quelle che vendono in Cina a prezzo fisso otterrebbero uno svantaggio. In sostanza il beneficio per chi importa diventa un danno per chi si dedica all'export verso Pechino.

L'effetto sui risparmi

La mossa di Pechino non incide soltanto sull'import e l'export ma anche sui risparmi. Chi possiede delle attività denominate in Yuan cinesi dovrà considerare oltre al rendimento anche la spesa per la conversione in euro. Un'eventuale svalutazione anche nei confronti della moneta unica infatti riduce il controvalore dell'investimento. Una copertura valutaria può attenuare questa componente del rischio finanziario, a seconda delle caratteristiche dello strumento utilizzato.
 

mercoledì 28 ottobre 2026

Tassi di interesse, arriva una sorpresa dalla Nuova Zelanda

I mercati erano così convinti che la Reserve Bank of New Zealand avrebbe alzato i tassi di interesse, da aver completamente scontato questa mossa negli ultimi tempi. E invece l'istituto centrale ha sorpreso tutti decidendo di congelare il costo del denaro, innescando così una profonda svendita di dollari "kiwi".

La decisione della RBNZ sui tassi di interesse

reserve bank new zealandAl termine della riunione di politica monetaria di ottobre, la Reserve Bank ha deciso, con una votazione di 4 favorevoli e 3 contrari, di confermare i tassi di interesse al 2,75%. Il mercato si aspettava una stretta di 25 punti base per contrastare l'elevata inflazione. Il comitato di politica monetaria invece ha deciso di assumere un atteggiamento più cauto per evitare di mettere ulteriore pressione sull'economia neozelandese, che sta vivendo una ripresa molto fragile.

Sembra di rivivere ciò che accadde a febbraio, quando  la RBNZ confermò il tasso di interesse e lanciò un messaggio dovish che fece scivolare il dollaro kiwi.

Stretta soltanto rinviata

Va precisato che i membri del comitato di politica monetaria hanno comunque sottolineato che probabilmente sarà necessario effettuare un ulteriore inasprimento dei tassi di interesse per spingere l'inflazione verso il punto medio dell'intervallo obiettivo 1-3%. La tempistica di questa ulteriore stretta dipenderà però tanto dalle prospettive economiche che dalla modo in cui procederà l'inflazione, visto che nel breve termine c'è ancora molta volatilità dei prezzi del petrolio e dei carburanti a causa della guerra del Golfo (il commercio resta rischioso se le petroliere passano per Hormuz).

La reazione dei mercati

Gli effetti della decisione di politica monetaria della banca centrale si sono visti pesantemente sul mercato valutario. Infatti il dollaro neozelandese è precipitato sui minimi di due settimane rispetto a quello americano. Il cambio NZD/USD è rimbalzato sulla media mobile a 50 periodi ed è sceso sotto la soglia di 0,56, formando anche un pattern bandiera ribassista che potrebbe anticipare l'ulteriore prosecuzione del trend ribassista. Chi sperava di vedere indicatori di inversione trend è rimasto deluso.
Il dollaro neozelandese inoltre ha perso notevolmente quota rispetto a quello australiano, raggiungendo il livello più basso addirittura da oltre 13 anni.

martedì 20 ottobre 2026

Inflazione migliore del previsto in Canada ma la BoC alzerà comuqnue i tassi

Nonostante il report sull'inflazione migliore del previsto, resta forte la prospettiva di una Banca Centrale del Canada aggressiva sul fronte dei tassi e ciò spinge il dollaro canadese sui minimi di circa sui massimi di circa un mese rispetto a quello americano.

Il report canadese sull'inflazione

canadaCome detto, il report sull'inflazione dall'ufficio di statistica ha evidenziato numeri migliori delle aspettative. Il tasso di inflazione annuale è risultato pari al 3, 1%, e sebbene si tratti del livello più alto degli ultimi quattro mesi è inferiore a quanto si aspettavano gli esperti, il 3,2%.
Mentre l'aumento dei prezzi dell'energia ha spinto al rialzo l'inflazione complessiva, gli indicatori di fondo sono rimasti contenuti, con l'indice dei prezzi al consumo (CPI-mediano) in calo all'1,9% e l'indice dei prezzi al consumo (CPI-trim) in flessione all'1,8% a settembre. 

Le implicazioni per la Bank of Canada

Malgrado questi numeri, rimane forte il timore che possa esserci una crescita ulteriore dell'inflazione, come sottolineato dai responsabili di politica monetaria della Bank of Canada. Lo stesso governatore Tiff Macklem di recente ha dichiarato che l'istituto prevede di aumentare significativamente le sue previsioni trimestrali sull'inflazione. Ciò significa che la Bank of Canada mantiene delle forti prospettive hawkish. Un aumento dei tassi di interesse ridurrebbe il differenziale tra Bank of Canada e Federal Reserve, e ciò ha fornito carburante a dollaro canadese. Sono lontani i tempi in cui la Banca Centrale del Canada sorprendeva gli investitori con una prospettiva hawkish. Oggi la sorpresa sarebbe il contrario.

La reazione del mercato

Sul mercato valutario infatti l'andamento del cambio USD/CAD continua ad essere ribassista da un paio di settimane, dopo il picco di settembre raggiunto dopo le tariffe commerciali tra USA e Canada. Il rapporto è sceso in prossimità di 1,41, sui minimi di un mese. A livello tecnico bisogna sottolineare che la coppia valutaria sta testando la media mobile a 50 periodi, che agisce in qualità di supporto, e poco sotto c'è la soglia psicologica di 1,40.

Intanto sul mercato azionario, l'indice S&P/TSX Composite ha chiuso in ribasso dello 0,7% a 35.929 punti.Le principali banche hanno registrato ribassi, con RBC in calo dello 0,9%, mentre BMO, CIBC e National Bank hanno perso ciascuna lo 0,8%. Anche i titoli minerari sono calati a seguito delle vendite su oro e argento a causa dei timori di inflazione e strette monetarie.
Nel frattempo il rendimento dei titoli di Stato canadesi a 10 anni è salito a circa il 3,90% a ottobre, il livello più alto in quasi due settimane.