martedì 7 aprile 2026

Mercato petrolifero, l'OPEC+ interviene ma non basta

La situazione in Medio Oriente continua ad essere estremamente tesa, e di fronte a questo scenario così determinante per il mercato petrolifero il cartello dei produttori di greggio ha deciso di aumentare nuovamente le quote produzione.

Le nuove quote sul mercato petrolifero

A partire dal mese di maggio, i membri del cartello OPEC+ hanno deciso di attuare un adeguamento della produzione di 206.000 barili al giorno. È una mossa che replica quella decisa all'inizio di marzo, quando gli otto paesi aumentarono le proprie quote di produzione per il mese di aprile dello stesso importo. 

Il cartello ha sottolineato che ripristinare gli impianti energetici che sono stati danneggiati durante il conflitto in Medio Oriente è un processo costoso e richiederà molto tempo. Ciò potrebbe avere delle ripercussioni sul mercato petrolifero, aggravando le difficoltà di approvvigionamento mondiale di greggio.

Lo stretto al centro di tutto

Il ruolo cruciale in questo conflitto continua ad essere quello dello Stretto di Hormuz, che è strategico per il mercato petrolifero globale. Prima dello scoppio della guerra attraverso questa striscia passava circa un quinto del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto. La chiusura del transito ha spinto i prezzi del petrolio al rialzo, con il Brent che ha superato di nuovo quota 110 dollari per barile.
Inoltre le conseguenze della crisi energetica hanno provocato un effetto domino su altri pezzi e sulla volatilità dei mercati. In sostanza, Hormuz è il nuovo epicentro di una spirale inflativa. 

L'ultimatum di Trump

La crisi nella regione non sembra volgere al miglioramento, almeno nel brevissimo periodo. Anzi, tra poche ore scadrà l'ultimatum lanciato da Donald Trump affinché l'Iran riapra lo stretto di Hormuz. Il presidente statunitense ha minacciato attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane in caso di mancato accordo e di rimozione del blocco del traffico nello Stretto. 

Ma lo scenario non sembra essere al momento indirizzato verso questa prospettiva, tanto che i prezzi del petrolio stanno continuando a crescere. Ma ci ha conseguenze anche su altri mercati, perché ci sono le correlazioni tra valute e materie prime che incidono anche sull'andamento del dollaro.

mercoledì 1 aprile 2026

Mercato dell'auto elettrica, stiamo assistendo ad una grande frenata

Dove doveva rappresentare il futuro della mobilità, e magari sarà ancora così. Ma non adesso a quanto sembra, visto che il mercato dell'auto elettrica sta andando a marcia indietro. Numerosi player del settore infatti hanno deciso di lasciare la corsa all'elettrico nei prossimi mesi, perché questa avventura finora è stata un mezzo disastro.

Cosa accade al mercato dell'auto elettrica

La transizione verso un veicolo a batteria, che da tempo veniva indicata come un destino ineluttabile, è stata sostenuta con fortissimi incentivi pubblici. Finché ci sono stati quelli, il mercato dell'auto elettrica bene o male è andato avanti ed è cresciuto. Una volta che si sono chiusi i rubinetti dei finanziamenti statali, le vendite hanno iniziato a segnare una frenata, perché le auto elettriche sono troppo costose e ancora inaccessibili ai più.

Ma intanto gli investimenti sostenuti dalle aziende sono stati enormi e hanno lasciato dei buchi in bilancio che non potevano essere più ignorati. Ci si metta poi la feroce concorrenza cinese, le cui auto hanno raggiunto vendite record in Italia nel 2025.  

Elettrico, la lunga lista degli addii

Sono ben 12 i grandi costruttori di auto che hanno deciso così di fare retromarcia riducendo drasticamente il proprio impegno nel mercato dell'auto elettrica. Non possono essere loro a trainare la corsa verso l'economia sostenibile

Si va dai marchi iconici lusso come Ferrari, Bentley, Porsche ad altri Player di grande fama come Mercedes Benz, Stellantis, Ford, Volvo. L'ultima in ordine di tempo a inserire la retromarcia è stata la giapponese Honda, che ha annunciato la cancellazione di diversi modelli chiave della sua attesissima "serie 0", per destinare risorse del suo piano industriale verso i veicoli ibridi.

Il fattore emotivo

La strategia politica aziendale che aveva puntato forte sul mercato dell'auto elettrica si è dimostrata un vero flop. Oltre i dati numerici, anche un altro fattore stato sottovalutato colpevolmente, quello emotivo. Lo ha recentemente sottolineato il presidente di Lamborghini, evidenziando come nelle auto elettriche manchino alcuni aspetti, che emotivamente catturavano i guidatori come le vibrazioni le dinamiche di frenata, il.rombo del motore. Senza questi aspetti, guidare non è la stessa cosa.

giovedì 26 marzo 2026

Vendite massicce sull'oro, il gold vive il peggior crollo degli ultimi 15 anni

Si sapeva che la corsa frenetica dell'oro non poteva durare ancora a certi ritmi. Meno facile era immaginare una correzione così profonda, perché sul Gold Metal ci sono state vendite così massicce come non si vedeva da quindici anni a questa parte.

Cosa ha innescato le vendite

La cosa particolare è che l'attuale conflitto in Medio Oriente in teoria dovrebbe alimentare la corsa ai beni rifugio, e quindi spingere gli acquisti e non le vendite sull'oro. 

In realtà sono altri i fattori che hanno provocato il sell-off sul metallo pregiato, spingendo l'oscillatore stocastico trading (cos'è?) in ipervenduto. Un mix legato all'andamento dell'inflazione e al rialzo dei tassi di interesse, al rafforzamento del dollaro e alle vendite forzate sui futures.

Il problema dei tassi di interesse

Con il conflitto in Medio Oriente, e soprattutto con la chiusura dello stretto di Hormuz, il mondo della finanza ha cominciato a temere con forza una feroce crescita dell'inflazione. Di conseguenza sono aumentate le prospettive che le banche centrali cominceranno di nuovo ad alzare i tassi di interesse nelle prossime riunioni. Tassi di interesse più alti penalizzano l'oro, che è un bene che non produce rendimento.

Il rafforzamento del dollaro

Un altro elemento che provoca le vendite sull'oro è il forte rafforzamento del dollaro americano. L'escalation geopolitica ha favorito i flussi di denaro verso il biglietto verde, che viene percepito come bene rifugio alternativo. Questo comprime il valore relativo dell'oro che è denominato proprio in dollari.

Le vendite forzate sui futures

Un altro aspetto che sta penalizzando il lingotto è la liquidazione di posizioni lunghe da parte degli hedge fund piu grandi al mondo e dei Trader sistematici. Ciò ha amplificato il movimento ribassista del prezzo dell'oro, con una forte domanda di protezione al ribasso.

Il crollo delle quotazioni

Dal massimo storico di quasi 5200 dollari per oncia, toccato lo scorso 10 marzo, sono passati poco più di 15 giorni. Tanto è bastato però per assistere ad un crollo verticale del prezzo dell'oro. Le vendite hanno spinto le quotazioni del lingotto fin sotto 4.100 dollari per oncia nella seduta del 23 marzo, poi c'è stato un rimbalzo oltre 4.400 dollari. Resta però un bilancio estremamente negativo nelle ultime sedute, il peggiore degli ultimi 15 anni.