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mercoledì 8 marzo 2023

Tasse, crescono le entrate tributarie in Italia a gennaio

Aumenta l'importo delle entrate tributarie in Italia, come ha segnalato il Ministero dell'Economia e delle Finanze nell'ultimo rapporto sull'andamento delle tasse.

I numeri sulle tasse

Nel mese di gennaio il comunicato del MEF evidenzia che le entrate tributarie sono arrivate 41,7 miliardi di euro, segnando una crescita di poco superiore ai 500 milioni rispetto a gennaio del 2022. L'incremento percentuale è stato di 1,2%.

Imposte dirette

Riguardo alle singole categorie di tasse, le imposte dirette hanno fatto registrare un incremento del gettito di 935 milioni di euro, segnando una crescita del 3,3% rispetto a gennaio del 2022.
In questa categoria di tasse l'incremento va ricondotto principalmente all'aumento del gettito da IRPEF, cresciuto di ben 668 milioni di euro, ossia della 2,6%.

Imposte indirette

Per quanto riguarda invece le imposte indirette, il Ministero dell'Economia e delle Finanze evidenzia una riduzione del gettito erariale. C'è stato infatti un calo del 3,2%, ossia di 428 milioni di euro rispetto a gennaio dello scorso anno.
Ad incidere su questo bilancio negativo e il calo del gettito IVA che è diminuito di 3 milioni di euro. Nel 2022 l’IVA aveva segnato un aumento del gettito di 23.646 milioni di euro (+16,0%).
Invece va sottolineato l'aumento del gettito legato all'imposta di bollo, cresciuto di 201 milioni di euro, ossia 42,4% in più rispetto allo scorso anno.

Disomogeneità di calcolo

Va sottolineato tuttavia che i numeri riguardanti le tasse risentono anche di alcune modifiche che sono state fatte ai criteri di registrazione dei capitoli di bilancio. Tali variazioni hanno riguardato le entrate tributarie e quelle extratributarie. A causa di queste modifiche si crea una disomogeneità nei calcoli delle imposte del 2022 e del 2023, e per questo motivo il bilancio potrebbe non essere del tutto attendibile.

Attività di accertamento e controllo

Grazie all'opera di accertamento ed ai controlli dell'Agenzia delle Entrate, si è riusciti a ottenere entrate di tributarie legate all'attività di accertamento e controllo pari a 43 milioni di euro, in crescita del 5,7% rispetto all'anno precedente.

venerdì 4 febbraio 2022

Valute digitali, stretta sul settore con le nuove regole del MEF

Ci sono nuove regole per chi decide di operare con le valute digitali in Italia. In questa settimana infatti il Ministero dell'Economia e delle Finanze ha licenziato il decreto che ufficialmente dà il via libera ad una disciplina volta ad effettuare un monitoraggio del settore.

La crescita delle valute digitali

Quanto sia importante questo aspetto lo fa capire un dato. A gennaio, il mercato delle valute digitali ha generato più di 1.000 nuove crypto. Ogni giorno dell'ultimo mese sono stati creati quasi 32 nuovi progetti digitali. 

Secondo CoinMarketCap, il numero totale di criptovalute a fine gennaio ha superato le 17.200, molte di esse sono negoziabili sul broker Quotex opzioni binarie.

Le nuove regole

La novità più importante della nuova disciplina riguarda l'obbligo di iscriversi ad un apposito registro per operatori che sarà gestito dalla OAM, ossia l'organismo degli agenti e dei mediatori del credito. Questa iscrizione diventa un requisito essenziale per esercitare legalmente le attività. Il registro dovrà essere istituito entro 90 giorni dall'entrata in vigore del decreto.
Il primo obiettivo che si vuole raggiungere è realizzare un "censimento" degli operatori del mondo cripto.

Requisiti e obblighi

Sarà la stessa OAM a verificare la sussistenza dei requisiti necessari per l'iscrizione, l'assenza di eventuali cause di incompatibilità e il rispetto delle disposizioni di legge. Tempo stesso potrà disporre la sospensione o la cancellazione dal registro degli iscritti. Nel portare avanti questo ruolo l'organismo collaborerà con l'autorità di vigilanza e quelle giudiziarie e fiscali alle quali fornirà periodicamente informazioni e documentazioni necessarie.
Tra le nuove regole c'è anche l'obbligo di trasmissione dei dati delle operazioni con cadenza trimestrale.

Sul mercato intanto...

Intanto sul mercato continua il momento delicato per le valute digitali, che non fanno vedere candele di inversione. Dopo una forte correzione al ribasso, il prezzo di Bitcoin ha trovato supporto vicino a 36.250, ed ha cominciato una leggera risalita. Tuttavia la più famosa delle valute digitali non è ancora riuscita a recuperare la soglia dei 40mila dollari.

venerdì 24 aprile 2020

Contribuenti italiani, la metà non supera la soglia dei 15mila euro di reddito

Quasi la metà dei contribuenti italiani, non riesce a superare la soglia dei 15mila euro annui. Questo è il dato che emerge dalle dichiarazioni dei redditi 2019 (relative all'anno di imposta 2018), come fornito dal MEF.

I dati sui contribuenti italiani

Per la precisione, il 44% dei contribuenti dichiara una reddito a fini Irpef compreso tra fino a 15mila euro. Le loro imposte rappresentano appena il 4% sul totale incassato dallo Stato. La fetta più grossa di contribuenti si trova però nella fascia 15-50mila (il 50% dei contribuenti). A livello di gettito, essi rappresentano il 56% di quanto lo Stato incassa dall'Irpef. La quota più piccola è rappresentata da quelli che hanno introiti superiori ai 50mila euro annui. Sono appena il 4% dei contribuenti, ma versano addirittura il 40% di quello che lo stato incassa dall'irpef. Per completezza, i Paperoni che guadagnano oltre 300 mila euro sono invece lo 0,1% del totale.

Reddito medio e gettito complessivo


Sono 12,6 milioni gli italiani che non versano un euro di Irpef. Questo numero tiene conto sia dei contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, sia di quelli che vedono la propria imposta lorda azzerarsi per effetto delle detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Complessivamente, il reddito degli italiani (almeno quello dichiarato) è stato nel 2018 di 880 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. In media il suo valore è stato di 21.660 euro.

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Divario Nord-Sud

A livello geografico, la Lombardia è la regione con il reddito medio maggiore (25.670 euro). In coda alla classifica invece c'è la Calabria (15.430 euro). Questo testimonia l'enorme divario che persiste tra Nord e Sud. A livello di categoria invece, gli autonomi guadagnano in media più del doppio dei dipendenti: 46.240 euro contro 20.820 euro. In mezzo si collocano invece imprenditori (titolari di ditte individuali, 20.940 euro). In fondo invece ci sono i pensionati con 17.870 euro.