Visualizzazione post con etichetta povertà. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta povertà. Mostra tutti i post

mercoledì 1 maggio 2024

Ricchezza, 8 milioni di Italiani sono a rischio povertà

Un rapporto elaborato dal centro studi di Unimpresa ha evidenziato una situazione molto difficile per una discreta fetta della popolazione italiana. I dati sulla ricchezza evidenziano infatti che il 15% della popolazione vive in una condizione a rischio povertà.

I dati sulle ricchezza

Oltre ai 5 milioni di soggetti che già sono in condizioni di povertà assoluta, ce ne sono quindi più di 8 milioni che sono a serio rischio di entrarci. Si arriva così ad un totale di 14 milioni di Italiani (su un totale di 59 milioni di Italiani) la cui ricchezza è così bassa da porli in condizione di difficoltà parziale o estrema.

Poco conforta il fatto che, rispetto allo scorso anno, la quota dei soggetti a rischio povertà sia calata di circa 28.000 unità complessive. Nel panorama territoriale ci sono soprattutto alcune zone che sono definibili ad altissimo rischio (non vi diciamo quali perché è facilmente intuibile).

Povertà e lavoro

Il fenomeno del rischio povertà riguarda soprattutto i disoccupati e i lavoratori che sono precari o sottopagati. Queste categorie infatti hanno alimentato negli ultimi anni la quota dei poveri assoluti, che a partire dal 2005 sono più che raddoppiati di numero, passando da 2,4 milioni a 5,6 milioni. 

Nello stesso lasso di tempo i "working poor" sono passati da 10,4 milioni a 8,5 milioni. Quello che apparentemente sembra un calo incoraggiante, in realtà è un dato pessimo, perché va a letto come un passaggio da un'area a rischio alla povertà assoluta.

Un problema sociale

Il problema della distribuzione di ricchezza e dell'aumento della povertà è un vero e proprio dramma sociale. La perdita del posto di lavoro oppure una retribuzione da fame sono un elemento di vergogna per tutti. Occorre quindi creare le migliori condizioni tanto per le imprese (alimentando gli incentivi all'occupazione) quanto per i loro dipendenti, perché la politica dei sussidi può mettere una pezza solo temporaneamente, mentre invece occorrono interventi di carattere strutturale.

martedì 18 gennaio 2022

Lavoro, dato allarmante: oltre l'11% di chi ce l'ha, comunque è povero

La situazione del lavoro in Italia evidenzia una criticità enorme. Nel nostro Paese più di un lavoratore su 10, quindi pur avendo un reddito, si trova sotto la soglia della povertà. Per la precisione si tratta dell'11,8% dei lavoratori.

La povertà di chi ha un lavoro

Lo ha sottolineato l'ultimo Rapporto della Commissione del ministero del Lavoro sulla povertà lavorativa.
Quando si parla di condizione di povertà, si intende che il reddito famigliare netto è inferiore al 60% rispetto alla media. 

Peraltro se questi numeri già preoccupano, diventano addirittura allarmanti se si pensa che si riferiscono al 2019, ossia prima dello scoppio della pandemia. E' poi che logico aspettarsi che con i nuovi dati, riferiti al 2020 che è stato un anno devastante per il mercato del lavoro, la situazione risulterà addirittura peggiore.

Urgono misure di sostegno

Ben si comprende allora la necessità di cambiare strategia, per sostenere concretamente questi lavoratori.
Sotto questo punto di vista, la discussione sulla riforma fiscale in corso rappresenta un'occasione che bisogna cogliere. Occorre assolutamente disegnare un tipo di strumento che sostenga chi, pur lavorando, non ottiene le risorse necessarie per fuoriuscire dalla povertà. Bisogna assolutamente affrontare il tema del "lavoro povero".

Possibili interventi

Sul tipo di strumento si fanno molte discussioni. Potrebbe trattarsi di introdurre un salario minimo e una misura di sostegno per chi ha un reddito troppo basso, una sorta di "in-work benefit". Cosa che peraltro incentiverebbe anche il lavoro regolare. Sotto questo ultimo aspetto, bisogna rimarcare che nel nostro Paese ne beneficia solo il 50% dei lavoratori poveri, rispetto a una media europea che arriva al 65%.
Il nuovo sostegno dovrebbe assorbire l'attuale "Bonus dipendenti" ma anche la disoccupazione parziale, così da arrivare a uno strumento unico, che sarebbe anche di più facile accesso.

venerdì 5 marzo 2021

Poveri cresciuti di un milione durante la pandemia. Adesso in Italia sono al 9,4%

Il timore che potesse succedere lascia spazio ai numeri che confermano la cruda realtà: il numero di poveri in Italia è cresciuto a livello record. La pandemia spinto infatti un milione di persone in più all'intero di questa categoria.

La crescita dei poveri

In base ai dati forniti da ISTAT, le persone che adesso vivono da poveri sono arrivati a 5,6 milioni. Per questo motivo l'indice di povertà assoluta sale al 9,4% rispetto al precedente 7,7%.
I più penalizzati dalla crisi innescata dalla pandemia sono stati i precari del settore terziario. Ossia quelli che già erano considerati come"working poor". Soggetti che in prevalenza risiedono al Nord e nelle aree metropolitane o limitrofe.

Complessivamente, in quella area geografica il numero di poveri è salito di 720mila unità. In pratica quattro volte il valore registrato al Sud, dove sono stati 186 mila. E tuttavia, è nel Mezzogiorno che l'incidenza della povertà rimane ancora più alta (11,1% degli individui).

L'importanza dei sussidi

A evitare un tracollo sociale sono state le misure di sostegno come reddito di cittadinanza e reddito di emergenza. Tanto criticate perché effettivamente non hanno funzionato a dovere. Ma nonostante questo è innegabile che hanno fatto da diga rispetto a ulteriori tracolli. E forse proprio per questo l'aumento della povertà è stato maggiore al Nord rispetto al Sud, dove invece c'è stato il maggiore numero di sussidiati.

Come è cambiata la spesa

Al di là del dato sulla crescita dei poveri, Istat mette in evidenza un altro aspetto, ossia l’evoluzione della spesa degli italiani durante la crisi pandemica. Se nel complesso è precipitata del 9,1% anno su anno, restano quasi intatti due pilastri essenziali, cibo e casa. Le spese per alimentari e abitazione di tutte le famiglie sono passate infatti dal 53,1 al 58,4% in un anno, e se si considera soltanto le spese delle famiglie che sono scivolate sotto la soglia della povertà, allora l’incremento arriva finanche a 77,1%.

lunedì 21 gennaio 2019

Ricchezza e povertà, si amplia il divario tra le popolazioni del mondo

La ricchezza è una questione per pochi, e si amplia sempre più il divario tra chi ha tanto e ci non ha nulla. Ecco quanto emerge da uno studio di Oxfam, la confederazione internazionale di organizzazioni non profit che lottano contro la povertà globale, attraverso aiuti umanitari e progetti di sviluppo.

I numeri di ricchezza e povertà

Dallo studio che viene pubblicato ogni anno prima del forum di Davos (World economic forum), emerge che nel decennio seguito alla grande crisi finanziaria, i miliardari sono raddoppiati. Si è infatti passati da 1.125 a 2.208. Ma non si può certo parlare di democratizzazione dei redditi, visto che dopo il primo semestre del 2018, il 20% più ricco possedeva il 72% del patrimonio totale, pari complessivamente a 8.760 miliardi di euro. Il 60% più povero ha appena il 12,4% della ricchezza nazionale. Da noi inoltre il 5% dei ricchi possiede la stessa ricchezza posseduta dal 90% più povero. Inoltre i primi 21 miliardari italiani della lista Forbes, hanno 107 miliardi di euro, la stessa cifra del 20% più povero della popolazione.

Trend preoccupante

Continua peraltro ad ampliarsi la divergenza tra i fortunati e i meno fortunati. La ricchezza dei 1.900 miliardari più ricchi, infatti, nel corso dell'anno che va da marzo 2017 a marzo 2018, è aumentata di più di 900 miliardi di dollari. La parte più povera del pianeta invece ha visto diminuire la sua quota di ricchezza dell’11%. E' scioccante sapere che i 26 uomini più ricchi del pianeta hanno la stessa ricchezza della metà più indigente della popolazione mondiale. Tutto ciò è anche conseguenza della riduzione del peso fiscale sui super-ricchi, specie a causa del taglio delle tasse Usa voluto da Trump. Dal 62% che si registrava nel 1970, l’aliquota massima dell’imposta sui redditi nei paesi sviluppati è scesa al 38% del 2013 (peraltro la ricerca mette in evidenza che le donne in media guadagnano il 23% in meno rispetto agli uomini, che possiedono il 50% in più della ricchezza e controllano oltre l’86% delle aziende).

Se i ricchi sono sempre più ricchi, spaventa ancora di più il fatto che la povertà estrema sia tornata a salire. Se tra il 1990 e il 2015 c'era stata una forte riduzione, il numero di coloro che oggi vivono con meno di 1,90 dollari al giorno è cresciuto. Una triste verità che riguarda soprattutto l’Africa subsahariana. Ci sono 3,4 miliardi di persone che vivono con meno di 5,50 dollari al giorno, mentre 10mila persone al giorno muoiono per mancanza di accesso ai servizi sanitari e 262 milioni di bambini non possono andare a scuola.

martedì 26 giugno 2018

Povertà in Italia a livelli record da oltre un decennio

Non arrivano buone notizie riguardo l'Italia, dove dal 2005 non si erano viste mai così tante persone che vivono in povertà assoluta. Questo è il quadro dipinto dall'Istat, che ha presentato questa mattina i nuovi dati sulla situazione economica della popolazione. La crescita della povertà negli ultimi anni ha toccato cifre davvero record, visto che nel 2017 sono 5 milioni e 58 mila individui che vivono in questa condizione. Circa un milione e 778mila famiglie.

I dati sulla povertà in Italia

povertàSe guardiamo all'incidenza percentuale della povertà, si scopre che essa è pari al 6,9% per le famiglie (in aumento rispetto al 2016, quando era del 6,3%) e addirittura dell'8,4% per gli individui (nel 2016 era 7,9%). Da quando è cominciata questa rilevazione, questi sono i valori più alti mai registrati dall'Istat. Circa le famiglie, va evidenziato che la presenza di figli tende ad accentuare il rischio di povertà. Infatti nelle famiglie con presenza di figli minori l’incidenza della povertià cresce fino al 10,5%, con picchi del 20,9% tra quelle che hanno tre o più figli. Complessivamente i minori che vivono in povertà assoluta sono arrivati a 1 milione e 208 mila. L'Istat stima un'incidenza al 12,1% (era 12,5% nel 2016).

A livello geografico, anche se la distribuzione territoriale non risparmia nessuna regione, ci sono situazioni più gravi di altri. La crescita della povertà colpisce soprattutto le regioni del Mezzogiorno, dove più di una persone su dieci vive in questa condizione. Secondo l'Istat infatti nel Sud Italia circa il 10,3% delle famiglie è in pvertà (era 8,5% nel 2016), mentre è 11,4% per gli individui (era 9,8% nel 2016). Il peggioramento riguarda soprattutto chi vive nelle città principali, i comuni centro di area metropolitana, (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni di minori dimensioni, fino a 50 mila abitanti (da 7,8% a 9,8%).

Ad evidenziare il progressivo deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, il tasso di mortalità è cresciuto enormemente rispetto agli anni precedenti, mentre si è registrata una flessione del trend demografico.