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lunedì 27 marzo 2023

Crescita economica, per Confindustria il 2023 sarà piatto

Nel 2023 la crescita economica sarà complessivamente modesta, mentre nel 2024 riprenderà anche se a ritmo lento. Lo dice il centro studi di Confindustria, che comunque ha ritoccato leggermente in meglio le previsioni precedenti.

Il report sulla crescita economica

Fino all'ultimo report, l'istituto di via dell'Astronomia vedeva una crescita economica zero nel 2023, mentre adesso la stima a +0,4%. Va però precisato che il merito di questo ritocco è di quanto già è successo. In pratica il miglioramento è già avvenuto, ed è una eredità del 2022. 

Il resto di quest'anno si potrebbe invece definire "di transizione" se non di rallentamento.
Infatti i dati della produzione manifatturiera - che fa da traino a tutto il resto - stanno già segnando una frenata.

Previsioni per il 2024

Per il 2024 (dove non di sarà più alcun effetto Covid) invece l'aspettativa della crescita economica è stata rivista a +1,2%. In questo caso il miglioramento della prospettive è frutto del graduale rientro dell'inflazione, della politica monetaria meno restrittiva da parte della BCE e alla schiarita nel contesto internazionale.

Chiaramente se questi fattori dovessero cambiare, potrebbero offuscare di nuovo il quadro. In special modo le preoccupazioni riguardano le mosse della BCE. Se il ciclo di strette dovesse allungarsi, inevitabilmente la crescita economica ne risentirebbe. "Riteniamo che serva veramente molta cautela da parte della Bce", avverte il vicepresidente di Confindustria Alberto Marenghi.
Inoltre bisogna monitorare i nuovi rischi che si affacciano all'orizzonte, in special modo quelli di instabilità finanziaria, dopo i recenti casi di crisi bancaria in Usa e Svizzera.

Consumi e occupazione

Circa i consumi, Confindustria cede una "dinamica debole" nel 2023, anche per l'erosione dei redditi da parte dell'inflazione. Ne risente il commercio, "in forte rallentamento".
La dinamica dell'occupazione inoltre è a "ritmo smorzato", con un tasso di disoccupazione ancorato all'8% nel biennio.

venerdì 27 maggio 2022

Fatturato moda oltre le attese (+19,3% nel primo trimestre ), ma le nubi sono all'orizzonte

La moda italiana sta viaggiando lungo il sentiero della ripresa, come dimostra l'aumento fatturato del primo trimestre superiore alle aspettative. Tuttavia si temono le conseguenze dell'aumento dei prezzi di energia e materiali.
Lo evidenzia Confindustria Moda, la Federazione Italiana che riunisce le associazioni dei settori Tessile, Moda e Accessorio.

I dati su ordini e fatturato

Il fatturato del primo trimestre nel settore ha registrato una crescita del 19,3%, superiore alle aspettative (+14%). Anche l’andamento degli ordini ha segnato un trend molto positivo, con un aumento del 15% rispetto allo stesso periodo del 2021. 

Tuttavia, il futuro prossimo lascia qualche perplessità. Nel semestre il fatturato dovrebbe salire del 16%, mentre l'incremento medio delle vendite è atteso al 12,9%. Numeri che sono senza dubbio positivi, ma che al tempo stesso evidenziano una frenata.

Guerra e caro prezzi

Lo slancio è destinato a diminuire a causa delle incertezze sullo scenario internazionale e del caro energia. Sono questi i due fattori di maggiore preoccupazione per le imprese del comparto (tanto che solo l'8% registra un sentiment positivo sull'evoluzione congiunturale del settore).

Pesa il conflitto russo-ucraino, visto che il fatturato realizzato in questi paesi è stato di 1,72 miliardi. Assieme i due Paesi costituivano il decimo mercato di sbocco, con una quota sul totale dell'export pari al 2,5%. Nonostante la quota complessiva sia piuttosto contenuta, alcuni settori e distretti risultano particolarmente esposti.
Ma pesa anche il rincaro del prezzo di energia e materie prime. La guerra ha infatti pesantemente aggravato una situazione di aumento complessivo dei costi, che rappresenta una seria problematica per le imprese.

Il gap con il periodo pre-Covid

Per quanto riguarda l'intero 2022, il fatturato del settore è stimato a 91,7 miliardi. Malgrado continui il recupero importante rispetto all'epoca pre-pandemia, il dato ancora non riesce a chiudere il gap con i livelli del 2019.

mercoledì 12 gennaio 2022

Costo per l'energia da record, e il 2022 fa temere un altro salasso per le imprese

Il 2022 si preannuncia come un altro anno terribile per le imprese, almeno per quanto riguarda il costo dell'energia. Secondo Confindustria infatti si dovrebbe arrivare ad un esborso record in bolletta, pari a 37 miliardi di euro.

Quanto cresce il costo per l'energia

L'inflazione energetica rischia così di mettere in gravissima difficoltà una larga fetta del tessuto imprenditoriale italiano. Non c'è dubbio che il 2021 sia stato un anno segnato dalla inflazione galoppante dei prezzi delle materie prime, e in primo luogo questo ha riguardato il costo per l'energia. 

Se nel 2019 l'energia costava alle imprese circa 8 miliardi di euro, nel 2021 si è passati a 20 miliardi. Questa progressione non sembra essere sul punto di finire, e per il 2022 la situazione rimane preoccupante.
Se le stime di Confindustria fossero confermate, dal 2019 al 2022 si arriverebbe a un costo per l'energia più che quadruplicato.

Un fardello insostenibile

Per le imprese italiane si tratta di un fardello insostenibile, soprattutto in certi settori. Rischia di mettere in ginocchio la produzione, come del resto già si sta verificando in molti settori. Basti pensare al caso delle fonderie, alle aziende della ceramica, della carta e quelle siderurgiche. Molte di esse hanno già fermato gli impianti, o comunque stanno producendo a ritmi ridotti.

Situazione pesante per le PMI

Il problema del rincaro del costo dell'energia è comunque un problema che riguarda tutte le filiere economiche del nostro paese. C'è il pericolo che di fronte al perdurare di questa situazione, molte aziende decidano di spostare altrove la loro produzione.
E non parliamo soltanto dei settori "energivori", ma anche delle comunissime piccole e medie imprese. Anche e soprattutto loro stanno subendo il maggiore costo per l'energia, visto che le bollette degli ultimi mesi sono spropositate e che la maggior parte degli interventi del governo, nel 70% dei casi non hanno coinvolto le piccole e medie imprese. Sono rimaste da sole ad affrontare il problema.