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venerdì 24 aprile 2020

Contribuenti italiani, la metà non supera la soglia dei 15mila euro di reddito

Quasi la metà dei contribuenti italiani, non riesce a superare la soglia dei 15mila euro annui. Questo è il dato che emerge dalle dichiarazioni dei redditi 2019 (relative all'anno di imposta 2018), come fornito dal MEF.

I dati sui contribuenti italiani

Per la precisione, il 44% dei contribuenti dichiara una reddito a fini Irpef compreso tra fino a 15mila euro. Le loro imposte rappresentano appena il 4% sul totale incassato dallo Stato. La fetta più grossa di contribuenti si trova però nella fascia 15-50mila (il 50% dei contribuenti). A livello di gettito, essi rappresentano il 56% di quanto lo Stato incassa dall'Irpef. La quota più piccola è rappresentata da quelli che hanno introiti superiori ai 50mila euro annui. Sono appena il 4% dei contribuenti, ma versano addirittura il 40% di quello che lo stato incassa dall'irpef. Per completezza, i Paperoni che guadagnano oltre 300 mila euro sono invece lo 0,1% del totale.

Reddito medio e gettito complessivo


Sono 12,6 milioni gli italiani che non versano un euro di Irpef. Questo numero tiene conto sia dei contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, sia di quelli che vedono la propria imposta lorda azzerarsi per effetto delle detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Complessivamente, il reddito degli italiani (almeno quello dichiarato) è stato nel 2018 di 880 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. In media il suo valore è stato di 21.660 euro.

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Divario Nord-Sud

A livello geografico, la Lombardia è la regione con il reddito medio maggiore (25.670 euro). In coda alla classifica invece c'è la Calabria (15.430 euro). Questo testimonia l'enorme divario che persiste tra Nord e Sud. A livello di categoria invece, gli autonomi guadagnano in media più del doppio dei dipendenti: 46.240 euro contro 20.820 euro. In mezzo si collocano invece imprenditori (titolari di ditte individuali, 20.940 euro). In fondo invece ci sono i pensionati con 17.870 euro.

martedì 26 giugno 2018

Povertà in Italia a livelli record da oltre un decennio

Non arrivano buone notizie riguardo l'Italia, dove dal 2005 non si erano viste mai così tante persone che vivono in povertà assoluta. Questo è il quadro dipinto dall'Istat, che ha presentato questa mattina i nuovi dati sulla situazione economica della popolazione. La crescita della povertà negli ultimi anni ha toccato cifre davvero record, visto che nel 2017 sono 5 milioni e 58 mila individui che vivono in questa condizione. Circa un milione e 778mila famiglie.

I dati sulla povertà in Italia

povertàSe guardiamo all'incidenza percentuale della povertà, si scopre che essa è pari al 6,9% per le famiglie (in aumento rispetto al 2016, quando era del 6,3%) e addirittura dell'8,4% per gli individui (nel 2016 era 7,9%). Da quando è cominciata questa rilevazione, questi sono i valori più alti mai registrati dall'Istat. Circa le famiglie, va evidenziato che la presenza di figli tende ad accentuare il rischio di povertà. Infatti nelle famiglie con presenza di figli minori l’incidenza della povertià cresce fino al 10,5%, con picchi del 20,9% tra quelle che hanno tre o più figli. Complessivamente i minori che vivono in povertà assoluta sono arrivati a 1 milione e 208 mila. L'Istat stima un'incidenza al 12,1% (era 12,5% nel 2016).

A livello geografico, anche se la distribuzione territoriale non risparmia nessuna regione, ci sono situazioni più gravi di altri. La crescita della povertà colpisce soprattutto le regioni del Mezzogiorno, dove più di una persone su dieci vive in questa condizione. Secondo l'Istat infatti nel Sud Italia circa il 10,3% delle famiglie è in pvertà (era 8,5% nel 2016), mentre è 11,4% per gli individui (era 9,8% nel 2016). Il peggioramento riguarda soprattutto chi vive nelle città principali, i comuni centro di area metropolitana, (da 5,8% a 10,1%) e nei comuni di minori dimensioni, fino a 50 mila abitanti (da 7,8% a 9,8%).

Ad evidenziare il progressivo deterioramento delle condizioni di vita della popolazione, il tasso di mortalità è cresciuto enormemente rispetto agli anni precedenti, mentre si è registrata una flessione del trend demografico.