venerdì 31 marzo 2017

Dazi USA al 100% sui prodotti della UE. Tutta colpa... della carne

Lo schiaffo di Trump al mercato sta per arrivare. Molti simboli del Made in Europe potrebbero essere soggetti a dazi al momento di entrare negli Stati Uniti. Lo riferisce una nota del Dipartimento del Commercio americano, che menziona fino a 90 prodotti europei (vanno dalle acque minerali Perrier, fino al formaggio francese, alle motociclette svedesi e alla mitica Vespa della Piaggio). Su questi prodotti potrebbe abbattersi il fardello di un dazio pari al 100%, come risposta al bando dell'Unione Europea sulle carni bovine che negli USA vengono trattate con gli ormoni.

A riferire l'intenzione del governo Trump e il prestigioso Wall Street Journal, che evidenzia come tutto nasca dalle forti pressioni dei produttori di carne di manzo statunitensi. Questi ultimi sarebbero rimasti molto delusi dalla mancata apertura dell'Unione Europea alle loro carni di maggiore qualità, quelle che non vengono trattate con gli ormoni. In tal modo la UE sarebbe venuta meno ad un accordo risalente al 2009. Da qui scatterebbe la vendetta da parte degli USA.

La guerra della carne e i dazi

Va tuttavia precisato che il valore limite su cui gli USA potranno vendicarsi, secondo le norme del WTO è al massimo di 100 milioni di dollari complessivi, cioè da tutti i paesi UE. Un'inezia se si pensa che l'export complessivo verso gli Stati Uniti è pari a 360 miliardi.

Va ricordato che la diatriba sulle carni bovine alimentate con gli ormoni è di vecchissima data. Già nel 1996 Washington trascinò Bruxelles davanti al WTO, che mise al bando di divieto Ue alle importazioni di carne bovina, a prescindere dalla presenza o meno di ormoni. Nel 2009 Stati Uniti e Unione Europea provarono anche a fare la pace con un accordo Washington. Ma questo determinava quote di importazione che non erano specifiche per gli Stati Uniti, bensì riguardavano tutti i paesi terzi. Quindi quelle quantità ammesse nella UE venivano costantemente esaurite da altri paesi come Australia, Argentina, Nuova Zelanda...

Al momento, malgrado da più fronti si invochi una "pace", non sembra esserci alcuna concreta mossa per risolvere la questione in via amichevole.