mercoledì 11 febbraio 2026

Mercato valutario, gli esperti pronosticano tempi duri per la sterlina

Sono giorni particolari per la sterlina britannica, che è finita sotto pressione sul mercato valutario sia contro l'euro che contro il dollaro. Secondo alcuni osservatori, questa pressione è destinata a continuare a causa di ciò che accade sul mercato delle opzioni.

I driver del pound sul mercato valutario

Settimana scorsa la Bank of England si è riunita in meeting, al termine del quale i tassi di interesse sono rimasti invariati. Tuttavia la decisione è stata assunta con uno scarto minimo, visto che quattro membri avrebbero voluto un taglio al tasso di interesse per dare uno stimolo alla crescita economica.

Sempre settimana scorsa si è scatenata una turbolenza politica attorno al primo ministro Starmer, dopo la nomina Peter Mandelson ad ambasciatore negli Stati Uniti. Quest'ultimo ha avuto stretti rapporti di amicizia con Jeffrey Epstein, il finanziere americano pedofilo morto suicida in carcere nel 2019. Il caos ha portato alle dimissioni del suo capo di gabinetto, e secondo alcuni deputati laburisti anche Starmer potrebbe cadere.

Sul mercato

Nel frattempo il premio per la protezione contro un deprezzamento della sterlina rispetto all'euro per il mese successivo è cresciuto in maniera notevole, raggiungendo il livello più alto da fino a novembre. Il 5 febbraio scorso gli scambi di opzioni sulla coppia euro-sterlina hanno raggiunto il picco annuale. Peraltro i flussi degli hedge funds maggiori al mondo sulla coppia euro-sterlina sono stati unidirezionali, con puntate sul rialzo della coppia.

Sterlina in difficoltà da tempo

Va detto che lo scenario attuale sembra la continuazione di quello visto nell'anno passato, quando la stellina fu caratterizzata da una forte debolezza. Nel 2025 infatti la valuta britannica ha perso oltre il 5% rispetto all'Euro e all'orizzonte non ci sono indicatori di inversione trend. Secondo gli analisti di Goldman Sachs anche l'anno in corso potrebbe segnare un deprezzamento della Sterlina nell'ordine del 6% rispetto all'Euro. Gli esperti di Nomura invece vedono un calo del 3% entro fine aprile.

Uno degli argomenti più caldi per il mercato valutario riguarda la politica britannica, alla quale la sterlina è particolarmente sensibile. Se dovesse esserci un cambio di leadership nel paese, la volatilità potrebbe aumentare notevolmente sul Pound.

lunedì 9 febbraio 2026

Dati macroeconomici e indicatori: cosa sono e a cosa servono?

Quando uno Stato deve prendere delle decisioni su come indirizzare la sua attività per favorire la crescita dell'economia, trova uno strumento indispensabile nei dati macroeconomici e gli indicatori macroeconomici.
I più famosi sono senza dubbio il Prodotto Interno Lordo, il tasso di inflazione e quello di disoccupazione, ma il panorama è molto ampio e prende in esame tutti gli aspetti di un'economia.

Cosa sono dati macroeconomici e indicatori?

Come possiamo definire dati macroeconomici e indicatori di un'economia? Sono statistiche o letture di dati che riflettono la situazione economica di un particolare Paese, regione o settore. Attraverso questi dati si riesce a mettere sotto una lente di ingrandimento il comportamento degli aggregati, dalle famiglie alle imprese fino allo Stato, per vedere cosa sta funzionando e cosa si deve migliorare.

Va sottolineato che alcuni dati macroeconomici non fotografano una situazione effettiva, ma stimano attese e previsioni di un particolare aggregato (cioè sono rivolti al futuro). Si tratta di sondaggi effettuati presso determinate categorie, molto seguiti perché si ritiene che diano un’indicazione sulla fase del ciclo economico che stiamo attraversando.

A cosa servono dati macroeconomici e indicatori?

L'utilizzo principale di dati macroeconomici e indicatori è da parte di analisti e governi, che grazie ad essi riescono a valutare lo stato di salute presente e futuro dell’economia e dei mercati finanziari.
Proprio per avere un monitoraggio continuo di questi aspetti, gli aggiornamenti dei dati macro avviene a cadenza periodica regolare: settimanale, mensile o trimestrale. La diffusione può riguardare le cosiddette “letture preliminari”, che poi vengono confermate o corrette dalle “letture finali”:

Chi raccoglie questi dati?

La raccolta dei dati macroeconomici e lo sviluppo degli indicatori è un'attività svolta da appositi uffici di studio, ricerca e statistica, di carattere sia nazionale che internazionale.
Per esempio, in Italia abbiamo l’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) che ci aggiorna periodicamente su PIL, inflazione, occupazione, deficit, debito, commercio internazionale e via dicendo.

Quali sono i dati macroeconomici più importanti?

Tra i dati macroeconomici e gli indicatori più importanti, come abbiamo detto quelli più famosi sono il Prodotto Interno Lordo, il tasso di inflazione e il tasso di disoccupazione.
Ma sono estremamente importanti i dati sulla produzione industriale, import export e bilancia commerciale, gli investimenti, i consumi, la forza e stabilità della valuta e l'andamento dei salari reali (ossia il rapporto tra retribuzioni e inflazione). E ancora: l'indice di fiducia dei consumatori, degli investitori e delle imprese, i prezzi degli immobili e del settore immobiliare, ecc.

Dato macro nominale e reale

Va precisato che uno stesso dato macroeconomico può essere espresso in due modi: in valore "nominale" quando si esprime in termini assoluti, in valore "reale" quando il dato corretto per gli effetti dell’inflazione.
Per esempio, in termini nominali 100 euro del 2009 possono essere equivalenti a 90 euro del 2019, nel senso che se nel 2009 quei 100 euro bastavano a comprare diversi beni, nel 2019 non bastano più perché l'inflazione se n'è mangiati 10.

Dato congiunturale e tendenziale

C'è un'altra distinzione importante da fare, quella tra dato congiunturale e tendenziale. Il primo misura la variazione in termini assoluti o percentuali rispetto al periodo precedente (per esempio, febbraio rispetto a gennaio). Il dato tendenziale invece misura la variazione in termini assoluti o percentuali, in confronto con lo stesso periodo dell’anno prima (per esempio, marzo 2019 rispetto a marzo 2018).

martedì 3 febbraio 2026

Costo del denaro, l'Australia comincia un ciclo di strette

Al termine della riunione di politica monetaria di inizio febbraio, la Reserve Bank of Australia (RBA) ha deciso di alzare il costo del denaro di 25 punti base, portandolo così al 3, 85%. Si tratta di una decisione che era stata ampiamente attesa dagli esperti di mercato, nonché del primo aumento dei tassi di interesse da novembre 2023.

La decisione sul costo del denaro

La Reserve Bank of Australia è la prima grande banca centrale mondiale a passare dal ciclo di allentamento post-Covid ad un ciclo restrittivo. La decisione di alzare il costo del denaro, presa all'unanimità dai membri del consiglio direttivo, nasce dalla ripresa significativa registrata dall'inflazione nella seconda metà del 2025

Sebbene non abbia raggiunto il picco che toccò nel 2022, rimane un fattore di preoccupazione per i membri del consiglio direttivo della Reserve Bank of Australia.

Il problema inflazione

I membri del board ritengono che parte dell'incremento dei prezzi sia legato alle maggiori pressioni sulla capacità produttiva e che - in base agli indicatori che anticipano il trend - l'inflazione rimarrà probabilmente oltre l'obiettivo fissato dalla banca per un certo periodo di tempo

Inoltre la RBA evidenzia che le condizioni del mercato del lavoro sono leggermente tese.
Le previsioni di inflazione di base da parte della RBA sono state aumentate dal 2,7% al 3,2% per l'anno in corso. Secondo alcuni esperti ciò alimenta le probabilità che l'istituto centrale possa intervenire nuovamente alzando il costo del denaro in futuro.

La reazione dei mercati

Le previsioni più aggressive riguardo l'andamento dell'inflazione e le possibili mosse sul tasso di interesse hanno dato supporto al Dollaro Australiano sul mercato valutario. Il cambio Aud/Usd si è nuovamente affacciato oltre la soglia di 0,7 con un forte rialzo rispetto al collega americano (fonte quotazioni Pocket Option link).

Intanto il rendimento di titoli di Stato 10 anni è cresciuto al 4, 86%, il livello più alto da novembre 2023, dopo che la Banca Centrale ha alzato il costo del denaro. La borsa australiana invece è riuscita a porre fine ad una serie negativa di quattro sessioni consecutive.