giovedì 9 luglio 2020

Economia Europea, Merkel in pressing: sul Recovery Fund accordo entro l'estate

Il nodo Recovery Fund è in cima alla lista delle priorità della UE, come ha sottolineato la cancelliera Merkel nel suo primo discorso da presidente di turno (è cominciato il semestre tedesco). Bisogna accelerare sul piano di aiuti all'economia europea, devastata dal coronavirus. Magari arrivando all'approvazione entro l'estate.

Il rilancio dell'economia europea

La cancelliera si rallegra che la Commissione abbia aderito a proposta franco-tedesca. "Sosteniamo la dote da 500 miliardi per tutta l’Europa". Merkel ha chiarito che il fiume di risorse che annaffierà l'economia europea non verrà "investito solo per tornare a dove eravamo. ma per andare verso il futuro". Ha poi spiegato di voler mantenere una stretta collaborazione con il Parlamento europeo, dove nelle prossime settimane passerà il piano sul prossimo bilancio europeo e sul Recovery Fund. Servirà l'approvazione dell'Assemblea per andare avanti, e tuttavia Merkel ammette che "le posizioni degli stati sono distanti". Insomma, l'UE resta spaccata sul piano di aiuti.

Una UE più forte

Sotto questo aspetto, la Merkel lancia un invito a tutti i paesi membri: "Bisogna trovare un accordo rapidamente, mi auguro entro l’estate. Siamo disposti a compromessi ma occorrono compromessi anche da parte vostra (dei parlamentari europei, ndr) per fronteggiare una situazione straordinaria. L'economia europea è stata fortemente scossa. Milioni di posti di lavoro si sono persi, i cittadini hanno vissuto la paura e ora hanno bisogno del nostro sostegno. L'Ue può uscire rafforzata solo se è disposta a cercare soluzioni comuni, se si è disposti a capire la prospettiva dell’altro, nessuno esce da solo dalla crisi. Saremo più forti di prima".

Brexit e Web Tax

La Merkel ha parlato anche di un altro tema molto caldo, ovvero la Brexit. Ha auspicato di raggiungere un accordo entro l’anno, anche se è palese che i progressi fatti sono davvero pochissimi. Inoltre ha parlato di emissioni. "Dobbiamo andare verso un’economia a emissioni zero. Per me è importante che la neutralità del clima". Ha poi ribadito il peso di una rivoluzione tecnologica della Ue. Infine, ha fornito pieno appoggio alla vicepresidente della Commissione Margrethe Vestager sulla web tax, la tassa sui ricavi dei colossi del digitale.

lunedì 6 luglio 2020

Azionario asiatico in forte ascesa. Le Borse scommettono sulla ripartenza

E' cominciata con il piede giusto la settimana dei listini azionari asiatici. Dopo la frenata di venerdì scorso, anche per via della chiusura di Wall Street (per la festa dell'Independence Day), in Asia il mercato azionario parte bene. Merito soprattutto della piazza di Shanghai, che rimbalza e si trascina con sé tutte le altre.

Azionario della Cina in forte rialzo

In Cina le Borse fanno registrare guadagni importanti in questo primo lunedì del mese di luglio. Alla Borsa di Shanghai l’indice Shanghai composite (SSEC) ha chiuso in positivo del +5,45% a 3.324,59 punti base. Anche la Borsa di Shenzhen ha maturato un netto guadagno pari al +3,82%. Per entrambe le borse cinesi si tratta del guadagno più alto in una sola giornata nelle ultime 52 settimane. Chi conosce cosa sono le opzioni vanilla, potrebbe considerare di investire anche in questo modo.

Dati macro e PBoC

L'attenzione degli investitori si focalizza sui dati macroeconomici che hanno evidenziato dei segnali incoraggianti. Il riferimento è soprattutto al report sul mercato del lavoro americano, che ha evidenziato una crescita a sorpresa degli occupati. Rimangono comunque le preoccupazioni per l'andamento dell'epidemia negli Usa. Fanno meno paura ai listini azionari invece le tensioni tra Washington e Pechino, che si sono spostate sul fronte militare. In Cina i mercati scommettono su nuovi interventi da parte della People's Bank of China (PboC), mentre l'apparente contenimento dell'epidemia di coronavirus da parte di Pechino contribuisce a sostenere la fiducia degli investitori.

Suggerimento: tra le tante valutazioni che un investitore dovrebbe fare - non solo dell'azionario - è puntare sugli ETF paesi emergenti, perché offrono interessanti spunti di crescita.

L'andamento delle piazze asiatiche

Complessivamente, l'indice MSCI Asia-Pacific - che esclude il Giappone - ha guadagnato oltre l'1%. Si consolida così sui massimi da febbraio. Performance positiva anche per la Borsa di Tokyo, dove il Nikkei 225 guadagna l'1,83%, il livello più alto dal 10 giugno. Invece il più ampio Topix avanza dell'1,60%. L’azionario nipponico ha guadagnato terreno sui segnali di un recupero dell’economia cinese che hanno sostenuto le compagnie di spedizioni e i produttori di acciaio.

giovedì 2 luglio 2020

Tasse, in arrivo lo sconto sull'IMU per chi paga con addebito bancario

Potrebbe cambiare qualcosa tra gli italiani e una delle tasse più controverse, quella sugli immobili. E' infatti in arrivo un meccanismo che dovrebbe premiare con uno sconto chi paga correttamente l'IMU, stanando al contempo i furbetti.

Le novità sul fronte tasse

In commissione Bilancio alla Camera è stato infatti approvato un emendamento collegato alla domiciliazione bancaria delle entrate tributarie e patrimoniali, come l'IMU appunto. Chi effettuerà i pagamenti in questo modo, facendosi addebitare direttamente le cifre sul proprio conto, otterrà uno sconto fino al 20% sulle aliquote e le tariffe. Questo emendamento inserito nel decreto Rilancio, lascia però facoltà ai singoli Comuni, che potranno scegliere se applicarlo o no, con una apposita delibera.

Interessati 25 milioni di contribuenti

Lo scopo di questa novità è colpire i furbetti della tassa sul mattone, premiando invece chi si dimostra onesto. La platea di possibili beneficiari potrebbe arrivare a circa 25 milioni di contribuenti. E questo limitandosi soltanto all'applicazione dell'IMU, il cuo "sommerso" viene stimato in 5 miliardi. Peraltro potrebbe rendere un po' meno antipatica questa tassa. La nuova Imu infatti, alla quale viene incorporata la tassa sui servizi indivisibili dei comuni (Tasi), è tra le imposte che meno vengono sopportate. Il motivo? Colpisce i contribuenti per il solo fatto di possedere un bene, che peraltro è stato comprato con molti sacrifici. Peraltro è una tassa che non colpisce i ricchi, ma per il 41% anche semplici dipendenti e pensionati.

Oltre che dare un contributo alla lotta all'evasione fiscale in Italia, lo sconto darebbe un po' di ossigeno alle famiglie. In alcune grandi metropoli come Roma e Milano, il taglio garantirebbe in media un risparmio di circa 400 euro l’anno. A Genova o Torino si scende a circa 350 euro. Se poi il versamento è per prime case cosiddette di lusso, come ville, castelli e abitazioni signorili, ubicate in un capoluogo di provincia, il costo medio è di 2.610 euro, con punte di oltre 6mila euro nelle grandi città.

lunedì 29 giugno 2020

Mercati finanziari, fari puntati su Non-Farm Payrolls in Usa e Pmi Europa

Il prepotente ritorno dei contagi sta spaventando i mercati finanziari nelle ultime settimane, e continuerà ad essere al centro dell'attenzione da parte degli investitori. Ecco una panoramica di quello che ci aspetta a breve.

La settimana dei mercati finanziari

Il numero di persone affette da Covid è risalito prima in Cina (ma il focolaio di Pechino sembra essere stato domato) e poi in Europa, soprattutto in Germania. La locomotiva tedesca potrebbe ancora decidere per un lockdown-bis, sia pure parziale, in Nord-Renania Westfalia. Ma il caso che più preoccupa i mercati è quello USA. Nel giro di pochi giorni gli Stati Uniti sono tornati a contare lo stesso numero di casi che c'erano il 26 aprile. Gli investitori delle migliori piattaforme trading gratuite hanno già le antenne drizzate.

Numeri sul lavoro USA

Questi problemi diventano la base di interesse su cui poggiano però altri fattori cruciali peri mercati finanziari. Questa settimana infatti è un po' quella della resa dei conti per diverse economie mondiali. Giovedì infatti dagli USA giungerà il dato sui non-farm payrolls, un giorno in anticipo rispetto alla consuetudine dal momento che incombono le festività del 4 luglio. Verrà anche reso noto il tasso di disoccupazione di giugno, che bisognerà guardare con attenzione dopo la sorpresa del dato di maggio (ci fu una contrazione record della disoccupazione).

Consiglio: tra i diversi strumenti che si possono negoziare sui mercati finanziari, ci sono le Vanilla Options. Qui spieghiamo quali sono i broker per negoziare opzioni vanilla, visto che non tutti le propongono.

Indici PMI su manifattura e servizi

Ma i mercati finanziari attendono dati importanti anche da altre principali economie globali. Ad esempio gli indici dei direttori agli acquisti nel settore manifatturiero e dei servizi, indicativi di una ripresa più o meno consistente delle attività. Cina, Giappone e poi Europa forniranno un quadro aggiornato della situazione. In Europa inoltre i fari saranno puntati sull'incontro tra il presidente francese Emmanuel Macron e la cancelliera tedesca Angela Merkel. Tema caldissimo: il Recovery Fund ancora al vaglio dei membri dell’Unione Europea.

giovedì 25 giugno 2020

Risarcimenti, Bayer patteggia oltre 10 miliardi di dollari che le cause sul glifosato

La multinazionale farmaceutica Bayer ha compiuto un altro passo in avanti verso la chiusura della questione glifosato. Il diserbante, accusato di provocare il linfoma non-Hodgkin, è stato il motivo di migliaia di azioni civili contro il colosso tedesco, che rischiavano di provocare sentenze con risarcimenti choc.

Bayer e i risarcimenti

Bayer ha invece concluso un patteggiamento salatissimo, ma sopportabile. Oltre 10 miliardi di dollari verranno pagati alle vittime per mettere fine alle decine di migliaia di azioni legali legate al Roundup. Le dimensioni del compromesso sono considerate rare anche negli Stati Uniti. I termini devono essere ora approvati formalmente da un giudice della California. Per giungere al  patteggiamento ci sono volute lunghissime trattative. Secondo molti osservatori, l'accelerata finale è stata agevolata dallo scoppio della pandemia, che ha fatto saltare molti degli appuntamenti in tribunale, costringendo così molte delle vittime a dover scegliere se ottenere subito i risarcimenti, o aspettare chissà quando per il prossimo step legale.

Storia chiusa? Ancora no

Va precisato che l'accordo sui risarcimenti non mette fine alla storia, anche perché il patteggiamento riguarda circa 95.000 azioni legali, ma ce ne sono altre 25.000 che sono rimaste fuori dall'accordo per scelta. Bayer inoltre ha accantonato 1,25 miliardi, per far fronte a eventuali nuove cause.

Bayer respira

Il colosso tedesco aveva ereditato la saga del Roundup (il prodotto contenente glifosato) con l'acquisizione della statunitense Monsanto, avvenuta nel 2018 per 63 miliardi di dollari. La vicenda ha per anni messo sotto pressione il gruppo e i suoi vertici, anche per via dei numerosi verdetti che hanno visto Bayer bocciata dalle giurie, nonostante avesse difeso la sicurezza del Roundup. Per questo motivo l'intesa che è stata raggiunta sui risarcimenti è un'ottima notizia per Bayer. Infatti rimuove parte dell'incertezza e le spese legali sostenute per i singoli processi, limita i danni di reputazione e rassicura gli investitori.

lunedì 22 giugno 2020

Quotazione dell'oro di nuovo in crescita. Si sente il peso dell'aumento di contagi

Il nuovo incremento del numero di contagi da coronavirus, ha innescato una nuova spinta della quotazione dell'oro. Del resto non ci si deve stupire, visto che parliamo del "safe haven" per eccellenza, ovvero il bene rifugio dove gli investitori si dirigono nelle fase di incertezza dell'economia. Un dato evidenzia la corsa all'oro. A partire da venerdì, la holding SPDR Gold Trust ha registrato un aumento degli afflussi netti del 2%.

Il vero driver della quotazione dell'oro

Ci sono molti investitori che non apprezzano l'oro, dal momento che si tratta di una asset class che non paga alcun interesse. Ma adesso quegli stessi investitori potrebbero trovare nel metallo prezioso la migliore alternativa a molte altre classi di attività, proprio per via dell'incertezza economica globale. Questo vale anche nell'ambito di intraday trading, tecniche.

Azionario a fine corsa?

Se prendiamo il mercato azionario, possiamo vedere ad esempio che il rally andato in scena tra metà marzo e metà maggio, sta chiaramente perdendo vigore. Peraltro non sembrano esserci molti segnali che fanno ritenere che il mercato si manterrà rialzista ancora a lungo. I prezzi delle azioni hanno già scontato le azioni intraprese dalle banche centrali in tutto il mondo. Dal momento che all'orizzonte non si vede un altro giro di stimoli, non potranno godere di questo sostegno ancora per molto. Chiariamo: tutto questo non vuol dire che le azioni debbano subire una brusca correzione, tuttavia per continuare a salire hanno bisogno di una sorpresa positiva fondamentale su due fronti, economico e di utili. Situazioni che al momento sono lontane dallo scenario di base.

Consiglio pratico: la cosa essenziale da fare quando si vuole fare trading sulle commodities, è valutare quali sono le migliori piattaforme di trading forex e poi scegliere la più adatta alle proprie esigenze.

La quotazione dell'oro e il reddito fisso

Quello che conta molto per la quotazione dell'oro è la direzione dei mercati del reddito fisso. Oggi i Treasury a 10 anni vengono scambiati a -0,61% livello quasi più basso dal 2013. In quell'anno la FED scioccò i mercati finanziari annunciando l'intenzione di ritirare lo stimolo. In Europa i rendimenti sono persino inferiori a quelli negli Stati Uniti, specialmente in Germania.

giovedì 18 giugno 2020

Conessione Autostrade, adesso Atlantia chiede aiuto alla UE. "Il Governo ha violato le norme"

La faccenda della concessone ad Atlantia per le autostrade diventa affare europeo. L'azienda ha infatti inviato una lettera alla commissione Ue (per la precisione al vice presidente Dombrovskis), accusando il governo italiano di aver violato le norme europee.

Atlantia e la questione concessione

E' quanto anticipa il quotidiano finanziario inglese Financial Times, che spiega pure il contenuto della lettera. La società controllata dalla famiglia Benetton si sarebbe lamentata del fatto che le norme del Milleproroghe hanno permesso al Governo di ridurre la compensazione riconosciuta al gruppo, in caso di revoca anticipata al contratto di concessione.
Atlantia punta poi il dito anche contro il cambiamento del meccanismo per stabilire i pedaggi autostradali.
Inoltre il governo viene accusato di fare pressioni affinché Atlantia venda a Cassa Depositi e Prestiti la quota di maggioranza in Autostrade, a una valore ridotto. Questo provocherebbe un danno agli investitori della holding.

Rischio sopravvivenza della società

L'ultima mossa di Atlantia nella battaglia sulla revoca della concessione, chiama quindi in ballo anche l'Europa. Il presidente di Atlantia, Fabio Cerchiai, e l’amministratore delegato Carlo Bertazzo sollecitano Bruxelles a intraprendere "iniziative rapide e decise" per far fronte alla violazione a  quella che la società ritiene una “violazione delle norme Ue” sul rispetto dei contratti e delle economie di libero mercato".
Se la disputa non venisse risolta tempestivamente, "potrebbe compromettere seriamente i piani di investimento attuali e futuri di Aspi e, soprattutto, la sopravvivenza della società stessa", si legge nella lettera.

Nessun commento per ora

Secondo il Financial Time, la decisione del gruppo di inviare la lettera a Bruxelles è arrivata dopo che martedì il premier Giuseppe Conte ha detto che il futuro di Autostrade si è trascinato per troppo tempo e che l’incertezza deve finire, specificando che l’ultima proposta della società per salvare la concessione di Autostrade, nella bufera per il crollo del ponte Morandi, è “inaccettabile”.

lunedì 15 giugno 2020

Dollaro, ecco i due driver che stanno agendo sulla corsa del biglietto verde

La settimana scorsa il dollaro aveva concluso con un incoraggiante movimento rialzista. Tuttavia, questo inizio settimana (almeno durante la sessione asiatica) sembra esserci un po' di scetticismo nei confronti del biglietto verde. Anche se siamo appena agli albori della settimana, qualcosa però si può già ipotizzare.

I driver del dollaro

Quello che emerge al momento è uno scenario che sembra contraddittorio, che rende difficile esprimere segnali forex affidabili gratis. Bisogna anzitutto ricordare che lo scatto del dollaro sul finire della scorsa settimana, era stato propiziato da due fattori principali. In primo luogo i timori di una seconda ondata di epidemia. Cosa che aveva spinto i trader verso rifugi liquidi e sicuri. In secondo luogo i commenti del Segretario al Tesoro USA, che ha affermato che era necessario un pacchetto di stimolo aggiuntivo. In sostanza il mercato ha seguito l'espressione "la paura ha grandi occhi". Questo ha spinto l'azionario verso il basso, e il dollaro verso l'alto.

Suggerimento: oltre a valutare l'apertura di un account con chi propone trading online bonus senza deposito, bisogna sempre considerare le offerte economiche e le condizioni operative proposte.

Le prospettive settimanali

Questi fattori sono però adesso più sfumati. Nel weekend infatti non vi è stato un brusco salto nel tasso di incidenza di contagi. Ciò non significa che il dollaro mostrerà una tendenza al ribasso. Probabilmente infatti, i tori del dollaro cominceranno a valutare il nuovo pacchetto di assistenza da parte delle autorità USA, come preannunciato da Stephen Mnuchin. Il nuovo pacchetto dovrebbe essere fornito alle industrie del settore alberghiero e del turismo. Lo stesso Mnuchin ha anche sottolineato che gli Stati Uniti non possono permettersi di chiudere nuovamente l'economia a causa del coronavirus.

Questo fattore fondamentale sarà una importante base di supporto per la valuta americana questa settimana, soprattutto se gli operatori vedono segni di coerenza tra repubblicani e democratici. Cosa che in vista della lunga corsa elettorale, è tutt'altro che scontata. Anzi. Questo alimenta lo sfondo fondamentale per il dollaro è controverso.

giovedì 11 giugno 2020

Turismo, la crisi non passa. Solo il 20% degli italiani pensa a una vacanza

Il settore del turismo è quello che ha avvertito l'impatto più pesante dall'epidemia di Covid. Gli effetti della crisi sanitaria si sono avvertiti subito in questo ambito, e probabilmente saranno gli ultimi a svanire. Crisi forte e per un periodo più prolungato. Un dramma.

Il turismo non riparte

Le restrizioni agli spostamenti e ai viaggi, misure necessarie per limitare i contagi, hanno indotto un drastico calo dei volumi di passeggeri negli aeroporti, finiti in ginocchio. Secondo Assoaeroporti, il calo del primo trimestre è stato del 31,8% anno su anno. A marzo il calo rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente è stato dell'85,1%. Ma se questi dati riguardano la fase cruciale dell'emergenza, altri dati evidenziano quanto forte sarà l'impatto del lockdown sul turismo, anche dopo l'allentamento delle misure restrittive.

Blocco psicologico

Il contraccolpo psicologico sulle persone è stato tale che pochi - specialmente nella fascia d'età giovanile - si sentono nuovamente tranquilli da poter programmare e intraprendere un viaggio. Neppure la riapertura delle frontiere, la ripresa dei voli e l'estate alle porte, sembra aver convinto le persone a decidere di andare in vacanza. Gli ultimi dati dicono che solo il 26% degli italiani prenderebbe un aereo oggi. La percentuale si alza di poco (appena il 2%) se si considera la fascia dei giovani tra i 18 e i 34 anni. Numeri allarmanti per chi vive di turismo.

Problema economico

Ma se il primo freno rispetto ai viaggi è la preoccupazione per la salute (lo dice il 44% degli italiani in riferimento alla propria salute, il 58% riguardo a quella dei propri familiari), c'è anche un altro aspetto da evidenziare. Oltre alla questione psicologica, c'è anche il fatto che il lockdown ha provocato un fortissimo contraccolpo sulla condizione economia delle famiglie. Durante la fase acuta della pandemia, la crisi ha generato 3 milioni di poveri. La maggior parte non è che non voglia andare in vacanza. Non può. Per questo motivo gli ultimi dati riferiscono che solo il 20% degli italiani sta pianificando attivamente le proprie vacanze ricercando voli ed hotel.

lunedì 8 giugno 2020

Risparmio, oltre 1000 miliardi finiscono parcheggiati sui conti correnti

Gli italiani sono tornati ad essere un popolo che ama il risparmio (semmai ci sia stato un momento in cui non lo sono stati). Secondo gli ultimi dati infatti, hanno parcheggiato nelle banche circa 1500 miliardi di euro. Due terzi sono fermi sui conti correnti, che hanno appunto sfondato il muro dei 1.000 miliardi (in aumento di 56 miliardi rispetto al 2018).

Dove finisce il nostro risparmio

E' bene precisare subito che questi numeri - resi noti dalla FABI, il primo sindacato dei bancari in quanto a numero di iscritti - non abbraccia il periodo dell'emergenza Covid. Infatti si riferisce all'intero 2019, quindi ben prima che scoppiasse la pandemia. Ebbene, circa un terzo del risparmio delle famiglie (giunto a 4.445 miliardi complessivi, secondo i dati Bankitalia) è depositato in conti correnti e conti deposito vincolati. Questi ultimi valgono 441 miliardi. Meno nutrita la presenza di polizze assicurative e fondi pensione (1.122 miliardi) e quella dei fondi comuni d'investimento (480 miliardi).

Risparmio e Covid

Agli italiani quindi piacciono rischio zero e gli strumenti "liquidi". E' presumibile pensare che l'emergenza del Coronavirus aumenterà la tendenza ad evitare il rischio, che era già molto marcata. Anche perché la pandemia ha costretto molti cittadini ad intaccare proprio quei risparmi che si erano faticosamente costruiti nel tempo.

I titoli del Tesoro

Nei portafogli delle famiglie italiane hanno trovato spazio anche Bot e Btp, ma in misura minore rispetto al 2018 (da 304 miliardi a poco più di 271 miliardi). Questo dato ha fatto scattare l'allarme nel ministero dell'Economia, che deciso infatti di modificare la propria strategia sui Btp Italia, per riconquistare la clientela retail. Proprio questa mattina il capo del Debito pubblico presso il Dipartimento del Tesoro, Davide Iacovoni, presenterà alla stampa il nuovo titolo di Stato per i piccoli risparmiatori.

mercoledì 3 giugno 2020

Bitcoin, tre settimane dopo l'halving nulla è cambiato. Anzi...

A distanza di quattro mesi dall'ultima volta in cui c'era riuscito, Bitcoin ha superato nei giorni scorsi la soglia psicologica dei 10mila dollari. Anche se la crypto più famosa la mondo è poi ridiscesa da questi valori (vicini ai massimi dell’anno registrati a metà febbraio poco sotto i 10500 dollari), i riflettori comunque si sono riaccesi sul mondo della criptovalute.

Prezzo del Bitcoin e soglia dei 10mila

L'escursione di Bitcoin oltre il 10.000 USD è durata circa mezza giornata. Poi, come spesso succede nel mondo degli asset digitali, è avvenuto un repentino cambio di rotta che ha fatto bruciare tutti i guadagni maturati nelle ultime 24 ore. Resta il fatto comunque che BTC è riuscito a crescere dell'8% in una settimana e del 14% in un mese, trainando il resto del settore. Se consideriamo aprile e maggio, il guadagno arriva a circa il 50%. Il superamento del ‘tappo’ dei 9800 dollari, che per tutto il mese di maggio per ben tre volte aveva respinto l’attacco dei tori di BTC, è comunque un fattore importante.

Lo scenario post-halving

Nelle scorse settimane la criptovaluta principale del panorama è stata interessata da un halving, ovvero un dimezzamento. Lo scorso 12 maggio infatti, il premio per i miner è stato dimezzato per la terza volta (a partire dal blocco 630000), fino a un premio di 6,25 BTC. Un evento che ha catalizzato l'attenzione dei mercati, ma che in definitiva non ha avuto grandi scossoni per Bitcoin. Non c'è stato alcun movimento anomalo, e ormai la volatilità è tornata ai livelli pre-Covid19. Chi conosce il calcolo indicatore RSI forex, non ha visto movimenti anomali neanche di questo strumento.

Clima di fiducia attorno alle crypto

In generale, il settore delle criptovalute ha resistito alla tempesta di panico che ha avuto luogo a marzo, con la fase acuta del Covid. Adesso sembrano pronte a beneficiare di una vasta gamma di interessi istituzionali in crescita. Non a caso molti investitori al dettaglio cercano il trading con bonus senza deposito iniziale, proprio per cominciare a tradare il BTC.

E' interessante osservare anche un altro aspetto, ovvero la crescita della fiducia verso le criptovalute in Europa. Due terzi degli europei intervistati dall'exchange di criptovalute bitFlyer Europe, ritiene che il mondo della digital currencies continuerà a vivere almeno fino al 2030.

lunedì 1 giugno 2020

Mutui subprime, si riaffaccia il timore di una crisi come quella del 2008

Il ciclone Covid ha colpito con violenza anche l'economia americana, che fino a pochi mesi fa si beava di una grande solidità e galoppava verso la piena occupazione. Ma adesso che tutto è cambiato, l'entusiasmo di inizio anno ha lasciato il posto al timore che possa ripetersi la crisi vista nel 2008, anche riguardo ai mutui subprime.

Torna l'incubo dei mutui subprime

La pandemia ha colpito l'economia americana in modo durissimo. Il sistema bancario americano, dopo essere stato travolto dalla grave crisi del 2008, è stato molto più attento a evitare analoghi errori. Sono stati ponderati molto meglio i rischi nella concessione dei finanziamenti. Per questo la botta da Covid finora è stata assorbita benone. Il problema però è che gli USA hanno adesso riscoperto la disoccupazione di massa, arrivata a toccare il 14.7% e destinata a peggiorare ancora.

Un terzo delle famiglie a rischio insolvenza

Cosa c'entra la disoccupazione con i mutui subprime? C'entra eccome, perché la salute economica di famiglie - oltre quella delle istituzioni finanziarie - è drammaticamente peggiorata. Anche quelle che fino a febbraio scorso erano considerate finanziariamente solide, sono sprofondate nella crisi. La botta subita a causa del lockdown, in pratica ha mandato in fumo i parametri in base ai quali erano stati concessi i mutui, spingendone almeno un terzo del totale nella zona rischio. Il riferimento è a quelli già considerati tripla B, che hanno “guadagnato” l’aggiunta di outlook negativo.

Il tampone messo dalla FED

Un terzo delle famiglie forse non riuscirà a far fronte ai propri impegni debitori. Per questo motivo - come ha sottolineato l’agenzia di rating Moody’s - è cresciuto il rischio che scoppi una bolla dei mutui subprime come quella del 2008. Anche se per il momento c'è il sostegno della FED che col suo bazooka a munizioni illimitate mantiene la situazione sospesa, la cosa non potrà durare in eterno. La situazione potrebbe quindi sfuggire di mano, mettendo la politica nella condizione di agire in fretta per scongiurare il ripetersi di una Lehman Brother. La FED infatti prima o dopo dovrà fermarsi, perché altrimenti correrebbe il rischio di danneggiare in modo irreparabile la stabilità stessa della valuta americana.

mercoledì 27 maggio 2020

Mercato del petrolio, le compagnie USA hanno perso un bel po' di interesse

Il mercato del petrolio sta cercando di riorganizzarsi dopo lo shock seguito alla pandemia. Il crollo della domanda innescato dalle misure di lockdown, unito al cronico problema dell'offerta, aveva spinto i prezzi in ribasso a livelli mai visti. Addirittura il WTI era sceso sotto zero a metà aprile. Lo scenario però adesso si sta nuovamente trasformando.

La situazione sul mercato del petrolio

La buona notizia per il mercato del petrolio è il progressivo allentamento delle misure di blocco alle attività produttive. Praticamente in tutto il mondo si sta lentamente tornando alla normalità. La domanda di oro nero sta così risalendo verso i livelli pre-Covid. Nel frattempo, i tagli voluti dall'OPEC+ , pari a 9,7 milioni di barili, hanno ridotto anche il lato dell'offerta. Si spiega così l'ascesa dei prezzi di Brent e WTI oltre il livello dei 30 dollari al barile, generando un Wolfe Wave pattern di inversione sui prezzi.

Gli USA meno attratti dall'oro nero

Ma c'è anche dell'altro all'orizzonte. Dagli Stati Uniti arriva una inversione di tendenza riguardo alla corsa al petrolio. Il calo della produzione- che pure era ipotizzabile visto il tracollo del WTI - è stato infatti più rapido e deciso del previsto. Al punto tale che la riduzione complessiva a stelle e strisce potrebbe essere maggiore di quella concordata in seno all'OPEC+ per Russia e Arabia Saudita. Washington infatti ha già perso circa 2 milioni di barili al giorno, e secondo molti potrebbe scendere fino al doppio.

Calano investimenti e trivelle

La ritirata dallo shale oil è chiara. Alcune delle aziende più famose al mondo americane del mercato del petrolio hanno tagliato gli investimenti della metà, e secondo diversi analisti si tratta di tagli "irreversibili" e non temporanei. Del resto un segnale chiaro è il fatto che, malgrado la ripresa del WTI oltre i 30 dollari, non c'è stata alcuna reazione da parte dei produttori. Anzi, il numero delle trivelle continua a calare da dieci settimane. Nel corso di questo lasso di tempo è sceso di quasi due terzi, a 683 unità secondo Backer Hughes: il minimo da luglio 2009.

lunedì 25 maggio 2020

Presiti o sovvenzioni? La battaglia sul Recovery Fund tra i Paesi UE entra nel vivo

L'economia italiana si aggrappa al piano per il Recovery fund, che la Commissione UE presenterà mercoledì. In ballo per il nostro Paese ci sono fondi che potrebbero avvicinarsi ai 100 miliardi di euro. Non si sa in che misura a fondo perduto e in quanta parte come prestiti.

La battaglia su prestiti e sovvenzioni

Il Recovery fund sarà lo strumento più importante per tamponare gli effetti terribili del Coronavirus sull'economia italiana e sull'economia dell'Eurozona. C'è una proposta sul piatto, quella formulata da Francia-Germania, per sovvenzioni (non prestiti) da 500 miliardi. In una bozza precedente si fermava a 320 miliardi di euro. Ma questa ipotesi ha trovato un grosso ostacolo in alcuni paesi del Nord (Olanda, Danimarca e Svezia) e nell'Austria. Acconsentono agli aiuti ai vari Paesi, ma per lo più in forma di prestiti a condizioni favorevoli in cambio di “un forte impegno a riforme e al quadro di regole fiscali”. Nel dettaglio i 4 frugali propongono di istituire un “Emergency Recovery Fund” della durata limitata a due anni.

Il ruolo delicato della Commissione UE

La Commissione, che aveva anticipato la possibilità di un fondo da 1.000 miliardi, in parte costituto da prestiti e in parte da sovvenzioni, sarà una brutta gatta da pelare. Dal momento che il piano si deve finanziare soprattutto con risorse proprie europee, quindi con i contributi degli Stati, l'esistenza di una forte scontro interno non agevola il compito. Per la presidente Ursula von der Leyen i margini sono risicatissimi. Dovrà cercare un equilibrio che possa convincere tutti ad appoggiare una proposta di compromesso. 

Nord contro Sud

A poco sono serviti finora gli appelli e gli inviti ai Paesi nordici. S'è cercato di convincerli che la loro intransigenza è una forma di autolesionismo: se l'Europa va a fondo, vanno a fondo anche loro che ne fanno parte. I Paesi del Nord sono molto diffidenti soprattutto riguardo al modo in cui i Paesi del Sud potranno spendere eventuali aiuti a fondo perduto. Specialmente Austria e Olanda vogliono condizioni stringenti.

L'Italia invece vorrebbe avere ampio margine di elasticità. Anzi il segretario del Pd, Nicola Zingaretti, ha parlato di "prestiti a «fondo perduto, temporalità di medio periodo e senza rigide condizionalità". In mezzo c'è la Commissione, che per poter dare qualcosa in più sarà costretta a prevedere dei paletti sempre più rigidi. Di sicuro ci saranno delle condizionalità forti sulla destinazione degli investimenti. Niente al di fuori della crisi da coronavirus.

mercoledì 20 maggio 2020

Banca centrale svizzera alle prese col problema cambio: il franco svizzero è troppo forte

Il rapporto tra la Banca nazionale Svizzera e la sua valuta è da sempre molto delicato. L'istituto centrale è infatti impegnato in una costante battaglia per tenere il cambio del franco all'interno di uno stretto range, tanto contro l'euro che contro il dollaro. Ma lo scoppio della pandemia ha reso difficile questo compito.

La battaglia della Banca centrale svizzera

La crisi economica globale innescata dal Covid, ha infatti modificato l'orientamento degli investitori. Questi ultimi infatti si sono spinti verso i beni rifugio, come appunto il franco svizzero. Da diverse settimane quindi il CHF è particolarmente forte, e di conseguenza la Banca nazionale svizzera (BNS) è al lavoro per contenere l’apprezzamento (qui invece ci sono le previsioni euro lira turca dollaro). Peraltro l'istituto elvetico non è neppure esente da altri problemi, visto che ha subito una perdita di 38,2 miliardi di franchi nel primo trimestre, proprio a causa della turbolenza sui mercati finanziari. Infatti le sue posizioni in valuta estera hanno subito una perdita di 41,2 miliardi.

Il franco troppo forte

Nonostante la parziale contrazione registrata negli ultimi giorni, frutto del rinnovato appetito al rischio che ha fatto seguito all'allentamento dei lockdown, il franco rimane particolarmente forte rispetto a tutte le principali divise, come si può vedere sulle app trading con bonus senza deposito. Questo tiene sull'allerta a BNS.

Averi a vista a livelli record

Va precisato che la Banca centrale elvetica non comunica mai apertamente se sta operando sul mercato in un determinato momento, e tantomeno in che modo. Di sicuro tra le opzioni per contenere l’apprezzamento, vi è quella di vendere. Un dato però lo abbiamo. Gli averi a vista delle banche svizzere presso la BNS sono arrivati a 673 miliardi di franchi. Si tratta di numeri mai visti, aumentati per la 18esima settimana di seguito. Questo aumento è dovuto anche alla liquidità che la BNS sta fornendo al sistema bancario per la concessione di crediti alle aziende, così da stimolare l'economia. Ma nonostante i suoi sforzi, il cambio per adesso rimane molto elevato, con inevitabili conseguenze per le esportazioni.

lunedì 18 maggio 2020

Crisi economica, il fondo UE per combattere il Covid in ostaggio di 5 Paesi

Il maggiore ostacolo al Recovery Fund (che ora si chiama Recovery Initiative) è un gruppetto piccolo di paesi che hanno un peso piccolo - dal punto di vista economico e demografico - nella UE. Vogliono che il sostegno comunitario per combattere la crisi economica sia il più ridotto possibile. Mentre altri Paesi colpiti in modo durissimo dalla pandemia (come l'Italia), spingono invece per ottenere un sostegno maggiore possibile dalla UE.

Le diverse vedute sulla lotta alla crisi economica

Il gruppetto ostativo è composto da Olanda, Austria, Danimarca, Finlandia e Svezia. Sono elencate in ordine di intransigenza. Da questi Paesi sono partiti i maggiori veti per rendere meno corposo possibile il Recovery Initiative. Se li mettiamo assieme, non riescono a raggiungere la popolazione dell'Italia. Sempre se considerati assieme, non rappresentano neppure un decimo della UE. E sono a malapena un sesto del suo reddito.

Ma si sono messi di traverso, armati di profonda intransigenza, e dopo essere riusciti a tenere il Recovery Initiative sotto i 1000 miliardi, stanno pure sfilacciando il tessuto che era già stato cucito. Il tutto mentre la UE fa i conti con una recessione record.

La battaglia delle cifre

I cinque Paesi nordici sono impegnati a ridurre l'importo del pacchetto europeo per combattere la crisi economica. Vogliono che alla fine non superi i 350 miliardi di euro. Un terzo di quello che i paesi più colpiti invece spingevano inizialmente per avere (quei mille miliardi di aiuti che la Germania sta dando alle proprie imprese). Tra questi Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Grecia, Cipro. Adesso il compromesso si aggirerà sui 700-800. Tuttavia questo è quello che verrà inserito nella proposta di von der Leyen, sapendo che dovrà essere ritoccato al ribasso proprio per colpa dell'ostracismo dei Paesi nordici.

Il nuovo piano di aiuti dovrebbe essere illustrato dalla von der Leyen a fine maggio, poi ci saranno negoziati al ribasso fra governi il mese prossimo. Serviranno almeno due vertici dei leader dei Paesi, di cui il primo il 18 giugno. Da Roma e Parigi sono già iniziate le operazioni di pressioni sulla von der Leyen, affinché non presenti una proposta troppo timida, sapendo che l'importo di questo piano verrà negoziato al ribasso durante i negoziati di giugno.

giovedì 14 maggio 2020

Mercato del greggio in ripresa, ma sul futuro pesano ancora tante incertezze

Nonostante i piccoli recenti spiragli di luce, il mercato del greggio continua ad essere avvolto da dubbi e incertezze. Dopo il tracollo dei prezzi durante il mese scorso, l'OPEC s'è data da fare per contrastare l'enorme surplus che s'è creato. Colpa di un'offerta cronicamente troppo alta, e di una domanda che è improvvisamente precipitata a causa del Covid.

La ripresa del mercato del greggio

Come detto però, negli ultimi 15 giorni il mercato del greggio è tornato ad avere un po' di respiro. La risalita delle quotazioni prosegue, sia pure a fasi alterne. Si sta sentendo da una parte lo sforzo dei produttori, che ad aprile hanno concordato un maxi taglio di 9,7 milioni di barili al giorno. Dall'altro si sente l'effetto della progressiva ripresa delle economie, dopo l'allentamento delle misure di lockdown. L'ultimo slancio di ottimismo lo hanno dato i report sulle scorte di petrolio negli USA, che sono inaspettatamente scese per la prima volta in 15 settimane.

Sul mercato questa situazione si riflette nei prezzi in aumento. Il Brent è infatti tornato a varcare la soglia dei 30 dollari, mentre il WTI ha rimesso il muso oltre quota 25. I parametri Supertrend indicatore dicono inoltre che la spinta al rialzo dovrebbe proseguire ancora.

Consiglio: il mercato del greggio è fortemente connesso a quello delle valute. Per cui chi vuole negoziare l'oro nero, farebbe bene a studiare anche le tecniche di trading intraday forex.

Quanti problemi ci sono ancora

Tuttavia, i problemi sotto tutt'altro che risolti. Il quadro complessivo del mercato è ancora incerto. I tagli concordati dall'OPEC+, benché corposi non sono sufficienti a compensare l'enorme crollo della domanda. Secondo Goldman Sachs il calo provocato dalla pandemia è di circa 16 milioni di bpd. I tagli record dell'OPEC+ arrivano solo a 9,7 milioni. Lo stesso cartello dei Paesi produttori ha detto di aspettarsi un calo complessivo nel 2020, pari a 9,07 milioni di barili al giorno. In sostanza, questo ammontare di tagli bisognerebbe prorogarlo fino a fine anno per vedere dei seri benefici.

Il tutto passa poi per la ripresa economica. Powell - il numero uno della FED - ha avvertito che gli USA vivranno un "periodo prolungato" di debole crescita economica. Insomma il rilancio delle economie mondiali (e quindi la richiesta di carburante al mercato del greggio) sarà un processo lento e faticoso. Aspettiamoci quindi ancora diversi mesi di pressione sui prezzi dell'oro nero.

martedì 12 maggio 2020

Imprese della moda in crisi nera. A rischio un settore cruciale del nostro export

L'impatto del coronavirus sulle imprese del settore moda è stato pesantissimo. Si valuta un crollo del fatturato di circa il 36,2% a causa delle misure di lockdown che hanno paralizzato l'attività (rilevazioni Confindustria). Non solo a livello interno, ma anche sul fronte internazionale. Roba pesante per un settore di punta del nostro export.

Il contraccolpo sul settore moda

Quando si parla di sofferenza del settore, bisogna includere l'intera filiera. Si tratta cioè di un sistema complesso di imprese che sono interconnesse tra loro. Le sofferenze di una si ripercuotono su tutte. Specie su quelle di piccole dimensioni. Nel caso del settore moda sono le aziende dell'oreficeria (per gli accessori), le pelliccerie o le pelletterie. In questo ambito infatti prevalgono proprio le piccole e le piccolissime imprese artigianali. I problemi dureranno ancora per diversi mesi, tenuto conto del forte calo degli ordini.

Il crollo degli ordini

Le grandi imprese invece riguardano soprattutto l'abbigliamento, dove ci sono i brand noti nel mondo. Anche per loro l'impatto è stato forte, ma riassorbibile in modo più o meno veloce. Solo il 9% di esse ha sofferto una diminuzione degli ordini superiore al 50%. L'altra metà si è tenuta sotto il 20%. Le crisi sono così. Colpiscono tutti ma non in modo uguale. I più grandi resistono meglio, i piccoli invece soffrono molto di più. E necessitano per forza di un aiuto per venirne fuori.

Mezzo milione di occupati da salvare

Non è cosa di poco conto, visto che le imprese del settore moda sono cruciali per la nostra economia. L'intera filiera raggiunge i 96 miliardi di euro di fatturato. L'export assorbe il 65% della produzione, mentre il saldo commerciale è di 28 miliardi, con 580mila occupati diretti. Tenuto conto che la maggior parte di essi è impiegato in aziende di piccola e piccolissima dimensione, si comprende quanto sia serie la situazione. Non a caso la richiesta più forte di ossigeno finanziario e ammortizzatori sociali, è giunta proprio da loro.

venerdì 8 maggio 2020

Crisi finanziaria, la Turchia rischia di rivivere la stessa estate di due anni fa

La Turchia rischia seriamente di ripetere un'estate come quella vissuta due anni fa. Per chi non lo ricordasse, ci fu una crisi finanziaria che travolse, spingendo la Lira verso una svalutazione pesantissima e alimentando in modo clamoroso l'inflazione.

Ankara e la crisi finanziaria

Il segnale che qualcosa di pericoloso sta per accadere arriva proprio dal cambio con il dollaro. Ieri la Lira turca è arrivata a scambiare fino a 7,49 contro il biglietto verde, aggiornando il suo minimo storico. C'è voluto un altro (l'ennesimo) intervento della Banca centrale Turca per raddrizzare la situazione. Ma queste "pezze" che ogni tanto deve mettere l'istituto centrale per evitare una crisi finanziaria costano tanto, in termini di riserve valutari. Secondo gli ultimi calcoli, risultano scese ad appena 25 miliardi di dollari. Una miseria se si pensa che il Paese è esposto verso l'estero per circa 170 miliardi.

La fuga di capitali dalla Turchia

Quest'anno la Lira turca ha peso circa il 17% contro la valuta americana. In due anni praticamente il valore si è dimezzato (-45%). Le previsioni sono terribili, insomma nulla a che vedere ad esempio con le previsioni franco svizzero euro. Questo clima sta facendo scappare i capitali dalla Turchia, a maggior ragione adesso che la crisi finanziaria ed economica è aggravata dal Coronavirus. Nel frattempo la banca centrale ha tagliato i tassi fino all’8,75%, e tenuto conto che l'inflazione rimane oltre il 10%, i tassi d’interesse turchi sono nettamente negativi. Questo agevola l'ulteriore deflusso dei capitali, e l'ulteriore assottigliamento delle riserve valutarie.

Suggerimento: fare trading ad alta intensità richiede un'ottima interfaccia di negoziazione. Bisogna quindi scegliere la migliore piattaforma per scalping forex, prima di operare sul mercato real.

Un mix esplosivo

Una situazione esplosiva quindi, diventa tale per via degli squilibri strutturali della bilancia commerciale turca. Troppe importazioni (il saldo commerciale segna un rosso del 5,2% rispetto al pil), che costringono l'economia turca ad attirare capitali per finanziare il suo import. Senza di essi, deve intaccare le riserve valutarie.

Per arginare questo circolo vizioso, Ankara ha costretto le banche ad adottare una serie di misure restrittive, che impediscono di scambiare le lire in euro, dollari, etc. Il meccanismo però prima o poi porta i nodi al pettine. E con la crisi innescata da Covid, la sfiducia verso la Turchia è cresciuta, e si rischia una nuova tempesta finanziaria. All'epoca la banca centrale fu costretta ad alzare i tassi fino al 24% per arrestare l’attacco speculativo contro la lira.

mercoledì 6 maggio 2020

Prezzo della RC Auto in calo con il lockdown. Risparmi fino a 100 euro

Tra i tanti danni dovuti alla pandemia da Covid, ci sono anche delle notizie positive per le tasche degli italiani. Il prezzo della RC Auto, l'assicurazione dei veicoli, infatti è sceso notevolmente durante questo periodo, a causa delle misure di lockdown e del conseguente blocco agli spostamenti.

Il calo del prezzo della RC Auto

Secondo le ultime rilevazioni infatti, il costo dell'assicurazione è sceso di oltre il 15% ad aprile (rispetto allo stesso mese dell'anno precedente), dopo aver segnato un -8,05% a marzo. Ragionando su valori assoluti, questo vuol dire che in media il prezzo della RC Auto è sceso a 463,74 euro. Circa 82 euro in meno rispetto ad aprile 2019. Certo, non basterà a tirare su il morale di fronte ai numeri choc di questa emergenza (basta pensare ai numeri sull'occupazione), ma almeno è qualcosa.

Andamento regionale RC Auto

Dal punto di vista territoriale, benché il calo sia diffuso in tutte le Regioni, c'è chi ne beneficia di più e chi meno. Si va infatti -20,98% rilevato in Toscana, al -10,95% che c'è in Basilicata. In valori assoluti il calo forte lo segna la Campania, che in soli 30 giorni ha visto scivolare il premio del 12,52%, ovvero quasi 100 euro. Il prezzo medio scende così a 823,93 euro. In Calabria si è passati da -2,4% su base annua di marzo 2020 a -11,83% di aprile 2020; vale a dire 62 euro in meno in soli trenta giorni, con un premio medio sceso a 582,78 euro.

Rincaro in vista dopo Covid

Ovviamente non si potrà fare festa a lungo. Lo straordinario calo dei prezzi è infatti legato alle misure di lockdown, e quindi al drastico calo dei veicoli in circolazione e dei sinistri stradali. Questi due parametri sono le basi su cui viene ricalcolato il premio da parte delle compagnie. Fortunatamente torneremo alla normalità, ma questo significa che i prezzi riprenderanno a salire perché crescerà il numero di veicoli in circolazione, e con esso quello dei sinistri. Per questo chi ha una polizza in scadenza farebbe bene ad approfittarne e rinnovare ora, anche se il veicolo non viene utilizzato, mettendosi al riparo da futuri aumenti.

lunedì 4 maggio 2020

Prezzo dell'oro destinato ancora a crescere? Gli analisti puntano a quota 1900

La diffusione della pandemia ha contribuito a tenere vigoroso il prezzo dell'oro. Il metallo giallo ha beneficiato nell'ultimo anno e mezzo della crisi commerciale tra USA e Pechino. Finita quella, è scoppiato subito il caos coronavirus. Il risultato è che l’oro ha continuato a marciare forte nel 2020. Da inizio anno il bilancio dice che guadagnato oltre il 10%.

Tassi reali e prezzo dell'oro

Attualmente il prezzo è superiore ai 1.730 dollari l'oncia, e si muove dentro un rettangolo trading di continuazione. Un livello altissimo, che secondo alcuni analisti potrebbe addirittura crescere ancora nei prossimi mesi, raggiungendo almeno il livello di 1.900. Non è soltanto questione di "safe haven", ovvero del fatto che l'oro sia un bene rifugio e in quanto tale molto richiesto in situazioni di crisi. Ci sono altre tre ragioni sostanziali alla base di queste previsioni ottimistiche sul prezzo dell'oro.

La prima è riconducibile alla dinamica dei tassi reali. Quando sono negativi - come adesso - il prezzo dell'oro riceve una spinta verso l’alto. Infatti l’oro reagisce male quando i treasury (i titoli di stato americani) hanno rendimenti forti, ma riceve un forte impulso quando i rendimenti sono bassi. Attualmente i tassi reali sono a circa il -1,5%. Secondo gli esperti, questo potrebbe portare a una salita del 10-20% del prezzo dell'oro.

Nota tecnica: un passaggio fondamentale da compiere prima di procedere ad investimenti sul mercato, è quello di conoscere bene i concetti di Broker stp o ecn differenze.

Il debito USA e la recessione imminente

C'è un altro fattore importante che supportano il metallo prezioso. Si tratta del forte debito americano. Al momento gli USA hanno accumulato un debito di 24 trilioni di dollari, senza che siano ancora contabilizzati gli interventi a seguito del coronavirus. Il bilancio quindi è destinato a peggiorare drasticamente. Statisticamente c'è una forte correlazione tra la crescita del debito federale americano e il prezzo dell'oro. Ragion per cui dovremmo assistere a un mercato ancora tonico per il metallo giallo.

L'ultimo fattore è la recessione economica in arrivo. Ogni volta che se ne verifica una, mentre si assiste al declino del mercato azionario, si assiste a un parallelo sprint del metallo giallo. Molti hanno calcolato che questo guadagno è pari al 50% rispetto alla discesa del mercato azionario. In pratica se lo S&P500 scende del 20%, l'oro potrebbe aumentare del 10% nel breve termine.

giovedì 30 aprile 2020

Economia USA, il PIL crolla peggio del previsto. Recessione tecnica sicura

Nel giro di poche settimane il mondo economico a stelle e strisce s'è rovesciato. Sono infatti bastate un paio di settimane di lockdown per spingere l'economia USA verso un crollo del suo prodotto interno lordo senza precedenti. Le stime dicono -4,8% per il primo trimestre. Molto meno del -3,5% ipotizzato dale prime stime.

Il tracollo dell'economia USA

Il coronavirus ha segnato così la fine del lunghissimo periodo di crescita senza freni, che ha fatto seguito all'altra crisi, quella del 2008-09. All'epoca la discesa in picchiata del PIL su peggiore (gennaio-marzo 2008 a -8,4%), ma oggi come oggi tutti sanno che il peggio deve ancora arrivare. Le stime, benché pessime, saranno aggiornate al ribasso. Secondo Goldman Sachs si potrebbe arrivare sul -8,25%. Un dato molto simile a quello durante la crisi dei mutui subprime.

I dati non danno scampo: l'economia USA ha un "appuntamento" con la recessione tecnica. Arriverà di sicuro nel secondo trimestre. Le previsioni infatti parlano di un crollo dell'economia del 30%, come in Grande depressione.

Come sarà la ripresa

Se non c'è dubbio che il crollo sarà rovinoso, bisogna capire come sarà la risalita. Se avrà la forma di una V oppure sarà molto lenta e graduale. Di sicuro l'era della retorica roboante del "great again" di Donald Trump è finita. Lo dice il 20% di disoccupati previsti per aprile. Lo dicono i 3mila miliardi di dollari messi in campo dal Congresso per argine la pandemia. Lo dice il crollo del prezzo del petrolio.

La Casa Bianca dovrà impegnarsi ancora tanto per sorreggere l'economia reale ed evitare il tracollo dell'industria dello shale oil, messa in ginocchio dalla caduta verticale del petrolio. Se non altro Trump può gioire di una cosa. Dopo anni passati a rimpallarsi accuse e aspre critiche, lui e la Federal Reserve lavorano fianco a fianco nella stessa direzione. Come alleati.

martedì 28 aprile 2020

Valuta brasiliana sempre più in calo. La crisi del Paese preoccupa i mercati

Continua la marcia in discesa del real brasiliano, che sta testano ripetutamente i nuovi minimi storici contro le altre valute del G10. In special modo ciò vale nei confronti del dollaro USA. Il quadro economico del Brasile è molto deludente, e la pandemia ha innescato una crisi che peggiorerà nei prossimi mesi. A questo poi si deve aggiungere la crisi politica in atto. Ecco spiegati i motivi per cui quest'anno il Real è diventato la valuta dei mercati emergenti con la peggiore performance.

Il declino della valuta brasiliana

Infatti la valuta brasiliana è precipitata di oltre il 26% da inizio anno. Dopo aver deciso come scegliere un broker forex, lo apriamo e vediamo subito i dati. La coppia USD / BRL è vicino quota 6,00, mentre il cambio EUR / BRL è salito a 6,17.

Come detto, il quadro economico generale non offre alcun sostegno alla valuta brasiliana. Anzi, è deludente. Le stime dell'indice dei gestori degli acquisti (PMI) mostrano una contrazione generalizzata, mentre i sondaggi sulla fiducia delle imprese e dei consumatori sono inferiori a 50. Questa è la soglia che separa la contrazione dalla espansione. Anche l'inflazione preoccupa. Il recente sondaggio prevede un tasso del 2,23%, inferiore all'obiettivo del 4% dell'ente. Anche la previsione media per il prossimo anno è scesa dal 3,75% al ​​3,4%.

Consiglio: per fare investimenti sulle valute in modo proficuo, occorre conoscere bene il significato pip trading forex.

La mossa attesa della Banca del Brasile

Il presidente Jair Bolsonaro si aspetta una forte recessione, e ha già varato un pacchetto di incentivi sostanziosi, che include un sussidio salariale del 70%. Il Consiglio di politica monetaria ha inoltre iniettato $ 124 miliardi di liquidità nei mercati. Ciò si aggiunge alla riduzione dei tassi di interesse di 50 punti base al 3,75%. Secondo gli osservatori, la mossa del Banco Do Brazil verrà ripetuta nel prossimo meeting, con altri tagli fino a 75-100 punti base. Un taglio più ampio rispetto a quello che era stato precedentemente valutato dalla curva dei tassi.

venerdì 24 aprile 2020

Contribuenti italiani, la metà non supera la soglia dei 15mila euro di reddito

Quasi la metà dei contribuenti italiani, non riesce a superare la soglia dei 15mila euro annui. Questo è il dato che emerge dalle dichiarazioni dei redditi 2019 (relative all'anno di imposta 2018), come fornito dal MEF.

I dati sui contribuenti italiani

Per la precisione, il 44% dei contribuenti dichiara una reddito a fini Irpef compreso tra fino a 15mila euro. Le loro imposte rappresentano appena il 4% sul totale incassato dallo Stato. La fetta più grossa di contribuenti si trova però nella fascia 15-50mila (il 50% dei contribuenti). A livello di gettito, essi rappresentano il 56% di quanto lo Stato incassa dall'Irpef. La quota più piccola è rappresentata da quelli che hanno introiti superiori ai 50mila euro annui. Sono appena il 4% dei contribuenti, ma versano addirittura il 40% di quello che lo stato incassa dall'irpef. Per completezza, i Paperoni che guadagnano oltre 300 mila euro sono invece lo 0,1% del totale.

Reddito medio e gettito complessivo


Sono 12,6 milioni gli italiani che non versano un euro di Irpef. Questo numero tiene conto sia dei contribuenti con livelli reddituali compresi nelle soglie di esenzione, sia di quelli che vedono la propria imposta lorda azzerarsi per effetto delle detrazioni riconosciute dal nostro ordinamento. Complessivamente, il reddito degli italiani (almeno quello dichiarato) è stato nel 2018 di 880 miliardi di euro, in crescita del 5% rispetto all'anno precedente. In media il suo valore è stato di 21.660 euro.

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Divario Nord-Sud

A livello geografico, la Lombardia è la regione con il reddito medio maggiore (25.670 euro). In coda alla classifica invece c'è la Calabria (15.430 euro). Questo testimonia l'enorme divario che persiste tra Nord e Sud. A livello di categoria invece, gli autonomi guadagnano in media più del doppio dei dipendenti: 46.240 euro contro 20.820 euro. In mezzo si collocano invece imprenditori (titolari di ditte individuali, 20.940 euro). In fondo invece ci sono i pensionati con 17.870 euro.

mercoledì 22 aprile 2020

Banca centrale del Messico, ecco un altro taglio a sorpresa del costo del denaro

Al termine di una riunione fuori calendario, la banca centrale del Messico ha deciso di tagliare nuovamente il costo del denaro. Si tratta della seconda sforbiciata nel giro di un mese, e la terza da inizio anno. Fino alla riunione di novembre, l'istituto centrale aveva lasciato i tassi al 7,5%, ed era una delle banche centrali con il maggior costo del denaro al mondo. Poi però l'emergenza pandemia ha suggerito un importante cambio di rotta.

Il taglio dei tassi della Banxico

Tre tagli di 50 punti base l'uno hanno portato il tasso di interesse al livello attuale, al 6%. Bisogna evidenziare che la banca centrale messicana è considerata una istituzione molto conservatrice, assai restia a cambiamenti radicali nella sua politica monetaria. Questo dà ancora maggiore significato alla virata profonda dell'ultimo periodo. Del resto, la preoccupazione dei policy makers messicani è fortissima, soprattutto dopo che ben tre agenzie di rating hanno operato dai declassamenti del credito sovrano. Anche per questo la banca ha fornito ulteriori 750 miliardi di pesos di stimoli per aiutare a sostenere le condizioni finanziarie in tutto il paese.

Va aggiunto che gli effetti della pandemia dovrebbero spingere il paese verso una recessione profonda, tenuto conto del rapido deterioramento dell'attività economica. La Banxico prevede un calo della crescita del 5% su base annua nella prima metà dell'anno.

Suggerimento: prima di decidere se fare degli investimenti sulle valute, bisogna prima imparare come scegliere un broker forex in modo logico ed efficace.

Il peso perde quota sul dollaro

Per quanto riguarda la valuta messicana, il peso, si sta assistendo a un forte deprezzamento rispetto al dollaro. Nell'ultimo mese il cambio Usd/Mxn ha aggiornato i suoi record storici, arrivando a toccare 25.78 nel mese di aprile. La cosa interessante è il rimbalzo dopo l'ultimo doppio minimo analisi tecnica, che potrebbe aprire a scenari fortemente rialzisti. Come accaduto per altre economie emergenti, il peso sta risentendo del clima di avversione al rischio dovuto al covid. A peggiorare le cose anche il crollo del prezzo del petrolio.

lunedì 20 aprile 2020

Imprese (micro) in attesa di aiuti dal Governo, il fondo slitta al 27 aprile

Avrebbe dovuto vedere la luce prima di Pasqua, ma il nuovo decreto contro la crisi economica è slittato a fine aprile. Il 27 per essere precisi, nelle intenzioni del Governo. In esso troverà spazio un fondo destinato alle micro-imprese, per un valore di 13 miliardi.

Le imprese aspettano un sostegno dal Governo

Il decreto contro la crisi economica provocata dal Covid-19 slitta ancora. Tutto doveva essere pronto entro il giorno di Pasqua ma le previsioni del governo non sono state rispettate. La data del 27 aprile forse non è casuale. Quel giorno si terrà anche il Consiglio dei ministri, lo stesso che avrebbe già dovuto fissare la nuova quota di scostamento del deficit, in aumento così come il debito. Probabilmente quella riunione darà spazio sia al decreto quanto al Def. Poi bisognerà aspettare il via libera delle due Camere.

Lo slittamento servirà soprattutto a vedere come agirà Bruxelles. Infatti giovedì si terrà il Consiglio Europeo, che dovrebbe definire gli strumenti che il'UE adotterà per fronteggiare la crisi. Quando Roma avrà più chiaro qual saranno, potrà mettere mano al decreto.

Il fondo di sostegno

Intanto i tecnici lavorano al fondo per aiutare le micro-imprese, pesantemente danneggiate dallo sviluppo della pandemia. Tra le varie misure che troveranno spazio nel decreto, ci dovrebbe essere anche questa. Si ipotizza un importo di 13 miliardi di euro a fondo perduto, destinata a ridare ossigeno alle piccole imprese. Forse col meccanismo del credito di imposta (ma i grillini spingono per un'immediata iniezione di liquidità).

Il numero di imprese destinatarie del fondo dovrebbe essere sostanzioso, e l'esecutivo conta di suddividere gli interventi anzitutto in base al numero dei dipendenti. Le aziende destinatarie dovrebbero essere infatti quelle fino a 10 dipendenti. Inoltre verrà considerato come criterio anche il calo di fatturato nel primo trimestre del 2020 (calcolato rispetto a quello dell'anno precedente). Rimane da capire quale sarà la soglia fissata per le piccole imprese (considerate tali da 10 a 250 dipendenti).

Le altre misure

Ci saranno poi altre misure per sostenere le imprese. Come il Fondo di garanzia per le piccole e medie imprese, che al momento fermo a 2,7 miliardi ma dovrebbe salire a 4 miliardi. Lo Stato inoltre dovrebbe fornire ulteriori garanzie agli istituti bancari, circa 30 miliardi. Altre misure riguardano i redditi di emergenza, con l'intenzione di snellire le procedure.

giovedì 16 aprile 2020

Quotazione dello zucchero in calo, tutta colpa del prezzo del petrolio

L'impatto del coronavirus sul mercato dei prodotti agricoli si sente eccome. La quotazione dello zucchero grezzo (raw sugar) è scivolata sui minimi di un anno e mezzo sotto i 10 centesimi per libbra, durante la sessione di mercoledì.

L'andamento della quotazione dello zucchero

A incidere sull'andamento della quotazione dello zucchero sono soprattutto i blocchi alla produzione imposti dai governi per contrastare la diffusione della pandemia. Questo ha spinto i prezzi del petrolio al ribasso, spingendo molti produttori di etanolo da biocarburanti a convertirsi verso la produzione di zucchero. L'incremento di offerta ha così provocato la discesa dei prezzi. Lo zucchero grezzo in consegna a maggio è sceso a 10,09 cents per libbra, dopo aver toccato il livello più basso da settembre 2018 a 9,96 cent. Inoltre i pattern candele giapponesi figure evidenziano una impostazione ribassista dei prezzi.

Zucchero e petrolio

Questa dinamica si verifica ogni volta che c'è un calo considerevole dei prezzi del petrolio. In questi casi i mulini di canna brasiliani tendono a produrre più zucchero e meno etanolo, un biocarburante a base di canna. Nella seconda metà di marzo i mulini brasiliani del centro-sud hanno prodotto il 42% in più di zucchero rispetto a un anno fa. Il mercato sembra aspettarsi una produzione brasiliana di zucchero pari a 37 milioni di tonnellate. E gli investitori stanno già prezzando questo evento.

Cosa c'entra l'OPEC+

Ricordiamo che i prezzi del petrolio sono scesi in picchiata perché il crollo dell'economia globale a causa del Covid-19 ha di fatto fermato la domanda globale di carburante. Se avete tempo, prendete le trading online recensioni dei broker e opinioni, scegliete una piattaforma e andate a vedere il declino del petrolio nell'ultimo mese e mezzo. Gli investitori non sono neppure stati sollevati dal taglio record promosso dall'OPEC+, che si ritiene non riuscirà affatto a bilanciare il crollo della domanda dovuto al coronavirus.

In India piove sul bagnato...

Al quadro generale va aggiunto il fatto che l'India, uno dei principali produttori di zucchero, probabilmente verrà innaffiata da maggiori piogge monsoniche quest'anno, e quindi sono cresciute le aspettative di una maggiore produzione agricola.

martedì 14 aprile 2020

Imprese, grido d'allarme del settore moda: fateci riaprire o rischiamo un tracollo

Le imprese italiane del settore moda chiedono a gran voce di poter riaprire, sia pure osservando tutte le cautele a garanzia della sicurezza dei propri lavoratori. Dopo essere state le prime a intervenire per dare una mano agli ospedali, alla Croce Rossa e alla Protezione civile, convertendo la loro attività nella produzione di mascherine e camici, adesso sono loro a chiedere un aiuto. Lo fanno perché in molti, soprattutto i piccoli imprenditori, rischiano di sparire.

Le piccole imprese che reggono il settore moda

La filiera italiana della moda è un emblema del made in Italy. Crea l’immagine positiva del nostro Paese. Il successo planetario dei nostri marchi passa anche e soprattutto per quei piccoli artigiani che custodiscono un pezzo di know how che fa invidia a tutto il mondo, e che forniscono fibbie, bottoni, pellami, ecc. Questa serie infinita di competenze che si sono tramandate finora, rischiano di andare perdute se le loro piccole imprese non riapriranno.

In balia della concorrenza

Il guaio delle imprese della moda è la concorrenza. Normalmente loro portano in alto nel modo il valore del made in Italy, perché sono imprese orientate soprattutto all'export. Il settore abbigliamento contribuisce per la metà alla bilancia commerciale. Ora che è tutto fermo, la loro quota di mercato viene divorata da quelle aziende straniere che in molti casi non si sono mai fermate, se non hanno fabbriche italiane.

SOS

Ecco perché devono aprire il prima possibile. Per ottenere il via libera si sono già organizzate. Hanno dotazioni di mascherine e guanti, igienizzanti per pulire tutte le superfici, e si daranno una nuova organizzazione del lavoro, dividendo turni e personale per ciascun turno. C'è chi fa notare che sono state riaperte le imprese che producono pezzi di ricambio per l’industria automobilistica tedesca, ma non le imprese che reggono le esportazioni e il Pil dell’Italia. Moda, turismo, commercio.

venerdì 10 aprile 2020

Petrolio in ribasso malgrado il nuovo accordo OPEC+. Gli investitori rimangono scettici

Dopo lo shock del mese scorso, quando Arabia e Russia andarono allo scontro frontale mandando all'aria il piano di tagli alla produzione di petrolio, stavolta un'intesa è stata raggiunta. Tuttavia, almeno per il momento il mercato non ha premiato questa novità, spingendo al ribasso le quotazioni dell'oro nero. Addirittura a New York il prezzo è sceso del 9,3% a 22,76 dollari al barile.

Il nuovo accordo sul petrolio

All’Opec+, il gruppo di produttori composto dal cartello e da membri esterni (Russia su tutti), finalmente si è giunti ad una bozza che prevede una riduzione dell'output giornaliero di 10 milioni di barili per due mesi (che diventerebbero 8 fino a dicembre e poi 6 fino al 2022). Circa un quinto della produzione attuale. Il vertice telematico ha preso atto che la situazione, a causa dell’emergenza coronavirus, si sta facendo drammatica con ripercussioni sull'intera economia globale.

La crisi da pandemia si è infatti instaurata in un mercato che già era alle prese con un forte squilibrio domanda-offerta, aumentando questo divario. I fondamentali della domanda e dell’offerta sono diventati terrificanti. Per questo era sceso in campo in modo attivo anche Trump, a fare da mediatore tra Riad e Mosca. L'intesa prevede che l’Arabia Saudita riduca la produzione giornaliera di 4 milioni di barili, la Russia di 2 milioni al giorno.

La posizione del Messico

La tenuta dell’accordo dipenderà in gran parte dal Messico, che non ha ancora deciso se appoggiare la decisione ed è pronto a ridurre la sua produzione nazionale da 1,78 milioni di barili a 1,68, appena 100mila barili in meno al giorno per due mesi, contro i 400mila che gli sono stati chiesti. Evidentemente uno sforzo minimo.

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Il mercato rimane scettico

Nonostante i passi in avanti, il mercato però non ha festeggiato per niente, anche perché le notizie di un tale taglio erano già state "prezzate" dal mercato nei giorni scorsi. I prezzi rimangono in un downtrend intenso, al di sotto di fondamentali supporti, come quello fornito dalla media mobile a 200 giorni. Sulla miglior piattaforma di opzioni binarie possiamo vedere che il Brent è sceso vicino al livello psicologico di 30 dollari (metà del livello che aveva alla fine del 2019), mentre il WTI si è avvicinato ai 20 dollari precipitando del 9,3%.

Evidentemente c'è scetticismo da parte dei mercati, che ritengono poco efficace un taglio di 10 milioni per compensare completamente l'enorme calo della domanda, che potrebbe essere molto superiore (Goldman Sachs stima 19 milioni di barili in meno al giorno ad aprile e maggio, ma c'è chi sostiene sia ancora di più). Gli investitori chiedono che i tagli siano forti e coordinati su scala globale, altrimenti i prezzi del petrolio rimarranno soggetti a grossi problemi e potrebbero ritestare i recenti minimi di 18 anni.