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martedì 21 aprile 2026

Esportazioni, scatta l'allarme sulle conserve di pomodoro made in Italy

Uno dei prodotti di punta del nostro settore agroalimentare è senza dubbio il pomodoro. L'eccellenza ci viene riconosciuta in tutto il mondo, come dimostra il fatto che siamo leader nelle esportazioni di tutti i derivati di questa materia prima agricola. Eppure c'è un allarme che è scattato di recente.

I numeri sulle esportazioni

Come ha evidenziato Anicav, ossia l'associazione che riunisce le imprese produttrici di conserve alimentari vegetali, i numeri delle esportazioni di tutti i derivati del pomodoro hanno registrato un calo tanto in valore quanto in volume.

Complessivamente il valore del nostro export è sceso dell'8% rispetto al 2024, mentre i volumi di prodotto sono calati del 2%. Nonostante questo calo rimaniamo comunque in vetta alla classifica globale dell'export dei derivati. Se l'Europa si conferma il nostro principale mercato di sbocco, con il 60% in valore, gli Stati Uniti sono il primo mercato di sbocco extraeuropeo con una quota del 7,5%.

L'impatto dei dazi americani

Sull'andamento del nostro export agroalimentare incidono in modo determinante i dazi americani introdotti da Trump con il Liberation Day. Oltre il 64% delle conserve alimentari, in maggioranza rappresentata da pelati, polpa e pomodorini, sono stati tra i prodotti più colpiti dalle tariffe USA (-7,1%). Il guaio è che si tratta dei prodotti a maggior valore aggiunto.

La concorrenza sleale

Un altro fattore che sta esercitando pressione sulle nostre esportazioni dei derivati di pomodoro è la concorrenza straniera, in particolar modo quella sleale. Il mercato infatti è sempre più inondato di prodotti che non rispettano standard di qualità, sicurezza e sostenibilità e che sono introdotti sui mercati a bassissimo prezzo.

Probabilmente questa è la minaccia più forte per la nostra industria delle conserve, perché la forbice di prezzo tra il nostro prodotto e quello dei competitors si sta allargando sempre di più, mettendo così a rischio le quote di mercato che sono state conquistate nel corso degli anni dalle nostre imprese.

giovedì 9 febbraio 2023

Esportazioni, l'ortofrutta italiana piace sempre di più all'estero

La produzione di ortofrutta italiana da sempre è apprezzata all'estero per la sua ricchezza e la sua genuinità. Non c'è da stupirsi quindi se le esportazioni di alcuni prodotti ortofrutticoli ci vedono nettamente in posizione di leadership.

I dati sulle esportazioni

agricolturaIn base a un report del Centro Studi Divulga emerge che i flussi commerciali del settore ortofrutticolo europeo vedono l'Italia in testa alla classifica per volume di esportazioni di alcuni prodotti. Il business agroalimentare italiano funziona alla grande.

I prodotti più apprezzati

Si tratta della conserva di pomodoro (2,1 milioni di tonnellate), dell'uva (463mila tonnellate), dei kiwi (26 8mila tonnellate) e delle nocciole sgusciate (38 mila tonnellate).
Ma siamo sul podio dei maggiori esportatori anche per quanto riguarda le mele, dove ci supera soltanto la Polonia. Stesso discorso vale per i cocomeri, dove siamo preceduti soltanto dalla Spagna. Siamo al terzo posto per quanto riguarda le esportazioni di insalate, mentre al quinto posto per quanto riguarda le arance. Sono messi discretamente anche per le pere, i cavolfiori e broccoli. Peraltro molti di questi prodotti segnano un aumento del biologico, che in Italia continua la crescita.

Le spine del mercato

Ci sono però anche delle spine nel mercato dell'ortofrutta italiano. In un mondo che è cambiato sia internamente che esternamente, il settore deve fare i conti con l'incremento dei costi di produzione, in special modo i costi energetici alle stelle, e con le difficoltà di approvvigionamento di alcune materie prime.

Anche con la crescita dell'inflazione, che ha finito per ridurre i consumi, ed infine con l'andamento anomalo del clima, che è sempre più spesso si trova a fare i conti con situazioni di siccità e lunghi periodi in cui le temperature sono sopra la media.
Tutti questi fattori finiscono per ridurre i margini delle imprese ortofrutticole, creando un problema di liquidità che ovviamente incide sugli investimenti che sono la base per poter rimanere con successo sul mercato.

mercoledì 30 marzo 2022

Esportazioni, i distretti agroalimentari crescono fino a 22 miliardi

Nel 2021 i distretti agroalimentari italiani hanno vissuto un'ulteriore fase di crescita per quel che riguarda le esportazioni. Il bilancio finale infatti ha superato la cifra di 22 miliardi di euro, segnando un incremento del 9,2% rispetto all'anno precedente.

L'agroalimentare italiano e le esportazioni

I dati sono stati illustrati da un'analisi condotta da Intesa Sanpaolo, ed evidenziano che la tendenza di crescita delle esportazioni dei distretti agroalimentari italiani continua ormai dal lontano 2010

Neppure la pandemia ha fermato questa corsa, ed anzi l'export dei distretti agroalimentari ha seguito l'evoluzione delle esportazioni complessive di cibi e bevande, che nel 2021 ha oltrepassato i 50 miliardi.

La corsa dei prezzi alla produzione

Va detto che sulle cifre delle esportazioni incidono notevolmente anche i prezzi alla produzione, che sono cresciuti del 2,6% rispetto al 2020

C'è stata soprattutto un’accelerazione nell’ultimo trimestre, in particolare per alcuni comparti che hanno registrato dei veri e propri boom.
E' il caso ad esempio del comparto dell'olio, dove i prezzi alla produzione sono saliti di oltre il 10%. Ci sono stati degli aumenti anche nel settore lattiero-caseario, e in generale in tutti gli altri comparti. La sola eccezione è il comparto delle bevande, dove invece c'è stato un calo.

Export per settori e per flussi geografici

Tornando alla dinamica delle esportazioni, è interessante osservare come quasi tutte le filiere si posizionano su livelli di esportazioni superiori al livello pre-pandemia.
Ad esempio, per la prima volta la filiera del vino ha superato i 6 miliardi di euro. Nel 2020 c'è stata una crescita del 12,5%. Dinamiche forti hanno registrato anche la filiera di carne e salumi (+16,2%), quella del lattiero-caseario (+15,5%), della pasta e dolci (+7,4% nel 2021).

Riguardo invece ai flussi di destinazione delle esportazioni, si segnala una crescita verso Germania (+4,5%), Stati Uniti (+13,9%) e Francia (+10%); in calo le vendite sul mercato britannico (-9,6%), principalmente come conseguenza dei cambiamenti innescati da Brexit.

mercoledì 30 settembre 2020

Export, il Covid fa sfumare il sogno da 50 miliardi per l'agroalimentare italiano

Maledetto Covid. E' arrivato come un tornado a spazzare via l'economia e molti dei progetti che la riguardavano. Come quello del settore agroalimentare italiano, che contava di raggiungere i 50 miliardi di export nel 2020. Le premesse erano ottime, ma poi la pandemia ha rovinato tutto. La chiusura della ristorazione in giro per il mondo ha creato non poche difficoltà ai nostri esportatori, specie per alcuni comparti. Ad esempio il vino (export a -4%).

Agroalimentare ed export

Ma quando le cose sono fatte con qualità e sono apprezzate in tutto il mondo, comunque hanno successo. Anche in epoca Covid, nonostante tutto le vendite del food italiano all’estero sono salite anche nei primi sette mesi del 2020: +3,5% (contro il -16,4% di tutta la manifattura italiana).
Un vero peccato comunque, perché l’ultimo decennio aveva visto procedere l'export dell’industria alimentare a ritmo da record, +89%. Il settore era stato battuto soltanto dal boom della farmaceutica, tra tutti i settori manifatturieri nazionali.

I top del settore

Il made in Italy rimane però uno dei Re dell'export alimentare, visto che il 42% delle conserve di pomodoro, il 30% della pasta e il 14% dei salumi esportati nel mondo sono fatti da noi. E pazienza se l’obiettivo dei 50 miliardi di export non è stato centrato, perché l’industria alimentare italiana rimane la quinta potenza mondiale nell'export del food&beverage. Solo i colossi USA, Germania, Paesi Bassi e Francia ci superano.

Problemi e incertezze

La forza del nostro settore agroalimentare si scontra però con la realtà di un momento difficile. Molte imprese del settore non sono ottimiste riguardo al futuro, e si aspettano un calo delle esportazioni anche nel prossimo anno, visto che al di là del Covid ci sono molti punti interrogativi. Basta pensare alla questione dazi negli USA, e alla Brexit. Due situazioni che coinvolgono il nostro export verso Stati Uniti e Gran Bretagna, dove l’Italia si gioca quasi 8 miliardi delle proprie esportazioni (su un totale di 43).

domenica 29 aprile 2018

Il rialzo del Dollaro è una manna per l’export UE. A patto che duri a lungo...

La risalita del dollaro contro l'euro è una vera e propria manna per gli esportatori europei, per i quali la forza della valuta comunitaria lo scorso anno è stato un incubo. L'indebolimento del cambio Euro-Dollaro è stato repentino e forte. Si è passati da 1,2374 del 18 aprile al minimo di 1,2056 toccato venerdì pomeriggio. Il cambio più basso chiaramente dovrebbe creare un vantaggio competitivo ai settori che esportano. Ma siccome i benefici di questa situazione si possono vedere solo nel lungo termine, è necessario che.questo stato di cose vada avanti...

Il mercato fa una inversione netta


Eppure fino a qualche giorno fa in molti avrebbero scommesso sulla situazione opposta. Non a caso i dati di Bank of America dimostrano che la view ribassista sul dollaro era la seconda più gettonata speculazione sui mercati finanziari. Allo stesso tempo Cftc segnalava valori minimi record circa la speculazione rialzista sull’euro attraverso i future.

Poi però la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato Usa decennali, salito oltre il 3%, ha stravolto le previsioni e generato un improvviso afflusso di capitali verso il mercato americano. Contemporaneamente il dollaro è rincarato rispetto all'euro. Così molti investitori che speculavano al ribasso sul biglietto verde si sono trovati spiazzati e hanno dovuto correre ai ripari. Comprando dollari. Ma durerà?

Le prospettive dell'euro-dollaro


Secondo molti questo andamento così fortemente ribassista denota una componente speculativa molto solida. E di solito la speculazione è di breve periodo. Del resto a guardare i fondamentali economici bisognerebbe andare dalla parte opposta, ovvero puntare sull'euro. La UE cresce infatti, mentre l’economia Usa potrebbe ancora surriscaldarsi. E se è vero che la FED è prossima a ritoccare ancora i tassi, è altrettanto vero che prima o dopo comincerà a farlo pure la BCE, che non ha neppure cominciato il suo percorso di normalizzazione. Motivi validi quindi per ritenere che l’euro tornerà ad apprezzarsi. Quindi cosa fare?

venerdì 16 giugno 2017

Esportazioni, crollo verticale. La Brexit colpisce anche l'Italia

La Brexit, ovvero l'uscita della Gran Bretagna dall'Unione europea, ha delle grosse ripercussioni anche sul commercio italiano. Il Made in Italy infatti fa registrare un brusco calo delle esportazioni, stimato nell'8% secondo una analisi della Coldiretti sui dati ISTAT del commercio estero. Il dato si riferisce a rilevazioni che sono state fatte durante il mese di aprile, facendo un confronto con lo scorso anno.

I settori colpiti dal calo delle esportazioni


A dare una brusca spallata alle esportazioni italiane nel mondo è senza dubbio la riduzione delle spedizioni verso la Gran Bretagna, ovvero il sesto partner commerciale dell'Italia a livello mondiale.

Cosa ancora più significativa è che la riduzione delle esportazioni Made in Italy riguarda tutte le categorie merceologiche. C'è stata infatti una riduzione del 6,8% delle esportazioni alimentari, si arriva al 12,7% per quel che riguarda l'industria tessile, si giunge addirittura alla riduzione del 13,6% dei macchinari, passando per il -3,3% nel comparto degli autoveicoli, mentre i mobili sono in calo del 7,2%.

Il problema è che la svalutazione della sterlina ha reso molto più costosi gli acquisti fuori dal Regno Unito (anche del 10%). A questo si aggiunge anche un rinvigorirsi dello spirito più nazionalista da parte degli inglesi dopo la Brexit, che porta alla sostituzione dei prodotti di importazione con quelli made in England.

Il settore che con maggiore evidenza ha fatto registrare una rivoluzione è quello del vino. Le esportazioni Made in Italy sono andate in calo del 7% nel primo bimestre del 2017. C'è stato infatti un crollo dei consumi sulle tavole inglesi, a causa di un aumento record dei prezzi che in media è di 5,56 sterline (poco più di 6 euro) sulla base dei dati della Wine and spirit trade association (Wsta) elaborati dalla Coldiretti. Va detto che il settore del vino è stato altresì colpito dall'aumento della tassazione sugli alcolici.