lunedì 7 settembre 2026

Investitori, il Bitcoin si consolida sugli 80mila dollari

Il mese di agosto è stato estremamente positivo per il Bitcoin, che è riuscito a riportarsi attorno alla soglia degli 80.000 dollari. Gli investitori della regina delle valute digitali adesso si chiedono se c'è spazio per un nuovo scatto in avanti della valuta digitali più famosa al mondo.

Cosa ha alimentato gli acquisti degli investitori

bitcoinLa corsa di Bitcoin durante il mese di agosto è stata in particolar modo alimentata dalla mossa del Ministero del Tesoro americano. Ha infatti annunciato l'intenzione di incrementare gli acquisti di titoli di Stato a lunga scadenza, innescando così una frenata dei rendimenti a lungo termine e anche del dollaro. Al tempo stesso ha spinto gli investitori verso gli asset più rischiosi, come appunto Il Bitcoin.

Anche il mercato degli ETF spot ha registrato un forte aumento di afflussi di denaro in quei giorni, dentro da arrivare ai livelli massimi degli ultimi dieci mesi.
La cosa interessante (e incoraggiante allo stesso tempo) è che una volta esaurito lo slancio, il Bitcoin non ha fatto marcia indietro ma si è consolidato attorno a 80.000 dollari. Segno che gli investitori hanno ancora una forte convenzione nella regina delle cripto.

I fari si spostano sulla Federal reserve

Ma cosa potrebbe muovere il prezzo di Bitcoin a breve termine? Sicuramente il principale driver è la Federal Reserve. Gli investitori si dividono riguardo alla prossima mossa della Banca Centrale Americana, che potrebbe aumentare i tassi di interesse o lasciarli invariati.
Nel primo caso l'appeal degli asset più rischiosi si ridurrebbe, quindi il Bitcoin subirebbe un contraccolpo. Nel secondo caso invece l'interesse verso gli asset a maggior rischio aumenterebbe. Tutto questo si intreccia con la situazione geopolitica, ma del resto da mesi i mercati finanziari hanno al centro la questione mediorientale

L'analisi tecnica di BTC

Lo scenario tecnico del Bitcoin nel frattempo sorride agli investitori. Il recente movimento rialzista ha consolidato una zona di resistenza attorno a quota 82.000 dollari, che già a maggio respinse un tentativo di salita. Tuttavia l'imminente passaggio della media mobile a 50 periodi oltre quella a 200 periodi potrebbe innescare un impulso rialzista (confermato anche dai segnali del Parabolic Sar trading), consentendo a Bitcoin e di superare quest'area di resistenza.

martedì 1 settembre 2026

Pagamenti, in Italia il digitale è più che raddoppiato negli ultimi anni

Gli italiani sfruttano sempre di più gli strumenti digitali per regolare le loro transazioni. Tra il 2018 e il 2025 infatti è più che raddoppiato il numero di pagamenti che hanno sfruttato strumenti alternativi al denaro contante.

Lo studio di Bankitalia sui pagamenti

bancaLa fotografia della situazione è stata realizzata da uno studio di Banca d'Italia, che ha evidenziato come i pagamenti digitali abbiano oltrepassato la soglia dei 16 miliardi.
Secondo le rilevazioni del nostro istituto centrale, su tutto il territorio nazionale c'è stata una forte crescita dei pagamenti effettuati con carta. Tuttavia la maggiore crescita è stata registrata nelle regioni del Centro-Sud, con un incremento pro capite di circa il 55% nel periodo che va dal 2022 al 2025.

Al Centro il numero di operazioni pro-capite effettuate con carta è stato 194, appena 15 in più rispetto ai dati del Nord-Ovest e 22 in più rispetto ai dati del Nord-Est. Molto indietro invece il Mezzogiorno con 124 operazioni pro capite.

Bonifici sempre più digitali

Un aspetto interessante è che nel 2025 il numero di bonifici effettuati tramite i canali digitali ha raggiunto addirittura la percentuale dell'85% sul totale. Il ricorso allo sportello bancario, incluse anche le disposizioni tramite l'ATM, è sempre più marginale. Peraltro le nuove regole alle banche sui bonifici in vigore da ottobre scorso hanno agevolato ulteriormente questo scenario.

Il ruolo importante della pandemia

Una forte accelerazione nell'utilizzo dei pagamenti digitali si deve al periodo pandemico. La stessa Banca d'Italia evidenzia che il processo di crescita dell'adozione di strumenti digitali di pagamento ha avuto una intensificazione durante il periodo in cui vigevano le misure restrittive alla mobilità delle persone e alle attività produttive e commerciali, durante il periodo del Covid-19. Ciò ha favorito una maggiore diffusione delle forme di pagamento alternative al denaro contante (che gli italiani continuano a usare in prevalenza), la cui semplicità e immediatezza è stata poi determinante affinché quell'utilizzo si consolidasse anche negli anni successivi.

lunedì 24 agosto 2026

Industria dell'auto, il CEO di Volkswagen fa fa tremare l'Europa

Sappiamo bene che la situazione del mercato automobilistico in Europa è critica da diverso tempo, Eppure sembra non esserci mai fine al flusso di notizie negative per l'industria dell'auto. In questi giorni un'altra fosca dichiarazione è giunta dall'amministratore delegato di Volkswagen, uno dei colossi europei del settore.

Le parole di Blume sull'industria dell'auto

autoNel corso di un'intervista pubblicata sulla rete Intranet dell'azienda, Oliver Blume ha avvertito che Volkswagen e il resto dell'Industria dell'auto tedesca si trovano in una situazione "più che critica", e che stanno affrontando il più grande sconvolgimento della loro storia perché il mercato dell'auto elettrica sta vivendo una grande frenata, e gli sforzi si erano concentrati tutti là.
È una dichiarazione che non fa presagire nulla di buono in vista degli incontri con il personale, sul quale pende la spada di Damocle di feroci tagli ai posti di lavoro.

L'incontro con i lavoratori

Nei prossimi giorni proprio l'amministratore delegato di Volkswagen incontrerà i dipendenti presso la sede centrale dell'azienda a Wolfsburg, e successivamente anche negli stabilimenti di Emden e Zwickau.
Anche se l'amministratore delegato continua a ripetere che non sono state prese decisioni riguardo alla eventuale chiusura di stabilimenti, ha sottolineato che l'azienda deve far fronte un eccesso di produzione di 500.000 veicoli l'anno in Europa, e che alcuni di questi stabilimenti difficilmente saranno redditizi nei prossimi anni. Anche se ha precisato che la chiusura è sempre l'ultima e più costosa tra le soluzioni, è inevitabile pensare che finirà proprio così.

Ricordiamo che a luglio Volkswagen aveva dato un'altra mazzata al mercato dell'auto, presentando dei piani di austerità con cospicui tagli e la chiusura di alcune unità produttive a partire dal 2031. Il gruppo ha già disposto 50 mila tagli e ha raggiunto accordi di uscita volontaria con 37.000 dipendenti.

I problemi dell'Industria dell'auto

Da anni l'Europa dell'auto sta zoppicando, quello che prima era il fiore all'occhiello dell'economia tedesca, adesso viaggia in profunda crisi. L'industria dell'auto è stata messa in ginocchio dalle grandi difficoltà globali, oltre che da scelte scriteriate riguardo ad una transizione energetica imposta dall'alto, e alla concorrenza cinese. I recenti dati hanno mostrato vendite record di auto cinesi in Europa, nonostante la strategia dei dazi UE per proteggere le proprie aziende.

lunedì 17 agosto 2026

Economia giapponese, il PIL delude ma lo Yen resta a galla

Nonostante gli ultimi dati macroeconomici confermino che lo stato di salute dell'economia giapponese è ancora debole, aumenta la convinzione del mercato che la Bank of Japan possa aumentare i tassi di interesse dopo l'estate. Unitamente alla debolezza della Dollaro, tutto ciò sta contribuendo al lieve recupero dello Yen nei confronti del biglietto verde americano.

Ultimi dati sull'economia giapponese

economia giapponesePer quanto riguarda i dati macro diffusi di oggi, nel seconda trimestre dell'anno la crescita dell'economia giapponese ha deluso le aspettative. Mentre il mercato si aspettava un aumento del 2%, il dato è risultato appena dell’1,1% su base annua. Si sente il peso della debole domanda interna, che rende vana la crescita dell'export giapponese, che si può vedere sul calendario economico dei broker opzioni binarie Italia.
Arrivano invece dati più incoraggianti del previsto dalla produzione industriale, che a giugno è cresciuta dell'1,9% rispetto alle attese di 1,3%. E' il terzo mese consecutivo in cui in Giappone c'è una crescita della produzione industriale. Inoltre il ritmo segnato a giugno rappresenta il più forte dallo scorso gennaio.

Le aspettative riguardo alla BoJ

Come detto, nonostante l'economia giapponese non viva un momento incoraggiante, il mercato è convinto che la Bank of Japan aumenterà i tassi di interesse nel meeting di settembre o ottobre. Un numero crescente di membri del comitato di politica monetaria della banca del Giappone infatti ritiene che occorre una risposta più decisa di fronte alle forti pressioni inflazionistiche, che sono aggravate dalla persistente debolezza dello Yen.

L'andamento dello Yen

Sul mercato valutario intanto la moneta giapponese sembra essersi stabilizzata sotto la soglia di 160 rispetto al Dollaro Americano. Dopo il crollo del cambio USDJPY avvenuto qualche settimana grazie alle misure congiunte di sostegno da parte di Washington e Tokyo, lo Yen ha ricominciato a indebolirsi. 
Tuttavia si sono attenuati i timori di un imminente rialzo dei tassi da parte della Fed (la domanda su cosa succederà negli USA ai tassi di interesse è un must del 2026), e ciò propiziato un recupero dello Yen. Il rapporto tra le due valute resta sotto la soglia psicologica di 160, anche se il recente taglio della media mobile a 200 periodi ha inviato un massaggio realista agli investitori.

lunedì 27 luglio 2026

Quotazione del greggio, l'altalena continua ma ora la FED è più contenta

La situazione riguardante il greggio continua ad essere estremamente volatile. Dopo la feroce salita della settimana scorsa, la quotazione del greggio Brent e WTI è scesa di diversi punti percentuale questo lunedì, perché che la situazione Medio Oriente si è attenuata.
Ma cosa dobbiamo aspettarci in futuro?

Il meeting FED e la quotazione del greggio

petrolioSettimana scorsa la quotazione del barile di petrolio era salita fino oltre i 100 dollari, quando fino a poche settimane fa il prezzo era verso 70 dollari. Questo balzo probabilmente nessuno si sarebbe aspettato, non in questa misura. I passi in avanti verso la pace in Medio Oriente vengono ogni volta vanificati da nuove escalation di tensione, che fanno vacillare tutte le certezze acquisite dal mercato.

Il problema inflazione per la banca USA

Tutto questo rende estremamente complicata la situazione per la Federal Reserve, che durante questa settimana si riunirà in meeting per decidere sui tassi di interesse.
Per la Banca Centrale Americana un aumento così forte del petrolio è uno scenario da incubo, perché i prezzi dell'energia molto più alti potrebbero impattare sul calo dell'inflazione (il più rilevante dei dati macroeconomici più importanti), ritardandola o addirittura innescando un nuovo forte aumento.

La divergenza tra azioni e obbligazioni

È interessante osservare che i mercati stanno reagendo alla situazione con una sensibilità differente a seconda che si tratti del comparto azionario o obbligazionario. Le borse stanno reagendo in modo sorprendentemente rilassato di fronte alla scenario mediorientale. Alla fine per loro lo shock petrolifero non è stata una catastrofe. Invece il mercato obbligazionario invece ha mostrato un nervosismo molto più forte.

Gli azionisti sembrano avere fiducia nel fatto che non ci saranno crisi più gravi tra USA e Iran, e che le tattiche negoziali di Trump sono più strategiche che effettivamente minacce di una concreta guerra incontrollabile.
Il mercato obbligazionario invece è molto più critico nell'esaminare la situazione. Non a caso i rendimenti sono cresciuti in maniera importante. Del resto le obbligazioni sono considerate più sensibili al quadro macroeconomico rispetto al mercato azionario. Dal momento che ogni focolaio di tensione in Medio Oriente aumenta il rischio inflazionistico, e quindi ripercussioni sull'economia globale, è chiaro che i rendimenti obbligazionari ne risentono.

mercoledì 27 maggio 2026

Lavoro, in Italia un colloquio su tre non ha candidati

Uno dei problemi più chiacchierati nel nostro paese senza dubbio è quello relativo all'occupazione. La classica frase "il lavoro non c'è" tuttavia va riscritta, perché a giudicare dai dati l'occupazione ci sarebbe pure ma spesso non ci sono i candidati per svolgerla.

Il report sui colloqui di lavoro

L'ufficio studi della CGIA ha pubblicato un documento dove illustra i dati riguardanti i colloqui di lavoro svolti nel 2025. Da essi emerge che, se è vero che la crisi industriale minaccia migliaia di posti, dall'altro moltissime piccole e medie imprese non riescono a trovare personale. Addirittura spesso ai colloqui di lavoro nessuno si presenta. E non parliamo di casi sporadici e di percentuali basse, perché accade in un terzo circa dei casi.

Le assunzioni che non sono state effettuate nel corso del 2025 a causa di colloqui andati a vuoto sono stati superiori a 1,75 milioni, ossia il 30,2% del totale previsto. Se questi numeri ci dicono poco, un confronto con il 2017 è eclatante: all'epoca le assunzioni non effettuate per mancanza di candidati furono solo 400 mila, ossia il 9,7% del totale.

Le categorie più difficili da trovare

Questo scenario si manifesta in maniera trasversale in tutti i posti di lavoro, ma chiaramente ci sono alcune categorie dove la percentuale è più elevata rispetto alla media.
Nel settore delle costruzioni ad esempio si arriva al 39% di difficoltà nell'assumere candidati. Nel settore del legno arredo arriviamo al 35,3%. Nel settore delle utilities sfioriamo il 35%.

Perché i giovani non vanno più ai colloqui di lavoro

È necessario quindi interrogarsi sul motivo per cui moltissimi colloqui di lavoro finiscono deserti. I giovani hanno modificato la scala delle loro priorità, nel senso che non cercano soltanto un lavoro e uno stipendio (c'è comunque un problema di retribuzioni basse per i neolaureati), ma anche equilibrio tra vita privata e lavorativa. Inoltre cercano un'occupazione che gli dia la possibilità di crescita.

C'è poi un problema prettamente numerico: essendo l'Italia alle prese con la crisi demografica, ci sono meno giovani rispetto al passato e quindi meno candidati. 

mercoledì 20 maggio 2026

Investitori, Borse Ue positive trainate dalla fiducia sul tech

Si chiude con un bilancio positivo la giornata delle Borse d'Eurozona, grazie al sostegno del comparto tech (la trimestrale Nvidia è arrivata a mercati chiusi). La possibile svolta diplomatica sull’Iran arriva nel tardo pomeriggio e quindi non è stata "prezzata" dai listini europei, ma potrebbe incidere sull'umore degli investitori nelle prossime sessioni. 
Intanto sul fronte commerciale, l'UE ha chiuso l'atteso accordo sui dazi con gli Stati Uniti.

Il bilancio della giornata per gli investitori

Anche gli investitori di Piazza Affari vivono una giornata positiva. L’indice Ftse Mib chiude a +1,7% e interrompe la serie di tre ribassi consecutivi, iniziata venerdì scorso. Sulla stessa linea, balzo del FTSE Italia All-Share, che archivia la giornata a 51.798 punti. Su di giri il FTSE Italia Mid Cap (+1,63%); sulla stessa linea, effervescente il FTSE Italia Star (+1,61%).

Bene anche gli altri listini del Vecchio Continente. L'indice Dax tedesco che chiude a +1,3%, il Cac40 francese (+1,7%) e l’Ibex35 spagnolo (+2,2%). Positivo l’Euro Stoxx 50 che chiude a +2%. I principali indici azionari statunitensi chiudono nettamente in rialzo in vista degli utili Nvidia.

Titoli migliori e peggiori a Piazza Affari

A Piazza Affari il titolo migliore come è STMicroelectronics (+6,00%), seguito da Avio (+4,1%) e Intesa Sanpaolo (+2,8%). Bene anche le altre banche: Unicredit +2,6%, Banco Bpm +2,6%. Dopo il rally delle ultime settimane cade nuovamente Diasorin -2,8%. Scende l’energia sul calo del petrolio: Eni -1,3%, Saipem -1,7%.
Fuori dal paniere principale vola l’equity con Hensoldt +25%, mentre sprofonda Fidia -37,5%.

Gli altri mercati

Sul mercato forex il cambio euro/dollaro risale verso quota 1,163 e i segnali forex gratis adesso sono in bilico tra vendere e comprare. Fra le criptovalute, in salita il prezzo del Bitcoin che si attesta a quota 77.437 dollari.

Tra le materie prime  il WTI è sceso sotto i 100 dollari al barile per la prima volta da settimane, dopo che il presidente Usa Donald Trump ha dichiarato alla stampa che i negoziati con l'Iran sono vicini alle fasi finali.  Tonfo del gas naturale europeo: -7,7% sotto i 48 euro per megawattora.
Sull’obbligazionario europeo, in discesa lo spread Btp/Bund che si attesta in area 73 punti base, col decennale italiano al 3,83%.

martedì 19 maggio 2026

Business dei matrimoni, gli italiani spendono sempre di più e fanno pure i debiti

C'è una tendenza in atto da un po' di tempo in Italia, quella di desiderare sempre di meno di sposarsi. Ma nonostante il numero di cerimonie in calo, il dei matrimoni è sempre più ricco nel nostro paese.

Quanto vale il business dei matrimoni

Secondo i dati pubblicati da Istat riferiti al 2024, il numero di matrimoni è sceso del 5,9% rispetto all'anno prima. Complessivamente sono stati celebrati poco più di 173mila eventi nuziali. Eppure il business dei matrimoni tira perché chi decide di compiere il grande passo è disposto a spendere. Spesso anche a indebitarsi pur di celebrare un giorno perfetto.

Perché i matrimoni sono in calo

Dietro la riduzione del numero di matrimoni ci sono diversi fattori. Due però sono quelli più rilevanti. Il primo è di natura demografica, perché essendoci meno giovani nel nostro paese è naturale che ci siano anche meno matrimoni. Il secondo invece è di natura culturale, nel senso che sempre più coppie decidono di andare a convivere senza celebrare il matrimonio formale. Il numero di coppie conviventi è quadruplicato nell'ultimo ventennio, passando da circa 440.000 a oltre 1,7 milioni.

Chi si sposa non bada a spese

Come detto, le coppie che decidono ancora di restare fedeli alle tradizioni e sposarsi sono anche più spendaccione che in passato. Secondo un'indagine effettuata da mUp Research, la spesa media per una coppia è di circa 13.700 euro. Chiaramente trattandosi di un importo medio ci sono delle forti variazioni da caso a caso. La spesa cambia in relazione al numero degli invitati, alla location prescelta e al livello di personalizzazione dell'evento.

Il business dei matrimoni tira ancora, al punto tale che in un contesto economico ancora complicato, pur di liberarsi un evento da sogno c'è chi decide di indebitarsi. La media del prestito per sposarsi è di circa 8800 euro, con una scadenza a 5 anni e una rata media di 175 euro al mese.
La maggior parte dei prestiti viene chiesta nel Sud Italia. Non stupisce questo dato, dal momento che il mezzogiorno è l'area dove il matrimonio continua ad avere un forte valore sociale e religioso. Inoltre il numero medio di invitati è più elevato che nel resto d'Italia, e questo rende il budget medio più alto.

giovedì 7 maggio 2026

Prezzo delle sigarette, arriva la proposta di un maxi rincaro da 5 euro?

L'idea è quella che di fronte ad un rincaro-shock molti consumatori facciano marcia indietro. Il prezzo delle sigarette potrebbe diventare venta un tema caldo per il Parlamento, qualora venissero raggiunte le firme necessarie per depositare una legge di iniziativa Popolare.

L'idea di una stangata sul prezzo delle sigarette

Finora sono passati tre mesi dal lancio della campagna "5 euro contro il fumo", e sono state raccolte più di 40mila firme. Ne servono ancora 10mila per il deposito di una legge di iniziativa Popolare, per cui con ogni probabilità il risultato verrà raggiunto.

Secondo i promotori di questa campagna, l'aumento del prezzo delle sigarette potrebbe essere un deterrente importante per abbattere il numero di fumatori, perché concretizzerebbe una regola base della economia: prezzi più alti riducono la domanda.

Tutto ciò avviene mentre i produttori di tabacco italiani hanno assunto la presidenza di UNITAB EUROPA, consolidando la leadership sul piano produttivo. Il nostro paese infatti il primo produttore europeo di tabacco greggio.

I numeri sul fumo

Va detto che nel nostro Paese il numero dei fumatori negli ultimi anni è decisamente calato, ma soprattutto tra i giovani sta crescendo l'utilizzo delle sigarette elettroniche e dei dispositivi a tabacco con riscaldato. L'industria del tabacco utilizza sistemi di marketing ai quali i giovani sono particolarmente vulnerabili.Erano circa il 3,9% nel 2021 mentre oggi sono schizzati al 7,4% nel 2025. Tuttavia questi prodotti non stanno sostituendo del tutto il fumo tradizionale ma lo affiancano, realizzando così un uso combinato.

Il monito della Commissione Europea

Un recente analisi della Commissione Europea ha messo in evidenza che un giovane su cinque si avvicina ai prodotti a base di nicotina proprio con i dispositivi elettronici punto. Nel frattempo uno studio pubblicato su Carcinogenesis da ricercatori del Nuovo Galles mostra che l'associazione tra sigarette tradizionali ed elettroniche quadruplica addirittura il rischio di tumore ai polmoni rispetto al solo fumo tradizionale.

Perché sarebbe importante tagliare i consumi

L'aumento del prezzo delle sigarette, se dove abbattere l'utilizzo dei prodotti a base di nicotina, avrebbe un impatto enorme sulla salute e sul sistema sanitario nel nostro paese. Si stimano circa 10 milioni di fumatori e 93 mila decessi ogni anno legati al consumo di tabacco. Il fumo è ancora il principale fattore di rischio oncologico, oltre ad essere associato a patologie cardiovascolari e respiratorie.

Un beneficio lo avrebbero anche le casse dello Stato, perché se da un lato la riduzione dei consumi significherebbe anche minori entrate legate alle tasse, dall'altro l'aumento del prezzo potrebbe comportare entrate aggiuntive da destinare al finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale.

lunedì 4 maggio 2026

Lavoro negli USA, nuovi dati in settimana. Ma il tema caldo resta la guerra

La possibilità che possa esserci un altro round di colloqui per raggiungere il cessate il fuoco nella guerra del Golfo sarà ancora il tema cruciale per i mercati nei prossimi giorni. A livello macro invece il clou saranno i nuovi dati sul lavoro negli Stati Uniti, mentre diverse banche centrali decideranno sui tassi di interesse.

Il Medio Oriente e i dati sul lavoro negli USA

Questa prima settimana di maggio continuerà ad essere focalizzata soprattutto sulla situazione nel Golfo. Ma come abbiamo detto, c'è anche un importante dato macro in arrivo: il report sul lavoro negli USA. Dal momento che la Federal Reserve si è mostrata divisa sull'opportunità ritoccare i tassi, questo dato macro assume un'importanza fondamentale per i mercati, perché può orientare la politica monetaria USA.

Oltre questo, ci sono altri dati in pubblicazione come l'indice preliminare di fiducia dei consumatori del Michigan, la bilancia commerciale e la vendita di nuove case. Fattori che potrebbero influenzare il dollaro, che di recente è sceso al minimo dell'ultimo mese.

Sempre dal mercato a stelle e strisce arriveranno importanti indicazioni sul fronte societario, vista la pubblicazione dei numerosi rapporti trimestrali. Spiccano quelli di Palantir, AMD, Pfizer, Disney e McDonald's. Pubblicazioni che muoveranno di sicuro anche le mani forti nel trading.

L'Europa e il resto del mondo

Dopo che la BCE è la Bank of England hanno mantenuto i tassi invariati, in Europa sono in arrivo le decisioni anche della Ricksbank svedese che della Norges Bank norvegese. Inoltre la BCE pubblicherà la sua relazione annuale del 2025.
Tra i dati macro chiave spiccano la bilancia commerciale della Germania e le vendite al dettaglio della Eurozona.

Gli eventi altrove

Volgendo lo sguardo altrove, è attesa la riunione di politica monetaria della Banca del Messico. In Cina i dati commerciali saranno in focus per i mercati, mentre in Giappone gli investitori potranno leggere i verbali della riunione di marzo della Bank of Japan.
Grande attesa per la riunione di politica monetaria della Reserve Bank of Australia, che dovrebbe aumentare il tasso di interesse di 25 punti base a causa dell'intensificarsi dei rischi inflazionistici.
In Nuova Zelanda saranno pubblicati i report sul lavoro.

mercoledì 29 aprile 2026

Costo alle stelle degli alimenti, questo è il timore più grande per gli italiani

Da quando si è riaccesa la tensione in Medio Oriente, abbiamo visto i prezzi dell'energia schizzare alle stelle e propagare il maggior costo anche agli altri prodotti, sia alimentari che non. Proprio i generi alimentari sono la maggior fonte di preoccupazione degli italiani, secondo un'indagine Eumetra.

Alimenti, energia e il problema del costo

L'indagine ha prodotto un risultato quasi plebiscitario riguardo al timore più diffuso in relazione alle tensioni geopolitiche in corso. L'aumento del costo dei beni alimentari viene indicato infatti dall'84% degli intervistati come la paura maggiore. Del resto non possiamo fare a meno di mangiare, e l'inflazione alimentare sta colpendo tutti i prodotti.

Ma sarebbe difficile anche vivere senza energia, e cos al secondo posto si collocano gli aumenti delle bollette di luce e gas, indicati dal 83% degli intervistati. C'è poi chi teme invece soprattutto il caro carburante: ben 6 italiani su 10 temono di incontrare difficoltà nel reperire carburante alle pompe, e questa preoccupazione è soprattutto sentita tra le donne.

Conseguenze sulla quotidianità

Il nuovo scenario geopolitico internazionale e le sue conseguenze sul costo stanno già provocando uno schema di adattamento flessibile da parte dei consumatori italiani. Giò il Centro Studi Confinudstria di recente ha sottolineato che i consumi sono in calo a causa della guerra
Il 40% ha dichiarato di aver ridotto l'utilizzo dell'auto, a causa del maggior costo del carburante. L'aumento del costo del cherosene e il rischio cancellazioni di voli ha spinto il 28% ha evitare di prenotare viaggi aerei per i prossimi mesi. 

Una discreta fetta, poco più di un quarto degli intervistati, preannuncia un utilizzo più parsimonioso del climatizzatore nelle ore calde. Tra gli altri comportamenti indotti dall'attuale scenario di crisi c'è anche la scelta di mete italiane per le vacanze estive, che siano raggiungibili in auto o treno, ed anche lo smart-working su base volontaria.

Conclusioni

L'attuale scenario conferma che gli italiani sono un popolo ben consapevole della realtà che lo circonda, oltre che fortemente disponibile ad adattare il suo comportamento allo scenario contingente. Tuttavia l'indagine mette in luce anche dei fattori di forte vulnerabilità dei cittadini italiani, soprattutto rispetto al costo e alla disponibilità dei beni essenziali.

martedì 21 aprile 2026

Esportazioni, scatta l'allarme sulle conserve di pomodoro made in Italy

Uno dei prodotti di punta del nostro settore agroalimentare è senza dubbio il pomodoro. L'eccellenza ci viene riconosciuta in tutto il mondo, come dimostra il fatto che siamo leader nelle esportazioni di tutti i derivati di questa materia prima agricola. Eppure c'è un allarme che è scattato di recente.

I numeri sulle esportazioni

Come ha evidenziato Anicav, ossia l'associazione che riunisce le imprese produttrici di conserve alimentari vegetali, i numeri delle esportazioni di tutti i derivati del pomodoro hanno registrato un calo tanto in valore quanto in volume.

Complessivamente il valore del nostro export è sceso dell'8% rispetto al 2024, mentre i volumi di prodotto sono calati del 2%. Nonostante questo calo rimaniamo comunque in vetta alla classifica globale dell'export dei derivati. Se l'Europa si conferma il nostro principale mercato di sbocco, con il 60% in valore, gli Stati Uniti sono il primo mercato di sbocco extraeuropeo con una quota del 7,5%.

L'impatto dei dazi americani

Sull'andamento del nostro export agroalimentare incidono in modo determinante i dazi americani introdotti da Trump con il Liberation Day. Oltre il 64% delle conserve alimentari, in maggioranza rappresentata da pelati, polpa e pomodorini, sono stati tra i prodotti più colpiti dalle tariffe USA (-7,1%). Il guaio è che si tratta dei prodotti a maggior valore aggiunto.

La concorrenza sleale

Un altro fattore che sta esercitando pressione sulle nostre esportazioni dei derivati di pomodoro è la concorrenza straniera, in particolar modo quella sleale. Il mercato infatti è sempre più inondato di prodotti che non rispettano standard di qualità, sicurezza e sostenibilità e che sono introdotti sui mercati a bassissimo prezzo.

Probabilmente questa è la minaccia più forte per la nostra industria delle conserve, perché la forbice di prezzo tra il nostro prodotto e quello dei competitors si sta allargando sempre di più, mettendo così a rischio le quote di mercato che sono state conquistate nel corso degli anni dalle nostre imprese.

lunedì 13 aprile 2026

Economia mondiale, la guerra in Iran cambia tutte le prospettive

Prima che scoppiasse il conflitto in Medio Oriente, le prospettive per l'economia mondiale erano incoraggianti. Lo scenario però adesso si è capovolto, tanto che - nella migliore delle ipotesi - si può sperare in una leggera frenata.

Le previsioni FMI sull'economia mondiale

Questo capovolgimento di scenario è stato illustrato nei giorni scorsi dal numero uno del Fondo Monetario Internazionale, Kristalina Georgieva, che ha parlato in occasione delle riunioni di primavera a Washington.

Secondo la direttrice dell'Istituto, la crescita dell'economia mondiale sarebbe stata rivista al rialzo per i prossimi mesi, se non fosse nel frattempo intervenuto questo nuovo tragico scenario bellico che ha cambiato completamente le prospettive. Adesso lo scenario migliore prevede una revisione al ribasso della crescita, e probabilmente anche una richiesta supplementare di sostegno da parte dei paesi membri. Tale richiesta viene stimata in un intervallo che va dai 20 ai 50 miliardi di dollari (a seconda di quanto durerà ancora il conflitto).

Cicatrici lunghe da guarire

Secondo l'istituto, gli effetti di questo conflitto sono paragonabili a delle cicatrici che richiederanno moltissimo tempo per essere assorbite dall'economia mondiale. Per questo l'invito agli Stati membri è quello di affrontare la situazione con politiche di bilancio ordinate, evitando interventi precoci e aggressivi, e privilegiando invece un sostegno alla domanda molto calibrato. Il problema maggiore riguarda l'eccessivo debito pubblico che comprime i margini di manovra fiscale per gli Stati membri.

Rischio fame globale

A causa del conflitto c'è stato un fortissimo rincaro dei prezzi dell'energia, che provocherà una brusca accelerazione dell'inflazione per i prossimi mesi. La conseguenza è che milioni di persone che già si trovavano in situazioni di difficoltà economica vedranno ulteriormente aggravarsi questo quadro, e circa 45 milioni di persone potrebbero piombare in uno stato di insicurezza alimentare. Come sottolinea il FMI, il numero di individui che soffrono la fame potrebbe così salire a 360 milioni.

mercoledì 1 aprile 2026

Mercato dell'auto elettrica, stiamo assistendo ad una grande frenata

Dove doveva rappresentare il futuro della mobilità, e magari sarà ancora così. Ma non adesso a quanto sembra, visto che il mercato dell'auto elettrica sta andando a marcia indietro. Numerosi player del settore infatti hanno deciso di lasciare la corsa all'elettrico nei prossimi mesi, perché questa avventura finora è stata un mezzo disastro.

Cosa accade al mercato dell'auto elettrica

La transizione verso un veicolo a batteria, che da tempo veniva indicata come un destino ineluttabile, è stata sostenuta con fortissimi incentivi pubblici. Finché ci sono stati quelli, il mercato dell'auto elettrica bene o male è andato avanti ed è cresciuto. Una volta che si sono chiusi i rubinetti dei finanziamenti statali, le vendite hanno iniziato a segnare una frenata, perché le auto elettriche sono troppo costose e ancora inaccessibili ai più.

Ma intanto gli investimenti sostenuti dalle aziende sono stati enormi e hanno lasciato dei buchi in bilancio che non potevano essere più ignorati. Ci si metta poi la feroce concorrenza cinese, le cui auto hanno raggiunto vendite record in Italia nel 2025.  

Elettrico, la lunga lista degli addii

Sono ben 12 i grandi costruttori di auto che hanno deciso così di fare retromarcia riducendo drasticamente il proprio impegno nel mercato dell'auto elettrica. Non possono essere loro a trainare la corsa verso l'economia sostenibile

Si va dai marchi iconici lusso come Ferrari, Bentley, Porsche ad altri Player di grande fama come Mercedes Benz, Stellantis, Ford, Volvo. L'ultima in ordine di tempo a inserire la retromarcia è stata la giapponese Honda, che ha annunciato la cancellazione di diversi modelli chiave della sua attesissima "serie 0", per destinare risorse del suo piano industriale verso i veicoli ibridi.

Il fattore emotivo

La strategia politica aziendale che aveva puntato forte sul mercato dell'auto elettrica si è dimostrata un vero flop. Oltre i dati numerici, anche un altro fattore stato sottovalutato colpevolmente, quello emotivo. Lo ha recentemente sottolineato il presidente di Lamborghini, evidenziando come nelle auto elettriche manchino alcuni aspetti, che emotivamente catturavano i guidatori come le vibrazioni le dinamiche di frenata, il.rombo del motore. Senza questi aspetti, guidare non è la stessa cosa.

martedì 24 marzo 2026

Ricchezza, l'Italia è sesta come numero di miliardari

Nel nostro Paese continua a confermarsi una statistica che ci vede tra i primi posti al mondo. È quella dei Paperoni, ossia di individui la cui ricchezza supera diversi miliardi di euro. In questa particolare graduatoria siamo al sesto posto nel mondo.

La classifica di Forbes sulla ricchezza

Come accade periodicamente, la rivista Forbes ha stilato la graduatoria dei grandi patrimoni. Si scopre così che la ricchezza complessiva dei 90 miliardari presenti in Italia (16 in più rispetto all'anno precedente) è pi alta rispetto all'anno precedente. I nostri Paperoni infatti mettono assieme un patrimonio complessivo di circa 484 miliardi di dollari.

La crescita della ricchezza dei ricchi d'Italia è dovuta sia all'aumento degli individui che sono entrati in questa particolare classifica, sia alla rivalutazione dei loro patrimoni personali grazie soprattutto alle partecipazioni in diversi settori (tra i quali spicca la tecnologia).

La classifica dei Paperoni italiani

Il 2026 segna una novità importante per quanto riguarda la leadership dei Paperoni d'Italia. Infatti per la prima volta dal 2007 il primo posto non è occupato da un membro della famiglia Ferrero. Giovanni Ferrero infatti si piazza al secondo posto con una ricchezza di circa 45 miliardi di euro, mentre al vertice della graduatoria schizza Giancarlo Devasini, il co-fondatore di Tether

Proprio la nuova valutazione della società, salita a 184 miliardi di euro, è la ragione che ha propiziato il sorpasso in vetta. Il patrimonio di Devasini infatti è stimato in poco più di 89 miliardi di dollari, il che lo rende anche tra gli uomini più ricchi dell'intero pianeta secondo Forbes.

Le altre posizioni in classifica

Sul gradino più basso del podio della ricchezza si colloca Andrea Pignataro che ha un patrimonio di circa 39 miliardi di euro. Seguono Paolo Ardoino con 35 miliardi di euro e molto più indietro Francesco Gaetano Caltagirone, il cui patrimonio supera di poco i 10 miliardi di euro.

L'Italia e il resto del mondo

Il nostro paese si conferma uno di quelli con il maggior numero di ricchi del pianeta. Abbiamo superato paesi come Canada, Hong Kong e Brasile, ma rimaniamo comunque ad una certa distanza dai leader della classifica. Sono infatti inarrivabili gli Stati Uniti che vantano 989 miliardari, e la Cina che ne ha 539. Del resto è in questi due Paesi che ci sono le aziende più famose nel mondo. Al terzo posto c'è l'India con 229 miliardi, seguita da Germania con 212 e Russia con 147.

mercoledì 18 marzo 2026

Inflazione in rialzo, cambiano le prospettive delle banche centrali

Con con lo scoppio del conflitto in Medio Oriente è divampata la crisi energetica. Il prezzo del petrolio e del gas naturale di liquefatto sono andati in salita, e ciò riporta l'incubo dell'alta inflazione al tavolo delle decisioni delle banche centrali.

Chi ha paura dell'inflazione

In questa settimana una sfilza di istituti centrali si riunirà per decidere sui tassi di interesse. Nell'elenco ci sono la Federal Reserve, la Banca Centrale Europea, quella del Regno Unito, del Canada ed altre ancora. 

Per tutte il grosso problema adesso si chiama inflazione, perché l'impennata dei prezzi dell'energia innescata dalla guerra nel Golfo cambia completamente le prospettive future. A tal proposito, gli indicatori che anticipano il trend non sono per nulla incoraggianti.

Il mercato obbligazionario

I timori di surriscaldamento dell'inflazione a causa della forte spesa energetica hanno spinto gli investitori a vendere i titoli di Stato, facendo nuovamente crescere i loro rendimenti. Tutto questo avviene in un momento storico in cui molti Governi avevano deciso di incrementare le emissioni di titoli di debito pubblico per finanziare investimenti, spese per la difesa e politiche industriali.

Con quello che sta accadendo, il rendimento del Bund tedesco decennale è salito fin quasi al 3%, quello dei BTP decennali e intorno al 3, 7%, quello dei titoli di Stato americani è attorno al 3,7%, ma comunque ha guadagnato 35 punti base da quando è scoppiata la guerra.

Cosa cambia per le banche centrali

Con il passare dei giorni la speranza di un conflitto di durata breve si va affievolendo e aumentano i timori di contraccolpi feroci, soprattutto per quanto riguarda l'inflazione. Tutto ciò ha spinto i mercati a rivedere le proprie aspettative sul comportamento delle banche centrali.

La Fed potrebbe non effettuare più quei tagli dei tassi che ci si aspettavano quest'anno, mentre dalla BCE si aspettano un paio di aumenti. Tutto ciò ovviamente provocherà delle ripercussioni anche sul mercato valutario dove il dollaro ha da poco recuperato quota 100, spingendo molti trader ad adottare strategia heikin ashi scalping intraday.
Si tratta comunque di uno scenario in continuo divenire e dominato da una grande incertezza.

lunedì 16 marzo 2026

Costo in crescita per le uova di cioccolata, sarà una Pasqua più amara

Anche quest'anno dobbiamo prepararci in anticipo per festività Pasquali, comprando le famose uova di cioccolata che fanno felici soprattutto i più piccini. Tuttavia il costo segna ancora un incremento, nonostante il prezzo del cacao sia andato in discesa negli ultimi mesi.

Le uova aumentano ancora di costo

Secondo il Codacons, che ha analizzato l'andamento dei prezzi al dettaglio, le uova di Pasqua dovrebbero avere un costo di circa 6-10% superiore rispetto a quello che avevano lo scorso anno. Al chilo infatti il prezzo di un uovo di cioccolato di marca industriale può arrivare a superare nel 2026 i 77 euro, contro i 70 euro dello scorso anno.

Il prezzo medio di quelle artigianali varia tra i 30 e i 40 euro, mentre per le uova gourmet si arriva a superare anche i 100 euro a pezzo. 

Cacao e uova di cioccolata

Come detto, la cosa che fa arrabbiare è il fatto che il rincaro delle uova di cioccolato avviene in concomitanza di un calo del prezzo del cacao. La materia prima infatti ha cominciato a scendere di prezzo della parte finale del 2025. Rispetto al picco di 11.000 dollari a tonnellata raggiunto nel 2024 e in parte del 2025, la quotazione del cacao è scesa addirittura del 65%.

La ragione di questo calo è nelle condizioni climatiche particolarmente favorevoli che ci sono stati in alcuni paesi produttori come Ghana, Costa d'Avorio ed Ecuador. La quotazione del cacao è scesa così sui 2800 dollari per tonnellata, che pur rappresentando un livello di costo alto rispetto al passato, è molto più basso rispetto a quello dello scorso anno e di due anni fa.

La guerra e le speculazioni

C'è però un fattore che ha cambiato le cose negli ultimi tempi: la guerra in Medio Oriente. Il conflitto crea una turbativa alla catena logistica di approvvigionamento, condizionando i trasporti e quindi i costi per i paesi importatori come Europa e Asia. 

Ma in realtà quello che incide maggiormente sul prezzo finale delle uova di cioccolato è la componente speculativa legata all'imminente festività. In sostanza le aziende produttrici cercano di guadagnare di più, anche se alla base non hanno dovuto sostenere i costi maggiori. Le associazioni dei consumatori fanno notare la necessità di limitare questi comportamenti, visto che negli ultimi quattro anni a causa dell'inflazione le famiglie italiane hanno perso circa il 10% del loro potere di acquisto.

martedì 10 marzo 2026

Inflazione, il rischio aumento spingerà la BCE alla cautela

La guerra in Medio Oriente complica il percorso della BCE riguardo ai tassi di interesse. Il problema fondamentale è che si materializza all'orizzonte il rischio sempre più concreto di una recrudescenza dell'inflazione. Del resto anche le stime preliminari di febbraio non sono state incoraggianti.

Gli ultimi dati sull'inflazione

Secondo quanto pubblicato da Eurostat (l'istituto di statistica europeo), nel mese di febbraio l'inflazione al consumo della Eurozona è cresciuta del 1,9% su base annua. Il mese scorso era all'1,7% (dati Pocket Option link). 

Questo aumento sorprende negativamente anche gli esperti di mercato. Il fatto positivo è che rimaniamo comunque al di sotto dell'obiettivo del 2%, fissato dalla Eurotower. Tuttavia l'inflazione core, ossia depurata dagli componenti più volatili, rimane oltre l'obiettivo attestandosi a 2,4%.

Lo shock petrolifero

La BCE da tempo ha sposato la linea della cautela riguardo ai tassi di interesse, e lo farà a maggior ragione in questo momento. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente provoca degli shock all'approvvigionamento petrolifero - dopo la chiusura dello Stretto di Hormuz - che potrebbero indirizzare in modo feroce le tendenze future dell'inflazione.

Del resto abbiamo appena visto un forte incremento dei prezzi del petrolio ed un ancora più robusto aumento dei prezzi del gas GNL. Ciò ha scatenato gli speculatori, che hanno sfruttato i broker per scalping per investire su questi sbalzi feroci.  

Cosa farà la Eurotower a marzo

In questo contesto, quando il 19 marzo ci sarà il prossimo meeting di politica monetaria a Francoforte, sembra estremamente improbabile immaginare che la BCE cambi qualcosa. La Eurotower continua a camminare su una corda tesa che deve bilanciare le esigenze di stimolare l'economia senza però provocare un aumento dell'inflazione. Lo scoppio della guerra in Medio Oriente è un fattore che non potrà essere ignorato e sicuramente aumenterà ancora di più il livello di cautela dell'Istituto guidato da Christine Lagarde.
Semmai, quello che ci si può chiedere è se questo nuovo scenario bellico non cambi i tempi per un eventuale stretta monetaria.

giovedì 5 marzo 2026

Consumi di biologico in crescita, ma la produzione non avanza

C'è un paradosso che sta riguardando il settore dell'alimentazione biologica. A livello europeo i consumi di biologico stanno crescendo, eppure nonostante questa spinta che arriva dal lato dei consumatori non c'è un adeguata espansione delle superfici agricole destinate alla coltivazione bio.

I numeri sui consumi di biologico

Secondo un report di Fibl e Ifoam (la più ampia organizzazione internazionale dell'agricoltura bio), nel 2024 le vendite al dettaglio di prodotti biologici hanno sfiorato i 50 miliardi nei 27 stati dell'Unione Europea. Ciò significa che l'incremento dei consumi rispetto all'anno precedente è stato del 3,6%. 

Hanno in particolar modo brillato Germania, Francia e Italia dove le vendite al dettaglio di prodotti biologici sono stati rispettivamente 17 miliardi di euro, 12, 2 miliardi e 5, 2 miliardi. L'interesse verso il biologico è confermato dal numero di piccole e medie imprese che vi si dedicano.

Per quanto invece riguarda i consumi di biologico pro capite, la leader europea e la Svizzera dove si registra una spesa media di 481 euro all'anno per abitante, e dove le vendite di prodotti biologici sono il 12,3% del totale delle vendite alimentari (primato a livello mondiale).

La superficie destinata al bio

Dai numeri sembrerebbe quindi che la spinta dei consumi di biologico possa giustificare ampiamente un incremento delle aree destinate alla produzione di questi cibi. E invece non è così.

Nonostante l'Europa rimanga caratterizzata da un'ampia superficie destinata al Bio, circa 18,1 milioni di ettari (l'11% del totale delle superfici coltivabili). Nell'ultimo anno infatti la crescita delle superfici destinate all'agricoltura biologica è stata pressoché impercettibile. Addirittura, se consideriamo l'intero vecchio continente, c'è stata una lieve flessione.

La discrepanza che merita un intervento

Questo scenario evidenzia una discrepanza chiara tra le preferenze dei cittadini, che stanno orientando sempre più i loro consumi verso il biologico, e la risposta che viene data a questo bisogno. Serve che l'incremento delle vendite di prodotti bio viaggi di pari passo con l'aumento delle produzioni. Per questo motivo occorrono delle strategie a livello comunitario che sostengano lo sviluppo agro-ecologico.

lunedì 2 marzo 2026

Mercati finanziari, al centro della scena c'è la questione Mediorientale

Gli ultimi eventi geopolitici sono destinati a cambiare il focus dei mercati finanziari nel prossimo futuro. L'attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, con l'uccisione di Khamenei, avrà ripercussioni importanti anche sul fronte economico.

Il club dei mercati finanziari

La scelta delle autorità iraniane di chiudere il passaggio dello Stretto di Hormuz ha già provocato l'impennata delle quotazioni petrolifere. Il prezzo di Brent e WTI è salito ben oltre 70 dollari per barile, mandando in ipercomprato stocastico lento veloce full. Ma l'entità e la durata di tale aumento dipenderà dall'evoluzione degli scenari nei prossimi giorni.

Secondo alcuni osservatori, se questo scenario dovesse andare avanti per diverso tempo, il petrolio potrebbe arrivare anche a 100 dollari e innescare conseguenze pesanti sull'inflazione, e quindi sulle mosse delle banche centrali.

Il calendario degli eventi macro

Al di là delle questioni geopolitiche, la settimana sarà caratterizzata anche da numerosi rilasci macroeconomici. Negli Stati Uniti ci sono gli indici PMI e le vendite al dettaglio, ma anche il report sull'occupazione di febbraio. Proprio alcuni dati macro di recente hanno ridimensionato le previsioni di un prossimo taglio dei tassi da parte della Federal Reserve, fermando così la corsa del dollaro verso quota 98.

Il vecchio continente

I mercati finanziari aspettano aggiornamenti importanti sull'inflazione in Europa. L'indice dei prezzi al consumo è previsto al 1,7%, mentre l'inflazione di fondo dovrebbe essere al 2,1%, leggermente sopra l'obiettivo della BCE (Banca centrale europea). Sono attese in Europa anche le vendite al dettaglio e il Pil finale.
Nel Regno Unito i mercati guarderanno alla dichiarazione di primavera del cancelliere dello scacchiere Rachel Reeves, in calendario martedì.

Il resto del mondo

Appuntamento importante in Cina, dove i mercati finanziari si concentreranno sulle riunioni annuali che serviranno a definire gli obiettivi economici chiave del paese. Numerosi appuntamenti macroeconomici sono in calendario in Australia, mentre la banca della Malesia dovrebbe annunciare la decisione di politica monetaria. In Brasile gli investitori monitoreranno il PIL del quarto trimestre.