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martedì 11 agosto 2020

Debito argentino, anche se il rischio default è scongiurato la situazione resta drammatica

La situazione del debito argentino continua a preoccupare analisti e investitori, anche se negli ultimi giorni è arrivata una buona notizia. L'ennesimo default del Paese sudamericano sembra scongiurato, visto che il 4 agosto scorso Buenos Aires ha raggiunto un accordo con i creditori più intransigenti, che consentirà di ristrutturare di quasi 67 miliardi di dollari di titoli del suo debito estero.

La ristrutturazione del debito argentino

Dopo lunghi mesi di trattative, la linea del presidente Fernandez ha prevalso. Forse hanno fatto breccia i suoi ultimi appelli: “Stiamo facendo uno sforzo enorme. Ed è l’ultimo che possiamo fare. Chiedo, per favore, che aiutino l’Argentina a uscire dalla depressione”. I colossi della finanza come Blackrock, Ashmore e Fidelity hanno accettato un piano di rientro molto favorevole al debitore, che consentirà all'Argentina di risparmiare - tra capitale e interessi - circa 34 miliardi di dollari. Probabilmente non s'è trattato di uno slancio di umanità, bensì del timore concreto di rivedere un film già visto nel 2001, col default che avrebbe lasciato i creditori non nulla in tasca.

Situazione drammatica

La situazione dell'Argentina è effettivamente drammatica. Buenos Aires sta pagando a caro prezzo le politiche neoliberiste dell’ex presidente Macri. Sotto la sua guida il Paese aveva contratto un debito pesantissimo. Questo aveva innescato un'inflazione stratosferica (oltre il 50%), un calo vertiginoso del PIL e un crollo del valore del Peso (suggeriamo di vederlo su grafico Heikin Ashi candlestick).
L'arrivo del Covid ha soltanto reso ancora più drammatica una crisi già in atto.

Lettura extra: se qui parliamo della situazione argentina e della sua valuta, altrove abbiamo parlato delle previsioni franco svizzero euro.

Un problema che viene da lontano

Ma come detto, i problemi dell'Argentina arrivano da lontano. La prima esplosione del debito risale alle dittature di Onganía e Lanusse (1966/1973), che lo portarono da 3,2 a 4,8 miliardi di dollari. Da allora in poi è stato un crecendo continuo. Dieci anni dopo, nel 1983, Raúl Alfonsín lo trovò a 43 miliardi di dollari. Sedici anni dopo, alla fine dell'era Carlos Menem, era arrivato quasi a 150 miliardi, con i disastri Kichner e Cristina Fernández, dal 2003 al 2015, arriviamo a un debito di 250 miliardi di dollari. Dopo Mauricio Macrì siamo arrivati a 323 miliardi, 200 dei quali con scadenza a quattro anni. come se non bastasse, la Banca centrale argentina ha messo in evidenza che c'è stata una fuga di capitali, dal dicembre del 2015 al novembre del 2019, pari a 88,371 miliardi di dollari.

Il conto del disastro non finisce qui. Perché c'è un credito chiesto al FMI dal governo Macri, già erogato per 44 miliardi (su 56 pattuiti). Bisognerà anche ristrutturare questa pendenza.

giovedì 28 giugno 2018

Sterlina di nuovo in difficoltà per via della questione Brexit

Torna a spirare un vento gelido sulla sterlina, che stamattina è scesa al livello più basso dallo scorso novembre. A preoccupare ancora una volta gli investitori sono i messaggi che filtrano dalla Unione Europea riguardo alla Brexit. I negoziati in corso con Londra infatti non registrano progressi significativi. Questa mancanza di progressi, unitamente ad alcuni dati riguardanti l'economia britannica, sta facendo scendere le possibilità di un aumento del tasso di interesse da parte della Banca d'Inghilterra ad agosto.

I leader dell'UE si riuniscono per un vertice che originariamente in agenda prevedeva lo schema di un accordo post-Brexit. Ma questo tema è stato spinta in fondo all'agenda, e gli investitori si aspettano solo un aggiornamento sui progressi. I temi caldi restano sempre gli stessi: il futuro confine tra Irlanda e Irlanda del Nord, le future relazioni commerciali tra l'UE e la Gran Bretagna.

Il peso della Brexit sulla sterlina

La valuta britannica è scivolata dello 0,4 percento a un minimo di $ 1,3066 nei primi scambi europei, il più debole dal 13 novembre (suggeriamo di tenere d'occhio l'Adx indicatore trading forex). La sterlina è scivolata del 9% dallo scorso aprile, in parte a causa della ripresa del dollaro, in parte per via delle crescenti preoccupazioni circa l'economia britannica a meno di un anno dall'addio alla UE.

Anche nei confronti dell'euro la sterlina è scesa. Adesso viaggia a 88,30 pence per euro. Precedentemente si era indebolita al livello più basso dall'inizio di maggio (segnali di ulteriore debolezza giungono con il grafico heikin ashi strategie). La coppia è riuscita a superare l'importantissima SMA di 200 giorni e sta testando la zona di 0.8840, che ha agito da barriera chiave dall'inizio di maggio.

La Gran Bretagna e l'UE hanno fissato a ottobre la scadenza per arrivare a degli accordi. Questo crea chiaramente un certo nervosismo col passar del tempo. Molti ritengono che i colloqui sulla Brexit raggiungeranno un punto di crisi dopo l'estate, ma che alla fine verrà raggiunto un accordo all'ultimo minuto. Ma chiaramente questo renderà molto nervoso il mercato.