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lunedì 20 maggio 2024

Banche e imprese, al Nord i tassi di interesse su liquidità sono il triplo che al Sud

Il divario tra Nord e Sud continua ad essere uno degli elementi che caratterizza, in negativo, il nostro Paese. Questo scenario si verifica anche nel rapporto tra banche e imprese, come dimostrano i numeri evidenziati dal centro studi di Unimpresa.

La differenza di tassi delle banche

I numeri si focalizzano in particolar modo sui tassi di interesse che gli istituti praticano sui depositi liquidi delle imprese. Ebbene, al Nord la remunerazione riconosciuta dagli istituti di credito può essere ancora superiore al triplo rispetto al Mezzogiorno.

Agli estremi della classifica ci sono infatti Trento e Bolzano, dove i tassi sui depositi sono dello 0,78%, mentre in fondo c'è lo 0,24% di Catanzaro.

A livello Nazionale, la media dei tassi praticati dalle banche sulla liquidità delle imprese è pari allo 0,45%. Già questo dato fa venire i brividi, visto che è molto più basso rispetto a quello che invece viene applicato quando si chiede un finanziamento (la BCE lo fissa al 4,5%).

Il Sud nettamente penalizzato

Ma per il Sud le cose stanno pure peggio, visto che si supera a malapena lo 0,3%. Le regioni con i tassi più bassi sono infatti tutte al Sud: Basilicata (0,34%), Puglia (0,32%), Abruzzo (0,30%), Campania (0,26%) e Calabria (0,24%).

Il confronto è frustrante con il Nord (Trentino Alto Adige allo 0,78%, Emilia Romagna allo 0,52%, Toscana allo 0,50%) ma anche con il centro (Sardegna allo 0,58%, Lazio al 54%). Tra le regioni del Nord al di sotto della media nazionale ci sono Piemonte (con lo 0,38%) e Liguria (0,37%), che però comunque sono al di sopra della media del Sud.

Una disparità inaccettabile

E' chiaro che uno scenario del genere comporta forti scompensi e disparità nella pianificazione finanziaria, nella progettazione e negli investimenti tra chi fa impresa al Sud e chi a fa al Nord. Inoltre influenza la propensione al risparmio delle imprese del territorio.
Questo fenomeno amplifica le disuguaglianze economiche esistenti e riflette anche un sistema finanziario che non riesce a stimolare adeguatamente lo sviluppo economico e l’inclusione finanziaria nelle regioni del Sud.

venerdì 12 aprile 2019

Spesa per mantenere casa: al Nord costa il 20% in più che al Sud

La spesa per mantenere casa (quella principale) rimane quella principale per gli italiani, che in media spendono quasi mille euro a testa.

Quanto è alta la spesa per mantenere casa

Lo rivela uno studio congiunto di Facile.it e Mutui.it, partendo dai dati Istat e del Dipartimento delle Finanze. E' stato calcolato che il costo medio mensile è pari a 942 euro al mese, e che in un anno si spendono poco più di 11300 euro. Le voci di spesa per mantenere casa vanno dalle bollette alle tasse, dalla manutenzione al pagamento delle rate del mutuo. Il calcolo è stato effettuato prendendo come standard di riferimento un appartamento di circa 100 metri quadrati, situato in una zona intermedia del contesto abitativo.

Da città a città

Dai dati emerge comunque una certa differenza delle spese per mantenere casa a seconda della collocazione geografica. In media al Nord Italia si spende il 20% in più rispetto al Sud, anche se ogni città ha i suoi prezzi. La più cara è la Capitale. A Roma infatti per mantenere casa occorrono in media 1.219 euro al mese, ovvero 14.629 all’anno. La differenza è notevole rispetto a Milano, quasi dell’8% visto che nel capoluogo lombardo si spendono 13.560 euro l'anno. Meno che a Bologna, dove la spesa per mantenere casa arriva a 13.824 euro annui. La differenza netta si percepisce spostandosi al Sud. A Palermo i proprietari sborsano 8.208 euro l’anno, a Napoli poco di più: 9.324 euro l’anno.

Mutuo, bollette e tasse sulla casa

Una delle componenti più rilevanti della spesa per mantenere casa è la rata del mutuo. Ed anche qui la differenza tra zona e zona è notevole. A Roma in media costa 864 euro, a Napoli si scende quasi della metà, 487 euro (anche Palermo è bassa, 430 euro). In generale Istat ha già evidenziato che il peso del mutuo cambia del 10% a seconda che si viva in periferia oppure all'interno dell'area urbana.

Altra componente forte sono le spese energetiche. Qui Milano batte Roma, ma in generale è il Nord che domina la classifica. In testa alle città più care ci sono infatti Torino (381 euro al mese), Bologna e Firenze (358 euro). Città dove il freddo comporta maggiori spese per riscaldare casa. Tra le spese per mantenere casa ci sono anche le imposte. La tassa sulla smaltimento dei rifiuti è più alta al Sud che al Nord. Se a livello nazionale il prelievo medio per famiglia è di circa 320 euro all’anno, al Meridione si arriva anche a 500 euro.

martedì 27 febbraio 2018

Banche, al Sud bruciati 7mila posti di lavoro in pochi anni

Sono numeri pesantissimi quelli che emergono da una indagine della First Cisl Nazionale riguardo le banche. Al Sud sono circa 7mila i posti di lavoro andati persi negli ultimi 8 anni, dal 2009 al 2017. Il report dell'ufficio studi di una delle sigle sindacali del settore bancario ha lasciato sbigottiti gli autori stessi, che non si aspettavano numeri così drammatici. Lo studio è stato realizzato elaborando i dati di Bankitalia sul numero degli esuberi nelle banche. Il fatto sorprendente è che parliamo di uscite volontarie, che sono coperte dal Fondo di solidarietà nazionale.

I dati sulle banche

Se a livello Nazionale l'occupazione nelle banche è scesa da 330mila unità (nel 2009) al di sotto delle 294mila, al Sud i numeri sono terribili. Come percentuale si sfiora una perdita di 12,4% dei lavoratori del sistema, mentre la media nazionale è al 9,3%. A rendere il tutto ancora più eclatante è il fatto che nel Sud Italia il numero di istituti di credito, sportelli e dipendenti era già più basso che nel resto del paese. Eppure la maggior parte degli esuberi si è registrata in questa area. E poi va aggiunto anche un ulteriore aspetto, ovvero che la disoccupazione giovanile al Sud e nelle isole è oltre il 42%.

Sorprende anche il fatto che le peggiori vicissitudini delle banche sono state vissute non nel mezzogiorno, bensì al Nord. Pensiamo al fallimento delle Popolari venete, alle difficoltà delle Casse di Rimini e Cesena. Al Sud invece il mondo delle banche non è stato toccato da alcuna situazione grave, malgrado alcune situazioni difficili ci siano state (il dissesto di CariChieti, le ripercussioni della crisi delle ex Popolari su Banca Nuova).

Perché allora è il Sud a uscire peggio dai piani di ristrutturazione? Secondo molti è per assenza di strutture direttive autonome sul territorio. Del resto Banco di Napoli verrà incorporato in Intesa Sanpaolo, Banco di Sicilia è già stato integrato in Unicredit. La mancanza di grandi strutture autonome nel Mezzogiorno rende questa area una specie di grande filiale di istituti che hanno direzione altrove.

lunedì 12 dicembre 2016

Economia e vita: al Nord il Pil è quasi il doppio del Sud. Aosta città più vivibile, Vibo Valentia ultima

Ci sono due tipi di dati che sono stati resi noti oggi da diverse fonti, Istat e Sole 24 ore. Il primo riguarda l'economia, e più precisamente il valore del PIL in base alla geografia del territorio. Si scopre così che al Mezzogiorno la quota di ricchezza pro capite è di 17.800 euro, ovvero il 44,2% in meno rispetto a quello del Centro-Nord. Qui i dati sono: 33.400 Nord-ovest, 32.300 Nord-est e 29.300 Centro.

Analisi del reddito

consumiPeraltro l'Istat sottolinea come questo differenziale negativo è solo leggermente in riduzione rispetto al 2014, quando era del 44,5%. In termini di reddito disponibile per abitante, la differenza tra Nord e Sud scende al 34,3% (nel 2014 era 35%).

Le città più vivibili

Intanto, il Sole 24 Ore ha pubblicato la sua consueta classifica annuale delle città più vivibili di Italia. Per la terza volta si conferma Aosta in vetta per qualità della vita. Viene così scalzata Bolzano che era leader lo scorso anno. La peggiore del 2016 invece è Vibo Valentia, mentre lo scorso anno era Reggio Calabria. Al secondo posto c'è Milano, al terzo Trento. Roma è 13esima, mentre le grandi città del Sud sono molto in basso nella classifica: Bari (85esimo posto), Catania (94esimo), Palermo (99esimo) e Napoli (107esimo).

L'indagine sfrutta una serie di indicatori macroeconomici aggiornati al 2015 e in qualche caso al 2016. I settori d'indagine spaziano tra vari campi, tra cui ci sono Affari, lavoro e innovazione; Reddito, risparmi e consumi; Ambiente, servizi e welfare; famiglia, integrazione; Giustizia, sicurezza, reati.