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martedì 10 marzo 2026

Inflazione, il rischio aumento spingerà la BCE alla cautela

La guerra in Medio Oriente complica il percorso della BCE riguardo ai tassi di interesse. Il problema fondamentale è che si materializza all'orizzonte il rischio sempre più concreto di una recrudescenza dell'inflazione. Del resto anche le stime preliminari di febbraio non sono state incoraggianti.

Gli ultimi dati sull'inflazione

Secondo quanto pubblicato da Eurostat (l'istituto di statistica europeo), nel mese di febbraio l'inflazione al consumo della Eurozona è cresciuta del 1,9% su base annua. Il mese scorso era all'1,7% (dati Pocket Option link). 

Questo aumento sorprende negativamente anche gli esperti di mercato. Il fatto positivo è che rimaniamo comunque al di sotto dell'obiettivo del 2%, fissato dalla Eurotower. Tuttavia l'inflazione core, ossia depurata dagli componenti più volatili, rimane oltre l'obiettivo attestandosi a 2,4%.

Lo shock petrolifero

La BCE da tempo ha sposato la linea della cautela riguardo ai tassi di interesse, e lo farà a maggior ragione in questo momento. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente provoca degli shock all'approvvigionamento petrolifero - dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz - che potrebbero indirizzare in modo feroce le tendenze future dell'inflazione.

Del resto abbiamo appena visto un forte incremento dei prezzi del petrolio ed un ancora più robusto aumento dei prezzi del gas GNL. Ciò ha scatenato gli speculatori, che hanno sfruttato i broker per scalping per investire su questi sbalzi feroci.  

Cosa farà la Eurotower a marzo

In questo contesto, quando il 19 marzo ci sarà il prossimo meeting di politica monetaria a Francoforte, sembra estremamente improbabile immaginare che la BCE cambi qualcosa. La Eurotower continua a camminare su una corda tesa che deve bilanciare le esigenze di stimolare l'economia senza però provocare un aumento dell'inflazione. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente è un fattore che non potrà essere ignorato e sicuramente aumenterà ancora di più il livello di cautela dell'Istituto guidato da Christine Lagarde.
Semmai, quello che ci si può chiedere è se questo nuovo scenario bellico non cambi i tempi per un eventuale stretta monetaria.

giovedì 27 ottobre 2016

Trading: sale il PIL del Regno Unito. La sterlina respira sui mercati valutari

Arrivano buone notizie dalla Gran Bretagna, e sono notizie che danno un po' di ossigeno alla sterlina sul mercato del trading valutario. Secondo gli ultimi dati macro resi noti oggi, nel terzo trimestre del 2016, il PIL del Regno Unito è salito dello 0,5%.

La crescita economica spinge il trading

sterlinaNonostante i rischi e i timori che sono legati alla hard Brexit (che potrebbe spingere le piccole banche via da Londra entro Natale), l'economia anglosassone tiene il passo e realizza un risultato oltre le attese. La crescita dello 0,5% infatti, anche se minore dello 0,7% del trimestre precedente, è comunque superiore a quelle che erano le aspettative degli analisti (+0,3%).
Su base annuale, l'ONS (Office for National Statistics) fornisce una stima preliminare che evidenzia una crescita tendenziale che accelera al 2,3%, contro il 2,1% precedente ed atteso.

Il recupero della sterlina

Sulla scia di questi dati, la sterlina è andata in recupero sul Forex, come si vede su Pocketoption Italia, la moneta britannica contiene il ribasso iniziale registrato contro il dollaro e ora viaggia attorno a 1,2230. Bene anche il cross con lo yen (a 128,36), mentre nei confronti dell'euro, la sterlina si è apprezzata fino a 0,8890 pence per euro per poi scivolare attorno a 0,89275.

L'incognita della durata dei negoziati con Bruxelles

Intanto il mondo finanziario britannico comincia a preoccuparsi di un altro aspetto legato alla Brexit. Nonostante per la sterlina sia una settimana stabile sul dollaro, c'è sempre il rischio infatti che i negoziati tra UE e Gran Bretagna possano durare molto. Questo allarma il settore finanziario che teme un salto nel vuoto a tempo indefinito.
Ecco perché Carolyn Fairbairn, direttore generale di Cbi, l’associazione che riunisce 190 mila imprese, ha annunciato che «è necessario definire un accordo di transizione in attesa della conclusione dei negoziati sulla Brexit fra Regno Unito e Unione europea».

lunedì 17 ottobre 2016

Fed, ci risiamo: dati produzione industriale negativi, si riparla della questione tassi

Il primo dato macro in arrivo dagli USA questa settimana, conferma le difficoltà degli States di conservare un ritmo stabile alla propria crescita. La FED comunica infatti che a settembre infatti la produzione industriale è cresciuta al di sotto delle aspettative.

I dati resi noti dalla FED

fedSecondo il report della Federal Reserve è salita dello 0,1%, quindi in recupero rispetto alla lettura precedente (-0,5%). Tuttavia, dal dato odierno ci si attendeva una ripresa più sostenuta, visto che gli analisti stimavano un incremento dello 0,2%.
La produzione del settore manifatturiero è salita dello 0,2%, quella delle miniere dello 0,4%. Questi incrementi sono stati compensati dalla flessione dell’1% del settore delle utilities.

Altri report macroeconomici

Per quanto riguarda gli altri dati, a settembre la capacità di utilizzo degli impianti si è attestata al 75,4%, in rialzo rispetto al 75,3% del mese precedente. Anche in questo caso, però, le aspettative erano migliori, visto che il mercato puntava su una salita al 75,6%, e rimane ancora molto al di sotto della media di lungo periodo (80%).

L'economia USA e il dollaro

A parere degli analisti, il rallentamento dell'economia americana è stata in parte causata dalla forza del dollaro (per approfondire questo argomento si possono vedere i dati della piattaforma di trading (Pocket Option link), che ha un effetto negativo sulle esportazioni. Inoltre la debolezza della congiuntura internazionale che ha effetti negativi in particolare sugli investimenti di beni durevoli.

E' chiaro però che tutto questo riaccende la discussione sul prossimo rialzo dei tassi di interesse di riferimento. La Yellen ha detto che per la FED un rialzo dei tassi possibile, ma con cautela. Gli investitori si interrogano sulla volontà della banca centrale di intraprendere una stretta monetaria a dicembre, cosa che alla luce dei dati odierni, appare un po' meno sicura di qualche giorno fa.