Sono cifre scioccanti, quelle che sottolinea Sole24Ore. Dallo scoppio della crisi nel 2008 fino a oggi, il debito pubblico e privato è cresciuto in maniera incredibile. Per la precisione parliamo di 70mila miliardi, l'equivalente della capitalizzazione globale delle Borse (che ammonta a 72mila miliardi di dollari) oppure l'equivalente del Pil generato dal mondo intero (77mila miliardi). Nel complesso, se il debito pubblico mondiale è pari a 215 mila miliardi, un terzo si è generato nell'ultimo decennio.
Il pericolo di una nuova crisi?
Cosa significa questo? Che dovremmo spaventarci di fronte all'ipotesi di una nuova ondata di crisi. Dieci anni fa potevamo agire sul debito, oggi sarebbe molto più difficili. L'onda d’urto di un nuovo grave shock finanziario rischierebbe di essere molto pesante da gestire.
E qui il Sole24Ore s'è posto una domanda: esiste in qualche settore finanziario il pericolo che possa esplodere una nuova crisi? Qualche situazione a rischio c'è.
I numeri sulle carte revolving
A marzo il livello dell’indebitamento delle carte di credito revolving, negli Stati uniti ha superato i 1.000 miliardi di dollari. Non è mai stato così alto nella storia. La stessa soglia è stata varcata anche per i prestiti per l’auto (peraltro si tratta di una misura alla quale gli analisti guardano con interesse, visto che è molto sensibile alla categoria subprime).
Niente allarme, rischio ancora contenuto
Va però anche sottolineato che parliamo di un rischio subprime 2.0 ancora molto contenuto, visto che il livello di indebitamento medio delle famiglie è sceso al 72% del Pil. Inoltre va anche detto che il grosso del debito pubblico è detenuto dalle banche, e che le regole per operare sui mercati finanziari si sono fatte molto più stringenti.
Tutto questo fa capire che sebbene il livello di allarme sia ancora basso, comunque occorre tenere gli occhi ben aperti.