martedì 12 marzo 2024

Lavoro, è ancora troppo ampio il divario tra uomini e donne

C'è una drammatica situazione che riguarda il mercato del lavoro in Italia. Il nostro paese infatti è fanalino di coda in Europa per quanto riguarda il numero di donne che lavorano. Sono poco più di una su due. E come se non bastasse, a parità di lavoro svolto esiste un gap di stipendio ancora molto importante rispetto ai maschi.

I numeri sulle donne e il lavoro

In base ha uno studio realizzato dalla Camera dei Deputati sul finire dello scorso anno, mentre il tasso di occupazione femminile in Italia è al 55% per le donne di età compresa tra i 20 e 64 anni, nell'Unione Europea la media è al 69,3%. Ci sono quindi ben 15 punti percentuali di differenza, che spingono il nostro paese sul fondo della classifica per quanto riguarda l'occupazione femminile.

Le donne occupate sono circa 9,5 milioni, mentre i maschi che lavorano sono circa 13 milioni.

Il dato shock sul Gender Gap Pay

E altresì allarmante un altro numero fornito dal Global Gender Gap Report 2023 del World Economic: il divario di retribuzione fra maschi e femmine nel nostro paese ha superato i 7.900 annui. Facendo una proiezione, si stima che la parità retributiva verrà realizzata soltanto nell'anno 2154. Ciò vuol dire che dovranno passare cinque generazioni ancora.

I fattori che ostacolano le donne sul lavoro

La bassa partecipazione al lavoro delle donne è frutto di diverse concause. L'offerta di lavoro generalmente è ridotta, e in gran parte si tratta di occupazione precarie in settori scarsamente remunerati o poco strategici. Prevale un'offerta di lavoro part time, che riguarda quasi il 49% delle donne occupate, quasi più del doppio di quella degli uomini.

Inoltre va evidenziato il maggior tasso di uscita dal mercato del lavoro da parte delle donne, quasi sempre a seguito della maternità. Ciò sta a evidenziare le grandi difficoltà per le donne di conciliare la vita familiare con il lavoro.

martedì 5 marzo 2024

Mercato azionario europeo a tinte miste, Milano avanza dello 0,7%

E' stata una giornata priva di grandi spunti per il mercato azionario Europeo, che si è mosso poco e a tinte miste. Gli investitori aspettano la pubblicazione dei dati macroeconomici durante la settimana, nonché la riunione della BCE e l'audizione di Powell al Congresso americano.

Il bilancio giornaliero del mercato azionario

Alla fine le borse del vecchio continente hanno chiuso in ordine sparso. Piazza Affari però ha viaggiato al rialzo, con l'indice FTSE Mib che a fine giornata segna +0,71% a quota 33.146 punti. Sulla stessa linea, piccolo scatto in avanti per il FTSE Italia All-Share, che arriva a 35.260 punti.

Il mercato azionario nel resto d'Europa ha viaggiato a tinte miste. Mentre il DAX della Borsa Xetra di Francoforte scivola dello -0,1% e il CAC di Parigi perde lo 0,3%, Londra strappa un piccolo rialzo dello 0,08%. Cresce Madrid +0,45%, scende Amsterdam -0,63%. Anche a Wall Street l'umore non è dei migliori.

I numeri di Milano

Gli investitori hanno scambiato sul mercato azionario milanese un controvalore pari a 2,99 miliardi di euro, in crescita del 17% rispetto a ieri. I volumi scambiati sono passati da 0,65 miliardi di azioni della seduta precedente a 0,74 miliardi.

Riguardo ai singoli titoli, sul mercato azionario meneghino ha svettato A2a +3,82%, ma in generale hanno corso tutte le utilities (Hera +2,69%, Enel +2,29%, Erg +2,12%, Snam +1,98%, Terna +1,71%, Italgas +1,66%).
Giornata positiva anche per i petroliferi Saipem +3,61% e Tenaris +3,57%, bene pure Intesa +2,02% grazie al giudizio di Morgan Stanley.
Sul versante opposto, il titolo più colpito dalle vendite è stato Moncler, -1,40%.

Gli altri mercati

Sul fronte valutario, rimane stabile l'Euro / Dollaro, che e si ferma a 1,086 (è interessante studiare questo cambio trading con Fibonacci analisi tecnica). In crescita l'oro, che nel corso della giornata tocca il nuovo record oltre 2014 dollari l'oncia. Nessuna variazione significativa per il mercato petrolifero. Vola il Bitcoin verso il record storico, anche se dopo le prese di profitto innescano la discesa.
In discesa lo spread, che retrocede a quota +140 punti base, con un decremento di 4 punti base, mentre il BTP decennale riporta un rendimento del 3,7.

domenica 3 marzo 2024

Prezzo della benzina, più della metà è colpa del fisco

Accese e IVA rappresentano il fardello più grosso nella composizione del prezzo della benzina. Circa il 57% di quanto paghiamo alla pompa per rifornire le nostre automobili, deriva dall'applicazione di un tributo

Le componenti del prezzo della benzina

A evidenziarlo è il Garante per la sorveglianza dei prezzi. Sulla base di una sua documentazione, consegnata alla commissione finanze della Camera, il garante sottolinea che alla pompa il peso delle accese arriva al 39% per quanto riguarda la benzina, mentre arriva al 34% per sul prezzo del gasolio

A queste tasse bisogna poi andare ad aggiungere anche l'Iva, che in entrambi i casi è pari al 22%. L'applicazione dell'Iva si traduce in un peso finale rispetto al prezzo pagato alla pompa di circa il 18%.
Complessivamente quindi, per ogni litro di benzina che viene acquistato dagli automobilisti, viene pagato allo Stato 1,06 euro sotto forma di tasse.

Bisogna pure aggiungere che gli automobilisti subiscono anche meccanismi di formazione dei prezzi ancora poco trasparenti, che soprattutto in alcuni periodi si prestano a operazioni speculative (basta pensare ai rincari quasi immancabili prima del periodo delle partenze estive o invernali).

Troppe tasse

E' fuori di dubbio che la componente fiscale italiana nella formazione del prezzo della benzina sia molto elevata, anche rispetto agli altri paesi europei. L'accisa media europea è pari a 540 euro per 1000 litri per la benzina, mentre da noi arriva a728. L'accisa media europea sul gasolio arriva a 428 per 1000 litri, mentre da noi è 617. 

Una questione politica

Nel corso del tempo tanti governi hanno promesso di intervenire per ridurre la portata dell'imposizione fiscale sulla formazione del prezzo della benzina. Finora però sono rimaste sempre soltanto promesse. Questo perché nessuno vuole rinunciare ad una mammella così generosa alla quale attaccarsi. Le tasse sui carburanti garantiscono infatti entrate enormi alle casse dello Stato. Lo scorso anno ad esempio l'erario ha avuto introiti per oltre 38 miliardi di euro grazie alle accise e alleva sui carburanti.