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domenica 8 ottobre 2023

Tasso di interesse, quello fisso sul mutuo casa è al 4,32%

Comprare casa costa caro, soprattutto se per coronare il proprio desiderio di crearsi un "nido" è necessario contrarre un mutuo. In base agli ultimi dati forniti dall'ABI, l'associazione che riunisce le banche, nel secondo trimestre di quest'anno in media il finanziamento a tasso fisso è al 4,32% (dati elaborati dai report dalla Banca d'Italia).

Analisi ABI sul livello del tasso

La corsa del costo del denaro impressa dalla BCE per fronteggiare l'inflazione, si è riflessa da subito sull'onere per i finanziamenti finalizzati all'acquisto dell'abitazione. Il tasso infatti ha preso a marciare verso l'alto, giungendo alla cifra appena annunciata.

Nel secondo trimestre del 2023 le differenze tra le singole aree territoriali sono minime. Nel Nord-Est comunque si paga in media qualcosa in più, visto che il tasso è circa al 4,40%. Poco sotto ci sono le Isole, con 4,35%, mentre nel Nord-Ovest siamo al 4,31%, poco sopra quello medio registrato al Sud, dove arriva al 4,30%. Il livello più basso invece è al Centro Italia, dove si ferma al 4,27%.

Il variabile costa di più

Per quanto riguarda i nuovi mutui a tasso variabile, la situazione si fa un poco più pesante. Infatti la media è giunta al 4,76% a livello nazionale, praticamente il 10% in più rispetto a quello fisso. In questo caso però il livello più basso si registra al Sud, dove arriva al 4,66%.
Nella classifica si posiziona peggio di tutti il Nord-Ovest, con una media di 4,80%, seguono il 4,75% nel Nord-Est, il 4,71% nel Centro e il 4,86% nelle Isole.

Imprese: al Sud si paga molto di più

Per quanto riguarda il tasso che viene praticato alle imprese, nel secondo trimestre 2023 sono risultati mediamente del 5,26% a livello nazionale. Il livello più alto in questo caso è il 5,98% registrato nel Sud e Isole. Molto più indietro invece Nord-Ovest (5,21%), Nord-Est (4,99%), Centro (5,33%). 

Il maggior livello dei tassi nel Sud Italia è legato alla maggiore rischiosità dei prestiti alle imprese, visto che a giugno 2023 il rapporto sofferenze lorde su impieghi alle imprese è stato più elevato che nel resto d'Italia (3,4% rispetto al 2,0% del totale Italia, 1,5% nel Nord e 2,7% nel Centro). D'altra parte questo è anche il motivo per cui le imprese più a rischio usura sono in maggior numero proprio al Sud.

mercoledì 16 marzo 2022

Banche, sofferenze in crescita a gennaio (+3 miliardi)

Il nuovo rapporto mensile ABI evidenzia un dato che - anche se non turba eccessivamente - è comunque emblematico delle difficoltà che viviamo. Le sofferenze delle banche italiane sono nuovamente cresciute a gennaio.

I numeri della sofferenza delle banche

Gli ultimi dati riguardo all'andamento dei prestiti in sofferenza dicono che durante il mese di gennaio c'è stato un balzo di ben 3 miliardi di euro delle sofferenze nette, ossia quelle calcolate al netto di svalutazioni e accantonamenti fatti dalle banche con risorse proprie. Il totale delle sofferenze sale così a 18,2 miliardi.  

Tuttavia questo livello rimane inferiore rispetto al dato registrato l'anno scorso. A gennaio 2021 infatti le sofferenze delle banche sfioravano i 20 miliardi. Ancora di più erano a gennaio 2020, quando furono 26,3 miliardi di euro.

Il motivo per cui non bisogna preoccuparsi eccessivamente di questi dati si comprende se confrontiamo l'attuale livello delle sofferenze delle banche, con quello che c'era a novembre 2015 ossia il mese record con 70,7 miliardi di sofferenze. Le banche italiane sono riuscite a sforbiciare loro crediti problematici di quasi il 80%.

Rapporto sofferenza impieghi

L'associazione delle banche italiane evidenzia inoltre che il rapporto tra sofferenze nette e impieghi totali è poco sopra il punto percentuale a gennaio. Era 0,87% a dicembre 2021, era 1,14% a gennaio 2021, era 1,55% a gennaio 2020 ed era addirittura a 4,89% a novembre 2015.

Andamento dei prestiti

Per quanto riguarda l'andamento dei prestiti, durante il mese di febbraio c'è stato un incremento delle richieste da parte di imprese e famiglie pari al 2,3% rispetto allo stesso mese dell'anno scorso. In particolar modo sono aumentate le richieste da parte delle famiglie verso le banche, +4% su base annua. I prestiti alle imprese registrano invece un aumento dello 0,9% su base annua.

La raccolta

Va evidenziato che la raccolta complessiva  (depositi da clientela residente e obbligazioni) a febbraio ha segnato una crescita del +3,3% su base annua.
I depositi (in conto corrente, certificati di deposito, pronti contro termine) sono aumentati, nello stesso mese, di circa 79 miliardi di euro rispetto ad un anno prima (variazione pari a +4,5% su base annuale), mentre la raccolta a medio e lungo termine, cioè tramite obbligazioni, è scesa, negli ultimi 12 mesi, di circa 12,9 miliardi di euro in valore assoluto (pari a -6,0%).

Lo spread

Lo spread fra il tasso medio sui prestiti e quello medio sulla raccolta a famiglie e società non finanziarie rimane in Italia assai basso. A febbraio 2022 risulta di 171 punti base (come nel mese precedente), in marcato calo dagli oltre 300 punti base di prima della crisi finanziaria (335 punti base a fine 2007).

lunedì 21 ottobre 2019

Banche e sindacati ai ferri corti: scontro sul rinnovo del contratto di categoria

Si profila uno scontro duro tra sindacati e banche sulla questione del rinnovo del contratto. In settimana ci sarà un incontro presso l'ABI per riuscire a sbrogliare la matassa, ma intanto i sindacati minacciano già forti mobilitazioni.

Sindacati sul piede di guerra

I sindacati sono pronti allo sciopero nazionale a oltranza, con manifestazioni che potrebbero portare - secondo il segretario generale della Fabi Lando Sileoni - circa 40mila bancari in piazza a Milano. Ma cosa ha inasprito in questo modo il clima? Secondo la Fabi i banchieri vogliono arrivare alla rottura del tavolo sul rinnovo contrattuale, dimostrando un atteggiamento di chiusura ("più guadagnano e meno vogliono spendere", accusa il sindacalista). Anche se i nomi non li fa, parla di rappresentanti di due importanti banche, uno italiano e uno francese, e delle loro posizioni assunte durante il comitato esecutivo Abi del 16 ottobre.

I due avrebbero puntato i piedi su argomenti caldissimi. Uno infatti vorrebbe più licenziamenti (nei piani industriali delle banche sono previsti già tanti esuberi), e al tempo stesso si è dimostrato molto rigido di fronte alla prospettiva di aumenti salariali chiesti dai sindacati (circa 200 euro). Il secondo invece vorrebbe tagliare i versamenti obbligatori al Fondo per l’Occupazione Giovanile (istituito col contratto nazionale del 2012 e alimentato con versamenti pari al 4% della retribuzione) perché troppo oneroso per le fasce di stipendio più alte, ritenendo il Fondo persino inutile.

Trattative pronte a ripartire

Il clima che si è creato non è certo quello ideale per la ripresa delle trattative, in questa settimana. Il sindacalista Sileoni avverte tramite un post su Facebook che "in assenza di risposte concrete, bloccheremo tutte le trattative nei gruppi, scenderemo in piazza e mobiliteremo la categoria con scioperi a oltranza interessando e sensibilizzando tutte le forze politiche oltre che le associazioni dei consumatori".

lunedì 2 settembre 2019

Banche e canali digitali, cresce sempre di più l'utilizzo da parte dei clienti

Cambia sempre di più il rapporto tra banche e clienti. L'utilizzo dei canali digitali infatti continua a crescere, come ha evidenziato l'ottavo Rapporto annuale dell'Abi sul Digital Banking.

Banche e operazioni dispositive sui canali digitali

Sono cresciute in modo fortissimo tutte le operazioni dispositive, col Mobile Banking registra un incremento del 71%. I bonifici/giroconti che registrano una crescita del 131%. anche i servizi di pagamento diretti tra persone (P2P) sono in forte aumento: +72%. Di poco inferiore è l'aumento delle ricariche di carta prepagata (+ 69%). Il device più utilizzato rimane ancora il PC fisso o portatile, dove vengono effettuate più del doppio delle operazioni rispetto agli smartphone.
Con riferimento all’Internet Banking, le banche del campione hanno tutte un portale per i clienti privati, ma nel 41% dei casi ad esso hanno affiancato anche ulteriori ambienti segmentati per specifiche tipologie di clientela (come ad esempio le imprese o per sottocategorie di funzioni).

App sempre più multifunzione

Tutte le banche che sono state incluse nel campione oggetto di studio dell'ABI, hanno sviluppato una propria App. Mediamente ogni banca o gruppo bancario offre quasi 3 app. In prevalenza i destinatari sono quelli con sistemi operativi IOS e Android, mentre decisamente ridotta è la disponibilità su device con sistema operativo Windows (33%). Metà delle App inoltre sono state perfezionate anche per uso su smartwatch, ovvero quegli orologi che sono in grado di connettersi e interagire con persone o oggetti anche attraverso la rete Internet.

Sempre riguardo alle App, va precisato che le banche stanno tendenzialmente adottando un modello ad unica applicazione, dove sono contenute tutte le funzionalità più richieste. Prima invece i servizi venivano spacchettati in app differenti (per Mobile banking, per P2P, per trading, ecc).

Il futuro è digitale

Questi numeri dimostrano come il mondo delle banche sia sempre più attento allo sviluppo di Internet e del Mobile Banking. Ciò viene confermato anche dalle previsioni di spesa formulate per il 2019, che nella maggior parte dei casi vede un aumento o un forte aumento degli investimenti sul mobile.