giovedì 15 gennaio 2026

Investimenti online, Il sogno di ricchezza per molti non diventerà mai realtà

Il desiderio che spinge molti piccoli risparmiatori a diventare dei trader, ossia fare investimenti online per conto proprio, è conquistare una ricchezza che però nella quasi totalità dei casi non arriverà mai.

Il difficile mondo degli investimenti online

La platea degli investitori online fai da te è molto eterogenea e comprende studenti, casalinghe, piccoli imprenditori, impiegati, artigiani. Sfortunatamente siamo bombardati di inserti pubblicitari da parte di sedicenti guru degli investimenti online, che propongono delle ricette per conquistare la ricchezza. La loro forse, ma di sicuro non quella di chi cade nel tranello. 

Dietro questo accattivante messaggio ci sono spesso corsi a pagamento oppure la promessa di potenti algoritmi o delle strategie raffinate (che magari puntare sull'ausilio di strumenti come l'intelligenza artificiale) per essere sempre o quasi vincenti. Tutta fuffa.

Tempo e denaro

La realtà degli investimenti online è qualcosa di completamente diverso, perché è un vero e proprio lavoro assimilabile a quello di un imprenditore, visto che il rischio è soltanto di chi decide di intraprendere questa strada, e non esiste alcuna certezza di agire in modo efficace. 

Pensare di diventare ricchi o comunque di guadagnarsi una seconda entrata supplementare attraverso brevi e sporadiche sessioni di trading è follia. I mercati vanno seguiti o comunque tenuti sempre d'occhio, e per farlo occorre studiare, studiare e ancora studiare. Bisogna conoscere come funzionano i mercati finanziari, e conoscere anche gli strumenti tecnici del trading online. Ad esempio i supporti, le resistenze, i trend, i concetti di lap gap trading.

Il fattore denaro

Un secondo aspetto importante è il capitale investito. Sognare di diventare ricchi cominciando da poche migliaia di euro se non addirittura di meno è fuori dalla realtà. Pensiamo che se uno partisse con 100mila euro, che sono veramente tanti, per guadagnarsi una rendita da 1.500 euro al mese dovrebbe realizzare una performance del 18% annuo. 

Chi conosce gli investimenti online sa che è estremamente difficile. Magari una volta ti può andare bene, ma la giostra non gira sempre nel senso sperato. Immaginiamo adesso se uno decidesse di partire con un capitale addirittura minore. Dovrebbe realizzare delle performance da vero indovino.

lunedì 12 gennaio 2026

Produzione di olio d'oliva, l'Italia sta per essere scalzata dalla Tunisia

Uno dei prodotti di eccellenza dell'enogastronomia italiana è l'olio d'oliva. Finora siamo sempre stati al secondo posto al mondo per produzione di olio d'oliva, dietro soltanto la Spagna. Eppure questo scenario potrebbe cambiare presto.

La Tunisia e la super-produzione di olio d'oliva

Secondo il prestigioso quotidiano Financial Times, il nostro posto sul secondo gradino più alto del podio sta per essere preso dalla Tunisia. Le stime infatti indicano che durante la campagna del 2025-2026 la produzione di olio d'oliva tunisina dovrebbe giungere fra 380mila e 400mila tonnellate. Ma alcune proiezioni si spingono addirittura a 500mila.

Questi numeri sono destinati a cambiare la struttura e gli equilibri del mercato olivicolo mondiale. E ci farebbero retrocedere al terzo posto tra i maggiori produttori di olio d'oliva.

I fattori favorevoli

La corsa produttiva della Tunisia è il frutto di una serie di fattori. Anzitutto quello climatico che è stato decisamente benevolo. La campagna olearia tunisina ha infatti beneficiato di piogge regolari rispetto a quelle che si sono avute nei paesi produttori del Mediterraneo, che sono stati penalizzati da periodi di siccità e fenomeni temporalisti improvvisi.
In secondo luogo l'impennata del prezzo dell'olio d'oliva, che all'inizio del 2024 ha toccato i diecimila dollari per tonnellata, ha rappresentato un incentivo estremamente importante alla produzione.

Ma l'elemento più importante è la struttura del settore olivicolo tunisino, che può beneficiare di una delle più ampie superfici al mondo, circa due milioni di ettari coltivati e 107 milioni di alberi. In questo modo la Tunisia può beneficiare velocemente di quelle annate che sono cariche, amplificando l'effetto delle stagioni favorevoli.

Un problema per l'Italia

La concorrenza dell'olio tunisino è un bel problema per l'Italia. Unaprol e Coldiretti ritengono che ci sia una distorsione di mercato e che le importazioni a basso costo di olio tunisino finirà per danneggiare enormemente gli agricoltori italiani. Il colpo di grazia è stato aver favorito l'ingresso nel paese di olio tunisino a dazi Zero spingendo ulteriormente i prezzi verso il basso e comprimendo i margini degli olivicoltori italiani.

lunedì 5 gennaio 2026

Mercato oleario italiano schiacciato dalla concorrenza estera di bassa qualità

La concorrenza straniera continua a fare molto male ad uno dei prodotti di eccellenza italiani, l'olio d'oliva, il cui prezzo è precipitato a livello più basso degli ultimi tre anni gettando il mercato oleario in una grande difficoltà.

Il grave problema per il mercato oleario

olioAll'inizio di dicembre la quotazione all'ingrosso dell'olio extravergine di oliva made in Italy è scesa sotto la soglia dei €7 come non succedeva da tre anni. In appena due settimane ha perso circa 3 euro al kg.

I prezzi possono non dire molto a chi non conosce bene il mercato oleario, ma chiunque può capire la gravità della situazione se pensa al fatto che i costi di produzione nelle principali regioni olivicole italiane (Puglia, Calabria Sicilia e Toscana) oscillano tra 8 e 10 euro al kg. In pratica produrre olio extravergine di oliva non solo non rende più, ma molti produttori vendono in perdita.

Qual è la dinamica tra domanda e offerta

Lo scivolone continuo dei prezzi dell'olio extravergine di oliva non è legato a normali oscillazioni nel rapporto tra domanda e offerta sul mercato oleario, bensì è la conseguenza di una forte distorsione generata da una concorrenza straniera feroce. 

Spesso ad essa si accompagnano anche comportamenti non propriamente leciti, come dimostra il maxi sequestro di 14.000 litri di olio EVO che non riportavano alcuna indicazione di origine, creando non solo un possibile danno al consumatore che viene ingannato ma anche al produttore italiano.

Arrivi record dalla Grecia

Gli arrivi continui di olio extravergine d'oliva da altri Paesi è stato messo sotto i riflettori da Unaprol e Coldiretti, che hanno parlato di veri e propri trafficanti di olio d'oliva, che sfruttano le lacune normative europee per immettere sul mercato oleario prodotto a bassissimo costo, spacciandolo come italiano o comunque come extravergine di qualità.

Gli arrivi in Italia sono cresciuti a dismisura soprattutto dalla Grecia, paese dal quale l'importazione di olio è cresciuto del 139% nei primi otto mesi del 2025. Si tratta di un prodotto che giunge sul mercato a prezzi compresi tra 4 e 4,2 euro al kg, ossia a metà del costo di produzione degli produttori italiani.