venerdì 23 agosto 2019

ETF e investimenti, ecco chi ha ottenuto le performance migliori


Malgrado una forte ondata di vendite sui mercati azionari la scorsa settimana (gli indici hanno corretto in media del 3,5%), gli investitori in ETF possono comunque essere soddisfatti del bilancio annuale del loro portafoglio.

I risultati degli Etf in questi 8 mesi

L'indice elaborato da Fideuram infatti evidenzia un guadagno dal primo gennaio al 19 agosto dell'11,8%. Tuttavia, ci sono segmenti che hanno avuto dei risultati ben più eclatanti, come gli Etf specializzati sul nickel che da inizio anno hanno fruttato agli investitori il 54,2%. Ma sono diversi i fondi che hanno ottenuto performance superiori al 30%. E' il caso ad esempio dei titoli del settore tecnologia, che hanno registrato un progresso del 31,9%, e gli azionari Cina – A shares (+31,3%). Poco sotto la soglia del 30% si sono piazzati gli azionari Russia (+27,2%) e azionari Svizzera large cap (+26,1%).

Complessivamente sono ben 13 gli investimenti in segmenti specializzati di mercato che hanno reso oltre il 25% da inizio anno. Una buona performance l'ha avuta il segmento delle infrastrutture (+25,2%), spinto dal trend di lungo termine degli investimenti nelle infrastrutture in tutte le principali aree del mondo. Bene pure l’immobiliare diretto Usa (+28,9%), la cui performance è legata soprattutto al momentum positivo del settore real estate americano.
Merita una sottolineatura anche il risultato di alcuni investimenti in reddito fisso: obbligazionari a lungo termine (+31,9%), obbligazionari governativi Usd (+25,9%) e obbligazionari corporate Usd (+25,1%).

L'importanza della diversificazione

Questi dati, è bene ricordarlo, rappresentano un risultato passato che non necessariamente garantisce che anche in futuro le cose vadano allo stesso modo. Tuttavia, servono a evidenziare come malgrado ci si trovi in un ambiente in cui le valutazioni azionarie non risultano economiche, si possono comunque individuare nicchie di mercato con interessanti prospettive.

lunedì 19 agosto 2019

Investitori più propensi al rischio nella settimana del simposio di Jackson Hole

Dopo una settimana difficile per i mercati, caratterizzata da una discreta avversione al rischio da parte degli investitori, questo lunedì lo scenario continua ad essere un po' meno fosco. C'è un po' più di slancio da parte dei trader, mossi dalla speranza che le principali banche centrali cerchino di lanciare nuove misure di stimolo per sollevare le loro economie.

Investitori più propensi al rischio

Questo spiega perché beni rifugio come yen e franco svizzero si sono ritirati rispetto al dollaro. Come abbiamo visto sui conti forex bonus senza deposito, la valuta giapponese ha perso quota per la terza sessione consecutiva rispetto, mentre quella svizzera è scesa al minimo di due settimane rispetto al biglietto verde.

L'ottimismo riguardo l'intervento del governo USA per evitare un possibile scenario recessivo (innescato dall'inversione della scorsa settimana nella curva dei rendimenti dei Treasury), è aumentato prima ancora che cominci l'atteso simposio di Jackson Hole, dove i banchieri centrali potrebbero annunciare nuove misure chiave. Anche le notizie in arrivo dalla Germania hanno rincuorato i mercati. Il governo di coalizione potrebbe abbandonare la sua regola di bilancio in pareggio per assumere nuovi debiti e lanciare misure di stimolo.

Consiglio: quando scegliete un intermediario per investire online, valutate anche l'idea di aprire conto broker zero spread forex.

Occhi puntati su Jackson Hole

I mercati adesso sono concentrati sul simposio di Jackson Hole, in programma alla fine di questa settimana. Salvo eventuali altre "bombe" di Trump via Twitter, non ci sono altri grossi eventi in grado di cambiare l'inerzia positiva deglli investitori. Tuttavia è probabile che l'ottimismo degli investitori venga limitato prima del discorso del presidente della Fed Jerome Powell, alla fine di questa settimana. Secondo gli analisti il capo della FED cercherà di rassicurare i mercati nervosi sul fatto che la Fed rimarrà in una posizione di allentamento e preparerà il terreno per ulteriori tagli ai tassi (dopo quello fatto a luglio).

mercoledì 14 agosto 2019

Spese obbligate, le famiglie italiane pagano 7400 euro l'anno


La quota di spese obbligate per le famiglie italiane sta andando in ribasso, pur rimanendo ancora elevata. A evidenziarlo è un’analisi condotta dall’Ufficio Studi di Confcommercio, sull'arco temporale che va dal 1995 al 2019.

L'andamento delle spese obbligate

Nel corso di quasi un ventennio (1995-2013) le spese obbligate erano andate costantemente in salita, arrivando complessivamente a crescere del 5,4%. Negli ultimi anni invece le spese obbligate, ovvero quelle che nessuna famiglia può di fatto evitare, hanno ridotto la loro portata sul totale dei consumi. Il merito di questa discesa è da ricercare nel calo dei prezzi delle materie prime energetiche (gas e petrolio in primis). Tuttavia, nonostante il calo, il totale delle spese obbligate rimane ancora un fardello molto pesante per i cittadini. Infatti ha un’incidenza di quasi il 41% sul totale dei consumi delle famiglie, alle quali costano circa 7.400 euro l’anno pro capite.

Questa analisi permette di valutare, al di là dei mutamenti socio-economici che si sono succeduti nel tempo, le tendenze di fondo nella distribuzione dei consumi tra le spese per le quali si ha poca, o nessuna, libertà di scelta e quelle determinate dai bisogni, dai gusti e dalle abitudini dei singoli consumatori.

Casa mia quanto mi costi

Ma quali sono le spese obbligate maggiori? Inutile dire che la voce più pesante è quella relativa alla propria abitazione. Tra affitti, manutenzioni, bollette, e utenze le spese obbligate arrivano sui 4.200 euro pro capite. Va detto però che negli ultimi anni questo aggregato ha mostrato un ridimensionamento in quota. Cala invece la quota di voci di spesa destinata agli alimentari, passata da circa 3.000 euro pro capite nel 1995 a 2.700 euro nel 2019. La spesa alimentare peraltro continua a calare. Durante tutto questo lasso di tempo è invece cresciuta la spesa per i servizi, che è passata da 2.800 euro a quasi 3.900 euro.

Scende anche la spesa obbligata per mobilità (per calo del prezzo carburanti, assicurazioni e manutenzione), mentre le spese sanitarie hanno avuto di recente una evoluzione più sostenuta rispetto al dato medio dei consumi, che assieme alla crescita dei prezzi, ha determinato un ulteriore aumento dell’incidenza sul totale delle spese obbligate.

venerdì 9 agosto 2019

Borse zavorrate dalla crisi italiana. L'euro però resiste

La questione italiana torna di scottante attualità sui mercati finanziari. La crisi di Governo infatti ha spinto lo spread verso l'alto (a 238 punti), ha affondato Piazza Affari e zavorrato anche le altre Borse europee. Del resto gli analisti finanziari fino a un giorno fa ipotizzavano un ritorno alle urne "non prima della primavera del 2020". Oggi lo scenario è cambiato.

Borse e mercati finanziari

Piazza Affari accusa una perdita del 2,48%, ed ha bruciato in un solo giorno 15 miliardi di euro. Scambi fiume per 2,8 miliardi di euro, insoliti sui mercati finanziari per il mese di agosto. Il Ftse Mib in apertura ha ceduto l'1,61% a 20.505 punti, poi è peggiorato ancora arrivando a lasciare sul terreno intorno alle 14.30 il 2,52% a 20.319 punti. Poi perdite ridotte a -2,2% intorno alle 15.30 e ricaduta a -2,6% con il Ftse Mib a 20.298 punti, attorno alle 16.30. Chiusura infine a -2,48%. Le vendite si sono concentrate sui bancari soprattutto.

In Europa intanto il calo è diffuso in tutte le Borse, non solo per lo spettro delle elezioni anticipate in Italia, ma anche per via delle parole di Donald Trump sui dazi e sulla Fed. Il presidente americano ha detto che le trattative sul commercio con Pechino sono aperte ma per il momento non ha intenzione di concludere un accordo. Cosa che intimorisce i mercati finanziari. L'indice d'area Stoxx 600 cede lo 0,84%. In rosso Francoforte (-1,28%), Madrid (-1,25%), Parigi (-1,11%) e Londra (-0,44%).

Consiglio: quando cercato di entrare nel mondo degli investimenti online, non cercate solo i migliori bonus forex senza deposito.

L'andamento del mercato valutario

Malgrado la crisi italiana, l'euro è riuscito a salire contro il dollaro. Chi conosce i pattern candele giapponesi figure avrà notato che il cambio ha messo a segno una congestione formata da tre barre in inside su una resistenza dinamica di breve periodo. Sale molto lo yen giapponese, sulle tensioni commerciali. Chi ha vissuto una giornata pessima è la sterlina, che cede terreno sui timori sempre più concreti di una Brexit senza accordo.Il pound è scivolato ai minimi da due anni, dopo l'inattesa contrazione del Pil britannico nel secondo trimestre.

giovedì 8 agosto 2019

Produzione industriale della Germania in declino, trema tutta l'Eurozona

I dati sulla produzione industriale della Germania fanno scattare l'allarme anche in Italia, come se non bastassero i guai di politica interna della crisi di Governo.

Il calo della produzione industriale della Germania

Secondo gli ultimi dati macro tedeschi, la produzione industriale in Germania è scivolata a giugno dell'1,5% rispetto al mese precedente. La flessione registrata dall’ufficio di statistica è la peggiore dai tempi della grande crisi, nel 2009. Si tratta del secondo passo indietro in tre mesi, che porta la flessione annua al 5,2%. Ad aggravare il quadro c'è il fatto che i settori più colpiti sono quelli principali della produzione industriale tedesca, ovvero auto, metalli e macchine utensili.

Uno dei motivi principali della flessione della produzione industriale della Germania, va cercato nel calo globale della domanda verso beni industriali tedeschi. Da circa un anno ormia ci sono mercati importantissimi per l’industria dell’auto, come la Cina e gli Usa, che importano sempre meno.

Conseguenze su tutta la Eurozona

Questa flessione rischia di avere una portata enorme. Gli effetti di questa frenata della produzione industriale infatti si faranno sentire a catena sugli tutti gli altri Paesi dell’Eurozona, se non verrà invertita la rotta. Cosa che peraltro, secondo le previsioni è decisamente poco probabile, visto che molte aziende hanno già preannunciato ulteriori riduzioni della produzione nel prossimo trimestre.

L’industria tedesca è fortemente interconnessa con le catene di valore globali. Basti pensare ai danni che derivano ai principali fornitori come la Polonia, la Repubblica Ceca, l’Ungheria. Ma c'è naturalmente anche l’Italia, il cui primo partner commerciale è proprio la Germania, con un interscambio superiore ai 120 miliardi di euro (secondo Istat).

mercoledì 7 agosto 2019

Valuta unica, quanto ci sei costata! Batosta sul reddito degli italiani nel passaggio dalla Lira

Avevamo più di una convinzione che il passaggio dalla Lira all'euro avesse creato un danno a livello di potere di acquisto. Un recente studio tedesco lo conferma attraverso i numeri, evidenziando curiosamente che proprio la Germania è l'unico paese che si è avvantaggiato dell'adozione della valuta unica.

Lo studio sugli effetti della valuta unica


I redditi dei cittadini italiani, ai tempi della Lira stavano messi molto meglio e tra poco diremo quanto. Il Centro per la Politica Europea di Friburgo, ha confezionato un report in occasione del 20esimo anniversario dell'introduzione dell'Euro (1 gennaio 1999). La ricerca dimostra che il bilancio tra guadagni e perdite è in passivo per tutti i paesi, ad eccezione della Germania.

Il passaggio alla valuta unica ha consentito ai redditi tedeschi un incremento di ben 23mila euro. Spalmato su tutto il paese, il guadagno diventa di 1.900.000.000 euro. Guadagni maggiori significano anche consumi maggiori, cosa importantissima per l'economia.

Il danno per l'Italia


Dall'altro lato della classifica, in coda troviamo l'Italia. Il cittadino del Belpaese è quello che ha perso di più per via dell'introduzione della valuta unica. Ha così ragione chi dice che con la Lira gli italiani stavano meglio. Infatti in base al su citato report, ogni italiano ha perso l'equivalente di 150 milioni di lire dal 1999 ad oggi. La perdita complessiva a livello nazionale è stata di 4,3 miliardi di euro. In altre parole, circa 10.000 miliardi delle vecchie lire. Una batosta. Molti altri paesi hanno subito lo stesso contraccolpo. I più colpiti come noi, sono stati Francia e Portogallo.

Attenzioni però a giungere ad una conclusione ovvia e frettolosa, ovvero che uscire dall'euro sarebbe la soluzione. Non è così, non più. Allo stato attuale, tornare indietro sarebbe un disastro ancora peggiore. In poche parole il danno che fu fatto all'epoca non è più rimediabile, è parte di noi e della nostra storia.

lunedì 5 agosto 2019

Mercati finanziari, settimana povera di spunti macro. Occhio vigile sulle questioni geopolitiche

Dopo i fuochi d'artificio della settimana scorsa, quella che è appena cominciata fa partire quella fase blanda dei mercati finanziari che caratterizza il periodo vacanziero di agosto.

Eventi clou per i mercati finanziari

Per il dollaro USD, sul fronte macro si prospetta una settimana relativamente stabile. I mercati finanziari osserveranno i dati macro per riuscire ad avere indicazioni maggiori sulle prossime mosse della FED. Come si può vedere sul calendario economico dei migliori siti per fare trading online, si comincia con i dati PMI ISM in uscita lunedì. Escludendo eventuali deviazioni sostanziali rispetto alle previsioni, il PMI del settore dei servizi sarà probabilmente poco importante per i trader. Un minimo impatto l'avranno pure i dati sulle richieste di indennità di disoccupazione, mentre un interesse maggiore ci sarà per i dati sull'inflazione all'ingrosso in uscita venerdì.

Per il dollaro saranno comunque le situazioni geopolitiche a imprimere la direzione, più che i numeri. La questione della guerra commerciale con la Cina e la tensione con l'Iran rimarranno gli eventi più monitorati su scala globale.

Euro, sterlina e mercati finanziari

Se per il dollaro non sono previsti grossi spunti macro, per l'euro invece le cose andranno diversamente. In questo casi i mercati finanziari hanno diversi spunti di interesse. I dati sul PMI del settore dei servizi saranno importanti, dopo che il settore manifatturiero dell'Eurozona ha evidenziato una contrazione. Attesi anche i report sulla produzione industriale (mercoledì) e i dati commerciali (venerdì). Inoltre la BCE pubblicherà il suo bollettino economico giovedì. Possiamo aspettarci che l'EUR sia sensibile al suo contenuto. Ricordiamo che la coppia EUR-USD ha chiuso la settimana in calo dello 0,18% a $ 1,1108.



Occhio anche alla sterlina, interessata dal PMI del settore dei servizi di luglio, dalle vendite al dettaglio BRC, dai dati sul PIL del 2° trimestre, dai numeri di produzione manifatturiera. Al di fuori dei numeri, qualsiasi novità sulla Brexit dovrà essere attentamente monitorata dai mercati finanziari, perché è questo il driver chiave a breve termine. I migliori segnali forex migliori gratis affidabili continuano a puntare sull'ulteriore deprezzamento della valuta britannica, che ha chiuso la settimana in calo dell'1,79% contro il dollaro, a quota 1,2162.

giovedì 1 agosto 2019

Lavoro e competenze, aziende italiane in difficoltà. Mancano saldatori e carpentieri

Si dice che il lavoro non c'è, ma il paradosso tutto italiano è che accanto a una forte disoccupazione, esiste anche una penuria di figure professionali che le aziende cercano ma non trovano.

Gap tra formazione e lavoro

Una volta completato il percorso formativo, scolastico o universitario, a molti giovani italiani riesce difficile aprirsi un varco nel mondo del lavoro. Il problema sta tutto nelle competenze richieste alle figure professionali, che la maggior parte delle volte non coincidono con quelle offerte ai ragazzi. Per le aziende si tratta dello “Skill shortage”, la penuria di professionalità qualificate. Secondo i dati del sistema informativo Excelsior, il 31% delle aziende ha avuto grosse difficoltà nel reperire 1,2 milioni di contratti di lavoro programmati nei primi tre mesi del 2019.

Si tratta di un problema serio, messo in evidenza da un recente studio dell'OCSE. Su 19 paesi che sono stati presi in esame, l'Italia è quello dove le competenze sono meno allineate con le esigenze delle imprese. Siamo lontanissimi da quello che accade in altri paesi come gli Usa, la Francia, il Regno Unito, l'Olanda e la Germania, dove c'è un allineamento importante (e prezioso per il mondo del lavoro). Secondo un calcolo fatto alla stessa Ocse, se l'Italia dovesse correggere questo skill mismatch, potrebbe ottenere il 10% in più di produttività.

I professionisti che le aziende non trovano

Nel variegato mondo delle professioni, soprattutto alcune mancano sul mercato del lavoro. Le ha individuate un’indagine della multinazionale italiana del lavoro Gi Group. E si tratta anche di figure poco tecnologiche, come manutentori elettromeccanici, carpentieri metallici, elettricisti, verniciatori, saldatori che vanno ad affiancarsi a software engineer, sviluppatori web, programmatori Plc ed hardware e firmware engineer e farmacisti per la grande distribuzione organizzata. Questi disallineamenti sollevano il problema di un gap da colmare con la formazione, cosa che ne' la scuola ne' l'università fanno.

martedì 30 luglio 2019

Bank of Japan, per adesso nessun cambio. Ma è possibile un'altra manovra espansiva

Ancora una volta la Bank of Japan ha deciso di non effettuare alcuna correzione alla propria politica monetaria. La banca centrale giapponese ha infatti confermato (con 7 voti favorevoli e 2 contrari) il tasso di interesse in territorio negativo a -0,10%. E' dal gennaio del 2016 che si trovano a questo storico livello.

Bank of Japan pronta a intervenire

La banca centrale del Sol Levante ha inoltre confermato anche il suo piano di quantitative easing, che ad ottobre 2014 è stato portato 80.000 miliardi di yen l'anno (oltre 660 miliardi di euro al cambio attuale). Va detto che l'istituto guidato da Kuroda ha aperto alla possibilità di fare ulteriori interventi a sostegno dell'economia e dell'inflazione (che è lontanissima dal target del 2%), se sarà necessario.

Dal momento che la decisione della Bank of Japan era ampiamente attesa dai mercati, non c'è stato alcun contraccolpo sullo Yen. Le trading online piattaforme migliori evidenziano che la valuta nipponica ha avuto un piccolo contraccolpo contro il dollaro, ma poi è tornata a scambiare sui valori di ieri, in prossimità del minimo di tre settimane a 108,950.

Va detto che l'attenzione degli investitori è tutta rivolta all'imminente riunione della FED, che dovrebbe tagliare il costo del denaro USA di 25 punti base. Ecco perché le tecniche trading forex intraday oggi sono improntate ad una certa prudenza da parte degli investitori.

Outlook economici e dati macro

Tornando alla Bank of Japan, sono stati resi noti anche gli outlook per l'inflazione e la crescita. La dinamica dei prezzi al consumo è attesa all'1,0% nel 2019, contro l'1,1% stimato in precedenza. Per il 2020 invece si prevede un progresso fino all'1,3% (1,4% l'outlook precedente). E' stato rivista in peggioramento anche la stima riguardo al Pil giapponese: da 0,8% a 0,7% (confermata invece allo 0,09% la previsione per il 2020).

La scorsa notte sono stati resi noti anche alcuni dati macro nipponici. La produzione industriale è crollata del 3,6% rispetto al mese precedente, mentre su base annua il calo è stato del 4,1%, in ulteriore peggioramento rispetto al calo di maggio. La disoccupazione è scesa al 2,3%, con il numero di occupati cresciuto a 67,47 milioni.

sabato 27 luglio 2019

Borsa di Londra, 27 miliardi di dollari per il matrimonio con Refinitiv

Potrebbe presto vedere la luce un colosso degli scambi di strumenti finanziri e dei dati. La Borsa valori di Londra (London Stock Exchange) - che controlla anche Piazza Affari - è infatti in trattative per acquisire Refinitiv Holdings Ltd, fornitore di analisi dei dati finanziari. L'operazione dovrebbe costare 27 miliardi di dollari.

L'operazione della Borsa di Londra

Refinitiv è in competizione con Bloomberg LP, il genitore di Bloomberg News, per fornire notizie, dati e informazioni finanziarie. La società offre prodotti tra cui i terminali Eikon, la piattaforma FXall e il sistema di esecuzione commerciale Redi. Refinitiv è una ex costola del gruppo Thomson Reuters e l'anno scorso il 55% è stato rilevato dal fondo Blackstone, mentre la parte restante è rimasta in mano alla Thomson Reuters Corp (TRI.TO). La valutazione data lo scorso anno è stata di 20 miliardi di dollari incluso il debito.

Secondo una fonte anonima Blackstone potrebbe arrivare, con l’acquisizione di Refinitiv, a raddoppiare approssimativamente il valore del suo investimento originale nella società. Thomson Reuters, che è la società madre di Reuters News, detiene attualmente una partecipazione del 45% in Refinitiv, e tramite un comunicato ha confermato l'esistenza di una trattativa con il London Stock Exchange Group (LSE.L), affermando che sarà titolare di una partecipazione del 15% in LSE se l’accordo andrà a buon fine.

Modalità dell'acquisto

L'operazione dovrebbe avvenire usando come pagamento le azioni LSE, trasformando gli investitori esistenti di Refinitiv in azionisti che sarebbero in possesso di circa il 37% della società e deterranno meno del 30% dei diritti di voto. Le trattative arrivano in un momento in cui di intensificano i dubbi sul ruolo di Londra come centro finanziario in seguito alla Brexit, e dopo che c'è stato già un tentativo - fallito - di matrimonio con la Borsa tedesca, bloccato un paio di anni fa per questioni di concorrenza.

giovedì 25 luglio 2019

Borsa di Milano, guizzo sul gong. Euro ancora in calo sul dollaro

Volumi contenuti e un andamento che oscilla tra denaro e lettera: ecco la giornata povera di spunti della Borsa di Milano, che già si sta calando nel clima da vacanza estiva.

Guizzo finale della Borsa di Milano

Alla fine Piazza Affari ha chiuso in lieve rialzo, grazie ad una accelerata nel finale di seduta. Il FTSE MIB ha terminato a +0,57%, il FTSE Italia All-Share a +0,55%, il FTSE Italia Mid Cap a +0,46%, il FTSE Italia STAR a +0,10%. Se la Borsa di Milano ha piazzato uno sprint sul finale, le principali piazze europee si sono mosse in ordine sparso, con gli indici Pmi del manifatturiero in calo.

I singoli titoli

Alla Borsa di Milano sono stati deboli i titoli bancari, che hanno accusato il tonfo di Deutsche Bank che è scivolata di 1,96% dopo i risultati del secondo trimestre che hanno registrato una perdita superiore alle attese. Diversi operatori hanno adottato una strategia breakout trading pullback. Unicredit cede lo 0,3%, l'altra big Intesa Sanpaolo invece chiude piatta. Male Bper e Ubi, che chiudono in calo di 2,54% e 1,82%.
Sono proseguiti gli acquisti su STM che ha guadagnato il 3,53% all’interno di un comparto high tech europeo ben comprato, sulla scia dei risultati di Texas Instruments con ricavi migliori delle attese nel secondo trimestre. Raccolti i titoli del settore petrolifero. Bene Tenaris (+2,99%) e Saipem (+2,3%).

Dalla Borsa alla valuta

Sul fronte valutario invece, l'euro è sceso ai minimi da due mesi contro il dollaro, a causa dei dati macro deboli che hanno alimentato le aspettative che la Bce si impegni in un allentamento aggressivo della politica monetaria già nel meeting di giovedì. L’euro ha lasciato sul terreno il 2% del suo valore questo mese, e i segnali forex affidabili gratis continuano a puntare sulla debolezza della valuta unica.

Cala anche il dollar index, dopo aver guadagnato per tre sedute consecutive, in vista della riunione della Fed in programma la prossima settimana. Pesa anche la stima flash dell'indice PMI manifatturiero di luglio negli USA, che si è attestata a 50 punti dai 50,6 punti di giugno, sul livello più basso da settembre 2009.

lunedì 22 luglio 2019

Saldi, ancora una delusione. Non funzionano più, ormai è chiaro

Negli anni Novanta l'appuntamento con i saldi faceva felici i negozianti e anche i consumatori. C'era la folla per accaparrarsi lo sconto, coda lunghissime anche ore prima che si alzassero le saracinesche. Oggi lo scenario è molto diverso.

Come sono cambiati i saldi

Anche se non ci sono numeri ufficiali riguardo alle vendite di queste prime settimane di saldi, è evidente che non c'è stato il boom. Anzi, molti negozi grandi città sono rimasti semivuoti in questi giorni. Del resto anche in occasione degli scorsi saldi invernali, ci fu un evidente calo dell’interesse degli italiani. Solo il 48% fece acquisti, ma spendendo solo 118 euro in media a persona.
Cosa è cambiato in questi trent'anni?

Semplicisticamente si potrebbe pensare che la colpa è dei big dell'e-commerce tipo Amazon. Ma in realtà se i saldi non funzionano più non è colpa della concorrenza delle vendite online, ma del modo in cui i saldi erano concepiti un tempo, e come non funzioni più quel concetto adesso. Semplicemente oggi non servono più, in primo luogo perché non c'è più quel rapporto di stretta fiducia tra negoziante e cliente: un tempo c'è era il negozio di riferimento, oggi invece non è più così.

Promozioni che non funzionano più

Anche riguardo alle promozioni, le cose sono cambiate. Ci sono gli outlet che in qualsiasi giorno dell’anno fanno promozioni al 50%. Inoltre - sempre tutto l'anno - i negozi dedicano ai clienti fidelizzati esclusive vendite private, avvisandoli con sms e cartoline. In questo modo quando la clientela occasionale va in negozio il primo giorno di saldi, trova taglie e merce già dimezzate. A questo si aggiunge anche il fatto che la merce di stagione viene spesso esclusa dai saldi e qualsiasi altro sconto, spingendo di fatto il consumatore a rivolgersi altrove (tipo gli Amazon Prime Day di metà luglio).

E' fuori di dubbio, quindi, che oggi l'errore più grande pensando ai saldi sia quello di continuare a fare quello che si faceva in passato.

giovedì 18 luglio 2019

Tasso di interesse, la Sud Corea opera un taglio a sorpresa

La banca centrale della Corea del Sud sorprende i mercati e taglia il tasso di interesse. La BoK ha infatti portato il costo del denaro all'1,50%, con una sforbiciata di 25 punti base.

Tasso di interesse in Sud Corea

Si tratta di un bel dietrofront rispetto alla mossa di novembre scorso, quando il tasso di interesse venne alzato dello stesso importo. Peraltro questo taglio da parte della banca centrale sudcoreana è il primo da maggio 2016. A spingere l'istituto di Seoul in questa direzione è il recente andamento dell'economia e dell'inflazione.

A inizio mese infatti la Banca centrale ha rivisto al ribasso le stime di crescita del PIL, abbassandole al 2,2% (erano originariamente al 2,5%, valore stimato in aprile).
Nel corso del primo trimestre, la crescita economica della Corea del Sud si è contratta dello 0,4% rispetto al trimestre precedente, soprattutto a causa del calo delle esportazioni. Queste ultime stanno risentendo dei timori innescati dalla guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti.

La BoK ha inoltre proceduto al taglio della previsione riguardo all'inflazione, portata dall'1,1% allo 0,7%.

La reazione dello Won al taglio del tasso di interesse

Dal punto di vista valutario, la decisione di tagliare il tasso di interesse non ha avuto grandi contraccolpi. Chi adotta strategie trading intraday forex giornaliero infatti ha visto lo Won coreano rimanere praticamente stabile contro il dollaro. Il cambio Usd-Krw viaggia su quota 1178,0, e nelle scorse settimane ha avuto un rimbalzo dai massimi di due anni toccati a maggio scorso.

Consiglio: prima di investire online sulle valute, studiate bene chi propone gli spread forex broker più bassi.

Possibile un'altra manovra accomodante

Tornando alla Banca centrale di Seoul, va evidenziato come il clima si sia fatto più critico a seguito della decisione del Giappone di controllare le esportazioni di componenti hi-tech verso Seul. Le aziende sudcoreane che saranno maggiormente colpite sono i giganti del settore dell’elettronica, ed è difficile valutare quale sarà l'impatto i queste misure sull'economia del paese e le sue esportazioni.
Secondo gli analisti, la banca centrale sudcoreana potrebbe effettuare un ulteriore taglio dei tassi prima della fine dell'anno.

lunedì 15 luglio 2019

Green economy, l'Italia ci crede sempre di più. Investimenti in crescita e 3 milioni di green jobs

La green economy spinge la competitività. Sembrano pensarla in questo modo sempre più aziende italiane, a giudicare dal rapporto GreenItaly 2018 presentato nei giorni scorsi.

I numeri delle green economy italiana

Nel triennio 2014-2017, ben 345.000 imprese italiane dell’industria e dei servizi hanno investito in prodotti e tecnologie green per ridurre l’impatto ambientale, risparmiare energia e contenere le emissioni di CO2 (o comunque prevedevano di farlo entro la fine del 2018). Praticamente parliamo del 25% delle aziende che operano in un ambito extra-agricolo. Questa quota sale addirittura al 30% nel caso di imprese manifatturiere.

Altri dati sono molto interessanti. Gli investimenti green sono soprattutto caratteristici di quelle imprese che hanno un dinamismo sui mercati esteri superiore al resto del sistema produttivo italiano (34% contro 27%). Inoltre sono imprese che innovano più delle altre, quasi il doppio (79% contro il 43%) e sono aziende che guardano alla tecnologia 4.0 (il 26% contro 11% delle altre). A livello di risultati, i numeri danno ragione a chi ha fatto investimenti green. Tra le aziende che hanno aumentato il proprio fatturato nel 2017, il 32% ha fatto investimenti green contro il 24% nel caso di quelle non investitrici.

Occupazione sempre più alta nella green economy

Il beneficio ovviamente non è solo per le imprese e per l'ambiente, ma anche per l'occupazione. La green economy italiana impiega già 2 milioni 998 mila lavoratori. Il 13% dell’occupazione complessiva nazionale. Un valore che sembra destinato ancora a salire, probabilmente di un altro mezzo milione. Rimane infatti forte la richiesta di ingegneri energetici, agricoltori biologici, esperti di acquisti verdi, tecnici meccatronici o installatori di impianti termici a basso impatto. E' soprattutto l'area della progettazione e della ricerca e sviluppo che spinge il mercato dal green job.

La green economy si sta quindi dimostrando un interessante antidoto contro la crisi, nonché uno stimolo per agganciare e sostenere la ripresa.

giovedì 11 luglio 2019

Federal Reserve sempre più vicina al taglio dei tassi. Dollaro in calo

Continuano a crescere sempre di più le aspettative degli investitori riguardo al taglio dei tassi da parte della Federal Reserve. Le parole pronunciate ieri da Jerome Powell, e la lettura dei verbali dell'ultimo meeting del Fomc, confermano questa solida convinzione. 

Le parole del capo della Federal Reserve

Il presidente della Federal Reserve ha parlato ieri al Congresso, ammettendo che un taglio dei tassi di interesse è sempre più probabile per risollevare l'economia americana. Preoccupano l'inflazione, che viaggia sotto il target del 2% e potrebbe anche "rimanere debole molto più a lungo rispetto a quanto attualmente ci aspettiamo". Ma preoccupano anche le "correnti trasversali nell'ambito del commercio e della crescita economica, che hanno aumentato il clima di interezza". Il capo della banca centrale americana ha concluso dicendo che la Fed è pronta ad agire "in modo appropriato" per sostenere l'espansione economica.

I verbali del Fomc

Questo punto di vista è stato confermato anche dalla lettura dei verbali del Fomc, relativi al meeting tenuto il 18-19 giugno. In quell'occasione la Federal Reserve aveva eliminato dai propri discorsi il concetto di "pazienza", sottolineando di essere pronto ad "agire in modo appropriato per sostenere l'espansione".

Tutto questo rende sempre più probabile che il Federal Open Market Committee (Fomc) effettui un taglio nel prossimo meeting in programma il 30-31 luglio. Lo confermano i FED Funds, che quasi per scontato il taglio dei tassi. Nel frattempo sono addirittura quintuplicate le probabilità che la sforbiciata possa essere di 50 punti base, salite dal 3,3% al 16%.

Le conseguenze sui mercati

Gli ultimi eventi hanno messo le ali all'azionario americano. Come vediamo sui migliori broker italiani autorizzati, l'indice S&P 500 è volato a nuovi record superando per la prima volta la soglia dei 3mila punti, salvo poi ritracciare.

L'atteggiamento della Federal Reserve ha invece penalizzato il dollaro, con la coppia EURUSD salita a quota 1,127, allontanandosi dai minimi di tre settimane toccato nei giorni scorsi. Facendo trading con medie mobili forex, si può inoltre trarre qualche spunto interessante in ottica rialzista. Il biglietto verde perde quota anche contro la sterlina britannica (GBP-USD) e lo yen (USD-JPY), dopo aver toccato il massimo di sei settimane a 108,99. Scende pure il Dollar Index, a 96,877.

martedì 9 luglio 2019

Credito dalle banche, continua la contrazione in Italia

La contrazione del credito è un fenomeno che ormai accompagna l'Italia da diversi anni. Secondo gli ultimi dati pubblicati dalla Banca d’Italia (relativi ad aprile 2019), è sceso a 668 miliardi erogati, malgrado ci fosse un cauto ottimismo circa una ripresa.

La contrazione del credito

Dal 2001 al 2017 il volume di credito concesso si è ridotto del 21%, passando da 914 miliardi a 726 miliardi. Se è vero che una parte di questa ingente riduzione è riconducibile alla cessione o alla cancellazione di prestiti in sofferenza (circa 50 miliardi da gennaio 2018), è altresì vero che non c'è stato una compensazione indotta dall'aumento del credito "buono". Il nostro sistema bancario non ha ancora raggiunto un nuovo punto di equilibrio tale da consentire un rilancio, perché non considera come una priorità la crescita del credito alle imprese. Inoltre il nostro sistema creditizio teme una nuova stagione di nuove sofferenze, dal momento che la ripresa economica (se c'è stata) è davvero molto blanda.

La cosa interessante è che la riduzione del credito sta procedendo in modo non omogeneo, bensì a macchia di leopardo. In poche regioni c'è stata una ricrescita in Friuli, al Sud e nelle Isole, mentre è andata in calo negli assi Piemonte-Lombardia-Veneto al Nord e Toscana-Marche-Umbria al Centro. Sono soprattutto le micro-imprese, ovvero quelle con meno di 20 addetti, ad avere subito il colpo più duro. Per quanto riguarda le piccole imprese è stata penalizzata in modo pesante tutta l’area centrale (23% del totale).

Le piccole imprese sono penalizzate

Emerge senza dubbio un aspetto: le banche si stanno spostando verso imprese di sempre maggiori dimensioni, sostituendo con esse il credito che prima veniva concesso alle piccole imprese. Ciò vale soprattutto nelle regioni più produttive e più indebitate con il sistema bancario.

domenica 7 luglio 2019

Banca centrale, Erdogan licenzia il capo per divergenze di vedute

Ancora una volta la Turchia finisce al centro della tensione, che stavolta si consuma interamente sul fronte interno. Prima del weekend infatti, il presidente Tayyip Erdogan ha deciso di licenziare il governatore della banca centrale turca Murat Cetinkaya.

Cambio al vertice della banca centrale

L'ormai ex capo della banca centrale era entrato in carica nell'aprile 2016, e avrebbe chiuso il suo mandato l'anno prossimo. Il suo posto è stato preso dal vice Murat Uysal, che dovrà gestire subito una patata bollente, in occasione del meeting di fine luglio. Infatti sebbene non siano state rese note le ragioni ufficiali del licenziamento di Cetinkaya, è chiaro a tutto che il motivo sono gli scontri con Erdogan riguardo i tassi di interesse. Il presidente ha sempre chiesto di tagliarli, mentre l'ex governatore si è sempre rifiutato e ha sempre rivendicato l'indipendenza dell'azione della CBRT dal potere politico.

Tuttavia, non aveva fatto i conti con uno dei poteri che la recente riforma costituzionale conferisce al presidente Erdogan, ovvero quello di cambiare il vertice della banca centrale. Finora non era mai stato esercitato, e adesso che Erdogan l'ha fatto i mercati sono sempre più timorosi riguardo l'azione futura della CBRT.

Consiglio: ci sono diverse tecniche da utilizzare facendo investimenti online. Ad esempio la forex hedging strategia cfd.

Il prossimo meeting della CBRT

La politica monetaria turca infatti è questione delicatissima, visto che il paese vive una recessione economica da inizio anno. Inoltre l'inflazione rimane elevata (15,5%) sebbene proprio grazie a Cetinkaya sia scesa notevolmente (era al 25% lo scorso ottobre). L'ex governatore della banca centrale aveva alzato i tassi di riferimento per un totale di 625 punti base l'anno scorso, e li ha portati al 24%. Questo per contrastare l'inflazione e sostenere la Lira. La valuta turca infatti quest'anno sta perdendo il 5% sul dollaro (USD-TRY), dopo il -30% dell'anno scorso. L'indicatore alligator trading forex evidenzia una tendenza al rialzo.

Adesso i mercati si concentrano sul meeting in programma il 25 luglio. Se avverrà il taglio dei tassi voluto da Erdogan, allora i già forti dubbi sull'indipendenza dell'istituto centrale diventeranno certezza.

sabato 6 luglio 2019

Consumo di pane in declino, in Italia in 40 anni è sceso del 66%

Negli ultimi decenni sono fortemente cambiate le abitudini di consumo degli italiani. In special modo con riferimento al pane. Negli ultimi 40 infatti, il nostro consumo pro capite è calato del 66%.

Il calo del consumo di pane

Verso la fine degli anni Settanta gli italiani consumavamo a testa circa 84 kg di pane in un anno. Adesso siamo scesi a 31 a testa. Cosa ancora più preoccupante è che questo trend sta addirittura accelerando, visto che soltanto nell'ultimo decennio abbiamo "perso" 20 chili di consumo di pane a testa. Se un tempo il pane era un caposaldo della nostra alimentazione, adesso siamo al di sotto di molti altre paesi UE.

E' cambiato il nostro modo di alimentarci. Il consumo di pane ha risentito del fatto che sempre più italiani mangiano fuori casa all’ora di pranzo, scegliendo prodotti diversi dal pane tradizionale. Inoltre il pane è uno dei "nemici" dichiarati dei dietologi.

Meno 40% di imprese

Il cambiamento nelle abitudini di consumo ha delle forti ripercussioni anche sul tessuto imprenditoriale. Infatti negli ultimi 40 anni abbiamo perso circa il 40% della produzione di pane artigianale. Oggi in Italia si contano meno di 3000 imprese della produzione, e meno di 1000 punti vendita. Soltanto pochi decenni fa, i forni artigianali avevano circa 2-3 dipendenti a testa e producevano 200 kg di pane al giorno. Oggi invece difficilmente si riesce ad avere anche un solo dipendente.

C'è anche un grosso problema di costi-ricavi. Anche un forno di ridotte dimensioni, oggi deve rispettare norme e regolamenti che comportano costi notevoli,  difficilmente ammortizzabili in tempi brevi o medi. A questo si aggiunge il fatto che mentre il costo di acqua, luce, gas crescono, il prezzo del pane rimane stabile. Diventa così difficile reggere la competizione con la Gdo, ovvero la grande distribuzione organizzata, che utilizza il pane fresco come prodotto civetta per vendere anche altro (che rende di più). Un altro danno deriva dall’importazione del pane congelato dall’Est Europa, di qualità inferiore e a prezzi stracciati.

mercoledì 3 luglio 2019

Riksbank svedese pronta alla stretta nei prossimi mesi

Non sono emerse novità dal meeting di politica monetaria della Riksbank, ovvero la banca centrale svedese. Con un voto unanime è stato infatti deciso di lasciare il costo del denaro a -0,25%, mantenendo invariato anche il piano di acquisto titoli di Stato per 45 miliardi di SEK (fino a dicembre 2020).

La Riksbank preannuncia la stretta

Cosa più importante, il governatore dell'istituto Stefan Ingves ha confermato che è intenzione della Riksbank di operare una stretta monetaria entro la fine di quest'anno o al massimo entro l'inizio del prossimo. Secondo l'istituto svedese i rischi connessi agli scenari internazionali non fanno ritenere possibile una recessione globale, ma comunque potrebbero influire sulle prospettive economiche e sulle prospettive di inflazione della Svezia.

Le previsioni economiche dalla Riksbank sono in chiaroscuro. L'inflazione dovrebbe calare in modo temporaneo nei prossimi mesi, probabilmente anche a causa del recente rafforzamento della Corona sul mercato valutario. Ad ogni modo questo non dovrebbe pregiudicare il raggiungimento del target. Secondo la Riksbank l'inflazione arriverà al 2,2% nel 2020, mentre scenderà al 2% nel 2020 (contro una previsione precedente dal 2,3%). La crescita economica è vista in aumento all'1,8%, ma calerà quella dell'anno prossimo.

Suggerimento: quando si fa analisi tecnica sulle valute, occorre conoscere bene molti strumenti. Ad esempio come funzionano le fan Gann trading Forex.

Sul mercato delle valute

Nel frattempo, come abbiamo accennato poco fa, la Corona SEK prosegue una tendenza all'apprezzamento che è cominciata a metà del mese di maggio, con tanto di figure di continuazione trading in corso di formazione. Tanto contro l'euro che contro il dollaro, la valuta svedese continua a rosicchiare terreno, dopo che è tornata concreta l'ipotesi di una stretta monetaria da parte della Riksbank. La coppia EUR-SEK scende a quota 10,514, mentre la coppia USD-SEK scende a quota 9,3141 (ad aprile scorso era stato toccato il livello massimo da 17 anni).

lunedì 1 luglio 2019

Saldi estivi, si prevede una spesa di 230 euro a famiglia

Dopo la partenza anticipata in Campania (causa Universiadi), i saldi estivi da questa settimana prenderanno il via in tutte le Regioni, cominciando da Liguria e Sicilia.

Saldi estivi ancora di salvezza

L'appuntamento con i saldi estivi è quello più atteso per molte famiglie italiane, giacché consente di fare acquisti a prezzi convenienti grazie ai ribassi applicati dai commercianti. Anche se la data ufficiale di inizio è la stessa per tutti, ovvero il 6 luglio, ogni regione può decidere di anticipare o posticipare questo momento.

Molti commercianti - come segnala il Codacons - per rimediare a un mese di maggio deludente (per via del maltempo anomalo), hanno già iniziato ad applicare sconti e promozioni in anticipo sulla data di inizio dei saldi. Un fenomeno già registrato negli ultimi anni, ma che in questa stagione appare più diffuso. Questo riguarda soprattutto chi opera nel settore degli abiti e calzature. Peraltro i saldi estivi valgono circa il 12% dei fatturati dei fashion store, ed è per questo che si spera di far ripartire la corsa allo shopping e si possa riscontrare un'effervescenza dei consumi.

Secondo l'Ufficio Studi di Confcommercio, i saldi estivi "cattureranno" circa 15,6 milioni di famiglie. Ognuna di esse spenderà in media quasi 230 euro in capi scontati. La spesa pro capite sarà di circa 100 euro, e il controvalore complessivo delle compere da saldi estivi arriverà a 3,5 miliardi di euro.

Obblighi a carico dei commercianti

Secondo la legge, i saldi estivi possono essere applicati soltanto ai prodotti di carattere stagionale e quelli che possono subire un notevole ribassamento del prezzo se venduti durante una certa stagione o entro un breve periodo di tempo, poiché molto legati alla moda. Le leggi prevedono inoltre obblighi precisi a carico dei commercianti, che ad esempio devono indicare sempre il prezzo iniziale e la percentuale dello sconto, anche se è facoltativa l'indicazione del nuovo prezzo di vendita ottenuto con lo sconto. Inoltre l'esposizione delle merci in saldo e a prezzo pieno vanno fatte in reparti o zone diverse, per evitare che i clienti possano confonderli.

venerdì 28 giugno 2019

Petrolio in frenata: occhi sul G20 e il meeting dell'OPEC

Dopo una fortissima ascesa, i prezzi del petrolio WTI hanno cominciato a frenare sulla soglia dei 60 dollari al barile. Il Brent invece ha rallentato a 66.

L'OPEC rinnoverà i tagli alla produzione di petrolio

L’ascesa dell'oro nero aveva portato a recuperare oltre il 15% in poco più di due settimane, mandando ai matti l'indicatore Supertrend trading system. Ma adesso gli occhi degli investitori sono tutti rivolti a quanto deciderà l'OPEC+ nella riunione in programma settimana prossima. In un contesto in cui è l’incertezza a dominare la scena, è scontato che il cartello dei Paesi esportatori e i maggiori produttori decideranno per rinnovare i tagli produttivi.

Il piamo messo in campo per ridurre la produzione di 1,2 milioni di barili giornalieri potrebbe addirittura essere incrementato. Tra gli operatori si parla infatti di una riduzione supplementare di 600 mila barili giornalieri. Il problema da affrontare è relativo alla domanda debole. Secondo le recenti stime dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, le richieste di petrolio cresceranno di 1,2 milioni di barili al giorno, contro gli 1,4 stimati a inizio anno.

Consiglio: prima di effettuare investimenti online, studiate bene le piattaforme migliori classifica siti trading, per scegliere la più adatta in base alle vostre esigenze.

Il meetind Cina-USA in Giappone

Un evento importantissimo - sul fronte della domanda - sarà l'incontro tra Trump e Xi Jinping. Lo scontro commerciale USA-Cina ha infatti avuto effetti dannosi per la domanda di petrolio, e una eventuale schiarita farebbe felici i produttori. Trump ha lasciato aperta la porta alla possibilità che un accordo possa essere raggiunto durante il G20 del weekend in Giappone, ma ha detto che imporrà nuovi dazi alla Cina se non si raggiungerà un accordo commerciale con il leader cinese Xi Jinping. Scenario questo che sarebbe durissimo per le quotazioni del petrolio.

Sul fronte dell'offerta invece, i prezzi potrebbero beneficiare delle tensioni con l’Iran e alla difficile situazione in Venezuela.

mercoledì 26 giugno 2019

Conti in rosso, la situazione delle famiglie si è aggravata in 10 anni

Le famiglie con i conti in rosso sono cresciute del 53% nell'ultimo decennio, aumentando di conseguenza il rischio di essere esposti a usura. In questi anni di persistente crisi economica e finanziaria, molte famiglie (ma anche imprese) sono state attratte dal circuito illegale e drammaticamente pericoloso del credito illegale.

Conti in rosso: i numeri

L'allarme è stato lanciato dalla Consulta Nazionale antiusura, che ha illustrato la situazione drammatica delle famiglie italiane dopo gli anni della crisi economica del 2007-2009. Quelle che avevano conti in rosso dieci anni fa erano 1,27 milioni circa. Oggi invece sono salite a 1,96. Inoltre negli ultimi 8 anni ben 527mila case sono state vendute all’asta. Numeri che fanno venire i brividi.

I cambiamenti nel sistema bancario hanno aggravato il problema. Infatti ha stretto le maglie della concessione di credito, incrementando il tasso di insolvibilità e creando allo stesso tempo gli spazi di domanda del credito non soddisfatta. Ed è lì che s'è infilata la criminalità organizzata, offrendo prestiti a caro prezzo.

La Legge negli ultimi anni è intervenuta per sostenere soprattutto le aziende, ma occorre aiutare anche le famiglie. Servono immediate politiche che favoriscano la riduzione del debito delle famiglie e allo stesso tempo il loro accesso agevolato ai benefici del welfare. Bisogna cioè favorire il riequilibrio dei loro conti.

Situazione drammatica nel Meridione

Le famiglie con i conti in rosso, e quindi più esposte a usura, si trovano in prevalenza nel Meridione. E' grave la situazione in diverse zone del calabrese (Reggio e Crotone in modo particolarmente drammatico) e in sette province siciliane. Ma anche quelle pugliesi, e Potenza per la Basilicata. In tutto il Sud, soltanto Benevento e Avellino si salvano. All'altro capo della classifica ci sono le zone meno esposte a usura. Folta presenza di province del nord-est (9), nord-ovest (11), poi vengono centro-nord e la Capitale (6).

lunedì 24 giugno 2019

Euro-dollaro ai massimi di 3 mesi in avvio di settimana

L'euro-dollaro parte al rialzo questa settimana, e si porta ad un massimo di 3 mesi. Il sentiment degli investitori sul biglietto verde è ancora tiepido, soprattutto dopo che la Federal Reserve ha fatto intendere la scorsa settimana, che potrebbe presto tagliare i tassi di interesse.

Il balzo dell'euro-dollaro

L'euro ha così prolungato il suo ottimo momento (sostenuto anche dai dati positivi sull'attività commerciale francese e tedesca), piazzando un incremento dell'1,4%. L'euro-dollaro è salito fino a 1,139 nei primi scambi asiatici. Si tratta del livello più alto dal 22 marzo. Chi adotta strategia forex 30 minuti trading sta continuando a puntare sulla valuta unica.

L'indice del dollaro (che misura le variazioni del greenback rispetto a un paniere di sei valute principali) è verso 96,1. Venerdì scorso aveva toccato 96,093 venerdì, il minimo dal 21 marzo. Il biglietto verde è reduce da tre sedute consecutive in negativo.

Appendice tecnica: uno degli strumenti più interessanti per fare operazioni online è la strategia bande di Bollinger e MACD forex.

Le spine della BCE e la politica monetaria

Per quanto riguarda la valuta europea, va sottolineato però come la situazione non sia così entusiasmante. La UE ha ancora un problema irrisolto che è il debito dell'Italia, nonché un ritmo di crescita molto blando. Come ha fatto la FED, anche la Banca centrale europea ha aperto la porta ad un nuovo possibile allentamento della propria politica monetaria. Cosa grave però, è che la banca centrale europea già impiega una politica del tasso di interesse negativo, e non ha molto altro margine per stimolare l'economia. La Fed invece ha un ampio margine di manovra, visto che nel 2018 ha alzato per ben 4 volte il tasso di interesse.

Occhio al G20

Attenzione agli eventi di questa settimana. Dopo mesi di tira e molla tra Washington e Pechino, il prossimo vertice G20 in Giappone potrebbe mettere attorno al tavolo il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e il presidente cinese Xi Jinping. Qualora dovessero arrivare dei progressi nei colloqui commerciali, il dollaro potrebbe volare di nuovo.

venerdì 21 giugno 2019

Deutsche Bank, bufera in arrivo? Indagini negli USA su riciclaggio

Il mondo delle banche è scosso dall'ennesimo caso molto spinoso. Stavolta la tegola si è abbattuta sul Deutsche Bank. Il colosso tedesco sarebbe infatti nel mirino delle autorità di controllo americane, per riciclaggio di denaro e altri reati di matrice finanziaria.

Il caso Deutsche Bank

A riferire la notizia è il New York Times, ed anche se non c'è stata alcuna conferma ufficiale, la notizia riportata dal quotidiano newyorkese è così dettagliata da far escludere l'ipotesi di una bolla di sapone. Peraltro, come vedremo a breve, ci sono alcuni aspetti che fanno pensare che la vicenda in cui è coinvolta Deutsche Bank cosa non passerà certo inosservata.

Sotto la lente di ingrandimento delle autorità americane sarebbero finite una serie di operazioni che sono state poste in essere tra il 2016 e il 2017. In sostanza sarebbe accaduto che alcune transazioni sarebbero state messe all'attenzione dei vertici in quanto giudicate molto sospette. Tuttavia, l'allora funzionaria della compliance del gruppo Tammy McFadden, avrebbe ignorato queste segnalazioni, e addirittura sarebbe stata cacciata proprio la dipendente che le aveva effettuate.

Entra in ballo anche Trump

Come se questo non fosse già grave, a rendere la cosa più scottante è che alcune di queste transazioni problematiche sarebbero legate al presidente USA Trump e anche a suo genero (e consigliere) Jared Kushner. Va peraltro ricordato che all'inizio di giugno, un gruppo di senatori del Partito Democratico americano aveva chiesto alla FED di effettuare delle approfondite indagini sul rapporto proprio tra la Deutsche Bank, il presidente Trump e il genero Kushner. Coincidenza oppure no?

Finora non è arrivata alcuna conferma di indagini per violazione della legge sul riciclaggio a carico di Deutsche Bank, e il gruppo bancario ha rifiutato di commentare l'articolo del NTY. Però si sarebbe limitato ad affermare di essere impegnato a collaborare al massimo con le autorità americane.

mercoledì 19 giugno 2019

Prezzo del greggio, sta cominciando un nuovo rally?

I nuovi spiragli di ottimismo sul fronte commerciale USA-Cina, hanno messo le ali al prezzo del greggio. Nella sessione di martedì, loro nero ha registrato il maggior guadagno degli ultimi cinque mesi.

I driver del prezzo del greggio

La spinta al prezzo del greggio è arrivata dopo un tweet di Donald Trump, in cui il presidente americano riferiva di una "ottima conversazione telefonica" col presidente cinese Xi Jinping, con il quale è in agenda un incontro al prossimo G20 in Giappone. I mercati hanno visto un segnale di disgelo in questo messaggio, con tutte le conseguenze del caso. Ad esempio la crescita dell'economia globale, che a sua volta è il motore della crescita della domanda di petrolio (che l’Agenzia internazionale per l’energia vede meno tonica dell’offerta).

BCE e FED

Ha avuto il suo peso anche il messaggio lanciato da Draghi (BCE) di fornire nuovi stimoli monetari. Anche questo è un fattore rialzista per il prezzo di greggio. Per questo stesso motivo oggi gli investitori guarderanno con molta attenzione al messaggio che invierà la FED questa sera, dopo il suo meeting di politica monetaria.

Da qui si spiega il rally dell'oro nero nella giornata di martedì. Il Wti è tornato a superare 54 dollari al barile al New York Mercantile Exchange (Nymex), come abbiamo visto sulle piattaforme dei broker spread più bassi. Invece il Brent, che aveva iniziato la seduta in flessione, ha chiuso a quota 62,14 dollari (+2%).

Annotazione: quando si fanno investimenti online, è bene conoscere alcune figure note. Ad esempio il triangolo di continuazione inversione.

L'OPEC+ e il meeting di luglio

In questo scenario bisogna inquadrare anche il meeting di metà anno dell'OPEC+. In questo momento sembra probabile un accordo nel proseguire i tagli produttivi, anche se il "cartello" fatica a fissare un appuntamento per rinnovare gli impegni, tanto che il vertice previsto per il 25 e 26 giugno a Vienna si avvia a slittare al prossimo mese. Quando? Dopo diverse trattative incrociate con Mosca e Teheran, sul sito dell'OPEC si parla del 1 e 2 luglio.

lunedì 17 giugno 2019

Imposte sugli immobili, prima scadenza per IMU e TASI. E il rischio aumento c'è

Ultimo giorno utile per adempiere ai primi obblighi fiscali sugli immobili. Il 17 giugno infatti scade il termine per pagare l'acconto di IMU e TASI (pari al 50% del totale), mentre il saldo di queste imposte dovrà essere pagato entro dicembre.

Appuntamento pre-estivo con le imposte

Si tratta di appuntamento importanti per lo Stato, visto che gli assicurano più di 20 miliardi di introiti. Per questo primo appuntamento con le imposte, i contribuenti non si trovano di fronte ad alcuna brutta sorpresa. L'acconto che hanno pagato l'anno scorso, sarà uguale anche quest'anno se non è cambiata la quota di proprietà o il periodo. Stesse aliquote, stesse imposte. Anche se in agenda non sono previsti aumenti per due tasse, lo scenario potrebbe cambiare in modo forte da qui a dicembre, ovvero il mese del pagamento del saldo.

Niente più blocco delle aliquote

Nell'ultima Legge di Bilancio infatti non c'è più traccia del blocco delle aliquote, che ormai durava da 4 anni. Questo significa che i comuni hanno la facoltà di aumentarle, sia pure entro i limiti consentiti dalla legge. Chi vive in comuni che già applicano le aliquote massime, non potrà imbattersi in brutte sorprese. Ma per tutti gli altri il rischio di subire una stangata è concreto. Per non dire molto probabile.

Occorre partire da una considerazione: in Italia ci sono oltre 400 comuni in dissesto o pre-dissesto, e di fronte alla possibilità di alzare gli introiti delle imposte locali, è facile immaginare che non si faranno sfuggire questa occasione. Del resto c'è già un esempio concreto, in materia di imposte sul reddito. Lo sblocco delle addizionali deciso dall’ultima legge di bilancio, ha infatti spinto l'Irpef locale verso l'alto in 600 Comuni.

Non resta quindi che aspettare e incrociare le dita, aspettando di conoscere l'aliquota da applicare tramite le delibere comunali che le amministrazioni sono tenute a pubblicare entro il 28 novembre sul sito del ministero dell’Economia.

venerdì 14 giugno 2019

Petrolio, impennata dei prezzi a causa della crescente tensione USA-Iran

La tensione USA-Iran nel Golfo dell'Oman scuote il mercato del petrolio, provocando una rapida impennata dei prezzi di Brent e WTI.

Lo scontro nel cuore del petrolio

Washington e Teheran si sono reciprocamente accusate di essere responsabili dell'attacco alle due petroliere (una giapponese e una norvegese) nella zona del Golfo dell'Oman, tra l’Iran e lo stretto di Hormuz. Si tratta di una zona normalmente considerata più sicura, ma al tempo stesso importantissima visto che da lì transita circa un quinto del consumo globale di petrolio. Si tratta del secondo attacco a cargo petroliferi nel giro di un mese nel Medio Oriente.

Il segretario di stato Usa Mike Pompeo aveva subito puntato il dito contro l'Iran, accusandolo di voler aumentare le tensioni e creare sempre più instabilità nella regione. Dal canto suo l'Iran ha negato qualsiasi coinvolgimento, accusando gli Stati Uniti di aver ordito una "campagna iranofoba". Queste nuove tensioni in Medio Oriente si sono intensificate da quando Donald Trump ha ritirato gli Usa dall’accordo sul nucleare con l’Iran, ripristinando le sanzioni contro Tehran.
Approfondimenti: è interessante osservare l'andamento delle quotazioni del petrolio tramite il ventaglio di Gann (fan).

Il mercato spinge il petrolio

La reazione del mercato petrolifero è stat immediata. Su markerts abbiamo visto il prezzo del WTI salire a 52,50 circa, mentre il Brent è arrivato verso i 62 dollari al barile dopo aver toccato anche i 62,6 (qui c'è la guida markets.com cos'è come funziona).

A sostenere la quotazione dell'oro nero c'è anche l’eventualità che i paesi Opec siano prossimi a un accordo per protrarre i tagli alla produzione di greggio (i tagli avrebbero dovuto portare a un equilibrio tra domanda e offerta nel 2017, ma siamo nel 2019 e l’obiettivo non è ancora stato raggiunto). Appena il giorno prima il petrolio aveva segnato i minimi da 5 mesi, dopo l’inatteso aumento delle scorte settimanali statunitensi e le previsioni deboli sul versante della domanda mondiale.

mercoledì 12 giugno 2019

Fisco, gli italiani gradiscono la "pace". Oltre 1,7 milione di domande, prorogata la scadenza

Il rapporto tra gli italiani e il Fisco non è mai stato facile. Colpa soprattutto di una pressione fiscale sempre terribilmente elevata. Ma è colpa altresì del fatto che la maggioranza che paga le tasse, le subisce così elevate perché ci sono tanti che le evadono.

La pace con il Fisco

L'idea di un Fisco che ti tende la mano allora piace. Lo dimostra l'andamento della "pace fiscale", la sanatoria delle cartelle introdotta dal decreto fiscale e dalla Legge di Bilancio 2019. Si tratta di un progetto ampio e articolato che prevede quattro diverse opzioni di chiusura dei debiti e delle cartelle. Una di queste è il "saldo e stralcio", per i contribuenti con ISEE di valore non superiore a 20.000 euro. Consente di pagare il debito maturato tra il 2000 e il 2017 con tre diverse aliquote, dal 16% al 35% in base al valore dell’ISEE presentato.

Alla data del 30 aprile scorso, gli italiani avevano presentato ben 1,7 milioni di domande per accedere alla "pace fiscale", riferibili a una platea di circa 1,5 milioni di contribuenti. Un successo. I numeri record riguardano la "rottamazione ter" e il "saldo e stralcio" (332mila), con 12,9 milioni di cartelle rottamate pari a 38,2 miliardi di euro. Il valore di carico complessivo è pari a 38 miliardi di euro. La base effettivamente riscuotibile dalla rottamazione ter è di 21,1 miliardi, mentre per il "saldo e stralcio" l’importo da cui partire è 6,5 miliardi.

Gettito ipotetico e possibile

Ma quanto potrà entrare nelle casse dello Stato? Non tutto il maxi-importo sarà ovviamente gettito. Complessivamente quindi 27,6 miliardi di euro sono la base di riferimento per calcolare il possibile gettito che giungerà al Fisco italiano. Intanto visti i numeri, le Commissioni Bilancio e Finanze della Camera hanno dato il via libera alla riapertura dei termini per entrambi i provvedimenti, rispetto alla scadenza del 30 aprile scorso. adesso la nuova scadenza è posticipata al 31 luglio prossimo.

lunedì 10 giugno 2019

Oro in rally, giugno è cominciato con il piede sull'acceleratore

L'inizio del mese di giugno è stato brillante per l'oro, che ha preso il volo parallelamente ai listini azionari Usa. Il metallo prezioso è salito rapidamente oltre quota 1.300 dollari per oncia, perché gli investitori sono preoccupati per le tensioni commerciali sino-americane e le conseguenze che potrebbero esserci sull’economia globale. Ad aggravare il tutto c'è stata pure la minaccia di Trump (parzialmente rientrata) di imporre dazi anche al Messico.

Oro e guerre commerciali

L'oro si è quindi ripreso il suo ruolo di bene rifugio contro gli effetti negativi dell’attuale crisi geopolitica. L'elemento che spaventa più di tutti i mercati è la disputa tra Stati Uniti e Cina, che a dispetto degli sporadici sprazzi di ottimismo, ha preso invece una brutta piega. Le quotazioni dell’oro hanno però cominciato a crescere quando a questo fronte caldo se n'è aggiunto pure un altro, ovvero quello riguardante i dazi doganali contro il Messico. Almeno sotto questo aspetto è stata sancita una tregua, che per adesso ha scongiurato questa misura.

Intanto però, chi conosce cos'è il trading sui mercati otc, avrà visto le quotazioni ask e bid sull'oro andare verso l'alto. Il metallo prezioso si è infatti spinto fino ai massimi da oltre un anno, raggiungendo un picco a circa 1350 dollari. Il guadagno settimanale ha superato il 3%, cosa che non si vedeva da aprile 2016.

Consiglio: per fare trading in modo efficace occorre saper padroneggiare bene alcuni concetti, come Buy stop e sell stop.

Le politiche monetarie

C'è da aggiungere che i timori dei mercati si sono acuiti sulla scia delle decisioni di politica monetaria, in particolare quelle della Fed. Il presidente Jerome Powell ha acceso le aspettative di un taglio dei tassi di interesse a breve. Prospettiva che venerdì si è rafforzata dopo i i dati sull’occupazione Usa, alquanto deboli. Alcuni analisti credono che la Fed dovrà abbassare i tassi di interesse per compensare il ritmo sempre più lento della crescita economica.

giovedì 6 giugno 2019

Lavoro per 236mila, ma non ci sono figure altamente specializzate

Esiste un fabbisogno di lavoro in molti settori dell'economia italiana, che non riesce ad essere appagato. Sembra strano dirlo in un paese che affronta il cronico problema della disoccupazione, ma è proprio così.

Il lavoro che chiama ma nessuno risponde

lavoroMolti dei marchi più prestigiosi del "made in Italy", nel prossimo lustro potrebbero aver bisogno di circa 236mila figure professionali. Ma si stima che circa due terzi di essi non sono reperibili sul mercato del lavoro. Manca il personale qualificato di alto livello. Il problema attraversa in modo trasversale molteplici settori. Dal design al settore alimentare, dall’automotive alla moda. Servirebbero profili tecnici e professionali, progettisti, meccatronici, tecnici della vinificazione, guide enogastronomiche; pellettieri, tessitori, sarti, ecc ecc.

Le scelte scolastiche sbagliate

Il problema riguarda le scelte formative dei ragazzi. Il 65% circa di essi dopo la scuola decide di frequentare un liceo, solo il 30% si indirizza verso un istituto tecnico, e appena il 15% sceglie un istituto professionale. Eppure il mercato del lavoro richiede tutt'altro. Il mercato del lavoro collegato alla formazione liceale è da tempo ingolfato, mentre le categorie quelle tecniche e professionali hanno continuo bisogno di lavoro. Eppure da noi certe attività vengono viste come meno attraenti.

Riguardo alla formazione scolastica c'è un dato eclatante: in Italia gli iscritti agli istituti tecnici superiori sono appena 10mila, in Germania circa 880mila, mentre in Francia 240mila. Ecco perchè molte aziende hanno già creato al loro interno laboratori di istruzione e apprendistato per formare in casa i propri professionisti del futuro. Altre hanno avviato percorsi di collaborazione stretta con gli istituti tecnici e professionali. Ma è chiaro che occorre un tavolo di lavoro istituzionale sul tema della formazione, nonché campagne di comunicazione per sensibilizzare e raccogliere contributi e interventi.

martedì 4 giugno 2019

Costo del denaro, l'Australia effettua un nuovo taglio di 25 pb

Non è giunta nessuna sorpresa dalla RBA, la banca centrale dell'Australia. L'istituto ha infatti deciso di ridurre di 25 punti base il costo del denaro, portandolo così al nuovo minimo storico di 1,25%.

Le motivazioni del taglio al costo del denaro

Ma cosa ha indotto la RBA a operare il taglio del costo del denaro per la prima volta dal 2016? Essenzialmente il rallentamento dell'economia e dell'inflazione, ma anche la volontà di stimolare la crescita dell'occupazione. La banca centrale ritiene che esistano dei rischi per l'economia globale, provenienti dalla guerra commerciale. Inoltre le maggiori incertezze che si respirano sui mercati, stanno condizionando i piani di investimento in diversi paesi. Secondo la banca centrale australiana, la crescita del Pil nazionale sarà del 2,75%, sia per il 2019 che per il 2020. L'inflazione attesa è invece pari all'1,75% per quest'anno, al 2% nel 2020 e più alta negli anni successivi.

La reazione dei mercati

I mercati hanno reagito in modo tiepido alla decisione della RBA di tagliare il costo del denaro. Infatti si trattava di una decisione abbondantemente attesa e già "prezzata". Per questo motivo il dollaro AUD non ha avuto alcun sussulto e non ha scaldato la sessione di chi fa forex day trading (che cos'è). Semmai è stato avvertito un po' di più il dato deludente sulle vendite al dettaglio. Ad aprile infatti sono scese dello 0,1% su base mensile, mentre su base annua la crescita ha rallentato al 2,8%.

Suggerimento: occorre sapere gli effetti a cui si va incontro, quando un trader acquista un'opzione vanilla al prezzo bid ask.

Ad ogni modo, la coppia Aud-Usd si è apprezzata fino a toccare 0,6993, ovvero il massimo dal 13 maggio, ma in seguito è tornata in equilibrio verso la parità giornaliera. Bisogna evidenziare che la valuta australiana sta traendo beneficio (in quanto commodity currency) dal recente dato sul Cina Caixin PMI, che ha mostrato segnali di tenuta della seconda più grande economia del mondo.