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giovedì 14 agosto 2025

Banca centrale USA, si apre la corsa al posto di Powell

Chissà se Jerome Powell, quando lascerà il proprio posto a capo della FED, si sentirà più triste o più sollevato. Gli ultimi mesi alla guida della banca centrale USA sono stati un tormento, non solo per le decisioni difficili che l'istituto ha dovuto prendere, ma perché ha dovuto lavorare tra minacce e insulti del presidente Trump.
La sua colpa? Non aver obbedito al presidente che chiedeva tagli immediati e robusti ai tassi di interesse (Trump vuole riportarli all'1%, mentre ora sono nella forchetta tra il 4,25% e il 4,5%).

Il cambio al vertice della banca centrale USA

Tra qualche mese il problema non sarà più suo. Il mandato di Powell come presidente scadrà a maggio 2026, e la corsa alla successione è già aperta.  

La selezione dei possibili candidati è stata fatta dal Segretario al Tesoro Scott Bessent, pescando tra ex alti funzionari della banca centrale e personaggi di spicco di Wall Street.
L'elenco è stato diffuso da CNBC, che ha individuato i tre candidati con le maggiori possibilità di spuntarla.

I nomi più gettonati

Il primo nome per succedere a Jerome Powell è quello dell'attuale presidente del Consiglio economico nazionale, Kevin Hassett. Il secondo è l'ex governatore della Fed Kevin Warsh, mentre il terzo è l'attuale governatore della Fed Christopher Waller.

Nella corsa al trono della banca centrale USA ci sono però anche altri outsider, come David Zervos, capo stratega di mercato di Jefferies, oppure l'ex governatore della Fed ed ex presidente del Consiglio economico nazionale Larry Lindsey, o anche il responsabile delle obbligazioni di BlackRock, Rick Rieder. Gli altri candidati nella lista sono l'attuale vicepresidente della Fed, Michelle Bowman e Philip Jefferson, Lorie Logan, capo della Fed di Dallas, James Bullard, ex capo della Fed di St. Louis, e Marc Sumerlin, ex consigliere economico del presidente George W. Bush.

Un compito scomodo

Chiunque vincerà la volata al posto di timoniere della banca centrale USA avrà comunque un compito complesso. Non solo per le sfide che l'attendono sul piano economico, ma anche perché dovrà gestire il rapporto con il vulcanico Trump. Il presidente ha criticato Powell durante tutto il suo secondo mandato, già tempo prima di tornare alla Casa Bianca. Da presidente però, oltre a minacciare di licenziarlo, gli ha riservato anche alcuni insulti come "imbecille" e "idiota".

lunedì 22 novembre 2021

Banca Centrale USa: confermato Powell al timone. Brainard sarà la vice

La guida della Federal Reserve non cambierà per i prossimi quattro anni. Fino al 2026 al timone della banca centrale più importante del mondo ci sarà ancora l'attuale governatore Jerome Powell.
Il numero uno è stato infatti confermato dal presidente Joe Biden per un secondo mandato.
Manca solo la conferma da parte dal Senato, ma si tratta di una formalità visto che degli 84 senatori che votarono per Powell quattro anni fa, 68 sono ancora in carica.

Il timoniere della banca centrale USA

Biden, repubblicano di 68 anni, venne posto alla guida della banca centrale americana da Donald Trump, che lo nominò nel 2018 come successore di Janet Yellen (scelta da Obama), prima presidente a non essere riconfermata negli ultimi 40 anni. Va infatti sottolineato che ormai è una prassi quella di raddoppiare il mandato del presidente FED.

Cambia invece il ruolo di vice, perché Lael Brainard - l’unica antagonista emersa per l’incarico - prenderà il posto di Richard Clarida dal prossimo 31 gennaio.

Le parole di Biden

"Ho fiducia che l'attenzione di Jerome Powell e Lael Brainard nel tenere l'inflazione bassa e i prezzi stabili", oltre al loro impegno per la piena occupazione, "renderanno la nostra economia più forte che mai", ha sottolineato Biden. Poi ha aggiunto “mi ha detto che la sua priorità è accelerare gli sforzi per mitigare i rischi del cambiamento climatico”.

La patata bollente

Va evidenziato che la conferma di Powell giunge in un momento particolarmente delicato per l'economia americana. La crescita forte dell'inflazione (sui valori più elevati da 30 anni al 6,2%), ha messo molta pressione sulla banca centrale.
Da una parte infatti c'è l'esigenza di continuare a stimolare l'economia per farla riprendere dal Covid. Dall'altra c'è l'esigenza di ridurre questi stimoli per frenare la crescita dei prezzi. Un bel dilemma.

Come i mercati hanno accolto la notizia

La reazione di Wall Street è stata immediatamente positiva. Nasdaq e S&P 500 hanno aggiornato i loro record. Tuttavia, in seguito la borsa americana ha imboccato la via della discesa, chiudendo col segno meno.

venerdì 16 luglio 2021

Inflazione USA, la Yellen avverte: "Ci saranno molti altri mesi di rapida crescita"

Il tema dell'inflazione è uno di quelli più caldi dell'ultimo periodo. Con tutti quegli stimoli pompati nell'economia globale, era inevitabile che ci sarebbe stata una pressione sui prezzi. La rapida impennata però da diversi mesi tiene sull'allerta i mercati, che temono un prematuro dietrofront da parte delle banche centrali.

La Yellen e il problema inflazione

In questo quadro si innestano le ultime dichiarazioni di Janet Yellen, che oggi è segretario al Tesoro USA e che in precedenza è stata il capo della FED.
Nel corso di una intervista a CNBC, ha avvertito che con le fiammate dell'inflazione bisognerà conviverci ancora a lungo.
Pur ribadendo che nel medio periodo i prezzi torneranno su livelli sostenibili, ha ammesso che "avremo molti altri mesi di rapida inflazione. Ovviamente, dobbiamo tenerla d'occhio".

La Yellen sta attenta a dosare bene le parole, mescolando avvertimenti e toni più rilassati e rassicuranti. L'ex presidente della Federal Reserve infatti dice che "le aspettative di inflazione sono ancora abbastanza contenute nel medio termine", aggiungendo che tutto si sistemerà.
Inoltre secondo l'economista, le pressioni inflazionistiche non rischiano di bloccare la ripresa economica sostenuta degli Stati Uniti.

Anche Powell avverte e rassicura

Nella giornata di giovedì anche l'attuale capo della FED, Powell, è tornato a difendere l'approccio della banca centrale di fronte all'inflazione, ribadendo la natura transitoria e la volontà di offrire politiche monetarie di sostegno all'economia finché la ripresa sarà completata. Un appuntamento importante per chi fa tecniche trading intraday.

Al di là delle rassicurazioni, c'è ancora il timore che l'inflazione finisca per diventare troppo elevata, inducendo le banche centrali a ridurre gli stimoli economici. Sui mercati finanziari questo ha indotto le borse alla prudenza negli ultimi giorni, con i segnali trading gratuiti affidabili che invitano alla cautela. Ieri invece c'è stata una brusca sessione in calo.

giovedì 11 luglio 2019

Federal Reserve sempre più vicina al taglio dei tassi. Dollaro in calo

Continuano a crescere sempre di più le aspettative degli investitori riguardo al taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Le parole pronunciate ieri da Jerome Powell, e la lettura dei verbali dell'ultimo meeting del Fomc, confermano questa solida convinzione. 

Le parole del capo della Federal Reserve

Il presidente della Federal Reserve ha parlato ieri al Congresso, ammettendo che un taglio dei tassi di interesse è sempre più probabile per risollevare l'economia americana. Preoccupano l'inflazione, che viaggia sotto il target del 2% e potrebbe anche "rimanere debole molto più a lungo rispetto a quanto attualmente ci aspettiamo". Ma preoccupano anche le "correnti trasversali nell'ambito del commercio e della crescita economica, che hanno aumentato il clima di interezza". Il capo della banca centrale americana ha concluso dicendo che la Fed è pronta ad agire "in modo appropriato" per sostenere l'espansione economica.

I verbali del Fomc

Questo punto di vista è stato confermato anche dalla lettura dei verbali del Fomc, relativi al meeting tenuto il 18-19 giugno. In quell'occasione la Federal Reserve aveva eliminato dai propri discorsi il concetto di "pazienza", sottolineando di essere pronto ad "agire in modo appropriato per sostenere l'espansione".

Tutto questo rende sempre più probabile che il Federal Open Market Committee (Fomc) effettui un taglio nel prossimo meeting in programma il 30-31 luglio. Lo confermano i FED Funds, che quasi per scontato il taglio dei tassi. Nel frattempo sono addirittura quintuplicate le probabilità che la sforbiciata possa essere di 50 punti base, salite dal 3,3% al 16%.

Le conseguenze sui mercati

Gli ultimi eventi hanno messo le ali all'azionario americano. Come vediamo sui migliori broker italiani autorizzati, l'indice S&P 500 è volato a nuovi record superando per la prima volta la soglia dei 3mila punti, salvo poi ritracciare.

L'atteggiamento della Federal Reserve ha invece penalizzato il dollaro, con la coppia EURUSD salita a quota 1,127, allontanandosi dai minimi di tre settimane toccato nei giorni scorsi. Facendo trading con medie mobili forex, si può inoltre trarre qualche spunto interessante in ottica rialzista. Il biglietto verde perde quota anche contro la sterlina britannica (GBP-USD) e lo yen (USD-JPY), dopo aver toccato il massimo di sei settimane a 108,99. Scende pure il Dollar Index, a 96,877.

giovedì 23 maggio 2019

FED si conferma cauta: dollari in ascesa sui problemi dell'euro

L'approccio cauto della Federal Reserve è stato confermato dai verbali dell'ultimo meeting di politica monetaria. I membri del comitato (FOMC) hanno quindi sposato la linea attendista disegnata dal governatore della FED Jerome Powell che aveva rimandato ogni decisione su una possibile stretta dei tassi di interesse.

FED paziente sui tassi

L'approccio paziente sui tassi di interesse è giudicato "appropriato", segno che il costo del denaro è destinato a restare invariato per un po' anche se l'economia migliora. Secondo quanto scritto nei verbali dell’ultimo meeting della banca centrale Usa, che ha confermato il costo del denaro al 2,25-2,5%, molti membri del Fomc hanno sostenuto che un tale approccio “resterà probabilmente appropriato per un po’.

Nel corso delle settimane passate, il governatore Powell aveva deluso gli investitori che, a fronte di un’inflazione debole, avevano sperato in un taglio dei tassi nell’anno in corso. La Fed sembra essere a suo agio nell’aspettare e vedere come andrà in dato. A suggerire questo approccio cauto è il contesto di crescita economica moderata, anche se la FED ritiene che le condizioni economiche e finanziarie globali stiano migliorando. Va detto però che le valutazioni della FED non tengono conto della nuova stretta sui dazi decisa dall'amministrazione Trump su 200 miliardi di dollari di prodotti cinesi. I banchieri avvertono, infatti, che la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina "potrebbe avere effetti negativi significativi sulla crescita economica statunitense".

Consiglio: oltre agli strumenti per il trading, studiate anche i loro settaggi migliori. Qui si parla ad esempio del settaggio Stocastico 5 3 3 o 20 5 5.

L'inflazione resta l'osservato speciale

L’attenzione della banca centrale americana si è focalizzata in particolare sulla recente debolezza dell’inflazione, che però è considerata solo temporanea e non modificherà le decisioni di politica monetaria. La misura preferita dalla Fed dell’inflazione, il Pce core, è salito dell’1,6% a marzo rispetto a un anno prima, meno del +1,8% registrato a gennaio e del +2% registrato a dicembre.

Sul fronte valutario, se le minute del FOMC non avevano scosso più di tanto gli investitori, lo hanno fatto invece i deboli dati macro europei. La coppia EUR / USD (con formazione di rettangoli trading forex) sta testando nuovi minimi di più settimane a 1.1130.

lunedì 7 gennaio 2019

Fed molto cauta, si vedono ancora gli effetti sul dollaro USD

La prima settimana "piena" del 2019 del dollaro è cominciata all'insegna del calo. Si è avvertita sui mercati la pressione innescata dalla FED, che potrebbe interrompere o frenare il suo ciclo di rialzo dei tassi d'interesse. Tutto questo ha messo invece le alti all'euro e al franco, che portano guadagni contro il biglietto verde.

FED e dollaro

Malgrado i robusti dati sul lavoro USA resi noti a fine settimana scorsa, gli analisti ritengono che la più grande economia del mondo stia perdendo slancio. I recenti commenti del presidente della Fed Jerome Powell hanno aggiunto alle aspettative della banca centrale, possono adottare una prospettiva più cauta. Lo scorso venerdì il numero uno della FED ha detto all'American Economic Association che la politica monetaria a stelle e strisce non ha un ritmo prestabilito e che sarà sensibile all'evoluzione economica e dei mercati.

I ritocchi dei tassi

Secondo molti economisti la Fed potrebbe aver bisogno di alzare i tassi di interesse solo una volta nel 2019, a causa del rallentamento globale dell'economia. Ma addirittura comincia a prendere corpo l’idea che quest'anno non verranno toccati, mentre il 2020 potrebbe registrare un taglio dei tassi. L'istituto centrale li ha alzati quattro volte nel 2018.

Le ripercussioni sul dollaro

Le aspettative calanti di un aumento del costo del denaro USA ha stimolato l'euro, che si è riavvicinato a quota 1,15. Anche il franco svizzero ha guadagnato molto rispetto al dollaro, che è sceso dello 0,7% a 0,9799 franchi (qui trovate le previsioni cambio euro franco svizzero 2019). Il dollar index è sceso dello 0,4 percento a 95,736, non lontano dal minimo di 2 mesi e mezzo a 95,68 raggiunto la scorsa settimana. Il dollaro ha sovraperformato le altre valute nel 2018 poiché la Fed ha proceduto a tassi più serrati. Ma se rimarrà in sospeso nel 2019, potrebbero beneficiare di altre valute come l'euro.

Consiglio: prima di fare investimenti online, studiate bene i pattern candele giapponesi figure trading.

Nei prossimi giorni bisognerà tenere d'occhio l'incontro tra i funzionari di Washington e Pechino questa settimana. Il presidente Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping hanno concordato la tregua tra di 90 giorni nella loro guerra commerciale. C'è un certo ottimismo riguardo questi colloqui USA-Cina sul commercio, mentre sembra essere ancora in salita la strada verso lo stop allo shutdown.

lunedì 17 dicembre 2018

Banche centrali di nuovo in focus sui mercati internazionali

La settimana pre-Natalizia vedrà le banche centrali al centro dell'interesse dei mercati finanziari, prima tra tutte la Federal reserve che si riunirà mercoledì.

Focus sulle banche centrali

Settimana scorsa è stata la BCE a riunirsi, confermando ancora una volta il tasso di interesse a zero. Il numero uno della Eurotower Mario Draghi ha inoltre confermato che a fine anno si chiuderà il Quantitative easing. Tuttavia è stato mantenuto fermo il punto sulla volontà di reinvestire i titoli in scadenza per un periodo di tempo ancora lungo. Riguardo l'avvio delle manovre restrittive di politica monetaria, la bcana centrale europea resta dell'idea di procedere al primo ritocco non prima dell'estate prossima.

La FED in calendario

Archiviato l'appuntamento con la BCE, questa settimana sarà la volta della Federal Reserve americana. L'istituto centrale di Washington si riunirà a metà settimana per alzare il tasso di interesse per la quarta volta quest'anno. L'aspettativa ampiamente condivisa è che verranno portati nel range tra 2,25 e 2,5%. Tuttavia l'attenzione vera dei mercati è focalizzata sul tono che Jerome Powell userà riguardo al futuro. Il dubbio concreto infatti è che il percorso di normalizzazione possa avere una frenata nel 2019. Prevale in tal senso una certa cautela, anche perché gli indici azionari stanno vivendo una correzione molto forte, e l'economia sta inviando diversi segnali di rallentamento.

La Bank of England

Ma non ci sarà solo la FED a riunirsi. Sono infatti previsti anche i meeting di altre due banche centrali importanti, come la Bank fo Japan e la Bank of England. Ci sarà da seguire soprattutto quest'ultima, dal momento che la questione Brexit è tornata di prepotente attualità, e si mescola con la difficoltà politiche che sta avendo il governo di Theresa May. Data proprio l'incertezza riguardo allo scenario futuro, sembra molto improbabile che la banca centrale del Regno Unito faccia qualche mossa decisa. Se non ci fosse stata la Brexit, magari la BoE avrebbe seriamente preso in considerazione un rialzo dei tassi nella riunione di novembre o dicembre, ma adesso i rischi sono troppo grandi.