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giovedì 8 dicembre 2022

Denaro contante, dalla UE via libera al tetto di €10000

Il Consiglio dell'Unione Europea ha deciso di fissare un tetto massimo all'utilizzo del denaro contante, fissandolo a €10000. Si tratta della stessa soglia massima oltre la quale scatta l'obbligo di dichiarare valuta la dogana entrando nell'Unione Europea.

La decisione sul denaro contante

La mossa del Consiglio Europeo è finalizzata a rendere più efficace il pacchetto antiriciclaggio e la lotta ai finanziamenti al terrorismo. Questo limite al denaro contante è aderente all'indicazione che venne data a luglio 2021 dalla Commissione Europea.
In ogni caso è consentito che gli Stati membri possano fissare delle soglie massime ancora più restrittive.

La posizione dell'Italia

È paradossale che questa decisione sul limite all'utilizzo del denaro contante arrivi proprio mentre in Italia si dibatte su una soglia decisamente inferiore.
Il confronto politico da noi infatti è molto acceso riguardo all'innalzamento, dal prossimo primo gennaio, del limite all'uso del denaro contante dagli attuali €2000 a €5000. La metà di quanto proposto dall'Unione Europea.

Chi canta vittoria

Il nuovo limite all'utilizzo del denaro contante in Europa ha fatto gioire il leader della Lega Matteo Salvini, che non ha mancato di lanciare messaggi al veleno contro la sinistra.
In ambito europeo invece esulta il ministro delle Finanze della Repubblica ceca Zbynek Stanjura, alla presidenza di turno Ue. Secondo lui, con questo nuovo limite diventa più difficile riciclare denaro sporco, rimanere anonimi nell'acquisto di crypto-asset, e nascondersi dietro più livelli di proprietà delle società.

Non finisce qui

Oltre a fissare un tetto al contante, l'Unione Europea ha previsto obblighi di verifica per gli operatori del settore delle criptovalute quando si pongono in essere transazioni superiori ai €1000. Il Regolamento Europeo varrà Inoltre anche per i commercianti di gioielli, metalli preziosi e beni culturali.

venerdì 21 giugno 2019

Deutsche Bank, bufera in arrivo? Indagini negli USA su riciclaggio

Il mondo delle banche è scosso dall'ennesimo caso molto spinoso. Stavolta la tegola si è abbattuta sul Deutsche Bank. Il colosso tedesco sarebbe infatti nel mirino delle autorità di controllo americane, per riciclaggio di denaro e altri reati di matrice finanziaria.

Il caso Deutsche Bank

A riferire la notizia è il New York Times, ed anche se non c'è stata alcuna conferma ufficiale, la notizia riportata dal quotidiano newyorkese è così dettagliata da far escludere l'ipotesi di una bolla di sapone. Peraltro, come vedremo a breve, ci sono alcuni aspetti che fanno pensare che la vicenda in cui è coinvolta Deutsche Bank cosa non passerà certo inosservata.

Sotto la lente di ingrandimento delle autorità americane sarebbero finite una serie di operazioni che sono state poste in essere tra il 2016 e il 2017. In sostanza sarebbe accaduto che alcune transazioni sarebbero state messe all'attenzione dei vertici in quanto giudicate molto sospette. Tuttavia, l'allora funzionaria della compliance del gruppo Tammy McFadden, avrebbe ignorato queste segnalazioni, e addirittura sarebbe stata cacciata proprio la dipendente che le aveva effettuate.

Entra in ballo anche Trump

Come se questo non fosse già grave, a rendere la cosa più scottante è che alcune di queste transazioni problematiche sarebbero legate al presidente USA Trump e anche a suo genero (e consigliere) Jared Kushner. Va peraltro ricordato che all'inizio di giugno, un gruppo di senatori del Partito Democratico americano aveva chiesto alla FED di effettuare delle approfondite indagini sul rapporto proprio tra la Deutsche Bank, il presidente Trump e il genero Kushner. Coincidenza oppure no?

Finora non è arrivata alcuna conferma di indagini per violazione della legge sul riciclaggio a carico di Deutsche Bank, e il gruppo bancario ha rifiutato di commentare l'articolo del NTY. Però si sarebbe limitato ad affermare di essere impegnato a collaborare al massimo con le autorità americane.

domenica 7 maggio 2017

Banca d'Italia chiede la chiusura di BSI: violazione delle norme antiriciclaggio

La BSE, istituto ticinese che ha delle sedi a Milano e Como, è oggetto di una procedura di chiusura da parte della Banca d'Italia. Quest'ultima ha infatti acceso i riflettori sulla ex Banca della Svizzera Italiana, che è passata alla Efg International, assumendone anche il marchio. Secondo la Banca d'Italia sono state riscontrate gravi irregolarità a seguito di verifiche ispettive condotte dal 3 al 14 ottobre 2016.

Le accuse contro BSI da parte della Banca d'Italia

In particolare, sembra siano state commesse gravi violazioni alla normativa in materia di antiriciclaggio, con rischio di reiterazione delle irregolarità. A seguito di ciò, alla BSI è consentito soltanto di effettuare operazioni per consentire ai clienti il ritiro delle proprie disponibilità o il trasferimento presso altri intermediari, e nulla altro.

Dal canto suo la Efg International fa sapere di non essere d'accordo con questa procedura, e che sta valutando un’opposizione alla decisione della Banca d'Italia.

Come abbiamo detto, la chiusura dovrebbe riguardare i due uffici sul territorio italiano, situati a Milano e Como. Questi due uffici sono attivi nel private banking onshore e gestiscono patrimoni per meno di 1 miliardo di franchi.

Va detto che la BSI da tempo è finita nel mirino di altre autorità. L'anno scorso proprio la Finma (la vigilanza svizzera) e la Mas (Singapore) hanno messo sotto accusa l'istituto ticinese per via di presunti carenze nei controlli in relazione ad operazioni del fondo sovrano malese 1MDB, su cui pesano sospetti di riciclaggio e corruzione.
Va anche ricordato un altro precedente scomodo, quando il presidente del gruppo brasiliano Btg Pactual (che era il precedente proprietario di Bsi) venne coinvolto nell'inchiesta Petrobras, nella quale i dirigenti furono accusati di aver gonfiato i contratti per costruire infrastrutture petrolifere e guadagnare almeno 800 milioni di dollari.