Visualizzazione post con etichetta pandemia. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta pandemia. Mostra tutti i post

martedì 1 settembre 2026

Pagamenti, in Italia il digitale è più che raddoppiato negli ultimi anni

Gli italiani sfruttano sempre di più gli strumenti digitali per regolare le loro transazioni. Tra il 2018 e il 2025 infatti è più che raddoppiato il numero di pagamenti che hanno sfruttato strumenti alternativi al denaro contante.

Lo studio di Bankitalia sui pagamenti

bancaLa fotografia della situazione è stata realizzata da uno studio di Banca d'Italia, che ha evidenziato come i pagamenti digitali abbiano oltrepassato la soglia dei 16 miliardi.
Secondo le rilevazioni del nostro istituto centrale, su tutto il territorio nazionale c'è stata una forte crescita dei pagamenti effettuati con carta. Tuttavia la maggiore crescita è stata registrata nelle regioni del Centro-Sud, con un incremento pro capite di circa il 55% nel periodo che va dal 2022 al 2025.

Al Centro il numero di operazioni pro-capite effettuate con carta è stato 194, appena 15 in più rispetto ai dati del Nord-Ovest e 22 in più rispetto ai dati del Nord-Est. Molto indietro invece il Mezzogiorno con 124 operazioni pro capite.

Bonifici sempre più digitali

Un aspetto interessante è che nel 2025 il numero di bonifici effettuati tramite i canali digitali ha raggiunto addirittura la percentuale dell'85% sul totale. Il ricorso allo sportello bancario, incluse anche le disposizioni tramite l'ATM, è sempre più marginale. Peraltro le nuove regole alle banche sui bonifici in vigore da ottobre scorso hanno agevolato ulteriormente questo scenario.

Il ruolo importante della pandemia

Una forte accelerazione nell'utilizzo dei pagamenti digitali si deve al periodo pandemico. La stessa Banca d'Italia evidenzia che il processo di crescita dell'adozione di strumenti digitali di pagamento ha avuto una intensificazione durante il periodo in cui vigevano le misure restrittive alla mobilità delle persone e alle attività produttive e commerciali, durante il periodo del Covid-19. Ciò ha favorito una maggiore diffusione delle forme di pagamento alternative al denaro contante (che gli italiani continuano a usare in prevalenza), la cui semplicità e immediatezza è stata poi determinante affinché quell'utilizzo si consolidasse anche negli anni successivi.

venerdì 22 aprile 2022

Lavoro, il biennio di pandemia ha tagliato 55mila posti nella cultura

Il bilancio di due anni di pandemia è negativo sotto molto punti di vista. L'Istituto Nazionale di Statistica ne ha evidenziato alcuni riguardanti le disparità e i divari nell'ambito del lavoro e nell'ambito del benessere.
Sono queste le conclusioni che emergono Rapporto sul benessere equo e sostenibile (BES) che è stato presentato dal Presidente dell'Istat.

Il dato sulla cultura e il lavoro

A causa della pandemia, il lavoro in ambito culturale e creativo è notevolmente ridotto. I segni di questo calo sono stati evidenti nel 2020, ma non si ravvisa alcuna ripresa nel corso del 2021.
Al termine del biennio pandemico, il lavoro in questo settore ha registrato un calo di ben 55 mila unità. In termini percentuali siamo al -6,7% tra il 2019 e il 2021. Si tratta di una contrazione che è più del doppio rispetto al complesso degli occupati (-2,4%).

Meno attenzione alla cultura

Di sicuro hanno inciso le misure di lockdown, che hanno provocato delle restrizioni all'accesso dei luoghi della cultura. Misure che sono state necessarie per contrastare l'avanzata della pandemia. Sotto questo aspetto, è drammatico il dato relativo alla partecipazione culturale fuori casa, che è passata dal 35% del 2019 all'8,3% del 2021

Va anche detto che la spesa dei Comuni per la cultura segna un divario nettamente a vantaggio del Centro-nord.
Occorrono quindi seri investimenti nell'intero sistema scolastico e universitario, per sostenere e potenziare le reti di servizi territoriali per la cultura, così come per lo sport e il tempo libero.

I problemi dell'occupazione femminile

Oltre a quello sul lavoro in ambito culturale, l'Istat evidenzia altri divari che si sono acuiti nei periodo pandemico. Ad esempio il benessere della popolazione femminile. Ci sono stati dei forti arretramenti sia dal punto di vista mentale che per quanto riguarda il lavoro. In special modo le difficoltà maggiori sono state per quelle madri con figli piccoli. Il nodo dell'occupazione, soprattutto delle giovani donne, non è più rinviabile.

mercoledì 30 marzo 2022

Esportazioni, i distretti agroalimentari crescono fino a 22 miliardi

Nel 2021 i distretti agroalimentari italiani hanno vissuto un'ulteriore fase di crescita per quel che riguarda le esportazioni. Il bilancio finale infatti ha superato la cifra di 22 miliardi di euro, segnando un incremento del 9,2% rispetto all'anno precedente.

L'agroalimentare italiano e le esportazioni

I dati sono stati illustrati da un'analisi condotta da Intesa Sanpaolo, ed evidenziano che la tendenza di crescita delle esportazioni dei distretti agroalimentari italiani continua ormai dal lontano 2010

Neppure la pandemia ha fermato questa corsa, ed anzi l'export dei distretti agroalimentari ha seguito l'evoluzione delle esportazioni complessive di cibi e bevande, che nel 2021 ha oltrepassato i 50 miliardi.

La corsa dei prezzi alla produzione

Va detto che sulle cifre delle esportazioni incidono notevolmente anche i prezzi alla produzione, che sono cresciuti del 2,6% rispetto al 2020

C'è stata soprattutto un’accelerazione nell’ultimo trimestre, in particolare per alcuni comparti che hanno registrato dei veri e propri boom.
E' il caso ad esempio del comparto dell'olio, dove i prezzi alla produzione sono saliti di oltre il 10%. Ci sono stati degli aumenti anche nel settore lattiero-caseario, e in generale in tutti gli altri comparti. La sola eccezione è il comparto delle bevande, dove invece c'è stato un calo.

Export per settori e per flussi geografici

Tornando alla dinamica delle esportazioni, è interessante osservare come quasi tutte le filiere si posizionano su livelli di esportazioni superiori al livello pre-pandemia.
Ad esempio, per la prima volta la filiera del vino ha superato i 6 miliardi di euro. Nel 2020 c'è stata una crescita del 12,5%. Dinamiche forti hanno registrato anche la filiera di carne e salumi (+16,2%), quella del lattiero-caseario (+15,5%), della pasta e dolci (+7,4% nel 2021).

Riguardo invece ai flussi di destinazione delle esportazioni, si segnala una crescita verso Germania (+4,5%), Stati Uniti (+13,9%) e Francia (+10%); in calo le vendite sul mercato britannico (-9,6%), principalmente come conseguenza dei cambiamenti innescati da Brexit.

mercoledì 23 marzo 2022

Lavoro, la pandemia fa spiccare il volo ad alcune figure professionali

Il mercato del lavoro è continuamente in evoluzione. Tuttavia, negli ultimi due anni questo processo è stato accelerato dallo scoppio della crisi pandemica.
In special modo, la pandemia ha dato una impresso una forte spinta verso il processo di digitalizzazione, con tutte le conseguenze del caso.

Le nuove tendenze del lavoro

Per questo motivo ci aspetta un futuro prossimo che sarà ancora più caratterizzato, sotto il profilo del lavoro, dalla ricerca di professionisti iper-qualificati. Saranno sempre più richieste le competenze molto verticali. 

L'avanzata dell’intelligenza artificiale e dell’automazione a livello industriale, contribuiranno a creare nuove figure di lavoro che saranno sempre più richieste.
Al tempo stesso, altre figure professionali andranno via via scomparendo, perché sempre più obsolete. E' l'evoluzione, non c'è scampo.

Sanità sugli scudi

Tra i nuovi posti di lavoro che diventeranno più richiesti, spiccano quelli nel campo della sanità, della logistica e del commercio online. Tre ambiti professionali che sono stati fortemente interessati dalla pandemia da Covid-19.
Sono in special modo 6 le figure professionali che continueranno ad essere molto richieste nei prossimi mesi.

Anzitutto gli infermieri qualificati e medici. Dal momento della scoppio della crisi sanitaria, la ricerca di queste figure è cresciuta ininterrottamente. Infatti la pandemia ha evidenziato una carenza strutturale di personale negli ospedali.
Stesso motivo è alla base della richiesta di tecnici di laboratorio.

La crisi pandemica ha spinto anche gli assicuratori, perché c'è stato un boom di domande di polizze sulla vita e sulla salute.

Logistica e figure tech

Saranno richiesti responsabili della logistica, perché questa branca rappresenta un forte fattore di appeal verso il cliente.
Si passa al settore tech, con i software Engineer, cioè esperti che si occupano della progettazione, dello sviluppo nonché dell’aggiornamento di prodotti software.
Richiestissimi anche i Data Scientist, dal momento che conta sempre di più l'analisi dei dati di mercato e della clientela (questo trend era iniziato già prima dell’emergenza sanitaria).
Forte richiesta si avrà anche per i responsabili vendite, in grado di adattare la politica di vendita ai nuovi tempi.

mercoledì 9 febbraio 2022

Produzione industriale, l'Italia recupera i livelli pre pandemia. Ma ci sono eccezioni...

Nell'ultima parte del 2021, la produzione industriale ha subito una frenata. A rivelarlo è l'ultimo rapporto fornito da Istat, che evidenzia così l'impatto della variante Omicron sulla ripresa della nostra economia, nonché quelli dovuti ai rincari dell’energia.

L'andamento della produzione industriale

I dati congiunturali dicono che nel mese di dicembre l'indice destagionalizzato della produzione industriale è diminuito dell’1%, rispetto al mese precedente. 

Il dato congiunturale trimestrale invece evidenzia che la produzione industriale è cresciuta dello 0,5% rispetto al trimestre precedente.
Il dato mensile tendenziale rivela invece un aumento del 4,4% rispetto a dicembre 2020 (dato corretto per gli effetti di calendario).

Settori produttivi

I maggiori incrementi tendenziali hanno riguardato i beni di consumo (+10,4%) e l’energia (+8,9%). A livello settoriale, è quello dei prodotti farmaceutici ad aver brillato più di tutti (+25,4%). Hanno corso anche l’industria del legno, della carta e stampa (+18,7%) e la fabbricazione di coke e prodotti petroliferi raffinati (+16,5%).
Chi si è mosso in netta controtendenza è invece il settore delle attività estrattive (-13,9%), nella fabbricazione di mezzi di trasporto (-3,7%) e nella metallurgia e fabbricazione di prodotti in metallo (-3,4%).

Il 2021 in confronto al 2020

Se guardiamo all'intero 2021, l'andamento della produzione industriale evidenzia la ripresa economica post-pandemica. Considerando l’evoluzione congiunturale del 2021, si sono registrati aumenti dell’indice complessivo in tutti e quattro i trimestri, ma in progressivo rallentamento nel corso dell’anno.

Rispetto al 2020, anno sconvolto dai lockdown e dalle chiusure, la produzione è cresciuta rispetto all'anno precedente dell’11,8%. Grazie a questo balzo, l’industria italiana ha recuperato i livelli pre Covid. La crescita annua è diffusa a tutti i principali raggruppamenti di industrie, ma rivela anche grosse eccezioni.
Il settore tessile, ad esempio, pur mettendo a segno un rimbalzo del 10%, non ha recuperato la forte perdita (-28,5%) subita nel 2020. Anche la fabbricazione di mezzi di trasporto non riesce a recuperare i livelli pre-pandemia.

venerdì 12 marzo 2021

Sistema bancario, nel 2021 le M&A dovrebbero crescere ulteriormente

Da un po' di tempo in Europa è ripartito il processo di consolidamento del sistema bancario. Questo processo è visto come una evoluzione naturale delle cose, soprattutto in Italia dove operano oltre 500 istituti. Non è un caso che proprio nel nostro Paese, si preannuncia un certo fermento nelle operazioni di M&A.

Le sfide del sistema bancario

Il sistema bancario dovrebbe ricevere grossi benefici da questo tipo di attività, perché induce al miglioramento dell'efficienza e quindi dei conti. Del resto la crisi pandemica si è fatta sentire parecchio sul mondo bancario, costretto a fare i conti con un inasprimento della politica dei tassi bassi da parte degli istituti centrali, che ha compresso i margini. Inoltre le spese per la digitalizzazione e i crescenti vincoli della regolamentazione, sono un'ulteriore spinta verso le M&A.

Il contesto è cambiato

Con la pandemia inoltre la necessità di avere un sistema bancario in salute e competitivo è aumentata. Per questo motivo il contesto regolamentare s'è fatto più agile, proprio per agevolare questo tipo di operazioni. Le autorità sono diventate più costruttive e disponibili a facilitare il consolidamento.

La stessa BCE ha adottato alcuni criteri che aprono le porte a nuove operazioni di fusione e acquisizione. A gennaio 2021 la Eurtower ha pubblicato una guida finale, con alcune novità importanti riguardo al ‘badwill’ contabile nei calcoli sul capitale e ai requisiti ‘Pillar 2’ per il capitale, che spianano la strada a M&A che altrimenti probabilmente sarebbero state considerate antieconomiche.

Maggior fermento nel 2021

Il clima dunque è pienamente propizio per vedere altre operazioni di consolidamento del sistema bancario nel 2021. Prevalentemente saranno su base domestica, dove le sinergie sono più evidenti, ma ci saranno anche operazioni transnazionali, che tuttavia hanno maggiori ostacoli.

venerdì 26 febbraio 2021

Mercato del lavoro, ecco le conseguenze (anche durevoli) della pandemia

Il quarto Rapporto annuale sul mercato del lavoro ha offerto una fotografia della situazione dell'occupazione in Italia nell'anno del Covid. Il documento, frutto di un lavoro congiunto di Ministero del Lavoro, Istat, Inps, Inail e Anpal, accende i riflettori sulle pesanti conseguenze della crisi sanitaria sul lavoro.

Il Covid e il mercato del lavoro

Dopo lo scoppio della pandemia verso l'inizio del 2020, il governo ha dovuto adottare una serie di misure per arrestare l'avanzata dei contagi. Per alcuni periodi c'è stato un lockdown totale, mentre non c'è ancora mai stata una riapertura libera di ogni attività (alcune sono ferme ormai da un anno).

La sospensione delle attività di interi settori è stata uno shock improvviso sia nel settore della produzione di beni che in quello dei servizi. E questo ha avuto fortissime ripercussioni sul mercato del lavoro. Conseguenze che si vedranno anche nel lungo periodo, e che saranno tali da innescare cambiamenti strutturali del sistema economico.

Forse può interessare: piccole e medie imprese a rischio default per colpa della crisi pandemica.

Le categorie più colpite

Nel report, che si articola in 7 capitoli, si evidenzia che le categorie del mondo del lavoro che hanno subito maggiormente la crisi sono donne, giovani e lavoratori stranieri. Ossia quelle categorie che già in precedenza erano in condizioni di svantaggio, giacché più spesso impiegati in lavori poco tutelati oppure perché largamente presenti in quei settori più colpiti dalla crisi. 
Inoltre lo scoppio del Covid ha innescato una netta demarcazione tra quelle categorie di lavoro che - per loro natura - non possono essere svolte se non in presenza, e quelle che è stato possibile svolgere da remoto, attraverso il lavoro agile, il telelavoro e altre modalità.

Meno infortuni, più mortalità

L'anno della pandemia ha però inciso anche in un'altra direzione. Infatti ha avuto una grossa incidenza anche sull'infortunistica nel lavoro, che si è drasticamente ridotta (-15,9%). Invece è nato un nuovo tipo di infortuni, quelli da contagio, che ha inciso sulle denunce di infortunio nel complesso e ha comportato l’incremento del numero delle morti (+18,6%), a causa della letalità del virus.

mercoledì 3 febbraio 2021

Acquisto titoli, la BCE rallenta il ritmo per tenere in equilibrio tassi e spread

Piccoli accorgimenti che non si vedono e non producono effetti sostanziali, ma ci sono. Parliamo dell'acquisto titoli da parte della BCE. Più precisamente, degli acquisti di titoli pubblici che fanno parte del programma anticrisi PEPP (Pandemic Emergency Purchase Programme).

La BCE e l'acquisto titoli

Settimana scorsa l'istituto centrale europeo ha effettuato meno operazioni rispetto a quella precedente. Dai 19 miliardi di euro si è infatti scesi a 16,7 miliardi di titoli pubblici e privati acquistati. Nell'intero mese di gennaio l'acquisto titoli è stato pari a 53 miliardi di euro. Complessivamente, l'ammontare del programma lanciato a marzo per fronteggiare la crisi innescata dalla pandemia (e fare in modo da garantire la stabilità dei paesi europei), ha superato gli 800 miliardi di compere.

Se consideriamo soltanto i titoli pubblici italiani rilevati, la BCE ha comprato 136,3 miliardi tramite la Banca d’Italia. Soltanto la Francia ci insidia il primato (quelli transalpini si fermano a 133mld).

Flessibilità

Il fatto che la Eurotower abbia allentato il ritmo del piano di acquisto titoli nell'ultima settimana è cosa normale. L'obiettivo di questi aggiustamenti è di evitare che i tassi e gli spread finiscano più in basso, ma al tempo stesso impedire che si rialzino.
Mantenere un certo equilibrio, insomma (anche se la presidente Lagarde già alla prima apparizione disse che “la Bce non è qui per chiudere gli spread”).

Ritmo e scadenza

Bisogna evidenziare che la dotazione del PEPP è stata aumentata a dicembre, portandola a 1850 miliardi di euro. Tenuto conto che finora abbiamo raggiunto quota 800, se gli acquisti procedessero al ritmo visto a gennaio, ci sarebbe abbastanza dotazione per andare avanti fino ad agosto 2022. Tuttavia la fine dichiarata del programma è marzo 2022, ovvero pochi mesi prima. Questo fa capire perché la BCE dice che potrebbe non usare tutte le risorse del piano.

martedì 28 aprile 2020

Valuta brasiliana sempre più in calo. La crisi del Paese preoccupa i mercati

Continua la marcia in discesa del real brasiliano, che sta testano ripetutamente i nuovi minimi storici contro le altre valute del G10. In special modo ciò vale nei confronti del dollaro USA. Il quadro economico del Brasile è molto deludente, e la pandemia ha innescato una crisi che peggiorerà nei prossimi mesi. A questo poi si deve aggiungere la crisi politica in atto. Ecco spiegati i motivi per cui quest'anno il Real è diventato la valuta dei mercati emergenti con la peggiore performance.

Il declino della valuta brasiliana

Infatti la valuta brasiliana è precipitata di oltre il 26% da inizio anno. Dopo aver deciso come scegliere un broker forex, lo apriamo e vediamo subito i dati. La coppia USD / BRL è vicino quota 6,00, mentre il cambio EUR / BRL è salito a 6,17.

Come detto, il quadro economico generale non offre alcun sostegno alla valuta brasiliana. Anzi, è deludente. Le stime dell'indice dei gestori degli acquisti (PMI) mostrano una contrazione generalizzata, mentre i sondaggi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori sono inferiori a 50. Questa è la soglia che separa la contrazione dalla espansione. Anche l'inflazione preoccupa. Il recente sondaggio prevede un tasso del 2,23%, inferiore all'obiettivo del 4% dell'ente. Anche la previsione media per il prossimo anno è scesa dal 3,75% al ​​3,4%.

Consiglio: per fare investimenti sulle valute in modo proficuo, occorre conoscere bene il significato pip trading forex.

La mossa attesa della Banca del Brasile

Il presidente Jair Bolsonaro si aspetta una forte recessione, e ha già varato un pacchetto di incentivi sostanziosi, che include un sussidio salariale del 70%. Il Consiglio di politica monetaria ha inoltre iniettato $ 124 miliardi di liquidità nei mercati. Ciò si aggiunge alla riduzione dei tassi di interesse di 50 punti base al 3,75%. Secondo gli osservatori, la mossa del Banco Do Brazil verrà ripetuta nel prossimo meeting, con altri tagli fino a 75-100 punti base. Un taglio più ampio rispetto a quello che era stato precedentemente valutato dalla curva dei tassi.