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lunedì 17 settembre 2018

Inflazione in focus nel calendario macro della settimana

Si pare una settimana molto interessante sotto il profilo macroeconomico, il cui clou sarà il dato sull'inflazione in Europa. Senza dimenticare però che il focus degli investitori sarà ancora sulla questione commerciale tra USA e Cina, che sembrava potersi indirizzare verso una soluzione positiva e invece è tornata a farsi pesante.

Il clou è l'inflazione

Nel calendario economico il primo appuntamento chiave è lunedì in tarda mattinata, con il dato sull’inflazione dell’Eurozona. Un report che interessa soprattutto alla luce della riunione BCE tenutasi giovedì scorso, che non ha portato alcun cambiamento significativo sul fronte Quantitative Easing e dei tassi di interesse. Ricordiamo che settimana scorsa l'euro ha toccato nuovamente quota 1.17 contro il dollaro, salvo poi scendere di nuovo (con possibile formazione sul grafico di un pattern 123 uncino Ross (guida). Sempre in Europa occhi puntati al Pil della Francia, ai PMI di manifatturiero, composito e servizi e anche alla fiducia dei consumatori. Per noi saranno interessanti anche i dati riguardanti la bilancia commerciale italiana ma soprattutto quelli sulll'industria, con fatturato e ordinativi ad alzare il velo sulle condizioni del settore.

Fuori dalla UE


L'inflazione sarà protagonista anche nel Regno Unito, dove sono in uscita anche i report su inflazione, prezzi di produzione, vendite al dettaglio e anche il bollettino trimestrale della Bank of England. Ricordiamo che l'istituto centrale britannico appena pochi giorni fa ha confermato la propria politica monetaria.

Consiglio: chi è interessato a fare operazioni sulle valute, dovrebbe studiare bene i migliori siti trading online affidabili prima di scegliere quello più adatto alle sue esigenze.

L'andamento del mercato occupazionale statunitense (richieste di sussidi) sarà l'appuntamento clou cui i dati macro americani. Sempre l'andamento dell'inflazione sarà al centro dell'interesse riguardo Giappone e Canada venerdì prossimo.

mercoledì 9 agosto 2017

Mercati finanziari, da Cina e Nuova Zelanda i dati clou di oggi

Giornata povera di spunti macro sui mercati, come del resto tutta questa settimana che ci introduce al Ferragosto. Il clou ci sarà in serata, quando la banca centrale della Nuova Zelanda annuncerà il tasso di interesse. Ci si attende la conferma del costo del denaro in quota 1,75%. Attenzione anche al dato sulle scorte di petrolio, che potrebbe incidere su tutte quelle valute correlate all'andamento dell'oro nero.

I dati di oggi e i mercati finanziari

Nella notte è stato reso noto in Cina il dato sull'inflazione, che si è attestata a luglio all'1,4% su base annua. Il valore è in calo rispetto all'1,5% precedente, e questo fa ripiombare la Banca centrale cinese nell'incubo della deflazione. Gli analisti si aspettavano infatti un andamento stabile dei prezzi al consumo. Dopo questo dato il valore dello Yuan cinese è andato in aumento sul dollaro, fissandosi sotto quota 6,68 (suggeriamo di osservare il grafico con candele Heikin Ashi strategie).

In mattinata è stato reso noto il valore della produzione industriale italiana nel mese di giugno. C'è stata una crescita in quasi tutti i comparti, con il dato complessivo che ha un incremento dell’1,1% rispetto a maggio, mentre in termini tendenziali il valore aumenta del 5,3%.

USA e Nuova Zelanda

Nel primo pomeriggio è toccato al dato sul costo unitario del lavoro americano, che è andato sotto le attese. La produttività del settore non agricolo in USA è cresciuta dello 0,9%, mentre il costo per unità di lavoro fa segnare un aumento dello 0,6% su trimestre dall'1,2% atteso. Tuttavia, l'attenzione dei trader rimane al dato sull'inflazione che sarà reso noto venerdì. Nel frattempo il dollaro oggi segna un lieve aumento contro l'euro in area 1,171 (si osservino gli angoli di Gann teoria Forex).

In serata, come detto, ci sarà l'appuntamento più importante del giorno con la decisione della Banca della Nuova Zelanda, che dovrebbe confermare il tasso al livello 1,75%.

lunedì 17 ottobre 2016

Fed, ci risiamo: dati produzione industriale negativi, si riparla della questione tassi

Il primo dato macro in arrivo dagli USA questa settimana, conferma le difficoltà degli States di conservare un ritmo stabile alla propria crescita. La FED comunica infatti che a settembre infatti la produzione industriale è cresciuta al di sotto delle aspettative.

I dati resi noti dalla FED

federal reserveSecondo il report della Federal Reserve è salita dello 0,1%, quindi in recupero rispetto alla lettura precedente (-0,5%). Tuttavia, dal dato odierno ci si attendeva una ripresa più sostenuta, visto che gli analisti stimavano un incremento dello 0,2%.
La produzione del settore manifatturiero è salita dello 0,2%, quella delle miniere dello 0,4%. Questi incrementi sono stati compensati dalla flessione dell’1% del settore delle utilities.

Altri report macroeconomici

Per quanto riguarda gli altri dati, a settembre la capacità di utilizzo degli impianti si è attestata al 75,4%, in rialzo rispetto al 75,3% del mese precedente. Anche in questo caso, però, le aspettative erano migliori, visto che il mercato puntava su una salita al 75,6%, e rimane ancora molto al di sotto della media di lungo periodo (80%).

L'economia USA e il dollaro

A parere degli analisti, il rallentamento dell'economia americana è stata in parte causata dalla forza del dollaro (per approfondire questo argomento si possono vedere i dati della piattaforma di trading (Pocket Option link), che ha un effetto negativo sulle esportazioni. Inoltre la debolezza della congiuntura internazionale che ha effetti negativi in particolare sugli investimenti di beni durevoli.

E' chiaro però che tutto questo riaccende la discussione sul prossimo rialzo dei tassi di interesse di riferimento. Anche se la Fed di New York si è mostrata ottimista riguardo la ripresa dell'indice Empire State nei prossimi mesi, gli investitori si interrogano sulla volontà della FED di intraprendere una stretta monetaria a dicembre, cosa che alla luce dei dati odierni, appare un po' meno sicura di qualche giorno fa.