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giovedì 17 agosto 2023

Prezzo della benzina alle stelle, tornano le polemiche sulle accise

E' un'estate caldissima sul fronte carburanti, perché il prezzo della benzina continua a correre e rende più salate le vacanze. Se in media si attesta sui 2 euro per litro, ha fatto scalpore il caso di un distributore sulla Milano-Varese, che al self come prezzo aveva 2,7 euro.
Una roba folle, che ha manifestato l'inutilità dell'obbligo (da inizio agosto) per i distributori di esporre il prezzo medio regionale.

Accise e prezzo della benzina

Come accade ogni qualvolta il prezzo della benzina cresce, si riaccende la polemica riguardo alla questione delle accise. Da decenni, attraversando tutto lo scacchiere politico da sinistra a destra, si sono fatti proclami per la loro abolizione o quanto meno attenuazione (anche l'attuale coalizione di maggioranza l'ha fatto in campagna elettorale).

Però finora nessuno ha messo davvero mano a un problema strutturale complesso, perché chi va al Governo ci pensa due volte prima di eliminare una voce importante per le casse dello Stato (anche molto datata, visto che si tratta di una imposta d'epoca fascista).

Un fiume di denaro per lo Stato

Basti pensare che solamente in questo periodo, tra l’esodo dei vacanzieri appena concluso ed il controesodo delle prossime settimane, il gettito sarà di circa 2,27 miliardi di euro (tra accise e IVA). Secondo i dati della Ragioneria generale dello Stato, nel primo semestre il gettito dell’accisa sui prodotti energetici è cresciuto di 1,8 miliardi di euro, ossia del 20,3%.
Abbassare le accise farebbe felici gli automobilisti, ma priverebbe lo Stato di tasse fondamentali per riempire le proprie casse.

Il peso delle accise

L'Italia vanta un primato davvero poco invidiabile. Siamo il Paese europeo con le accise più alte sul gasolio, mentre quelle sulla benzina ci vedono secondi dietro i Paesi Bassi (secondo un rapporto della società energetica Acea relativo al 2022).

Da noi le accise pesano per il 30% sul costo della benzina e per il 34% su quello del diesel. Per dirla breve, se non ci fossero oggi il prezzo della benzina alla pompa sarebbe su 1,4 euro per litro. Va aggiunto che il prezzo alla pompa viene appesantito anche dall'Iva, che nel nostro Paese è al 22%.

martedì 2 novembre 2021

Incassi, lo Stato ringrazia il "caro carburante": guadagna 1 miliardo in più

La crescita dei prezzi del petrolio ha spinto anche il costo del carburante alla pompa. Una notizia negativa per automobilisti e autotrasportatori, ma positiva per lo Stato. Grazie al caro carburante infatti, l'Erario quest'anno vedr gonfiare i suoi incassi per circa 1 miliardo.
Questa è la stima dell’Ufficio studi della CGIA, ipotizzando consumi costanti e prezzi stabili da qui fino a fine anno.

Cosa ha ampliato gli incassi di Stato

Sono due i fattori che stanno agendo congiuntamente e generano questo effetto sugli incassi dello Stato.
Da una parte c'è la ripresa degli spostamenti, che si traduce in maggior numero di viaggi e di chilometri percorsi. E quindi in definitiva un maggior quantitativo di carburante richiesto

Da gennaio a settembre, gli italiani hanno acquistato oltre 5 milioni di tonnellate di benzina, quasi 17 milioni di tonnellate di diesel e poco più di 1 milione di tonnellate di Gpl.

L'aumento dei prezzi alla pompa

Dall'altra l'aumento del prezzo alla pompa sia della benzina che del diesel e del Gpl per autotrazione, come effetto della crescita del prezzo del petrolio.
Nel 2021 a benzina è passata da un costo medio di 1,47 euro/litro registrato a gennaio fino a 1,72 euro/litro rilevato a ottobre (+17%). Il diesel è salito del 17,9%. Il Gpl del 25,4%.
Se questo secondo fattore non dipende dallo Stato, visto che sono i gestori a stabilire il prezzo, è superfluo notare che l’aumento del costo dei carburanti ha fatto senz’altro bene agli incassi del Fisco.

Le tasse

Le tasse invece sono tutta farina del sacco dello Stato, che applica l’Iva al 22% sui carburanti. Ma occorre rimarcare che sulla base imponibile ci sono anche le famigerate accise. Insomma si arriva a una doppia tassazione.
Bisogna comunque evideniare che l’incremento percentuale di extra gettito registrato fino a oggi “risente” della situazione di partenza, visto che la crisi pandemica e le restrizioni alla mobilità, avevano ridotto drasticamente gli incassi dello scorso anno.

lunedì 20 settembre 2021

Costi di trasporto elevati e troppo import: ecco le spine della spesa alimentare italiana

L'impatto dei maggiori costi per energia e carburante si fa sentire, tramite un effetto domino, nelle tasche degli italiani. La spesa alimentare infatti cresce, come avverte Coldiretti che chiede interventi mirati per arginare il balzo dei prezzi.

Spesa alimentare e costi

Alla base di tutto c'è un problema di distribuzione, perché l'85% delle merci nel nostro Paese viaggia su strada. Il nostro deficit logistico è provocato dall'assenza di infrastrutture adeguate per il trasporto merci, comporta maggiori costi annuali per oltre 13 miliardi di euro.
L'aumento dei prezzi del carburante di conseguenza ha spinto su anche il prezzo finale dei prodotti.

Il caso della pasta e del grano

Ciò riguarda specialmente alcuni alimenti come la pasta, per i quali si somma anche il taglio dei raccolti come conseguenza del maltempo in Canada.
Va ricordato infatti che l'Italia importa dal Canada quasi la metà del grano duro (circa 40%) che occorre per produrre la pasta, pur essendo il secondo produttore mondiale con un quantitativo di 3,85 milioni di tonnellate.
E già, il paese della pasta usa sempre più grano straniero per produrla.

come affrontare il problema

La soluzione quindi è da cercare in due strade. Oltre a migliorare la nostra situazione infrastrutturale, bisogna ridurre i costi tramite una maggiore indipendenza dagli altri. Bisogna programmare - secondo Coldiretti - il futuro in modo che siano incentivate le coltivazioni di grano duro nazionale.
Bisogna "lavorare per accordi di filiera tra imprese agricole ed industriali", di modo che siano garantiti prezzi equi al produttore di grano.

Il problema finora è stata infatti la concorrenza spietata del grano straniero, molto meno costoso (soprattutto nell'ultimo decennio) ma anche di qualità peggiore. 
Di buono c'è che qualcosa è cambiato nell'atteggiamento dei consumatori. Le famiglie stanno ritornando al prodotto fatto con grano nazionale, soprattutto dopo che è entrato in vigore l'obbligo di indicare in etichetta l'origine del grano stesso.Questo ha favorito il boom delle paste 100% Made in Italy.

mercoledì 14 luglio 2021

Prezzo del carburante, gli italiani pagano il carico fiscale più pesante della UE

Il prezzo del carburante potrebbe rendere felici gli automobilisti italiani rispetto ai colleghi Europei. Invece li rende solo più arrabbiati. In teoria infatti, da noi il carburante dovrebbe costare meno che nel resto del continente, ma finisce per essere più alto a causa delle tasse.

Il carico fiscale e il prezzo del carburante

E' questo il quadro evidenziato dall’Assemblea annuale dell'Unem (Unione energie per la mobilità). Il prezzo del carburante sulle strade del nostro Paese ha una componente industriale di 60 centesimi, inferiore rispetto alla media dell'area euro.
La componente tasse però aumenta il costo alla pompa di circa 1 euro al litro (IVA al 22% e accise per il resto), e così ribalta l'esito del confronto.

Sul prezzo finale, la componente fiscale pesa per il 63%. In nessun altro paese europeo (dove la media è al 58%) c'è un carico simile.
Chi sta messo meglio sotto questo aspetto sono Polonia (peso fiscale al 45,9%) e Romania (peso fiscale al 45,8%).

Quanto incassa lo Stato Italiano

Quest'anno grazie alle accise sulla benzina, lo Stato italiano incasserà circa 6,6 miliardi di euro, quasi un miliardo in più rispetto allo scorso anno. Sul gasolio addirittura il gettito arriverà a 16,6 miliardi di euro, 1,7 miliardi in più rispetto al 2020.
Chiaramente si sente l'effetto della ripresa della domanda di petrolio (tornata a crescere del 6,2%) grazie alla progressiva uscita dalla pandemia. Inoltre l'attesa ripresa del trasporto stradale, prospetta un recupero anche superiore all'8,3%.

Forse può interessare: petrolio maggiori produttori, ecco la classifica.

Promesse, promesse...

Complessivamente, la benzina e il gasolio faranno affluire oltre 23 miliardi di euro nelle casse dello Stato (comunque sono 2 miliardi in meno del 2019, ossia prima dello scoppio della pandemia).
Questa cifra fa capire perché, malgrado tante chiacchiere e promesse sulla revisione delle tasse sui prezzo del carburante, nessun Governo nel corso di tantissimi anni abbia mai davvero messo mano a questo salasso. Per il bilancio dello Stato, è una gallina dalle uova d'oro alle quali è difficile rinunciare.