Le nuove quote sul mercato petrolifero
A partire dal mese di maggio, i membri del cartello OPEC+ hanno deciso di attuare un adeguamento della produzione di 206.000 barili al giorno. È una mossa che replica quella decisa all'inizio di marzo, quando gli otto paesi aumentarono le proprie quote di produzione per il mese di aprile dello stesso importo. Il cartello ha sottolineato che ripristinare gli impianti energetici che sono stati danneggiati durante il conflitto in Medio Oriente è un processo costoso e richiederà molto tempo. Ciò potrebbe avere delle ripercussioni sul mercato petrolifero, aggravando le difficoltà di approvvigionamento mondiale di greggio.
Lo stretto al centro di tutto
Il ruolo cruciale in questo conflitto continua ad essere quello dello Stretto di Hormuz, che è strategico per il mercato petrolifero globale. Prima dello scoppio della guerra attraverso questa striscia passava circa un quinto del petrolio mondiale e del gas naturale liquefatto. La chiusura del transito ha spinto i prezzi del petrolio al rialzo, con il Brent che ha superato di nuovo quota 110 dollari per barile.
Inoltre le conseguenze della crisi energetica hanno provocato un effetto domino su altri pezzi e sulla volatilità dei mercati. In sostanza, Hormuz è il nuovo epicentro di una spirale inflativa.
L'ultimatum di Trump
La crisi nella regione non sembra volgere al miglioramento, almeno nel brevissimo periodo. Anzi, tra poche ore scadrà l'ultimatum lanciato da Donald Trump affinché l'Iran riapra lo stretto di Hormuz. Il presidente statunitense ha minacciato attacchi contro le infrastrutture energetiche iraniane in caso di mancato accordo e di rimozione del blocco del traffico nello Stretto.
Ma lo scenario non sembra essere al momento indirizzato verso questa prospettiva, tanto che i prezzi del petrolio stanno continuando a crescere. Ma ci ha conseguenze anche su altri mercati, perché ci sono le correlazioni tra valute e materie prime che incidono anche sull'andamento del dollaro.

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