giovedì 9 maggio 2024

Banche, ancora numeri allarmanti sulla desertificazione delle filiali

Continua in modo progressivo ed inesorabile il processo di desertificazione bancaria che sta interessando l'Italia da diversi anni. Anche nel 2023 il numero di banche che ha chiuso sportelli lungo tutto il territorio è stato molto elevato. Questa situazione rischia di acuire disagi sociali ed esclusione economica di una fetta importante del paese.

I numeri sulla presenza territoriale delle banche

In base ai numeri forniti dall'Ufficio studi e ricerche della Fisac CGIL, emerge che nell'ultimo quinquennio sono stati chiusi più del 20% degli sportelli, che sono scesi da 25.000 a 20.000. Contemporaneamente ha avuto luogo una riduzione dei dipendenti di circa il 6%, pari a poco più di 16.000 unità.

Come detto, si tratta di un processo che va avanti in modo pressoché continuativo da diversi anni. Anche nel corso del 2023 - sebbene misura più attenuata rispetto al recente passato - gli sportelli delle banche sul nostro territorio hanno subito un calo, -3,9%. In numeri assoluti, altri 800 sportelli bancari che sono spariti dalla mappa.

La situazione geografica

La desertificazione degli sportelli delle banche fatto sì che ben 4 comuni su 10 in Italia non hanno più neanche uno sportello bancario cui fare riferimento.
Anche se questa situazione interessa l'intero territorio nazionale, la situazione è più grave al Sud rispetto al Nord. Al Settentrione infatti ci sono il 57% del totale degli sportelli delle banche, mentre al Sud e nelle Isole il totale sul numero nazionale ammonta al 22%. I cali più marcati si sono avuti in Abruzzo, Molise, Marche e Basilicata, dove hanno raggiunto quote pari o superiori al 25%.

La tipologia

Dalla mappatura degli sportelli delle banche presenti sul territorio, emerge che più della metà appartengono a banche di maggiori dimensioni, e per il 76% sono istituti in forma di SpA. Le quote riconducibili alle banche di Credito Cooperativo e alle banche popolari invece sono pari al 20% e appena il 3%.

Allarme

La fotografia della presenza delle banche sul territorio nazionale fa suonare un campanello d'allarme. La riduzione dell'occupazione e delle filiali soprattutto in alcune aree fragili del paese finisce per privare l'economia di un sostegno molto importante.

lunedì 6 maggio 2024

Banche centrali, scocca l'ora di BoEe RBA (e anche altri istituti centrali)

Dopo la BCE e la FED, nei prossimi giorni toccherà ad altre banche centrali riunirsi per decidere la politica monetaria. Altrove verranno rilasciati diversi report sull'inflazione, mentre sul mercato azionario l'attenzione continuerà ad essere rivolta alla pubblicazione delle trimestrali.

Settimana calma dagli USA

Sarà una settimana relativamente tranquilla negli Stati Uniti, dopo le turbolenze che in quella appena passata hanno regalato il meeting della FED (la più importante delle banche centrali) e i dati sul lavoro.

Alcuni membri della FED parleranno in settimana, cosa che potrà dare agli investitori altre idee sulla posizione monetaria della Federal Reserve. Al momento le scommesse riguardo ai tagli al costo del denaro si concentrano sul mese di settembre, e questo ha lasciato il Dollar Index verso quota 105 (ma qualche indicatore per scalping forex suggerisce un ribasso a breve termine).

Quanti meeting in programma

Sul fronte globale, le banche centrali di Regno Unito, Australia, Brasile, Svezia, Malesia e Polonia annunceranno le loro decisioni sui tassi di interesse.

Nel Regno Unito, si prevede che la Banca d’Inghilterra manterrà invariata la politica monetaria dopo il calo del tasso di inflazione al 3,2% a marzo, il più basso da settembre 2021 (ma comunque al di sopra dell’obiettivo del 2%). Questo influenzerà senza dubbio l'andamento della sterlina (suggeriamo di tenere sotto controllo il relative volatility index RVI).
In Australia, anche la RBA dovrebbe mantenere invariato il tasso di interesse di riferimento.

Europa, Oriente e mercato azionario

In Europa, l’attenzione si sposterà sulla Germania per gli aggiornamenti sugli ordini alle fabbriche, sulla produzione industriale e sui dati della bilancia commerciale. La Cina sarà al centro dell’attenzione degli investitori per via dei Caixin e i PMI compositi, insieme al commercio estero, ai tassi di inflazione e ai dati sui nuovi prestiti. Tutti report che serviranno a evidenziare segnali di ripresa dell’economia cinese.

I dati sull’inflazione saranno monitorati attentamente anche in Messico, Brasile, Filippine.
La stagione degli utili delle big cap è pronta a concludersi con i comunicati di Vertex Pharmaceuticals, Walt Disney, BP, Toyota, Uber, Airbnb e Shopify.

mercoledì 1 maggio 2024

Ricchezza, 8 milioni di Italiani sono a rischio povertà

Un rapporto elaborato dal centro studi di Unimpresa ha evidenziato una situazione molto difficile per una discreta fetta della popolazione italiana. I dati sulla ricchezza evidenziano infatti che il 15% della popolazione vive in una condizione a rischio povertà.

I dati sulle ricchezza

Oltre ai 5 milioni di soggetti che già sono in condizioni di povertà assoluta, ce ne sono quindi più di 8 milioni che sono a serio rischio di entrarci. Si arriva così ad un totale di 14 milioni di Italiani (su un totale di 59 milioni di Italiani) la cui ricchezza è così bassa da porli in condizione di difficoltà parziale o estrema.

Poco conforta il fatto che, rispetto allo scorso anno, la quota dei soggetti a rischio povertà sia calata di circa 28.000 unità complessive. Nel panorama territoriale ci sono soprattutto alcune zone che sono definibili ad altissimo rischio (non vi diciamo quali perché è facilmente intuibile).

Povertà e lavoro

Il fenomeno del rischio povertà riguarda soprattutto i disoccupati e i lavoratori che sono precari o sottopagati. Queste categorie infatti hanno alimentato negli ultimi anni la quota dei poveri assoluti, che a partire dal 2005 sono più che raddoppiati di numero, passando da 2,4 milioni a 5,6 milioni. 

Nello stesso lasso di tempo i "working poor" sono passati da 10,4 milioni a 8,5 milioni. Quello che apparentemente sembra un calo incoraggiante, in realtà è un dato pessimo, perché va a letto come un passaggio da un'area a rischio alla povertà assoluta.

Un problema sociale

Il problema della distribuzione di ricchezza e dell'aumento della povertà è un vero e proprio dramma sociale. La perdita del posto di lavoro oppure una retribuzione da fame sono un elemento di vergogna per tutti. Occorre quindi creare le migliori condizioni tanto per le imprese (alimentando gli incentivi all'occupazione) quanto per i loro dipendenti, perché la politica dei sussidi può mettere una pezza solo temporaneamente, mentre invece occorrono interventi di carattere strutturale.