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giovedì 16 ottobre 2025

Brand più famosi sempre più sulla cresta dell'onda: valgono oltre 36 trilioni di dollari

Nonostante le difficoltà e le incertezze dell'economia globale, i brand più famosi del mondo continuano ad aumentare di valore. I primi 100 marchi più importanti infatti hanno superato l'astronomica cifra di 36 trilioni di dollari, con un incremento del 4,4% rispetto al 2024.

La classifica dei maggiori Brand

brand famosiLa realizzazione della classifica dei 100 maggiori marchi globali viene fatta da Interbrand ogni anno, come avviene ormai dal 2000. Per poter far parte della graduatoria bisogna rispondere a determinati requisiti. 

Ad esempio, l'agevole accessibilità ai dati sulla performance finanziaria del brand. Ma è richiesto anche che una fetta considerevole dedicabile debba essere prodotta al di fuori del paese di origine, in sostanza si deve trattare di marchi di portata globale, di aziende famose nel mondo. Inoltre bisogna avere aspettative di profitto nel lungo termine.

Tanti movimenti come non si erano mai visti

La particolarità di quest'anno è un certo dinamismo nei movimenti di questa graduatoria, visto che ci sono stati 12 ingressi, una cosa che non era mai accaduta nei 25 anni precedenti. Un ruolo importante in questo senso l'ha avuto la diffusione dell'intelligenza artificiale, che ha accelerato la crescita di alcuni marchi portandoli ad affermarsi in breve tempo tra i Brand più famosi al mondo.

Quali sono i Top Brand

Le variazioni non riguardano la vetta della graduatoria, che resta ormai cristallizzata su alcuni nomi da diversi anni. Il podio infatti spetta ad Apple, Microsoft e Amazon. Altri Brand già presenti in classifica hanno scalato alcune posizioni, come il colosso dei chip Nvidia, ma anche Instagram e YouTube.

Tra le new entry della graduatoria spicca soprattutto BYD, colosso orientale dei veicoli elettrici. Un ingresso che si fa notare soprattutto perché l'industria dell'auto attraversa una fase complicata per via della transizione energetica (anche se in classifica compaiono nella Top20 Toyota, Mercedes e BMW). L'Italia è presente in classifica grazie a Ferrari che si colloca al cinquantaquattresimo posto. Resistono anche Prada e Gucci Nonostante il lusso abbia faticato quest'anno.

venerdì 20 luglio 2018

Tassi di interesse e FED nel mirino di Trump, che attacca pure la UE

Stavolta Trump colpisce in casa propria. Il presidente americano infatti ha messo nel mirino quel capo della FED che lui stesso ha nominato. Ha infatti criticato Jerome Powell per la decisione di procedere con il rialzo dei tassi di interesse, mentre lui vorrebbe delle più generose strategie di stimolo all'economia. In barba alla priorità della Fed di preservare l’espansione da rischi di squilibri.

Trump e il rialzo dei tassi di interesse

Nel corso di una intervista alla Cnbc, il presidente americano ha detto di non essere entusiasta dei rialzi dei tassi di interesse: "Qualcuno dirà che non dovrei dirlo come presidente ma non me ne frega niente. Non mi piace tutto questo lavoro che stiamo facendo per l'economia e poi vedere i tassi salire". Ricordiamo che l'istituto centrale ha effettuato il secondo ritocco annuale nell'ultimo nel meeting del 12-13 giugno. Inoltre la Fed - che ha finora alzato due volte i tassi da inizio anno - ha confermato l'intenzione di procedere ad altri due ritocchi, visto che l’economia appare in buona salute. Le sue parole hanno messo ieri sotto pressione Wall Street e, oggi le Borse asiatiche.

Ma Trump ieri non s'è limitato a colpire la FED. Ha piazzato anche un bel carico anche sulla questione Google-UE, dopo la sanzione da oltre 4 miliardi decisa da Bruxelles. «Ve lo avevo detto! L'Unione Europea ha dato uno schiaffo da cinque miliardi di dollari a una delle nostre grandi società. Si è veramente approfittata degli Stati Uniti, ma non per molto». Così ha twittato il presidente Trump. Una questione che arriva in un momento in cui i rapporti fra le due sponde dell'Atlantico sono già tesi, e rischiando di scatenare nuove rappresaglie della Casa Bianca. Trump ha avuto una serie di incontri istituzionali che non sono mai filati lisci. Dal G7 di inizio giugno in Canada al summit Nato della scorsa settimana, tutti appuntamenti conditi da momenti di tensione.

mercoledì 23 agosto 2017

E-Commerce: storica intesa Google-Walmart per contrastare Amazon

Google e Walmart stanno provando a dimostrare il vecchio principio secondo il quale "il nemico del mio nemico, è un amico". Il re dei supermercati Usa e l'imperatore dei motori di ricerca stanno infatti lavorando ad una intesa storica, che promette di dare del filo da torcere ad Amazon, numero uno dell'e-commerce.

L'intesa sull'e-commerce


Le due società hanno infatti annunciato che Google comincerà a vendere prodotti Walmart alle persone che acquistano su Google Express, il centro commerciale online della società (che consente gia' di ordinare prodotti di varie marche come Costco, farmacie di Walgreen ...).  Si tratta della prima volta che il più grande rivenditore mondiale rende disponibile i suoi prodotti online negli Stati Uniti al di fuori del proprio sito web.

"A partire da fine settembre, lavoreremo con Google per offrire centinaia di migliaia di articoli per lo shopping vocale tramite Google Assistant - il maggior numero di articoli attualmente offerti da un rivenditore attraverso la piattaforma", afferma Marc Lore, responsabile del commercio elettronico di Wal-Mart commercio elettronico, in un post sul blog dell'azienda.

I clienti di Walmart potranno collegare i loro account a Google, consentendo al gigante tecnologico di apprendere il loro comportamento passato per la vendita per meglio prevedere ciò che vogliono in futuro. 


La partnership, annunciata mercoledì, dimostra quanto si sia fatto minaccioso Amazon nei loro confronti, tanto da spingerli ad una alleanza. Certo, da qui a parlare di una alleanza che darà maggiore efficacia all'azione di Google e Walmart ne corre. Lavorare insieme infatti non garantisce che ci saranno maggiori ritorni. Al momento comunque, Amazon rimane peri consumatori USA l'opzione principale per lo shopping online.  Nessun altro rivenditore può corrispondere alla dimensione dell'inventario di Amazon, all'efficienza con cui sposta i consumatori dalla navigazione all'acquisto o le sue molte opzioni di consegna a domicilio.

mercoledì 28 giugno 2017

Multa record per Google dalla UE. Il colosso USA: "Siamo rispettosamente in disaccordo"

Era già stato annunciato nei giorni scorsi, ma oggi è diventato ufficiale. La Commissione europea ha inflitto una maxi-multa al colosso del web Google. La cifra da capogiro è pari a 2,42 miliardi di euro, ovvero oltre il doppio di quanto previsto. Il motivo di questa sanzione pesantissima è nell'avere abusato della sua posizione dominante, ed in particolare aver manipolato i risultati di ricerca sul proprio motore con lo scopo di avvantaggiare Google Shopping.

I motivi della multa

A spiegare la situazione ci ha pensato la commissaria alla Concorrenza Margrethe Vestager: "Google ha cambiato la nostra vita e questo è positivo. Tuttavia la sua strategia relativa al servizio di confronto dei prezzi ha sfruttato la sua posizione dominante sul mercato dei motori di ricerca. Ha cioè favorito il proprio servizio di confronto dei prezzi.
Tramite Google Shopping, il colosso californiano offre ai propri utenti un servizio di comparazione dei prezzi che sono oggetto di una ricerca su Internet. Però il suo servizio è sempre al primo posto, mentre gli altri si trovano più in basso. Ciò è scorretto. La Commissione europea ha sottolineato che un utente di solito (nel 95% dei casi) sceglie tra le opzioni della prima pagina, e quelli in cima vengono cliccati il 35% delle volte. Da qui nasce un vantaggio illegittimo per Google, che si configura come abuso di posizione dominante.

La reazione di Google

La cosa eclatante resta l'importo della sanzione. Finora infatti il massimo mai raggiunto contro una società per un caso antitrust europeo era arrivato alla cifra di 1,06 miliardi di euro. Si tratta della multa inflitta nel 2009 a Intel, il leader dei microprocessori.
Secondo le normative, adesso Google deve interrompere questo comportamento entro 90 giorni. In caso contrario sarà chiamato a versare ulteriori penalità.
La risposta del colosso californiano non si è fatta attendere. Il vice presidente Kent Walker ha infatti preannunciato che faranno ricorso: “Con rispetto, non siamo d'accordo con le conclusioni annunciate oggi”.

La questione è molto delicata e non solo per motivi economici, dal momento che rischia di creare nuove tensioni tra Bruxelles e Washington, dopo quelle alimentati nei mesi scorsi per altre multe inflette ai colossi americani (come Apple).

giovedì 6 ottobre 2016

Trading: mazzata su Twitter dopo il no di Google all'acquisto

Nelle scorse settimane il mercato statunitense si era gasato all'idea che Google potesse comprare il colosso sociali Twitter. Non solo, secondo il Wall Street Journal le offerte per il sito di microblogging avrebbero dovuto giungere già questa settimana.

Twitter fa venire il mal di testa a chi fa trading

twitterTutto questo ha creato una prospettiva golosa per gli appassionati di trading, che si erano fiondati a "fare shopping".  Il titolo Twitter ha volato sulla scia dell’interesse di Google, guadagnando punti su punti e facendo la gioia di chi ha fatto trading comprando le sue azioni.
Appena ieri aveva chiuso in rialzo del 5,7% a 24,86 dollari, proprio grazie ai rumors che parlavano dell'arrivo imminente di offerte da tanti possibili acquirenti.

Ma le cose sono cambiate in fretta. A dimostrazione che nel mercato tutto può cambiare in fretta, e specie quando si negoziano opzioni binarie 60 secondi, servono le strategie e una sana gestione del rischio.

Nessun interesse da parte di Google

Secondo gli ultimi aggiornamenti in arrivo dagli USA, Google non avrebbe alcuna intenzione di fare una offerta per Twitter. Questa rivelazione del sito ReCode, si è abbattuta come una mannaia sul titolo dell'uccellino blu, facendolo andare a picco nella sessione afterhours di Wall Street. L'azione del social network ha segnato infatti una diminuzione del 18,90%, dopo che aveva chiuso la seduta con un progresso di oltre 5 punti percentuali.

Recode ha citato come proprie fonti, esponenti molto vicini alle trattative per vendere Twitter. Non solo. Secondo fonti interpellate dal sito ci sarebbero scarse aspettative di un’offerta anche da parte di Apple e di Disney, considerate tra i più probabili acquirenti. A questo punto resterebbe in pista Salesforce, Verizon, Microsoft e altri gruppi telecom, media e del private equity.

La valutazione di Twitter

Nei giorni scorsi è stato anche approfondito il discorso relativo alla possibile valutazione di Twitter. Come sottolinea dituttounbloggg, le ultime valutazioni pare si aggiri sui 16-18 miliardi di dollari (tra i 14-16 miliardi di euro secondo il convertitore di valuta). Ma forse per battere la concorrenza il prezzo potrebbe anche lievitare di parecchio.