domenica 4 ottobre 2026

Mercato del lavoro, ci sono numeri in chiaroscuro per l'Italia

Nell'ultimo anno il numero di occupati nel nostro paese è cresciuto, ma è salita anche la disoccupazione tra i giovani. Questa è la sintesi degli ultimi numeri sul mercato del lavoro che sono stati resi noti a inizio ottobre dal nostro Istituto Nazionale di statistica.

Gli ultimi dati riguardo al mercato del lavoro

lavoroIn base a quanto pubblicato da Istat, nel mese di agosto il numero di occupati è rimasto stabile a quota 24, 3 milioni. Se da un lato nel mese estivo sono cresciuti i dipendenti permanenti, dall'altro sono calati i dipendenti a termine e gli autonomi.
In un anno complessivamente il mercato del lavoro italiano ha aggiunto 291.000 occupati, frutto di un aumento dei dipendenti permanenti e degli autonomi e di un calo di quelli a termine.
Il tasso di occupazione è sceso marginalmente al 63%, rimanendo prossimo al massimo storico del 63,1% registrato nei quattro mesi precedenti.

L'occupazione per fasce di età

L'andamento del mercato del lavoro in relazione alle diverse fasce di età evidenzia la situazione più preoccupante. Ad agosto infatti il tasso di disoccupazione è cresciuto al 6,2% e soprattutto quello giovanile è cresciuto al 20,3%. A questo punto va evidenziato un dato paradossale, ossia che in Italia un colloquio di lavoro su tre non ha candidati.
Tuttavia il numero di occupati è rimasto invariato nella fascia di età tra 15 e 24 anni.

I numeri su base trimestrale

Se facciamo un confronto tra il trimestre estivo di quest'anno e i tre mesi precedenti (ossia da marzo a maggio), il numero di occupati è cresciuto di 40.000 unità pari cioè allo 0,2% (ricordiamo che una recente ricerca ha evidenziato che il 70% degli italiani cambierebbe volentieri il suo lavoro). Sono aumentate le persone in cerca di lavoro, che sono 123mila in più ossia l'8,5%. Al contrario diminuiscono gli inattivi di 15-64 anni, in discesa di 164.000 unità ossia dell'1,3%.
In prospettiva, dopo tre trimestri di espansione, l'occupazione dovrebbe risultare sostanzialmente stagnante nel terzo trimestre e poco variata anche a cavallo dell'anno, quando il rallentamento del ciclo potrebbe frenare le intenzioni di assunzione delle imprese.