martedì 23 agosto 2016

Repubblica è sicura: la FED non metterà in difficoltà la Clinton

L'attenzione del mondo finanziario e degli investitori è tutta rivolta al discorso che venerdì prossimo terrà la presidente della FED, Janet Yellen a Jackson Hole nel Wyoming. Tutti si aspettano che sveli le prossime mosse della Federal Reserve. Lo dimostrano i mercati valutari, che sono giorni che stanno oscillando in un su e giù che finisce sostanzialmente per lasciare le valute quasi stabili l'una nei confronti dell'altra. Si prenda ad esempio il cambio euro-dollaro, ieri era a 1,28 ovvero poco più del 1,27 di una settimana fa.
Sono tutti fermi e in attesa che qualcuno dia una ricetta buona o almeno provi a darla.

Le mosse della FED

Perché tutto questo? Secondo Repubblica il motivo è nell'impotenza delle politiche monetarie di risolvere l'ormai cronico problema della stagnazione economica. Soltanto la BCE ha abbozzato una reazione, mentre i governi hanno in parte le mani legate per via dell'austerity. Ecco perché c'è molta attenzione a quello che dirà la Yellen, perché dovrà far capire se almeno la banca centrale più potente al mondo ha una ricetta contro la crisi, oppure si dimostrerà impotente come le sue consorelle.

Il quotidiano sottolinea come il vicepresidente della FED, Stanley Fischer, pochi giorni fa abbia invocato nuove misure da parte del governo per invogliare la crescita. In pratica si è schierato contro l'austerity, perché la ritiene un ostacolo alla crescita durevole e vigorosa.Quello che ha detto Fischer in sostanza tradisce la consapevolezza critica che le politiche monetarie da sole non ce la fanno a rialzare il sistema economico.

Il timore dei paesi dell'Eurozona

In questo quadro, secondo Repubblica la Yellen si è schierata accanto alla Clinton, e proverà a spostare il più in là possibile il rialzo dei tassi, perché non vuole innescare una spirale di recessione proprio prima delle elezioni presidenziali. Non farebbe mai lo sgambetto alla Clinton.
Questo rende probabile che l'economia monetaria americana continuerà ad essere espansiva. Quindi la spinta al dollaro verrà meno, e il biglietto verde finirà inevitabilmente per perdere potenze. Con quali conseguenze? Pesanti per i paesi dell'Eurozona, visto che un dollaro meno forte vuol dire che calano le esportazioni.