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mercoledì 21 gennaio 2026

Aziende, la fusione da cui è nata Stellantis non ha prodotto gli esiti sperati

Era il 19 gennaio 2021 quando alla borsa di New York debuttò ufficialmente il gruppo Stellantis. Nasceva dalla fusione di due aziende leader di mercato come Fiat Chrysler e PSA. Il gruppo italo-francese sarebbe dovuto essere un colosso efficiente e crescente, ma a 5 anni di distanza quelle premesse non sono state rispettate.

I numeri contano per le aziende

C'è un numero che più di tutti evidenzia il fatto che la fusione da cui è nata Stellantis non ha convinto. E' il 40% di perdita del valore del titolo a Wall Street. Più o meno identica è anche la perdita sul listino italiano. 

Nessuno può dire come sarebbero andate singolarmente le aziende coinvolte nella fusione, ma di sicuro possiamo dire che Fiat Chrysler e PSA insieme non sono andate molto lontano.

Dall'euforia alla delusione

Eppure quel progetto aveva raccolto un pieno di entusiasmo e di fiducia da parte dei mercati. Si immaginavano grosse sinergie industriali e una maggiore efficienza operativa grazie alla fusione. Del resto i numeri alla nascita erano imponenti. Le due aziende che si fondevano avevano oltre 8,7 milioni di veicoli venduti ogni anno, una presenza industriale a livello globale e un portafoglio di marchi tra i più ampi del settore.

Il 2024 hanno drammatico

C'è un momento preciso in cui chi aveva investito nelle aziende che poi si sono fuse tra loro si è pentito di aver dato fiducia al nuovo gruppo industriale. E' il giorno in cui è stato presentato il piano industriale "Dare Forward 2030", che fu fortemente voluto dall'ex amministratore delegato Carlos Tavares. Quel piano era molto ambizioso ma ben presto si è scontrato con forti difficoltà operative e con un'industria dell'auto sempre più in difficoltà.

Tutto questo ha progressivamente eroso la fiducia degli investitori, fino all'improvvisa uscita di scena dell'amministratore delegato. Sotto la guida del nuovo Ceo Antonio Filosa, che ha assunto la carica l'estate scorsa, il gruppo Stellantis sta cercando di riconquistare la fiducia di investitori e mercati. Magari con un grande Capital Markets Day atteso nella prima metà dell'anno.

venerdì 18 marzo 2022

Mercato dell'auto, la guerra ridurrà provocherà un brusco calo della produzione

Le conseguenze della guerra in Ucraina si avvertiranno in modo forte sul mercato dell'auto. La produzione globale dovrebbe infatti scivolare di diversi milioni di unità sia nel 2022 che nel 2023.

I numeri che preoccupano il mercato dell'auto

Questi numeri sono il frutto di un'analisi che è stata condotta dalla S&P Global Mobility.
Per la precisione, secondo la società di ricerca automobilistica il mercato dell'auto dovrebbe perdere rispetto alle precedenti previsioni circa 2,6 di unità. Scenderà così a poco meno di 82 milioni nell'anno in corso, e 89 milioni il prossimo anno.

Le principali ragioni che incidono sull'andamento balbettante del mercato dell'auto riguardano i danni che il conflitto provocherà alla logistica ed alla catena di approvvigionamento. Danni che si sommano alla carenza di componenti critici come i semiconduttori. Chi sperava di vedere pattern di inversione candlestick è rimasto deluso.   
Va ricordato che l'Ucraina è un paese importante per il mercato dell'auto, dal momento che molte aziende produttrici si riforniscono da questo paese di cablaggi.

Il danno maggiore per l'Europa

Secondo il report sul mercato dell'auto, l'area più colpita sarà proprio quella europea. In base alle previsioni di S&P Global Mobility ci sarà un calo di 1,7 di veicoli. Quasi 4 volte l'impatto che invece avrà il mercato del Nord America.
Dal momento che la metà dei cablaggi costruiti in Ucraina hanno come mercato di sbocco la Germania e la Polonia, a finire sotto pressione saranno soprattutto i colossi tedeschi del mercato dell'auto.

I colossi tedeschi

In particolare le aziende più colpite saranno Volkswagen e BMW. Non è un caso che ad inizio di questa settimana il Ceo di Volkswagen, Herbert Diess, abbia ammesso che la guerra mette in discussione le prospettive del colosso del DAX per il 2022. Nonostante i tentativi di arginare il problema, spostando parte della produzione verso Nord America e Cina.

Problemi analoghi li avrà anche BMW. Leggendo le Dax notizie news, si legge che mercoledì ha tagliato le sue previsioni sul margine di profitto di circa un punto percentuale.

lunedì 4 settembre 2017

Mercato dell'auto, si punta sempre di più sull'elettrico

Il futuro dell'automobile è nella trazione a elettricità. Secondo gli ultimi dati il mercato dell'auto elettrica sta infatti vivendo una fase di rapidissima e impetuosa espansione, che l'ha portato a raddoppiare il numero di veicoli prodotti anno dopo anno negli ultimi dieci anni. Dal 2005 al 2016 infatti le auto elettriche messe in circolazione sono cresciute ad un tasso medio annuo del 94%. Ad oggi sono state superate le 2 milioni di vetture prodotte, e c'è stata un a crescita del 72% in termini di nuove immatricolazioni.

I numeri sono lusinghieri, anche se il confronto con le tradizionali auto a combustibile rimane ancora impietoso. L'incidenza relativa sul totale dei mezzi è infatti ancora allo 0,24%. In pratica su ogni 1000 veicoli circolanti, soltanto 2 sono a trazione elettrica. Appena l'1,1% delle nuove immatricolazioni si riferisce ad auto elettriche. Ma il futuro è loro. La stima ufficiale è che entro il 2040 le auto elettriche arriveranno ad essere il 40% di quelle vendute.

La corsa al mercato dell'auto elettrica


La spinta sta già arrivando dai produttori, che si sono tuffati con maggiore interesse in questo mercato. La Cina ha già 649 mila autoveicoli elettrici circolanti al 2016, e sta attirando sempre più i marchi occidentali. La palma della circolazione green spetta alla Norvegia, dove sul totale circolante del parco veicoli addirittura 5 su 100 sono elettrici. In Italia il numero di vicoli elettrici è in crescita ed ha raggiunto quota 9.820 autoveicoli circolanti nel 2016 (+60% rispetto all'anno precedente).

L'interesse verso questo tipo di mobilità in Italia ha spinto Enel (in accordo con The European House – Ambrosetti) a sviluppare un sistema di monitoraggio del territorio italiano (Indice del Trasporto Elettrico - ITE). I risultati sono stati presentati al recente forum di Cernobbio, ed hanno evidenziato che i più sensibili al tema sono i toscani. La loro regione infatti è prima in classifica con un punteggio pari a 6,5 su un valore massimo di 10 (seguita da Lombardia ed Emilia Romagna). Non sorprende allora che il capoluogo toscano Firenze sia prima nel ranking metropolitano (punteggio di 8,1), seguita da Milano (6,4 punti) e Roma (6 punti). Il Sud è messo male.

Occhio alle importanti implicazioni sul fronte occupazionale. I numeri dimostrano infatti che fatturato e lavoro messi in evidenza dal processo di elettrificazione dei sistemi di trasporto possa diventare un'importante opportunità industriale e di modernizzazione per il nostro Paese. Infatti si stima che entro il 2030 potrebbero essere totalizzati ricavi superiori ai 300 miliardi.