mercoledì 18 gennaio 2017

Valute: la Cina spaventa i trader. Rischio svalutazione dietro l'angolo

Chi si sta avventurando nel mercato delle valute, da un po' di tempo sta capendo bene quante difficoltà e ostacoli comporti farlo. Tra guerre commerciali e conflitti valutari, oltre che scombussolamenti vari (come Brexit e Trump), c'è veramente di tutto per fare impazzire anche il più freddo degli investitori. Uno dei territori più insidiosi per i trader è senza dubbio lo yuan cinese, che sembra sempre rischiare di essere svalutato da un momento all'altro.

La situazione della Cina e dello Yuan

Nel corso del World Economic Forum che si sta svolgendo a Davos, proprio il presidente della Repubblica cinese Xi Jinping ha tenuto aperta la porta all'ipotesi di procedere ad una ulteriore svalutazione dello yuan.
Potrebbe diventare presto una necessità, qualora si debba arginare il prosciugamento delle riserve in valuta straniera. Dalla metà del 2014 in poi, le riserve della Cina si sono ridotte del 25%, a causa principalmente della fuga di capitali in varie forme, compresi i pagamenti dei debiti.

Sempre durante questo periodo, secondo i dati di IG Markets lo yuan ha perso circa il 10% del suo valore nei confronti del dollaro (qui puoi approfondire il tema IG opinioni).

Sono in special modo i cinesi benestanti ad alimentare questo circolo, facendo uscire i loro soldi dalla Cina. Il motivo è che temono sempre di più di veder depauperati i loro patrimoni a causa di una possibile maxi svalutazione dello yuan. Temono cioè che possa ripetersi lo scenario visto nel 1994, quando Pechino tagliò di un terzo il valore della propria moneta.

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Al momento i dati dicono che in Cina ci sono ancora 3.000 miliardi di dollari di riserve valutarie, ma di queste circa un terzo è rappresentato da attività illiquide (investimenti in fondi hedge, ad esempio). Non si tratta quindi di denaro che si può utilizzare o comunque sbloccare facilmente. Un'altra bella fetta di queste riserve è invece indisponibile perché rappresenta un'ancora nel caso in cui ci sia bisogno di salvare le banche della Cina, pesantemente indebitate con aziende a controllo statale e speculatori immobiliari.

Se dovesse continuare la fuoriuscita di capitali al ritmo corrente (80 miliardi di dollari al mese), ben presto si potrebbe assistere all'aumento del tasso di interesse per difendere la propria valuta, oppure può imporre controlli di capitale. Oppure svalutare ancora lo yuan, cosa che non è stata ancora fatta finora (anche per evitare di essere etichettati come manipolatore valutario), ma che resta un'ipotesi molto concreta. Magari da attuare in modo lento e graduale.