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sabato 20 settembre 2025

Esportazioni, le PMI italiane possono ringraziare Amazon

Da molto tempo i giganti dell'e-commerce come Amazon vengono giustamente accusati di incidere negativamente sul commercio al dettaglio e le piccole realtà e botteghe. Tuttavia c'è anche il rovescio della medaglia da evidenziare, la crescita delle esportazioni di molte piccole e medie imprese che hanno saputo cogliere le opportunità della piattaforma di commercio online per aprirsi ai mercati internazionali.

I numeri delle PMI sulle esportazioni

Le piccole e medie imprese italiane che hanno deciso di aprire una propria vetrina virtuale su Amazon hanno realizzato 1,2 miliardi di euro di ricavi, Come si può leggere nell'ultima edizione del report pubblicato dalla stessa Amazon, presentato in occasione del decennale di vetrina made in Italy. 

Delle oltre 20.000 PMI presenti nello store, quasi la metà si trovano in aree rurali o a bassa densità di popolazione, ma proprio grazie alla spinta dell'e-commerce hanno potuto ottenere 500 milioni di euro di vendite all'estero.
In generale La Lombardia è la regione con il maggior numero di PMI in vetrina su Amazon (più di 3400) e il 65% di esse effettua esportazioni. Segue la Campania (oltre 3100 pmi).

Alcuni aspetti territoriali

Sono cinque le regioni più virtuose riguardo all'export tramite Amazon, ossia quelle con il più alto numero di PMI locali presenti nello store virtuale: Lombardia, Campania, Lazio, Toscana ed Emilia Romagna. Riguardo invece alle destinazioni più gettonate per i nostri esportazioni spiccano Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna. In questi paesi le nostre PMI hanno venduto con maggiore successo.

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Il ruolo chiave delle PMI

Bisogna sottolineare ancora una volta che le piccole medie imprese italiane rappresentano la spina dorsale della nostra economia. Questi dati quindi devono renderci felici perché servono a stimolare e gratificare un tessuto imprenditoriale fitto che caratterizza e porta avanti la cultura e le tradizioni del nostro paese nel mondo. 

Il successo tramite le vendite su Amazon conferma l'importanza strategica di accedere a strumenti digitali avanzati, che consentono di aumentare la visibilità Internazionale delle nostre PMI, riducendo le barriere all'ingresso sui mercati internazionali.

mercoledì 2 luglio 2025

Export, l'agroalimentare italiano comincia a risentire dei dazi USA

Uno dei punti di forza dei prodotti Made in Italy sono quelli relativi al settore agroalimentare. Essi contribuiscono in modo forte al nostro export, soprattutto quello in direzione degli Stati Uniti. Proprio per questo motivo i dazi commerciali rappresentano una minaccia forte per il nostro paese.

Ad aprile segnali di frenata nell'export

Quando ormai mancano pochi giorni alla scadenza del termine di sospensione per l'entrata in vigore delle tariffe reciproche, Coldiretti lancia un allarme riguardo all'export di prodotti agroalimentari negli Stati Uniti.

Nel mese di aprile, quando sono entrate in vigore le tariffe aggiuntive sulle merci europee, prima al 20% e poi al 10%, c'è stata una drastica riduzione dell'export agroalimentare verso gli Stati Uniti. Ad aprile dell'anno precedente c'era stata una crescita del 28%, questa volta la crescita è stata appena dell'1,3%. Un campanello d'allarme che fa capire quanto sia importante le trattative in corso tra Unione Europea e USA.

Anche rispetto al primo trimestre del 2025, quando c'è stato un aumento dell'export dell'11%, il confronto su base annuo è negativo.
Per avere una misura più chiara delle conseguenze delle tariffe sull'export agroalimentare italiano bisognerà vedere i dati di maggio e giugno, quando l'effetto scorte non sarà più visibile.

I segmenti che manifestano i primi problemi

Nel frattempo Coldiretti ha evidenziato i segnali di difficoltà che arrivano soprattutto da alcuni segmenti dell'agroalimentare italiano. Dati fortemente negativi arrivano dal mercato del vino, che ha registrato un calo del 9% nel mese di aprile, rispetto all'aumento del 18% che c'era stato ad aprile del 2024. Anche il segmento dei formaggi manifesta una forte frenata, perché benché l'export sia cresciuto del 7%, è lontano lontano dal 24% dell'anno scorso. Per l’olio d’oliva si passa dal +75% al -17%.

Il rischio italian sounding

Mentre il nostro export si riduce, crescono i danni collaterali legati al fenomeno dell'Italian sounding. Sono sempre di più i prodotti che richiamano il made in Italy ma in realtà non hanno nulla di italiano, né come origine né tanto meno come qualità. Ma intanto rosicchiano quote di mercato ai prodotti autentici. Gli USA sono in testa per la produzione di falsi Made in Italy, con un valore di oltre 40 miliardi, in particolare nei formaggi.

lunedì 7 aprile 2025

Industria del vino, Comincia la festa del Vinitaly ma il clima stavolta è cupo

Da oggi e fino a mercoledì a Veronafiere si svolgerà la cinquantasettesima edizione di Vinitaly, che normalmente è una grande festa per l'industria del vino. Stavolta però l'atmosfera sarà più cupa del solito, perché si sente il peso dei dazi di Trump che offuscano il futuro di uno dei settori più importanti dell'economia italiana.

I danni di Trump all'industria del vino

Le tariffe del 20% che sono appena entrate in vigore su tutte le esportazioni verso gli Stati Uniti, rischiano di provocare un contraccolpo feroce all'industria del vino italiano. Una bottiglia da 10-15 dollari potrebbe arrivare a costarne anche 20. Per un settore che lavora sugli alti volumi, come appunto quello vinicolo, l'impatto potrebbe essere devastante, a meno che non si riuscirà a trovare forme di collaborazione con i distributori, in modo da attenuare il prezzo della bottiglia praticato al cliente finale.

L'industria del vino made in Italy ogni anno genera un export pari a circa 2 miliardi. Con l'arrivo dei dazi di Donald Trump rischiamo di perdere una bella quota di mercato nel paese dove esportiamo più di ogni altro. Molti dei nostri vini di eccellenza rischiano di sparire dalle tavole degli americani.

Una festa rovinata

In questo contesto che avrà luogo la cinquantasettesima edizione di Vinitaly, il salone internazionale del vino e dei distillati. A Veronafiere ci saranno oltre 4000 aziende espositrici che giungono da ogni regione d'Italia. Ci saranno oltre 30.000 operatori dell'industria del vino che arrivano anche dall'estero, in rappresentanza di ben 140 paesi. Tremila proprio dagli Stati Uniti.

Eventi negli USA

È proprio negli States che si svolgerà un evento all'ambasciata italiana di Washington nelle prossime settimane, alla presenza di alcuni membri del congresso USA, per sottolineare l'eccellenza e l'unicità dei prodotti dell'industria del vino made in Italy. A inizio ottobre inoltre ci sarà il Vinitaly USA a Chicago. Per quella data si spera che lo scenario che si va concretizzando in questi giorni sarà cambiato, che sarà raggiunto un accordo più equo sulle tariffe commerciali, così da evitare un pesante contraccolpo al settore vinicolo italiano.

giovedì 21 novembre 2024

Industria della birra artigianale italiana messa in crisi dal raccolti di orzo

I problemi legati all'andamento del clima, inteso sia come maltempo che come siccità, hanno creato gravi danni ai raccolti di orzo mettendo in crisi l'intera industria della birra artigianale italiana, costretta a importare la maggior parte di materia prima dall'estero.

Il clima incide sulle industrie della birra artigianale

Nel corso di quest'anno, l'assenza di piogge ha diminuito la quantità raccolta di orzo, nonostante la qualità di questa materia prima sia rimasta assolutamente buona. Al tempo stesso, anche le piogge intense hanno provocato dei contraccolpi sulla produzione di questa materia prima, che è fondamentale per l'industria della birra artigianale italiana.

Le ripercussioni dell'andamento climatico sul la resa del settore non sono una novità, ma il 2024 è stato un anno particolare perché ha messo in evidenza come la crisi possa diventare qualcosa di strutturale, riducendo costantemente la resa di orzo delle coltivazioni sul nostro territorio. Il guaio è che tali cambiamenti climatici sono sempre più frequenti e costanti, tanto da mettere a rischio non soltanto la quantità ma anche la qualità delle materie prime necessarie per l'industria della birra artigianale.

La crescita rischia di fermarsi

Questi problemi emergono proprio nel momento in cui il settore si sta consolidando, grazie all'esperienza accumulata negli anni passati. Ad oggi l'Italia è costretta a importare circa il 65% del malto d'orzo di cui ha bisogno. È chiaro quindi che bisognerebbe di incentivare la produzione locale di qualità, attivando misure di sostegno alle aziende che, oltre ai problemi climatici, hanno dovuto affrontare negli ultimi trimestri anche gli aumenti dei costi di produzione (+200%) a causa dell'aumento dell'energia.

I numeri del settore

Bisogna sottolineare che la filiera della birra artigianale esprime un contributo importante al prodotto interno lordo nazionale, Anche perché l'intero comparto registra numeri positivi. 

Sul nostro territorio operano quasi 1200 birrifici ed il settore è in continua espansione. Produciamo circa 48 milioni di litri di birra, tre dei quali sono destinati alle esportazioni, che ha conquistato anche i mercati anglosassoni. Inoltre occupa circa 100.000 persone, ed è chiaro che se l'industria della birra artigianale italiana dovesse andare ancora più in difficoltà, potrebbero esserci forti ricadute occupazionali.

mercoledì 24 luglio 2024

Commercio il vino italiano continua a piacere nel mondo

I dati riguardanti il primo quadrimestre del 2024 conferma che, nell'ambito del commercio internazionale, il vino italiano riscuote ampi consensi. Le esportazioni infatti hanno vissuto una crescita importante. Peraltro i produttori si aspettano ulteriori miglioramenti anche in futuro.

I dati riguardanti il commercio

industria alimentareIn base al report pubblicato dall'osservatorio Uiv-Vinitaly, tra gennaio e aprile i volumi di vino italiano esportati nel mondo sono cresciuti del 5,8%. Per quanto riguarda invece i dati in valore, l'incremento è stato del 7%. Complessivamente, il volume d'affari che ha raggiunto i 2,5 miliardi di euro.
Questi risultati sono il frutto di una grande accelerazione che c'è stata soprattutto nel mese di aprile, quando le esportazioni hanno conosciuto un vero e proprio boom. Va ricordato che nel 2022 il vino italiano ha vissuto un export da record.

La corsa di Russia e Giappone

L'incremento delle esportazioni di vino italiano si lega soprattutto all'aumento dei flussi di commercio verso la Russia e il Giappone. Questi due paesi sono infatti stati protagonisti del 60% dell'aumento complessivo di export di vino italiano.
Il rovescio della medaglia è che ci si aspetta che questo slancio si sgonfi un poco di qui ai prossimi mesi, dal momento che in Russia si sono accumulate molte scorte in vista dell'aumento delle accise entrate in vigore dal primo maggio (le aliquote sono cresciute fino al 243%).

In Giappone invece, i i forti flussi sono stati legati probabilmente alla legge di riforma dell'autotrasporto merci, che ha spinto ad accrescere i volumi di carico per ridurre il numero di viaggi. Si è verificato quello che si chiama stress da approvvigionamento.

L'andamento trimestrale

Per quanto riguarda il saldo trimestrale del commercio di vino italiano in uscita verso l'estero, secondo i dati pubblicati da Istat, Stati Uniti e Germania segnano un incremento del 3% ma è soprattutto il Regno Unito a realizzare un vero e proprio slancio in avanti con più 12%. Molto bene anche il saldo del Canada,+5%, mentre si registra un calo trimestrale del commercio di vino italiano con destinazione la Cina (scende da più 11% a +3%).

giovedì 17 novembre 2022

Esportazioni, per l'Italia settembre è uno stato un mese positivo

Gli ultimi dati resi noti da Istat riguardo al commercio internazionale italiano sono confortanti, perché evidenziano una crescita delle esportazioni durante il mese di settembre.

I dati Istat sulle esportazioni

La crescita congiunturale delle esportazioni durante il mese di settembre 2022 è stata pari al 1,6%, mentre nello stesso periodo le importazioni hanno registrato una variazione negativa di 1,7%.

La crescita congiunturale del nostro export si lega principalmente alla crescita del flussi commerciali verso i mercati al di fuori dell'Unione Europea, che ha registrato +6%.
Di contro le esportazioni verso l'Unione Europea sono calate del 2,2%.

Dati su base tendenziale

Se anziché della base congiunturale si analizza il flusso commerciale su base tendenziale, ossia anno su anno, emerge una crescita delle esportazioni del 21,6% in termini monetari il 2,1% in termini di volume.

Anche in questo caso gli incrementi maggiori sono dei flussi esterni all'Unione Europea + 27,2%, mentre quelli interni alla UE segnano +17,1%.
A livello tendenziale si registra però una fortissima crescita delle importazioni in termini monetari (+40,4%) - molto più intenso per l'area extra Ue (+59,0%) rispetto all'area Ue (+25,2%) - mentre la variazione il volume è sostanzialmente modesta.

Il principale Paese destinatario dei nostri prodotti si conferma la Germania.

Bilancia commerciale

Il flusso delle esportazioni e delle importazioni nei primi nove mesi dell'anno hanno generato un disavanzo commerciale superiore ai 31 miliardi.
Su questo dato incide in misura feroce soprattutto il deficit energetico che ha superato gli 85 miliardi di euro. Male anche il bilancio dei beni intermedi che segna un deficit di quasi 19 miliardi.

Per quanto riguarda il singolo mese di settembre, il disavanzo commerciale è stato pari a 6,4 miliardi di euro, rispetto ad un avanzo di 1,4 che era stato registrato a settembre del 2021. Anche in questo caso incide in modo notevole il disavanzo commerciale energetico.

mercoledì 28 settembre 2022

Commercio, in Italia ad agosto calano import ed export

Il mese di agosto per il commercio dell'Italia è stato all'insegna del calo, che è stato più marcato per le esportazioni rispetto alle importazioni. A rilevarlo sono gli ultimi dati Istat.

I dati sul nostro commercio

Secondo l'istituto di statistica, a livello congiunturale (ossia mese su mese) le esportazioni sono calate del 7%. Durante lo stesso periodo le importazioni hanno invece vissuto un calo del 3,6%.

La flessione su base mensile dell’export è determinata in particolare dal calo delle vendite di energia (-44,8%) e beni strumentali (-13,9%); diminuiscono anche le esportazioni di beni di consumo durevoli (-5,4%) mentre aumentano quelle di beni di consumo non durevoli (+4,7%) e beni intermedi (+1,4%).
Per l’import, il calo congiunturale è dovuto sostanzialmente alla contrazione degli acquisti di energia (-13,5%).

Il commercio su base tendenziale

Per quanto riguarda invece l'andamento del commercio su base tendenziale - anno su anno - tanto l'export quanto l'import evidenziano grossi incrementi rispetto ad agosto del 2021.
La crescita delle esportazioni infatti è stata pari al 22%, in accelerazione rispetto al 14,2 del mese di luglio. In questo caso la crescita è stata alimentata principalmente dalle vendite di beni di consumo non durevoli, che hanno avuto un incremento superiore al 30%. Oltre a questa componente, pesa la crescita dell'energia che è stata quasi del 90%.

Gli aumenti su base annua delle esportazioni si riscontrano verso quasi tutti i principali paesi partner extra Ue27; i più ampi riguardano Turchia (+72,8%), Stati Uniti (+43,2%), paesi ASEAN (+39,1%) e paesi OPEC (+29,5%). Prosegue la flessione dell’export verso la Russia (-16,4%).
L'incremento tendenziale delle importazioni ha raggiunto invece quasi il 71%, avendo ricevuto una spinta fortissima dai maggiori acquisti di energia, pari a +173,3%.

Disavanzo commerciale e deficit energetico

Con questi dati relativi al mese di agosto, il disavanzo commerciale italiano arriva a superare i 20 miliardi. Nei primi otto mesi dello scorso anno era invece stato rilevato un avanzo di 33 miliardi. In particolare ad agosto il disavanzo commerciale italiano con i paesi extra Ue è pari a -5,79 miliardi, a fronte di un avanzo di 1,29 miliardi dello stesso mese del 2021.
Il deficit energetico invece sfiora i 70 miliardi ad agosto, ed è stato pari quasi a 10 miliardi rispetto ai 3,40.

martedì 9 agosto 2022

Imprese, il numero cala a giugno ma non nel Mezzogiorno (+0,7%)

Il numero complessivo di imprese sul territorio italiano è sceso durante il mese di giugno, rispetto al 2021. Ma nel Sud il dato si è mosso in controtendenza, segnando un aumento.
Inoltre il Mezzogiorno si manifesta sempre di più come area con un ampio potenziale di sviluppo e ricca di risorse umane ed imprenditoriali.

Il report sulle imprese

I dati sono stati resi noti da un report pubblicato da SRM, Centro Studi collegato al gruppo Intesa Sanpaolo. Emerge che il numero di imprese presenti in Italia è sceso dello 0,1%, mentre quelle nel Mezzogiorno sono salite dello 0,7%. 

Questi dati evidenziano che nel Sud ci sono tutte le potenzialità e la vitalità necessaria per contribuire alla crescita del Paese. Oltre che ricucire una parte dello storico divario rispetto al Nord.

Analisi delle imprese meridionali

La cosa interessante è che nel meridione ci sono oltre 170 mila imprese giovanili, ossia il 40% del dato nazionale. Il tasso di imprenditorialità giovanile è decisamente più alto di quello medio nazionale, visto che siamo al 9,8% contro l'8,3% nazionale.
Altri dati importanti riguardano l'export, che nel Sud è in forte recupero. Se l'Italia intera ha registrato nel primo trimestre un rimbalzo dell'export del 22,6%, al Sud questo dato sale a +26,3%. E ancora, è cresciuto in modo sensibile il numero delle imprese innovative.

Sfide da vincere

E' chiaro che c'è ancora molta strada da fare prima che il Mezzogiorno possa ricucire lo strappo rispetto al resto del Paese. Per le imprese del Mezzogiorno diventa cruciale utilizzare al meglio le risorse disponibili (oltre 200 miliardi fino al 2030), che dovranno essere spesi in modo efficiente e con una programmazione di qualità. 

Senza dubbio il punto di partenza sono le sue forze endogene legate in primis ai settori prevalenti (Mare, Turismo, Ambiente) che possono contribuire in modo deciso alla ripartenza dell’area. Particolare menzione merita per il settore energia, grazie al rilevante potenziale di generazione elettrica da fonti green.

mercoledì 30 marzo 2022

Esportazioni, i distretti agroalimentari crescono fino a 22 miliardi

Nel 2021 i distretti agroalimentari italiani hanno vissuto un'ulteriore fase di crescita per quel che riguarda le esportazioni. Il bilancio finale infatti ha superato la cifra di 22 miliardi di euro, segnando un incremento del 9,2% rispetto all'anno precedente.

L'agroalimentare italiano e le esportazioni

I dati sono stati illustrati da un'analisi condotta da Intesa Sanpaolo, ed evidenziano che la tendenza di crescita delle esportazioni dei distretti agroalimentari italiani continua ormai dal lontano 2010. 

Neppure la pandemia ha fermato questa corsa, ed anzi l'export dei distretti agroalimentari ha seguito l'evoluzione delle esportazioni complessive di cibi e bevande, che nel 2021 ha oltrepassato i 50 miliardi.

La corsa dei prezzi alla produzione

Va detto che sulle cifre delle esportazioni incidono notevolmente anche i prezzi alla produzione, che sono cresciuti del 2,6% rispetto al 2020. 

C'è stata soprattutto un’accelerazione nell’ultimo trimestre, in particolare per alcuni comparti che hanno registrato dei veri e propri boom.
E' il caso ad esempio del comparto dell'olio, dove i prezzi alla produzione sono saliti di oltre il 10%. Ci sono stati degli aumenti anche nel settore lattiero-caseario, e in generale in tutti gli altri comparti. La sola eccezione è il comparto delle bevande, dove invece c'è stato un calo.

Export per settori e per flussi geografici

Tornando alla dinamica delle esportazioni, è interessante osservare come quasi tutte le filiere si posizionano su livelli di esportazioni superiori al livello pre-pandemia.
Ad esempio, per la prima volta la filiera del vino ha superato i 6 miliardi di euro. Nel 2020 c'è stata una crescita del 12,5%. Dinamiche forti hanno registrato anche la filiera di carne e salumi (+16,2%), quella del lattiero-caseario (+15,5%), della pasta e dolci (+7,4% nel 2021).

Riguardo invece ai flussi di destinazione delle esportazioni, si segnala una crescita verso Germania (+4,5%), Stati Uniti (+13,9%) e Francia (+10%); in calo le vendite sul mercato britannico (-9,6%), principalmente come conseguenza dei cambiamenti innescati da Brexit.

venerdì 19 marzo 2021

Commercio internazionale, l'Italia aumenta le esportazioni a gennaio 2021

Buone notizie per il commercio internazionale dell'Italia, per il quale a gennaio 2021 viene stimata una tiepida ripresa congiunturale. Una ripresa che si manifesta in entrambe le direzioni, quindi sia export che import.

Dati sul commercio internazionale

L'ISTAT ha fotografato la situazione dei nostri flussi commerciali con l’estero. La crescita è più intensa per le esportazioni (+2,3%) che per le importazioni (+1,2%).

Durante il mese di gennaio inoltre, il nostro saldo del commercio internazionale dovrebbe essere positivo per 1.587 milioni di euro. Si tratta di un miglioramento di 1.053 milioni rispetto a gennaio dello scorso anno.

Se il calcolo viene fatto al netto dei prodotti energetici (uno dei cardini del nostro import) il saldo cresce addirittura a +3.914 milioni di euro (era +4.054 milioni a gennaio 2020).

Flussi e prezzi

Il miglioramento del commercio internazionale è frutto in special modo dei flussi in uscita verso i Paesi della Ue (+4,0%). In special modo per oltre due terzi è dovuto all’aumento delle vendite di beni intermedi.
L'export verso i mercati extra Ue segna invece un aumento molto più debole (+0,4%).

Per quanto riguarda i prezzi, a gennaio quelli medi dei prodotti importati è salito di 1,2% su base mensile, principalmente per via delle dinamiche positive di energia e beni intermedi in entrambe le aree, euro e non euro, e di beni strumentali nell’area euro. Invece si riducono del 2,6% su base annua.

Forse può interessare: Export italiano, prevista crescita forte nel 2023.

Andamento tendenziale dell'export

Se l'orizzonte viene allargato su base annua, l’export torna a registrare una flessione ampia. A incidere sono soprattutto i flussi commerciali relativi ai beni strumentali e beni di consumo non durevoli. Specialmente se consideriamo il commercio internazionale verso Stati Uniti (-20,6%) e Regno Unito (-37,4%). Perdono quota anche le esportazioni verso Francia (-7,0%) e paesi OPEC (-17,4%).
A bilanciare questi effetti è invece l’export verso la Cina (+29,2%), decisamente in aumento. Migliorano anche i dati dell'export verso Polonia (+5,8%), Germania (+0,9%) e paesi Mercosur (+8,2%).

mercoledì 30 settembre 2020

Export, il Covid fa sfumare il sogno da 50 miliardi per l'agroalimentare italiano

Maledetto Covid. E' arrivato come un tornado a spazzare via l'economia e molti dei progetti che la riguardavano. Come quello del settore agroalimentare italiano, che contava di raggiungere i 50 miliardi di export nel 2020. Le premesse erano ottime, ma poi la pandemia ha rovinato tutto. La chiusura della ristorazione in giro per il mondo ha creato non poche difficoltà ai nostri esportatori, specie per alcuni comparti. Ad esempio il vino (export a -4%).

Agroalimentare ed export

Ma quando le cose sono fatte con qualità e sono apprezzate in tutto il mondo, comunque hanno successo. Anche in epoca Covid, nonostante tutto le vendite del food italiano all’estero sono salite anche nei primi sette mesi del 2020: +3,5% (contro il -16,4% di tutta la manifattura italiana).
Un vero peccato comunque, perché l’ultimo decennio aveva visto procedere l'export dell’industria alimentare a ritmo da record, +89%. Il settore era stato battuto soltanto dal boom della farmaceutica, tra tutti i settori manifatturieri nazionali.

I top del settore

Il made in Italy rimane però uno dei Re dell'export alimentare, visto che il 42% delle conserve di pomodoro, il 30% della pasta e il 14% dei salumi esportati nel mondo sono fatti da noi. E pazienza se l’obiettivo dei 50 miliardi di export non è stato centrato, perché l’industria alimentare italiana rimane la quinta potenza mondiale nell'export del food&beverage. Solo i colossi USA, Germania, Paesi Bassi e Francia ci superano.

Problemi e incertezze

La forza del nostro settore agroalimentare si scontra però con la realtà di un momento difficile. Molte imprese del settore non sono ottimiste riguardo al futuro, e si aspettano un calo delle esportazioni anche nel prossimo anno, visto che al di là del Covid ci sono molti punti interrogativi. Basta pensare alla questione dazi negli USA, e alla Brexit. Due situazioni che coinvolgono il nostro export verso Stati Uniti e Gran Bretagna, dove l’Italia si gioca quasi 8 miliardi delle proprie esportazioni (su un totale di 43).

martedì 12 maggio 2020

Imprese della moda in crisi nera. A rischio un settore cruciale del nostro export

L'impatto del coronavirus sulle imprese del settore moda è stato pesantissimo. Si valuta un crollo del fatturato di circa il 36,2% a causa delle misure di lockdown che hanno paralizzato l'attività (rilevazioni Confindustria). Non solo a livello interno, ma anche sul fronte internazionale. Roba pesante per un settore di punta del nostro export.

Il contraccolpo sul settore moda

Quando si parla di sofferenza del settore, bisogna includere l'intera filiera. Si tratta cioè di un sistema complesso di imprese che sono interconnesse tra loro. Le sofferenze di una si ripercuotono su tutte. Specie su quelle di piccole dimensioni. Nel caso del settore moda sono le aziende dell'oreficeria (per gli accessori), le pelliccerie o le pelletterie. In questo ambito infatti prevalgono proprio le piccole e le piccolissime imprese artigianali. I problemi dureranno ancora per diversi mesi, tenuto conto del forte calo degli ordini.

Il crollo degli ordini

Le grandi imprese invece riguardano soprattutto l'abbigliamento, dove ci sono i brand noti nel mondo. Anche per loro l'impatto è stato forte, ma riassorbibile in modo più o meno veloce. Solo il 9% di esse ha sofferto una diminuzione degli ordini superiore al 50%. L'altra metà si è tenuta sotto il 20%. Le crisi sono così. Colpiscono tutti ma non in modo uguale. I più grandi resistono meglio, i piccoli invece soffrono molto di più. E necessitano per forza di un aiuto per venirne fuori.

Mezzo milione di occupati da salvare

Non è cosa di poco conto, visto che le imprese del settore moda sono cruciali per la nostra economia. L'intera filiera raggiunge i 96 miliardi di euro di fatturato. L'export assorbe il 65% della produzione, mentre il saldo commerciale è di 28 miliardi, con 580mila occupati diretti. Tenuto conto che la maggior parte di essi è impiegato in aziende di piccola e piccolissima dimensione, si comprende quanto sia serie la situazione. Non a caso la richiesta più forte di ossigeno finanziario e ammortizzatori sociali, è giunta proprio da loro.

martedì 14 aprile 2020

Imprese, grido d'allarme del settore moda: fateci riaprire o rischiamo un tracollo

Le imprese italiane del settore moda chiedono a gran voce di poter riaprire, sia pure osservando tutte le cautele a garanzia della sicurezza dei propri lavoratori. Dopo essere state le prime a intervenire per dare una mano agli ospedali, alla Croce Rossa e alla Protezione civile, convertendo la loro attività nella produzione di mascherine e camici, adesso sono loro a chiedere un aiuto. Lo fanno perché in molti, soprattutto i piccoli imprenditori, rischiano di sparire.

Le piccole imprese che reggono il settore moda

La filiera italiana della moda è un emblema del made in Italy. Crea l’immagine positiva del nostro Paese. Il successo planetario dei nostri marchi passa anche e soprattutto per quei piccoli artigiani che custodiscono un pezzo di know how che fa invidia a tutto il mondo, e che forniscono fibbie, bottoni, pellami, ecc. Questa serie infinita di competenze che si sono tramandate finora, rischiano di andare perdute se le loro piccole imprese non riapriranno.

In balia della concorrenza

Il guaio delle imprese della moda è la concorrenza. Normalmente loro portano in alto nel modo il valore del made in Italy, perché sono imprese orientate soprattutto all'export. Il settore abbigliamento contribuisce per la metà alla bilancia commerciale. Ora che è tutto fermo, la loro quota di mercato viene divorata da quelle aziende straniere che in molti casi non si sono mai fermate, se non hanno fabbriche italiane.

SOS

Ecco perché devono aprire il prima possibile. Per ottenere il via libera si sono già organizzate. Hanno dotazioni di mascherine e guanti, igienizzanti per pulire tutte le superfici, e si daranno una nuova organizzazione del lavoro, dividendo turni e personale per ciascun turno. C'è chi fa notare che sono state riaperte le imprese che producono pezzi di ricambio per l’industria automobilistica tedesca, ma non le imprese che reggono le esportazioni e il Pil dell’Italia. Moda, turismo, commercio.

lunedì 27 gennaio 2020

Export italiano:lo spumante tira fuori dai confini: +8,5% di vendite nel 2018

L'export dello spumante italiano continua a far registrare numeri importanti, e supera di gran lunga il più "nobile" champagne (che però spunta prezzi decisamente più elevati). Le bollicine prodotte in Italia sono sempre più apprezzate all’estero: Stati Uniti, Gran Bretagna, ma soprattutto Russia e Giappone.

I numeri di produzione ed export

La produzione nazionale di spumanti lo scorso anno è stata di 750 milioni di bottiglie. Meno di un terzo (200 milioni) è stato destinato al mercato interno, mentre 550 milioni sono state inviate all'estero. Si tratta di una crescita in volume dell'8,5% rispetto al 2018, mentre in valore l'incremento è stato del 3,9%. Il giro d’affari al consumo è stimato pari a 6,1 miliardi di euro. Questo emerge da una proiezione della Coldiretti sulla base dei dati Istat relativi ai primi dieci mesi del 2019.

La destinazione più sostanziosa del nostro export è il Regno Unito, dove c'è stato un aumento di vendite pari al 4%. Seguono gli Stati Uniti, con un balzo dell'13%, nonostante il forte impatto delle tensioni commerciali e dei timori collegati ai dazi. Terzo paese di sbocco è la Germania, dove però è stato registrato un calo dell'11% rispetto all'anno precedente. Emergono però nuovi paesi molto interessati alle nostre bollicine. La Russia ad esempio, dove si registra un aumento del 23%.

Prodotto e rischio imitazioni

A livello di specifico prodotto, il prosecco (nelle varie denominazioni DOCG e DOC) rimane il prodotto di punta del made in Italy. Il Franciacorta mantiene il suo primato tra la produzioni di vini con metodo classico.

Se l'export italiano continua a viaggiare a marcia spedita, il rovescio della medaglia è la presenza sempre più minacciosa delle imitazioni. Un fenomeno ormai presente in tutti i continenti a partire dall'Europa, dove sono in vendita bottiglie dal Kressecco al Meer-Secco prodotte in Germania che richiamano palesemente al nostrano Prosecco che viene venduto addirittura sfuso alla spina nei pub inglesi.

mercoledì 30 gennaio 2019

Export agroalimentare italiano minacciato dalla hard Brexit

C'è un settore economico italiano che trema di fronte alla Brexit. E' quello agroalimnetare, che rischia di vedere un drastico calo del proprio export.

La Brexit e i danni all'export

In particolare, lo scenario maggiormente temuto è quello di una Brexit disordinata, ovvero senza accordo. Perché genererebbe un mercato dove scatterebbero le regole del WTO (l'Organizzazione mondiale del commercio) con dazi e controlli alle frontiere. Cose che non solo aumentano i prezzi e riducono la competitività dei beni esportati, ma ostacolano anche dal punto di vista burocratico l'export stesso. Senza considerare che trattandosi di beni deperibili, anche poche ore di differenza per compiere il tragitto Italia-Regno Unito fanno enormemente la differenza.

A tutto questo va aggiunta poi la probabile svalutazione della sterlina in caso di hard Brexit. Questo comporterebbe un costo maggiore dei beni importati per i londinesi, e ovviamente una minore competitività di chi fa export verso il paese britannico. Tanta roba, visto che il 30% dei consumi alimentari nel Regno Unito deriva da prodotti importati dalla UE.

Il dibattito a Londra

Per questo motivo i vertici del settore agroalimentare stanno seguendo con attenzione il dibattito su Brexit, che è ripartito alla Camera dei Comuni di Londra. Il voto del 15 gennaio scorso ha bocciato l'intesa che la May aveva raggiunto con Bruxelles verso la fine del 2018. Il tempo a disposizione però stringe. L'uscita di Londra dalla UE è prevista il 30 marzo. In quel giorno il Regno Unito diventerà un paese terzo e gli scambi commerciali con gli Stati membri saranno sottoposti a dazi e controlli alle frontiere.

Senza dubbio il commercio di prodotti agroalimentari è tra i capitoli più delicati della partita su Brexit. Il “Made in Italy” agroalimentare piazza sul mercato britannico quasi 3,5 miliardi di euro l’anno di prodotti. Alcuni di questi, come Prosecco, Parmigiano Reggiano e Grana Padano, incidono tra il 10 e il 40% sul fatturato complessivo da export delle nostre aziende. Per questo motivo la Brexit fa tremare soprattutto loro.

domenica 29 aprile 2018

Il rialzo del Dollaro è una manna per l’export UE. A patto che duri a lungo...

La risalita del dollaro contro l'euro è una vera e propria manna per gli esportatori europei, per i quali la forza della valuta comunitaria lo scorso anno è stato un incubo. L'indebolimento del cambio Euro-Dollaro è stato repentino e forte. Si è passati da 1,2374 del 18 aprile al minimo di 1,2056 toccato venerdì pomeriggio. Il cambio più basso chiaramente dovrebbe creare un vantaggio competitivo ai settori che esportano. Ma siccome i benefici di questa situazione si possono vedere solo nel lungo termine, è necessario che.questo stato di cose vada avanti...

Il mercato fa una inversione netta


Eppure fino a qualche giorno fa in molti avrebbero scommesso sulla situazione opposta. Non a caso i dati di Bank of America dimostrano che la view ribassista sul dollaro era la seconda più gettonata speculazione sui mercati finanziari. Allo stesso tempo Cftc segnalava valori minimi record circa la speculazione rialzista sull’euro attraverso i future.

Poi però la crescita dei rendimenti dei titoli di Stato Usa decennali, salito oltre il 3%, ha stravolto le previsioni e generato un improvviso afflusso di capitali verso il mercato americano. Contemporaneamente il dollaro è rincarato rispetto all'euro. Così molti investitori che speculavano al ribasso sul biglietto verde si sono trovati spiazzati e hanno dovuto correre ai ripari. Comprando dollari. Ma durerà?

Le prospettive dell'euro-dollaro


Secondo molti questo andamento così fortemente ribassista denota una componente speculativa molto solida. E di solito la speculazione è di breve periodo. Del resto a guardare i fondamentali economici bisognerebbe andare dalla parte opposta, ovvero puntare sull'euro. La UE cresce infatti, mentre l’economia Usa potrebbe ancora surriscaldarsi. E se è vero che la FED è prossima a ritoccare ancora i tassi, è altrettanto vero che prima o dopo comincerà a farlo pure la BCE, che non ha neppure cominciato il suo percorso di normalizzazione. Motivi validi quindi per ritenere che l’euro tornerà ad apprezzarsi. Quindi cosa fare?

martedì 3 aprile 2018

Export di vino italiano favorito dalla guerra dei dazi USA-Cina

L'Italia del vino brinda alla guerra dei dazi in corso tra USA e Cina. Uno dei nostri settori produttivi di punta nel mondo, infatti potrebbe ottenere un bel vantaggio dalla battaglia in corso sul commercio internazionale. Tenuto conto soprattutto del fatto che anche prima dello scoppio di queste tensioni tra Trump e Pechino, l'export di vino italiano in Cina stava marciando a ritmi molto robusti. Lo scorso anno le esportazioni verso la Cina hanno raggiunto un valore record di oltre 130 milioni di euro, con un aumento di circa il 29% rispetto all'anno precedente.

Occasione d'oro per l'export di vino

Dopo la decisione di Trump di colpire i settori dell'acciaio e dell'alluminio, è giunta la risposta di Pechino che colpisce con i suoi dazi ben 128 prodotti a stelle e strisce per un valore di 3 miliardi di dollari. Tra questi prodotti c'è anche il vino e alcuni prodotti alimentari. Secondo l'associazione rappresentativa degli agricoltori - Coldiretti - l'export di vino italiano potrebbe quindi avvantaggiarsi della situazione e aumentare ancora di più la propria presenza in Oriente. La crescita ininterrotta nei consumi ha spinto la Cina a diventare tra le prime cinque nazioni al mondo per consumo di vino, addirittura la prima al mondo per consumo di vini rossi.

Con i dazi sul vino americano, si apre un vuoto commerciale che potrebbe essere occupato dal prodotto italiano. Gli Stati Uniti infatti hanno esportato vino in Cina per circa 70 milioni di euro lo scorso anno, in aumento del 33%. Sono sesti nella lista dei maggiori fornitori, proprio subito dietro all'Italia. Diventa quindi un mercato fortemente strategico per i viticoltori italiani.
Anche altri prodotti alimentari italiani potrebbero beneficiare di questo stato di cose. Al momento l'Italia può esportare solo kiwi e agrumi in Cina, ma si sta lavorando a degli accordi bilaterali per l'export anche di pere e mele. Questo potrebbe aprire ulteriori opportunità per il nostro settore agricolo.

venerdì 24 novembre 2017

Industria italiana, secondo Istat settembre è stato in chiaroscuro

L'industria italiana rallenta. Questo è il dato che emerge dall'analisi di Istat, che evidenzia come dopo lo scatto di agosto, il fatturato dell’industria sia sceso di 1,2%. Nonostante questo calo, il risultato del terzo trimestre rimane comunque positivo, con una crescita dello 0,8% rispetto al precedente. Anche per gli ordinativi c'è un calo durante settembre (-3,9%) ma anche qui il risultato del terzo trimestre è positivo: +2,4%.

I dati di Istat sull'industria

L'andamento congiunturale del fatturato a settembre è dovuto a flessioni pressoché identiche sui due mercati (-1,3% per quello interno e -1,2% per quello estero). Per gli ordinativi, invece, il calo è più marcato sul mercato interno (-5,8%) rispetto a quello estero (-1,4%).
Se viene corretto il dato per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 22 di settembre 2016) tuttavia il fatturato totale cresce in termini tendenziali del 5,2%, con incrementi del 4,6% sul mercato interno e del 6,3% su quello estero. 

Su base annua rimane evidente una crescita robusta, pari al 5,2%. A fungere da spinta sono stati sia la domanda interna che le esportazioni.
A livello di settori, i dati più interessanti sono quelli della filiera meccanica. In special modo metallurgia e prodotti in metallo vedono un incremento dei ricavi pari al 13,1%. Scende invece per il terzo mese consecutivo il settore automobilistico, anche se nel corso del 2017 il risultato complessivo rimane molto positivo (+7,6%).
I dati resi noti da Istat confermano quindi che c'è una ripresa in atto nel Paese. La domanda interna è cresciuta soprattutto allo scatto degli investimenti innescato dai bonus di Industria 4.0. La crescita delle esportazioni invece ha registrato invece un bilancio in progresso del 9% nei primi 10 mesi nei mercati extra-Ue.

lunedì 19 settembre 2016

Export, a luglio quello agroalimentare italiano è in calo

L'export del food and beverage italiano non vivrà un'annata da ricordare. Secondo quanto segnala l'Istituto di Servizi per il Mercato Agricolo Alimentare, le spedizioni all'estero dei prodotti agroalimentari registrano a luglio una frenata. Per l'esattezza scivolano di 2,8 punti percentuali rispetto al corrispondente periodo del 2015 (in valore). Non ci sono quindi le stesse performance positive nei mesi di maggio e giugno.

I dettagli del calo dell'export

agricolturaIl calo più evidente è stato registrato per le esportazioni dei prodotti dell'agricoltura (-5,5%). Quelli dell'industria alimentare invece sono in flessione più lieve, solo -2,4%. A tal proposito, però, va sottolineato che si tratta comunque della discesa più significativa degli ultimi due anni.
A incidere su questo calo sono stati soprattutto due fattori. Anzitutto il diffuso rallentamento del commercio internazionale a luglio. In secondo luogo il lieve apprezzamento dell'Euro sul Dollaro USA (si veda in proposito universoforex.it).

L'industria agroalimentare ci tiene a galla

Nel complesso, nei primi sette mesi dell'anno 2016 la performance del business agroalimentare segna comunque una crescita dell'export (2%) rispetto ai primi sette mesi del 2015. Questo è dovuto al buon andamento delle vendite del settore dell'industria alimentare, che sono cresciute più di quelle dei prodotti agricoli (rispettivamente, +2,35 e +0,8%).

Tutto questo è ancora più importante dal momento che l'economia Italiana viaggia a zero crescita a causa di una domanda debole, per cui è fondamentale rispondere a quella estera con efficacia.

Dipendenza dall'estero in calo

Malgrado tutto questo, però, nel complesso l'export nazionale comunque evidenzia il posizionamento della componente agroalimentare, per il suo trend positivo e dinamico sui mercati esteri. Nel tempo la dipendenza dall'estero dell'Italia per i prodotti agroalimentari si è notevolmente ridotta. Il bilancio del valore degli scambi è passato infatti dal -8,2% dei primi sette mesi del 2015 al -6,4% di quest'anno. Si è abbassata l'incidenza delle importazioni sul totale degli scambi, per via della flessione degli acquisti dall'estero di prodotti lavorati. La dipendenza dall'estero di prodotti agricoli invece rimane molto alta.