giovedì 15 maggio 2025

Economia del Regno Unito in crescita più del previsto, un sollievo per la BoE

Arriva una sorpresa positiva dal fronte macroeconomico: l'economia Britannica cresce più del previsto. Questo significa che la Bank of England avrà meno pressioni in politica monetaria nelle prossime riunioni.

Gli ultimi numeri sull'economia britannica

regno unitoI dati pubblicati dall'ufficio di Statistica Nazionale hanno evidenziato che l'economia britannica è cresciuta del 1,3% su base annua nel primo trimestre di quest'anno. Anche se si tratta di una frenata rispetto all'1,5% registrato nell'ultimo trimestre del 2024, il dato risulta superiore alle aspettative di mercato erano per l'1,2%.

Su base trimestrale la crescita del PIL è stata dello 0,7%. Il dato mensile invece evidenzia una crescita dello 0,2%, in rallentamento rispetto allo 0,5%, ma migliore delle attese che erano per una crescita nulla. Su base annua invece il PIL è aumentato del numero 1,1%.

Cosa significa per la BoE

Il report pubblicato questa mattina evidenzia che l'economia britannica gode di una certa solidità e non c'è preoccupazione di stagnazione economica. Questo è importante soprattutto in ottica di politica monetaria. La Bank of England non avrà fretta nel calibrare la politica monetaria tagliando ulteriormente i tassi di interesse.

Nell'ultima riunione, tenutasi a inizio di questo mese, l'istituto ha effettuato una sforbiciata di 25 punti base, portando il costo del denaro al 4,25%. Il mercato adesso si aspetta un altro taglio nel corso di quest'anno.

NB. Se siete interessati a fare investimenti nel mercato delle valute, attenzione alle truffe Forex da parte di operatori non autorizzati.

Le reazioni del mercato

Dopo il report sul PIL britannico, la sterlina ha guadagnato terreno rispetto al dollaro. Il cambio GBPUSD è salito a 1,329 dollari, ma su questa zona c'è stata forte tensione tra compratori e venditori negli ultimi giorni (per dati più aggiornati si vedano i siti di opzioni binarie broker No ESMA).

Oltre al dato a sorpresa sull'andamento dell'economia, la sterlina ha anche ricevuto una spinta dalla debolezza del dollaro USA, poiché si specula sul fatto che gli Stati Uniti potrebbero spingere per una valuta più debole nei negoziati commerciali.
Intanto il rendimento del Gilt a 10 anni è rimasto attorno al 4,72%, il livello più alto dall'11 aprile.

martedì 13 maggio 2025

Industria siderurgica Europea, un malato grave minacciato anche dai dazi

Già da diverso tempo l'aria che tira attorno all'industria siderurgica Europea non è delle migliori. La forte concorrenza cinese infatti ha creato gravi problemi al settore, che adesso teme il colpo di grazia con la politica tariffaria di Donald Trump. Per questo si guarda con grande speranza ai primi segnali concreti di una de-escalation.

Cosa accade all'industria siderurgica europea

C'è un dato eclatante che evidenzia il grave problema che le guarda l'industria siderurgica Europea. Rispetto al 2008, la produzione nell'Unione Europea è crollata del 30% arrivando al suo livello più basso mai raggiunto. Nel settore sono andati persi quasi 100.000 posti di lavoro (dati Worldsteel).

Negli ultimi dieci anni la produzione di acciaio in Europa è passata dall'essere il 7% rispetto al totale mondiale all'attuale 4%. Numeri terribili, che descrivono una situazione di crisi nera.

L'importanza per l'Europa

Quanto questa situazione sia preoccupante se lo fa comprendere un'annotazione di carattere storico. L'attuale Unione Europea nacque in origine proprio attorno all'acciaio e al carbone. Nel 1951 infatti il trattato di Parigi ratificò la nascita della Comunità Europea del carbone e dell'acciaio (CECA). L'Europa è nata proprio attorno all'industria siderurgica, quella che secondo molti adesso sta vivendo una lenta inesorabile agonia.

La concorrenza cinese

Un colpo durissimo al settore l'ha dato la Cina. La crisi immobiliare che sta vivendo Pechino da qualche anno ha fatto sì che la sovracapacità cinese a basso costo abbia cercato nuovi sbocchi, trovandoli soprattutto nel mercato europeo. La situazione è peggiorata con guerre in Ucraina e l'aumento dei prezzi dell'energia, che hanno reso ancora meno competitive le industrie siderurgiche europee rispetto alle concorrenti cinesi (sostituire gli altiforni a carbone o a gas con forni elettrici è un processo lungo e molto costoso).

I dazi di Trump

La situazione era già grave quando è entrato in scena anche Donald Trump. L'aumento dei dazi doganali del 25% su acciaio ed alluminio europei destinati all'esportazione verso gli Stati Uniti colpisce ulteriormente un settore già in difficoltà. Senza considerare gli effetti pseudo-indiretti delle tariffe anche sull'industria automobilistica, che assieme all'edilizia e il principale cliente delle imprese siderurgiche del vecchio continente.

lunedì 5 maggio 2025

Lavoro, numeri deboli in Italia: risale la disoccupazione

Gli ultimi dati forniti dall'istituto nazionale di statistica (Istat) evidenziano una frenata del mercato del lavoro nel nostro paese. A marzo infatti il tasso di disoccupazione è risalito, ed ancora più preoccupante è il dato riguardante la situazione dei giovani.

Gli ultimi numeri sul lavoro

Il report ISTAT relativo al mese di marzo evidenzia che il tasso di disoccupazione è al 6%, con un incremento dello 0,1% rispetto al mese precedente.
Il numero di persone occupate è di 24 milioni e 307mila (pari al 63%), in calo di 16.000 unità rispetto a febbraio. 

Tuttavia su base annua si rileva una crescita dell'1,9% in termini assoluti. Si tratta di 450.000 lavoratori in più, frutto dell'aumento dei dipendenti permanenti e degli autonomi, mentre quelli a termine segnano un calo di 269.000 unità. Durante il mese di marzo c'è stato un aumento dei dipendenti permanenti, mentre c'è stata una discesa rispetto al mese precedente sia dei lavoratori autonomi che dei dipendenti a termine.

Difficoltà per i giovani

La crescita delle unità di lavoro impiegate riguarda soprattutto individui oltre i 35 anni di età, mentre nella fascia compresa tra 15 e 34 anni c'è stata una riduzione. Il tasso di disoccupazione giovanile sale infatti al 19%, con un incremento dell’1,6%, rispetto al mese precedente. Il dato italiano risulta uno dei più alti in Europa, confermando le difficoltà strutturali dell’ingresso dei giovani nel mondo del lavoro.

Gli inattivi

Il numero degli inattivi, cioè coloro che non hanno un lavoro e neanche lo cercano, è sceso su base annua dell'1,7% (ossia 217.000 unità). Rispetto al mese precedente invece il tasso di inattivi resta sostanzialmente stabile poco sotto il 33%. 
Il calo del numero di inattivi riguarda soprattutto uomini e coloro compresi nella fascia d'età da 35 e 49 anni, mentre aumenta tra le donne e delle altre classi di età (ad eccezione di quella tra 15 e 24 anni che è rimasta stabile). Preoccupa anche questo dato riguardante il mondo femminile, dal momento che alimenta la povertà di genere che è già molto elevata.