martedì 17 febbraio 2026

Produzione di olio italiano sotto minaccia dell'import a basso prezzo

Uno dei problemi che l'industria olivicola italiana sta affrontando da anni è la crescita dei costi per la produzione di olio. E' cresciuto il costo della manodopera, quello della gestione degli uliveti, della raccolta manuale, ma soprattutto sono cresciuti i costi energetici. Tutti fattori che pesano sul settore, dove si lavora con margini sempre più ridotti per i produttori.
La beffa è che l'Italia consuma tantissimo olio, e quindi i nostri produttori avrebbero un mercato estremamente ricco in cui attingere, ma riusciamo a produrre meno (300 mila tonnellate) di quanto ne consumiamo (circa 800mila tonnellate).

La concorrenza tunisina

Quello che preoccupa maggiormente però è l'effetto di una concorrenza a basso costo (ed anche a bassissima qualità) di olio proveniente dall'estero, in special modo dalla Tunisia.

L'allarme è stato lanciato di recente da Coldiretti, secondo la quale nei primi dieci mesi del 2025 l'import di olio tunisino nel nostro paese è cresciuto di circa il 40%. Questo massiccio arrivo di prodotto dall'estero è una minaccia forte per la produzione di olio italiano, perché finisce per deprimere i prezzi interni e di conseguenza anche il potere contrattuale degli olivicoltori italiani. Se l'intera filiera si indebolisce, molti potrebbero decidere di non farne più parte.

Una battaglia durissima

Il punto è che l'olio tunisino entra sul nostro mercato ad un costo di circa 3,50 per kg. La produzione di olio italiano non riuscirebbe neanche a compensare tutti i costi a questo prezzo. L'alternativa è ridurre la qualità del prodotto oppure gli investimenti futuri. In un senso o nell'altro le conseguenze per la filiera olivicola italiana sarebbero devastanti.

Va aggiunto che la concorrenza tunisina non è l'unica con cui bisogna fronteggiarsi, perché c'è stata una ripresa della produzione Mediterranea dopo due anni di siccità e cali produttivi in Grecia e Spagna ed altri paesi del bacino del Mediterraneo. E intanto le vendite all'estero risentono dei dazi, nonostante il 2025 sia stato un anno record per l'export agroalimentare italiano.

Fare squadra

Questa situazione rischia di mettere in ginocchio la produzione di olio italiano, perché l'enorme import dall'estero viene sfruttato come leva per comprimere i listini interni. In altre parole, l’abbondanza di prodotto importato diventa uno strumento negoziale che spinge verso il basso il valore riconosciuto all’olio italiano, anche quando si tratta di extravergine di alta qualità.

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